Dott.ssa Maria Desiderata D'Angelo - Tempo di lettura 5 min.

Sterilizzare la gatta

Vediamo quali sono le caratteristiche e di conseguenza le raccomandazioni per il nostro felino di casa.

I gatti sono tra i carnivori domestici più prolifici al mondo. Le gatte sembrano essere su questa terra per procreare. Sono animali poliestrali stagionali, ovvero hanno più estri durante la stagione riproduttiva che alle nostre latitudini corrisponde all’incirca alla primavera. L’estro nella gatta si manifesta con dei vocalizzi ed urinazioni frequenti e, a differenza dalla cagna, non si hanno perdite ematiche. Il ciclo di ovulazione della gatta non è spontaneo, ma indotto dall’accoppiamento con il maschio. Questa particolare caratteristica, tipica anche di altre specie come ad esempio i conigli, è un adattamento evoluzionistico che garantisce la riuscita della riproduzione di queste specie.  E’ tipica delle specie solitarie.

I felini, a differenza dei canidi, non vivono in branchi stabili ma quasi sempre sono animali solitari. Ovulare solo durante l’accoppiamento garantisce la riuscita della fecondazione, visto che un animale solitario ha meno occasioni di incontrare un partner. Anche se i gatti, come i leoni, sono le uniche due specie di felini che possono  creare una sorta di colonia a carattere matriarcale.

Le femmine cooperano per la caccia e l’allevamento dei cuccioli. Solitamente vi è un solo maschio dominante che si accoppia con le femmine della colonia. I cuccioli maschi, una volta adulti, vengono di solito scacciati dal maschio dominante al momento della pubertà. Questi, come il leone, può quindi contare su una sorta di harem e diffondere il suo patrimonio genetico, riproducendosi con le gatte della colonia, fino a quando non verrà spodestato da un maschio più forte. I cuccioli in età pubere allontanati dalla colonia, diverranno a loro volta i maschi dominanti di altre colonie formando un altro harem.

Dopo l‘accoppiamento se la fecondazione va a buon fine, le gatte dopo circa due mesi danno alla luce da uno a sei gattini che allattano per un mese, o poco più. Già dopo un mese però i gattini iniziano, come i cuccioli di cane, ad interessarsi al cibo solido di cui si nutrono le madri.

In assenza di maschi disponibili

Quando invece non vi è nessun maschio disponibile all’accoppiamento l’estro della gatta provoca una serie di sintomi sgradevoli sia per i suoi compagni umani che per lo stesso animale: vocalizzi e lamenti incessanti per richiamare il maschio, urinazioni frequenti anche in luoghi inappropriati. Frequenti sono gli stati di agitazione, gli scatti di aggressività, tutti stati provocati dalla condizione ormonale. Nella gatta, gli ovuli che non riescono ad essere fecondati a causa del mancato accoppiamento, danno vita ad una secrezione di ormoni. Questi, oltre a indurre i sintomi sopra citati, aumentano il rischio di formazione di cisti ovariche, e una maggiore frequenza di infezioni uterine acute, anche in giovane età. Questi rischi derivano anche dal fatto che, quando le gatte non hanno modo di accoppiarsi, i “calori” durano circa una settimana e dopo pochi giorni di pausa ricominciano.

Di fatto quindi, nella stagione riproduttiva, le gatte adulte sono perennemente in calore poiché gli ormoni circolanti non hanno praticamente il tempo di degradarsi tra un ciclo ed un altro. Inoltre, la durata della stagione riproduttiva limitatamente al periodo primaverile, è tipica delle gatte che vivono in strada o in colonia e che risentono maggiormente di fotoperiodo, temperatura ambientale e disponibilità di cibo. Le gatte domestiche, al contrario, non avendo carenza di cibo e vivendo in condizioni di temperatura e di confort maggiori, possono essere in calore praticamente per tutto l’anno.Questo le provoca un bombardamento ormonale molto più intenso. Questi ormoni vanno anche a stimolare le cellule mammarie predisponendo le gatte a neoformazioni che, a differenza che nelle cagne, sono molto più spesso maligne.

Cosa fare quindi con micia?

Il consiglio che mi sento di dare per le gatte è diametralmente opposto a quello per le cagne; nel caso dei felini è la sterilizzazione subito dopo il primo calore proprio per le caratteristiche del ciclo estrale di questi animali che richiederebbe, per il loro benessere, di accoppiarsi più volte all’anno.

