Dott.ssa Rossella Scudieri - Tempo di lettura 8 min.

Stipsi e sedentarietà: cosa fare per ripristinare la funzionalità intestinale

L’intestino pigro è una condizione che si manifesta col rallentamento delle contrazioni dei muscoli involontari intestinali e che comporta una lenta eliminazione del materiale di scarto attraverso le feci. Queste ultime rimanendo più a lungo nel tubo digerente, si disidratano e diventano più dure. Tale condizione porta all’insorgenza della stipsi o stitichezza.

Le feci dure ed i continui sforzi possono provocare rialzi della pressione sanguigna, con possibili emorragie congiuntivali e irritazioni e prolasso delle emorroidi.

Cos’è la stipsi

Il termine “stipsi” deriva dal greco styphein che significa “ stretto” ed indica una difficoltà o infrequente evacuazione seguita da una sensazione di incompleto svuotamento dell’intestino.

E’ un disturbo in molti casi transitorio e che possiamo risolvere in breve tempo intervenendo sulla correzione degli stili di vita.

 La normale frequenza di defecazione varia da persona a persona e, indicativamente, dovrebbe essere da tre evacuazioni al giorno a tre alla settimana. 

Stipsi transitoria e cronica

Facciamo una distinzione tra stipsi transitoria e stipi cronica.

Per stipsi transitoria o occasionale, si intende una condizione che riscontriamo frequentemente nelle persone sedentarie, che si idratano poco durante la giornata, in quelle che hanno apportato dei cambiamenti all’alimentazione e agli stili di vita, nelle donne in gravidanza, in caso di cambi di luogo, o come conseguenza di interventi chirurgici e terapie antibiotiche.

Nell’ultimo anno abbiamo riscontrato un forte aumento di casi di stipsi transitoria, sia in persone adulte che nei bambini, causa la sedentarietà da pandemia e il lavorare in smart working e fare lezioni in DAD. Passiamo tante ore seduti davanti ad un monitor e, per un meccanismo di gratificazione, ci lasciamo andare ad una alimentazione più ricca di grassi e povera di fibre, tralasciando anche un minimo di attività fisica da svolgere nelle nostre case, per garantire un corretto funzionamento intestinale e per migliorare anche l’assetto psicologico oltre che fisico/posturale e circolatorio.

La stipsi cronica invece può essere causata da vere e proprie disfunzioni motorie intestinali e/o anorettali oppure da patologie come la diverticolosi, le malattie infiammatorie croniche intestinali, il tumore del colon-retto. Tra le malattie croniche che spesso si accompagnano a stipsi vi sono il Morbo di Parkinson, il diabete  e le malattie neurologiche.

I sintomi più comuni della stitichezza sono il gonfiore addominale, le cefalee, la stanchezza, flatulenza, nausea, alito cattivo, emorroidi, diverticoli del colon ecc..

Come trattare la stipsi

In molti casi possiamo intervenire sulla stipsi semplicemente apportando dei cambi all’ alimentazione, privilegiando il pane integrale, i cereali, la frutta e la verdura come fonti di fibre, senza dimenticarci dell’idratazione (almeno un litro-un litro e mezzo di acqua al giorno). Mangiare ad orari regolari e praticare attività fisica, cui dedicare almeno 30/40 minuti della nostra giornata, sono altre piccole indicazioni che possono aiutarci a risolvere il problema.

Stili di vita errati e protratti nel tempo, possono tradursi in una alterazione del microbiota intestinale.

Microbiota intestinale

Per  microbiota si intende la totalità dei microrganismi presenti in un organismo vivente pluricellulare e che vivono in simbiosi con esso senza danneggiarlo.

Nello specifico, il microbiota intestinale, presente nell’uomo fin dalla nascita, può subire delle alterazioni in seguito ad una alimentazione scorretta prolungata, all’uso cronico di alcolici o di farmaci (antidepressivi, antibiotici, chemioterapici ecc..), con conseguente condizione di disbiosi intestinale, ossia una alterazione dell’equilibrio delle quantità di batteri presenti nell’intestino, causa di problemi frequenti all’apparato digerente.

La disbiosi del batterio Escherichia Coli, ad esempio, può portare a problemi quali dissenteria o al contrario stitichezza, ma una condizione di squilibrio protratta nel lungo termine può sfociare nello sviluppo di patologie ben più gravi come il diabete di tipo 2 o il morbo di Crohn.

Un aumento del microrganismo Prevotella, può tradursi nel cancro del colon retto, mentre una diminuzione significativa della popolazione delle Ruminococcaceae può portare alla sindrome del colon irritabile. In fine una variazione nelle quantità di Clostridium difficile a livello intestinale può essere causa di colite pseudomembranosa, con gravi conseguenze dovute alle profonde lesioni che si creano nella mucosa intestinale.

Tutto questo ci da una ulteriore idea di quanto la prima prevenzione verso le disbiosi intestinali vada svolta a tavola e ci conferma l’importanza della assunzione di probiotici.

 In particolare di Lactobacillus acidophilus ed i Bifidobatteri bifidum e lactis, che favoriscono il ripristino e  il mantenimento della normale flora intestinale.

