Dott. Francesco E. Negro e Dott. Francesco V. Marino - Tempo di lettuta 9 min.

Approccio storico alle epidemie: nascita ed evoluzione del pensiero di Hahnnemann (1° parte)

La rapida diffusione dell’Omeopatia a livello mondiale nel XIX secolo fu dovuta anche allo straordinario successo ottenuto nella cura di diverse malattie epidemiche: basti ricordare le sei ondate di colera che all’epoca colpirono duramente l’Europa ed il resto del mondo. Durante tutto il XVIII secolo, invece, imperversò il vaiolo che provocò oltre 40.000 decessi nella sola Inghilterra, (3.000 nella sola Londra), 20.000 a Parigi (nel 1753), 60.000 a Napoli (nel 1768), 1077 a Berlino (nel 1766), 2000 ad Amsterdam (nel 1784). La Groenlandia nel 1733 perse i tre quarti della popolazione a causa del vaiolo: una vera piaga che fu risolta grazie all’introduzione della vaccinazione jenneriana.

È interessante notare come la storia del vaiolo sia strettamente intrecciata con quella della stessa Omeopatia: entrambe, infatti, presentano curiose analogie non solo a livello cronologico ma anche e soprattutto a livello metodologico. Il “Saggio su un nuovo principio” di Hahnemann, ad esempio, è del 1796 mentre la prima pubblicazione di Jenner in inglese è del 1798 (quella in tedesco è del 1799). Lo stesso Hahnemann, inoltre, parla in termini positivi della pratica vaccinale fin dalla prima edizione dell’Organon (1810). Hahnemann notò, infatti, che alcune malattie, come il vaiolo, erano in grado di bloccare e finanche di guarire “omeopaticamente”, ovvero per Similitudine, altre malattie (morbillo, orchite, congiuntivite, parotite, etc.) di cui condividevano le medesime manifestazioni. Come infatti riportò nell’Organon “Un’affezione dinamica debole viene nell’organismo vivente duraturamente cancellata da un’affezione più forte se questa, differendo per qualità, è assai simile nella manifestazione ”[3].

Hahnemann, ovviamente, preferiva ricorrere a rimedi “simili” piuttosto che all’introduzione meccanica di materiale patogeno – che avrebbe potuto risvegliare malattie simili di vecchia data in quanto si trattava di “mezzi curativi più pericolosi dei mali stessi[4] . Come giustamente scrive una ricercatrice della Fondazione Bosch, Carol Ann Galego “l’applicazione del principio dei simili, si fonda principalmente sull’osservazione dei processi indotti dai rimedi  capaci di produrre sintomi simili, piuttosto che nell’inserimento meccanico della malattia stessa”[5].

Ciononostante Hahnemann riconosceva la pratica vaccinale come una forma di “guarigione omeopatica” in quanto prova inconfutabile della Vis Medicatrix Naturae[6]: “Il vaiolo umano che sopraggiunge al vaccino lo tronca del tutto (omiopaticamente) sia per la maggior forza che per la grande affinità e non lo lascia continuare fino alla fine”. Ecco perché “… il vaiolo umano … per la grande similarità ne viene di molto attenuato e reso più benigno”. A conferma di ciò, nella nota 3 a piè di pagina scrive che “questo sembra essere il motivo del fenomeno benefico e meraviglioso della vaccinazione jenneriana, per cui il vaiolo non è più comparso epidemicamente così maligno[7].

Scopo del presente lavoro è quello di mostrare, da un lato, l’evoluzione nel tempo della metodologia hahnemanniana riguardo la gestione delle malattie epidemiche: una metodologia che le generazioni successive di omeopati hanno assunto come modello di riferimento nella gestione di queste emergenze.

Hahnemann epidemiologo: il vaiolo

Le prime osservazioni epidemiologiche di Hahnemann risalgono al 1782, allorquando pubblica un lavoro sulla cosiddetta “febbre catarrale” (Su una febbre catarrale osservata da agosto 1780 a febbraio 1781)[8]. Successivamente, nel 1794-95, in qualità di ufficiale sanitario, ha modo di studiare l’azione sul campo delle malattie epidemiche e di approfondire il concetto di prevenzione. Tra il 1792 ed il 1795 tutte le osservazioni ed esperienze maturate vengono raccolte ne “L’amico della salute[9]. Nella prima parte del testo Hahnemann raccomanda gli accorgimenti generali da tenere durante la visita al malato. Inoltre consiglia di prendere tutte le precauzioni con la massima gradualità per mantenere un certo equilibrio psicofisico: la Natura, infatti, non fa nulla senza adeguata ed accurata preparazione per cui tutto deve essere fatto in modo graduale. In altri termini, semplicità e gradualità sono le scelte operate dalla Natura per assicurare un riequilibrio spontaneo. Al centro della sua attenzione c’è sempre l’individuo inserito nella collettività: l’aiuto al singolo è sinonimo di aiuto a tutti. E’ una visione romantica: la moltitudine diventa unicità anche se va sempre rispettata l’individualità delle risposte al fine di evitare effetti collaterali indesiderati. Come scriverà nell’Organon:“Ammaliamo  soltanto quando il nostro organismo ne ha la disposizione[10].

