Dott. Stelio Mazziotti di Celso - Tempo di lettura - 4 min.

Helgoland. Omeopatia e fisica quantistica

Helgoland. Omeopatia e fisica quantistica

Helgoland si intitola l’ultimo libro di Carlo Rovelli, dal nome (in tedesco letteralmente ‘terra sacra’) dell’isola dove si rifugiò nel 1925 Werner Heisenberg e dove elaborò quella che è forse la più grande rivoluzione scientifica di tutti i tempi, la teoria dei quanti.

E’ una teoria che ha chiarito tanti aspetti della nostra comprensione del mondo e che è alla base delle tecnologie più recenti. E tuttavia continua ad avere degli aspetti indefinibili e paradossali, resta in un certo senso misteriosa. Inquietante.

Rovelli prova a darne una interpretazione generale, di come dovremmo noi adeguarci alla nuova immagine della realtà su cui essa si impernia. Per dirla con semplicità estrema: è una teoria che non parla più di cose, di cosa gli oggetti siano, ma di una realtà dinamica fatta di relazioni e di infinite connessioni.

A partire dall’elettrone, che non sarà più pensato come un oggetto con una determinata posizione, ma come ciò che può essere osservato in una tabella di possibili posizioni. La meccanica quantistica è la fisica delle relazioni: gli elettroni non è provabile che esistano finché non cambiano orbita, cioè non effettuano un salto quantico, cioè non interagiscono.

Schrödinger proporrà poi di considerare l’elettrone un’onda, dicendo la stessa cosa con un altro linguaggio. In entrambi i casi sono teorie che predicono probabilità, non certezze. E resta il fatto che, sia pure il mondo sia descrivibile come un insieme di fenomeni ondulatori, tuttavia esso è granulare: c’è un quantum oltre il quale l’infinita divisibilità del continuo non può andare. E ogni fenomeno ondulatorio collassa quando noi lo osserviamo, manifestandosi in una delle sue possibili posizioni.

Non mi addentro ovviamente in tutti i problemi che scaturiscono da questa teoria, ma mi interessava qui condividere la differente immagine del mondo che noi ne possiamo trarre. Per dirla con Rovelli: “Il mondo che osserviamo è un continuo interagire. E’ una fitta rete di interazioni”(p. 53). Non c’è neanche una priorità da parte di noi che osserviamo: la nostra osservazione è solo una delle possibili interazioni.

“La teoria dei quanti descrive il manifestarsi delle cose l’una all’altra”(p. 54). E queste interazioni sono le uniche reali proprietà di un oggetto. “Invece di vedere il mondo fisico come un insieme di oggetti con proprietà definite, la teoria dei quanti ci invita a vedere il mondo fisico come una rete di relazioni di cui gli oggetti sono i nodi”(p. 55).

Lo stesso entanglement, la misteriosa correlazione di due oggetti che restano tra di loro intrecciati, annodati, intricati, dimostra che la relazione tra due oggetti ci dice più di quello che noi possiamo sapere separatamente di ciascuno oggetto. E la proprietà che accomuna due oggetti è a sua volta una relazione che chiama in causa un terzo oggetto. “Questa interconnessione fra tutti i componenti dell’universo è sconcertante”(p. 66) Per comodità possiamo non accorgercene; ma è ciò che si rivela ad osservazioni delicate e puntuali, che riescano proprio ad isolare un oggetto dal rumore del mondo, dall’indistinto brusio di sottofondo. “La teoria dei quanti comprende la meccanica classica, e comprende la nostra usuale visione del mondo, come approssimazioni”(p. 78).

Omeopatia e fisica  quantistica

A proposito di cosa si possa intendere per medicina quantistica, Rovelli si dichiara invece decisamente scettico, evidentemente influenzato da pseudomedicine che nell’onda New age si fregiano del termine quantistico, “spiritualismi quantici misticheggianti”(p. 108) li chiama. Vorrei dire qui invece che la medicina omeopatica condivide esattamente e con metodo rigoroso il punto di vista scientifico della teoria quantistica.

Già intanto perché è una medicina il cui funzionamento si spiega per interazioni ed informazioni fisiche piuttosto che chimiche e molecolari. Come peraltro avviene per gli strumenti diagnostici più raffinati e precisi, il campo d’azione del rimedio omeopatico, ultradiluito e dinamizzato, richiede di passare dal mondo dei fenomeni macroscopici a quello dell’infinitamente piccolo. Cioè richiede di mettere in campo la fisica quantistica, la cui teoria rende possibile peraltro la migliore spiegazione delle stesse interazioni chimiche.

L’uomo a cui la medicina omeopatica si rivolge non è una macchina chimica, ma un organismo da intendere come l’insieme delle sue relazioni e connessioni.

Nell’intuizione di Hahnemann, la Forza Vitale è al centro dell’osservazione e dell’azione della Medicina omeopatica: “Nello stato di salute dell’uomo la forza vitale, vivificatrice e misteriosa, domina in modo assoluto e dinamico il corpo materiale e tiene tutte le sue parti in meravigliosa vita armonica di sensi ed attività, in modo che il nostro intelletto ragionevole si possa servire liberamente di questo strumento sano e vitale per gli scopi superiori della nostra esistenza” (paragrafo 9 dell’Organon).

Un miglior dialogo aiuterebbe a capire quanto scientifiche siano le basi della Omeopatia, e quanto la teoria quantistica possa contribuire anche ad un nuovo modo di intendere la Medicina.

 

 

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