Dott. Davide Foroni - Tempo di lettura 7 min.

Yoga: una pratica perfetta contro le restrizioni imposte dalla pandemia

La pandemia in corso ha indotto uno stato di prigionia psichica e fisica in molti individui del mondo occidentale. È una dimensione da cui purtroppo non ci è dato di uscire adesso e che è aggravato dalle restrizioni a cui siamo soggetti per obbligo di legge. Le attività fisiche che tanto giovano alla mente nella maggior parte dei casi non sono consentite, per cui talvolta si deve convivere anche con l’incapacità di poter trarre soddisfazione dall’attività fisica sportiva e dal benessere che ne deriva.

In molti si sono organizzati e hanno cercato di fare attività fai da te a casa oppure hanno sfruttato le risorse che sono disponibili online, magari seguiti a distanza da professionisti.

In soccorso di tutti c’è una disciplina che ha una storia millenaria, consolidata e perfezionata dal tempo e dalla sua stessa pratica ed è lo Yoga.

Una pratica millenaria fonte di benessere

Yoga è il nome di un gruppo di pratiche e discipline fisiche, mentali e spirituali originariamente indiane. Rappresenta una delle sei scuole ortodosse tradizionali filosofiche indù.

Esiste una grande varietà di correnti di pensiero, tecniche e obbiettivi yoga, che non si radicano solo nell’induismo, ma anche nel buddismo e nel jainismo. Nel mondo occidentale, il termine “yoga” è invece associato a una forma moderna di “Hata” yoga, che include la pratica fisica di determinate posture / figure chiamate “asana”.

Nel linguaggio corrente con “yoga” si intende il più delle volte un variegato insieme di attività che spesso poco hanno a che fare con lo Yoga tradizionale, attività che comprendono ginnastiche del corpo e della respirazione, discipline psicofisiche finalizzate alla meditazione o al rilassamento, tecniche miste che unirebbero lo Yoga con tradizioni lontane, eccetera.

Trattare in modo esaustivo l’argomento sarebbe impossibile qui in un articolo breve, e rimando i lettori ad un approfondimento con i testi più appropriati, ma in breve è possibile evidenziare i benefici che tutti comunque possono trarre dalla pratica.

La pratica dello Yoga è caratterizzata in tutte le sue varianti da alcune costanti che sono la respirazione profonda,  le cosiddette “asana” posizioni tipiche dello yoga ed infine il focus che la mente deve porre durante tutta la pratica. Queste tre tecniche si intrecciano e potenziano esponenzialmente i benefici.

Il nostro corpo è tutto ciò che serve

La respirazione profonda dura tutto il tempo della pratica ed è cadenzata dalle posizioni. Già questa respirazione da benessere al corpo ma la sinergia con lo sforzo fisico e l’aumento del battito cardiaco, fa si che ci sia una perfusione profonda di ossigeno in tutti i tessuti, anche cerebrali. Nuova linfa vitale viene messa in circolazione.

Le asanas, le posizioni  non sono soltanto posizioni ginniche, talvolta acrobatiche, ma sono il frutto di secoli di perfezionamento della tecnica. Ogni postura ha un obiettivo ed un beneficio sia sui fasci muscolari e sia sugli organi associati. Le posizioni sono complementari tra loro ed ad ogni postura c’è una contropostura che ha la funzione di mantenere il giusto allineamento ed equilibrio nelle forze imputate. Le contrazioni muscolari e le posture invertite facilitano il drenaggio dei tessuti perferici, non solo irrorando con sangue ossigenato i tessuti ma anche spostando le tossine dal sistemo linfatico e dalla periferia verso la grande circolazione per favorire l’escrezione renale.

In questo contesto la mente oltre ad essere perfusa da nuova linfa vitale, è impegnata a porre attenzione sulla pratica delle asanas e del respiro. C’è poco spazio per le elucubrazioni dell’animo e per i pensieri che ci arrovellano. Ponendo attenzione al corpo, si esprime un distacco dalla mente. Con la pratica e con la disciplina, questo distacco diventa duraturo per tutto il tempo che può durare la pratica giornaliera. E quando alla fine dell’esercizio si torna alla quotidianità, tutto viene rivisto con una luce diversa e maggior slancio vitale. Come quando si torna da un viaggio.