Il pensiero di Hahnemann però non è statico, infatti conoscerà una significativa evoluzione nelle successive edizioni dell’Organon. Mentre nella II edizione (1819), nella III (1821) e  nella IV (1829) pensa che la vaccinazione possa avere un’immunizzazione permanente  nella V(1833) omette questa considerazione[11] per poi confermarla nella VI.  Nella seconda parte del testo invita le comunità e gli amministratori ad assumere una serie di misure preventive quali:

  • l’attenzione ai detenuti il cui assembramento potrebbe causare focolai di epidemia
  • il distanziamento sociale in condizioni  ambientali di chiusura o costrizione (prigioni, ospedali, comunità religiose, scuole) per cui suggerisce  pene detentive in caso di disobbedienza
  • il dislocamento fuori dalle città delle fabbriche inquinanti
  • l’uso individuale dei vestiti che vanno lavati con acqua bollita
  • la ventilazione delle case e l’igiene dei pavimenti.
  • Evitare di bere acqua di cui non si conosca la provenienza
  • evitare l’uso comune di suppellettili, di monete metalliche o cartacee perché possono essere anch’esse fonte di contagio: in particolare le monete metalliche devono essere bollite e fumigate con lo zolfo.

Infine suggerisce di osservare uno stile di vita sano anche sotto il profilo alimentare evitando gli eccessi. Ancora più interessante è la metodologia clinica seguita da Hahnemann nello studio sintomatologico delle epidemie. Il medico, cioè, non deve farsi condizionare da “qualche caso simile comparso già prima al mondo sotto questo o quel nome[12]. Al contrario “… deve premettere come nuovo e sconosciuto il quadro puro di ogni malattia dominante al momento” in quanto “ogni epidemia ha un’espressione particolare che ad un esame accurato si riscontra ben differente da tutte le epidemie pregresse[13]. La rigorosa ricerca delle peculiarità cliniche di ogni epidemia va applicata agli stessi malati: solo la raccolta accurata dei sintomi di molti casi simili permetterà di avere il quadro completo e caratteristico dell’epidemia. Nella nota 1 del §102 Hahnemann infatti afferma che solo sulla base della totalità dei sintomi sarà possibile la scelta del medicinale omeopaticamente più adatto.

Da tutte queste osservazioni e raccomandazioni si evince l’estrema modernità dell’approccio di Hahnemann in quanto sono le stesse misure adottate al giorno d’oggi. Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che ai suoi tempi la cultura epidemiologica stava cominciando muovere i primi passi. Benché l’origine delle principali epidemie continuasse a restare pressoché sconosciuta, rispetto ai secoli precedenti si cominciava tuttavia a registrare un’importante inversione di tendenza: medici, scienziati e governanti iniziarono a guardare con rinnovato interesse alla medicina ippocratica. Secondo Ippocrate, infatti, determinate condizioni climatiche o geografiche possono essere all’origine di determinate malattie[14].

L’età dei Lumi favorì quindi l’adozione di misure profilattiche, sia pure in forma embrionale ed empirica. Hahnemann era figlio del suo tempo per cui, ispirandosi ai criteri razionali già enunciati da Galileo, scelse di fondare la sua metodologia sul rigore delle osservazioni dal vivo e sulla necessaria verifica delle stesse a livello qualitativo e quantitativo. In altri termini, pose le basi di quella che egli stesso avrebbe definito negli anni successivi “La Medicina dell’Esperienza[15]:, la conoscenza empirica e quella razionale, per lui, non sono affatto incompatibili, al contrario rappresentano aspetti e momenti diversi della realtà. Dal punto di vista culturale, addirittura, l’Esperienza tende spesso a precedere ed a guidare l’indagine scientifica che, a sua volta, è deputata a confermare o a smentire l’osservazione empirica.

Hahnemann e la scarlattina

Al giorno d’oggi la scarlattina è presente in forma endemica in quasi tutti i continenti con possibili esacerbazioni di tipo epidemico, soprattutto presso la popolazione infantile. Anche se non esiste un vaccino specifico, la profilassi consiste nell’evitare i contatti con soggetti contagiati. Attualmente è curabile grazie a terapie antibiotiche ma in passato ha provocato gravissime crisi, soprattutto nel XVIII secolo, sia in Europa che in Nord America.