Sterilizzazione e randagismo

Si stima che in soli sei anni una sola coppia di gatti o cani possa generare, compresi tutti i discendenti, 70.000 gattini o cuccioli. Una cifra è enorme! Pertanto il problema del randagismo fino a quando non ci saranno politiche di incremento delle sterilizzazioni degli animali randagi e padronali, rimarrà un’annosa piaga. Spesso i miei assistiti mi chiedono se sono d’accordo a far riprodurre il proprio cane o gatto meticcio, con l‘intenzione di tenere con se uno o più discendenti. Invito sempre caldamente a cercare un cucciolo o un gattino presso strutture di accoglienza come gattili, canili tramite associazioni animaliste.

A mio parere, non ha molto senso far nascere altri cuccioli o gattini, soprattutto se meticci, quando ce ne sono tanti in cerca di un’adozione. Questi, se non troveranno una casa, nella migliore delle ipotesi finiranno le loro vita in una di queste strutture. Nelle peggiori ipotesi, potrebbero ammalarsi e morire a causa di scarsità di attenzioni e di fondi destinate alla loro sopravvivenza. Che senso ha quindi?

Il senso della natura dov’è?

Il senso della natura quando teniamo in casa un cane o un gatto … non c’è! … O meglio: c’è il senso di una convivenza con noi esseri umani. C’è un  do ut des in termini materiale ma soprattutto affettivo. Noi li accudiamo e li nutriamo, loro ci regalano tanto amore. Per i cani da lavoro o i gatti che scacciano animali sgraditi dalle nostre case, riceviamo anche delle vere e proprie “prestazioni lavorative”! Ma la verità è che la natura vorrebbe che la nostra cagna e la nostra gatta si riproducessero ogni volta che vogliono, anche più di una volta all’anno, per tutto il ciclo naturale della loro vita. Questo, purtroppo, per ragioni di sociali e di eco-sostenibilità non è possibile.

Non c’è molto di naturale in quello che facciamo con i nostri cani ed i nostri gatti domestici. Non cacciano per procurarsi il cibo. Dormono in cucce e cestini e non scavandosi una tana nel terreno, gli applichiamo antiparassitari. Quando si ammalano li portiamo dal veterinario e li curiamo. Protetti da noi, non hanno nemici naturali che mantengano l’equilibrio ecologico. Pertanto, dobbiamo assumerci la responsabilità di decidere per loro, anche in questo frangente, poiché, è chiaro, che decidiamo per loro su tutto. Decidete quindi sempre affidandovi ai consigli del vostro veterinario curante, sempre con senso di responsabilità per il dono che avete ricevuto dalla loro compagnia e senza mai dimenticare che tanti gattini già nati aspettano di essere adottati!!!

Antibiotici e antidolorifici

Valutate quindi con il vostro medico veterinario di fiducia quale è la strada migliore per la vostra gatta, per la quale valgono gli stessi consigli dispensati per la cagna. In caso decideste di operarla informatevi che siano rispettate le Buone Pratiche Veterinarie per quanto concerne il controllo del dolore perioperatorio  e le norme di sterilità ed igiene degli ambienti della struttura e dei materiali utilizzati. Anche se nella gatta la ripresa post operatoria è statisticamente più rapida che nella cagna, non per questo vanno negate alla vostra compagna felina tutte le cure necessarie ad un buon controllo del dolore ed alla prevenzione delle infezioni post operatorie, attraverso la somministrazione di farmaci antidolorifici, antinfiammatori ed eventualmente antimicrobici. Chiedete quindi informazioni al vostro veterinario di fiducia su questi protocolli e scegliete sempre la qualità e la professionalità. Anche per micia poi, nella nostra struttura, utilizziamo da subito dopo la fine della chirurgia, per i 7-10 giorni successivi, rimedi omeopatici in associazione con le prescrizioni classiche. Il protocollo adottato nel mio ambulatorio prevede Arnica ed Hypericum che accompagnano ed agevolano la pronta ripresa post operatoria. Inoltre nei felini è spesso più complicato somministrare farmaci per via orale in quanto più sensibili a sapori ed odori; i rimedi omeopatici sopra citati possono essere somministrati in granuli o gocce poco alcoliche, anche disciolti in acqua. Un  metodo praticamente insapore e quindi maggiormente gradita e più facile da somministrare ai gatti. In questo modo possiamo garantire un trattamento omeopatico che si rivela spesso fondamentale, anche se non completo, come supporto post operatorio quando micia si oppone fermamente all’assunzione di altri farmaci!

Decidete quindi sempre affidandovi ai consigli del vostro veterinario curante.

 

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