Le gemme del Noce favoriscono l’impianto dei probioici, per cui un fitoestratto di Noce può essere associato ai probiotici descritti per migliorarne l’azione e debellare la stipsi. Ottimo anche nella diarrea secondaria dovuta all’uso di antibiotici e in generale nelle disbiosi intestinali.

Cerchiamo quindi di ricorrere ai lassativi solo dopo aver verificato che i cambi di stile di vita ed alimentazione, supportati dall’integrazione, non hanno sortito effetti.

Vediamo come sceglierli.

Lassativi: ampia scelta

Esiste una vasta gamma di lassativi in commercio che possiamo consigliare e, prima di farlo, è bene tener conto della composizione e meccanismo d’azione.

I lassativi a base di fibre, o lassativi di massa, sono farmaci che aumentano la massa fecale richiamando acqua nell’intestino, che ammorbidisce le feci facilitandone l’espulsione. Devono essere assunti insieme ad una quantità adeguata di acqua per poter formare un gel che aumenti il volume delle feci e ne velocizzi il transito. Il loro effetto non è immediato, ma bisogna attendere dalle 14 alle 72 ore.

Tra i più utilizzati troviamo il fucus, i semi di psillo, la crusca, la metil cellulosa e l’agar agar. Questi lassativi sono da consigliare quando le feci appaiono piccole e dure, ma assolutamente mai consigliarli se la stipsi è dovuta ad una ostruzione meccanica.

I lassativi da contatto/stimolanti sono potenti attivatori della motilità intestinale. Aumentano le contrazioni delle pareti intestinali favorendo il transito delle feci verso l’esterno. Vanno quindi consigliati con cautela e utilizzati sporadicamente, vista la loro azione spinta, quando siamo di fronte ad una stitichezza ostinata e ad una assenza piuttosto prolungata di evacuazione, ma per un periodo non superiore a 10 giorni. Agiscono rapidamente, nel giro di 6-12 ore ed i più utilizzati sono la cascara, la senna, la frangula, il rabarbaro, l’olio di ricino e il bisacodile. Se assunti ad alte dosi possono provocare diarrea e crampi addominali, ed un uso prolungato può portare al deterioramento della funzionalità della muscolatura intestinale, fino al colon atonico con peggioramento della stitichezza.

I lassativi emollienti, svolgono una azione lubrificante delle feci e ne facilitano il passaggio. Si mescolano ad esse ammorbidendole e lubrificandole. In questo modo ne facilitano il passaggio nell’intestino e riducono il riassorbimento dell’acqua creando un film lipidico.

Assunti per via orale svolgono la loro azione in un intervallo di tempo che va dalle 12 alle 72 ore, mentre sotto forma di supposte o clismi, agiscono entro un’ora dalla somministrazione. Quelli più usati sono la glicerina e l’olio di vaselina. Teniamo conto anche del fatto che possono interferire con l’assorbimento delle vitamine liposolubili e di alcuni minerali come il calcio e il fosforo.

I lassativi osmotici- salini agiscono trattenendo e richiamando liquidi nell’intestino con meccanismo osmotico, modificando la distribuzione dell’acqua nel materiale fecale e accelerando il transito del contenuto attraverso l’intestino tenue. I più usati sono il lattulosio, la mannite, i sali di magnesio, il sorbitolo ed il tamarindo. Hanno un rapido effetto purgante e ad alte dosi possono provocare crampi addominali con nausea e vomito. Se assunti in eccesso i lassativi osmotici possono dare disidratazione, problemi renali e squilibri elettrolitici. Da evitare quindi in chi soffre di patologie renali e, in generale, negli anziani e nei bambini.

I lassativi procinetici stimolano selettivamente la peristalsi intestinale. Vengono impiegati per trattare l’atonia gastrointestinale, nella profilassi pre- e post-operatoria dell’atonia intestinale e per velocizzare e facilitare lo svuotamento gastrico in pazienti con sindrome dispeptica.

La loro azione è più complessa e si basa sulla interazione con recettori colinergici, serotoninergici e dopaminergici, agendo da agonisti o antaginisti di tali recettori e incrementando il tono della muscolatura liscia intestinale, migliorandone la motilità e favorendo un rapido svuotamento gastrico.

Poiché questi recettori non si trovano esclusivamente a livello intestinale, tali lassativi possono provocare una serie di effetti collaterali tra cui sonnolenza, cefalea, vertigini, convulsioni e perdita di coscienza. 

Tra quelli più impiegati ci sono il betanecolo, la neostigmina, metoclopramide, domperidone, levosulpiride e sono da utilizzare dietro stretto consiglio medico.

Prendere sempre più consapevolezza di se stessi e saper analizzare i propri sintomi per risalire alla causa, sono un ottimo punto di partenza per la risoluzione di un problema. Questo lavoro ci pone nella condizione di interrogarci su noi stessi e sulla gestione della nostra vita, dalle emozioni, agli stili di vita, ai rapporti sociali. Ci permette di muoverci nella direzione crescita personale e di ricerca di soluzioni durature e a basso impatto sulla nostra salute e che mettono in gioco la nostra volontà e capacità di migliorare. 

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