Hahnemann sapeva che questa malattia costituiva una delle principali emergenze sanitarie nella Germania dell’epoca. Pertanto cominciò ad interessarsi, dal punto di vista profilattico, sin dal 1788[16]. Nel 1800 pubblicò una serie di lavori[17][18][19] che culminarono nella pubblicazione del 1801[20] in cui descrisse la preparazione e l’impiego di Belladonna 30 CH sia come terapia che come profilassi. Le diluizioni usate risultavano inconcepibili e sconvolgenti  per la comunità scientifica dell’epoca, esattamente come la frequenza di somministrazione iniziale – ogni 72 ore – seguita da lunghi intervalli, come avrebbe confermato nei lavori successivi  [21][22]. Nel 1808 Hahnemann sintetizzò i risultati raggiunti[23] e nel 1810, in occasione della prima edizione dell’Organon, spiegò il rationale della scelta di Belladonna: “ Tutti i malati di un’epidemia dominante hanno sì una malattia proveniente da una stessa causa e perciò una malattia uguale, ma tutto il complesso di una malattia epidemica e la totalità dei suoi sintomi non possono venir  osservati su un solo malato, ma devono venir ricavati e rilevati in modo totalitario dalle sofferenze di più malati di costituzione diversa[24]. E poiché tutti i soggetti colpiti dall’epidemia presentano la stessa sintomatologia è come se quel gruppo si comportasse come un unico individuo: “E siccome i casi di malattia sono di origine simile, simili sono pure le loro manifestazioni”[25].

Pertanto, mentre nelle malattie croniche la prescrizione omeopatica, secondo Hahnemann, deve essere strettamente personalizzata, nelle epidemie il medicinale deve tener conto della sintomatologia epidemica nel suo insieme: anche in questo caso l’esperienza del medico è fondamentale, come scrive nell’Organon “Prima del 1801 regnava  di quando in quando epidemica ,la febbre scarlattina…potei constatare in  Königslutter che quei bambini che avevano preso, a tempo opportuno, una piccolissima dose di Belladonna rimanevano immuni”[26].

Conclusioni

Le malattie epidemiche, insieme alle calamità naturali, costituiscono da sempre le principali emergenza sanitarie per l’umanità. Grazie ai formidabili progressi compiuti a livello diagnostico, profilattico e terapeutico, al giorno d’oggi è stato possibile debellare molte di queste malattie. Tuttavia, nell’era pre-antibiotica, la scienza medica era pressoché impotente poiché non disponeva di conoscenze e strumenti adeguati a fronteggiare situazioni del genere. Al contrario, la Medicina Omeopatica sin dai suoi esordi poteva vantare una metodologia precisa ed un arsenale terapeutico efficiente, in grado di ridurre al minimo l’impatto delle epidemie. La chiave di lettura e le strategie elaborate da Hahnemann non si basavano su vuote elucubrazioni teoriche ma sul rigore scientifico ed imparziale delle sue osservazioni, ovvero sull’’esperienza maturata sul campo. Il modello da lui messo a punto ha rappresentato il punto di riferimento affidabile e sicuro per le generazioni successive di omeopati.

 

[3] Organon, §26

[4] Organon, § 50

[6] Organon, § 46

[7] Organon, § 46

[8] Ueber ein katharralischen Faulfieber beobachtet vor August 1780 bis aufang Februars 1781

[9] Joseph M. Schmidt, Bibliographie der Schriften Samuel Hahnemanns, Verlag Frans Siegle Rauenberg (S20)

[10] Organon, §31

[11] Galego C. A. op cit p.240

[12] Organon, §100

[13] Organon, §100

[14] Corpus ippocratico: “Arie, acque e luoghi” e “Le epidemie”

[15]  S2, S142

[16] Verhutung der Geschwurlst nach dem Scharlach Fiebers ( S. 131)

[17] Entdeckung eines specifischen, nie trugenden Verwahungs und Vorbauungs- Mittels des Scarlach-Fiebers(S 46)

[18] Dr Hahnemann fernere Erklarung uber die Bekanntmachung seines specifiscen Mittels  gegen Scarlach-Fiebers-Ansteckung(S47)

[19] Dr.Hahnemann’s vorlaufige Erklarung uber die Natur seines Praeservativs gegen Scarlach –Fiebers(S48)

[20] Heilung und Verhuntung des Scharlach- Fiebers(S23)

[21] Heilkunde der Erfahrung (S142)

[22] Ueber die Kraft kleiner Gaben der Arzneien uberhaupt und der Belladonna insbesondre(S.141)

[23] Bemerkungen uber das Scharlach- Fiebers(S.56)

[24] Organon §102

[25] Organon, §73

[26] Organon, , § 33, nota 1

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