Ma in questo caso non è necessario andare lontano, è possibile farlo tra le quattro mura di casa e riscoprire un’intimità profonda con noi stessi che purtroppo talvolta è andata perduta. Anche da qui può nascere il disagio nell’essere da soli e cercare un fuga al di fuori della nostra intimità.

Lo stato di cattività ci ha reso insofferenti e ci ha posto di fronte alle nostre insoddisfazioni. Abbiamo proiettato il nostro bisogno di soddisfazione verso l’esterno, verso un tentativo di ricerca della felicità al di fuori del nostro mondo.

Allegeriamo il bagaglio di viaggio

La pratica dello yoga ci riporta di fronte allo specchio in maniera dolce e ci consente di spogliarci del superfluo per tornare ad un io più vero. 

Praticando questa disciplina, con il tempo andiamo incontro ad un processo spontaneo di decostruzione per giungere al core di ciò che siamo realmente. Ci incamminiamo verso casa, abbandonando la zavorra, per poter correre sempre più spediti, soprattuto lasciandoci alle spalle i pregiudizi che si accompagnano ad un’identità fissa. Che cosa resta quando togliamo tutto ciò che è superfluo? Resta in sostanza l’unica cosa che valga la pena di avere: una connessione con la fonte di ciò che ci rende vivi e creativi.

In greco “ritorno” si dice nostos. Algos significa “sofferenza”. La parola nostalgia ha proprio queste radici, ed è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare, “dolore per il mancato ritorno”; la conseguenza dell’esilio dalla nostra intimità è un crescente senso di nostalgia, un desiderio, un dolore rivolto verso casa.

Percorrere tutte le strade che non sono funzionali per noi, ci porta sempre più a metterci in discussione. 

Ben presto ci rendiamo conto che non stiamo cercando un posto, una persona, una cosa, ma stiamo tentando in qualche modo di rendere vivibile la vita che abbiamo da vivere.

Quando giungiamo a questa primavera dell’animo, si apre di fronte a noi il giardino o la spiaggia che abbiamo sempre sognato: realizziamo che ciò di cui eravamo alla ricerca, altro non è che una relazione intima con la nostra forza vitale. E scopriamo che andando in cerca per mari e monti, in luoghi sperduti e remoti, ci stiamo soltanto allontanando, invece di acquisire intimità con quello che davvero stiamo cercando.

Lo Yoga è una delle tecnica per rimuovere il velo di Maya che si frappone tra noi e ciò che ci anima: la forza vitale. È una pratica verificata nei secoli e basata sull’esperienza che ci prepara a vivere nella piena consapevolezza, godendo pienamente il nostro diritto di nascita divino.

“Lo yoga è equilibrio dell’anima, che guarda all’esistenza con un punto di vista equanime, in tutti i suoi aspetti. Come un diamante ben tagliato presenta molte sfaccettature, ognuna delle quali riflette un diverso tono di luce, così il termine yoga riflette un significato e rivela aspetti differenti dell’intera gamma dello sforzo umano diretto al raggiungimento della pace interiore e della felicità; rimanere quieto di fronte al successo o al fallimento. Lo yoga è il metodo con cui si calma la mente irrequieta, mentre l’energia vitale è direzionata costruttivamente. Come un potente fiume imbrigliato con dighe e canali che crea un vasto serbatoio d’acqua, previene la carestia e fornisce una gran quantità di energia per l’industria, così anche alla mente, quando viene controllata, fornisce una riserva di pace e genera abbondante energia per l’elevazione umana. Lo yoga non è uno stile di vita per chi mangia troppo o troppo poco, né per chi dorme troppo o troppo poco; è per tutti e si prefigge lo scopo eliminare ogni dolore e ogni pena sfruttando la moderazione nel mangiare e nel riposare, regolando le attività ed armonizzando il sonno e la veglia.”

Da “Teoria e pratica dello Yoga” B.K.S. Iyengar, uno dei grandi Yogi del XX secolo

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