Dott. Francesco Eugenio Negro - Tempo di lettura 2 min.

Anatomia del pensiero di Hahnemann

Lo studio del pensiero omeopatico non può essere appannaggio solo di uno storico che si limiterebbe a raccontare fatti e a elencare dati. Occorre l’esperienza del medico che verifica, nella clinica quotidiana, la verità degli scritti hahnemaniani.

Hahnemann parte da una base concettuale, uno scheletro, che poi verifica in un pensiero che, si può considerare progressivo.  La base, è la Fede in Dio e la certezza della bontà assoluta della Creazione (§17 Organon dell’Arte del Guarire).  La sua cultura, di stampo illuminista, vive nel pensiero romantico dell’epoca e con il rapporto che questo ha con la Natura. Il panteismo di Spinoza, porta poeti e filosofi a interrogarsi sulla Natura. Hahnemann vuole scoprire le leggi nascoste che, attraverso la Natura, quindi per azione divina, possono ridare la salute. Quindi al credere Deo, e credere Deum, aggiunge il credere in Deum, un moto a luogo che significa, oltre alla Fede, porre la totale fiducia, un affidamento completo che lo portano all’esigenza di dover scoprire le leggi nascoste. Un imperativo categorico kantiano aleggia, infatti, nel §1 dell’Organon,”scopo principale e unico del medico….”. L’uomo così diventa fine e non mezzo. La legge morale si confonde col cielo di stelle sopra di lui. Inizia a studiare gli effetti, dal proving personale, alle prescrizioni, agli elenchi di sintomi nella Materia Medica Pura, sulla base di quanto aveva codificato nell’Organon. Non è soddisfatto ancora, non ha scoperto le cause. Questo si manifesterà solo alla fine del suo lungo studio degli effetti, con Le Malattie croniche. La teoria dei miasmi è il suo arrivo. Se sicosi e lue, sono miasmi del peccato volontario, la psora à il miasma dell’uomo in quanto Essere. Con la teoria dei miasmi, l ’applicazione degli effetti, i rimedi, vengono visti diversamente. L’anamnesi hahnemanniana si fa più psichica e le diluizioni si spiritualizzano nelle LM per arrivare a combattere, l’angoscia universale dell’uomo in quanto tale. In “L’uomo come opera d’arte”, riporto il pensiero di Heidegger  che descrive l’impossibilità di conoscere la vera essenza dell’essere, l’esseità, avendo solo noi la conoscenza della sua proiezione, l’ente. Da questa non conoscenza nasce, secondo Heidegger, l’angoscia dell’esistenza. Heidegger ha letto Hahnemann?

 

1 commento

  1. illuminante e autentico

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