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Cosa sono le almond mom?
28 Agosto, 2025

Cosa sono le “almond mom”? Se l’ossessione per la salute diventa pericolosa

RedazioneRedazione
Dalle apparenze salutiste all’imposizione silenziosa di standard irrealistici: il caso delle almond mom tra social, figli e ossessioni alimentari

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“Prendi qualche mandorla e masticala bene.” Con questa frase apparentemente innocua, pronunciata anni fa da Yolanda Hadid alla figlia Gigi adolescente durante un servizio fotografico, è nato uno dei fenomeni social più discussi degli ultimi anni: le “Almond Mom”, letteralmente “mamme mandorla”. Il termine, divenuto virale su TikTok, nasconde in realtà un modello educativo problematico, basato sul controllo ossessivo dell’alimentazione e sulla trasmissione di standard estetici irrealistici, soprattutto verso le figlie. Un fenomeno che ha dato origine a meme e video online, ma che nella vita reale può avere conseguenze gravi sul benessere psicologico e fisico dei ragazzi.

Chi sono le almond mom e cosa rappresentano

Il termine “almond mom” non indica semplicemente una madre attenta all’alimentazione. È piuttosto la rappresentazione di un ideale genitoriale legato alla cultura della dieta, in cui la magrezza diventa un valore morale, e il cibo un indicatore di forza di volontà. In altre parole, l’alimentazione smette di essere una necessità fisiologica o una fonte di piacere, per trasformarsi in una prova continua di disciplina.

Le madri identificate con questo profilo – spesso donne benestanti, bianche, appartenenti al mondo dello spettacolo o della classe media americana – sono ossessionate da uno stile di vita “pulito”, privo di zuccheri, carboidrati e “cibi spazzatura”. Il problema nasce quando questa visione, che in sé potrebbe anche essere condivisibile, viene imposta ai figli con rigore eccessivo. Non si tratta solo di evitare le merendine: significa commentare il peso del bambino, giudicare quello che mette nel piatto, suggerire che la fame è qualcosa da reprimere, non da ascoltare.

Il ruolo dei social e l’effetto moltiplicatore

A rendere il fenomeno ancora più insidioso è la sua diffusione sui social. Frasi come “Hai davvero fame o sei solo annoiata?” sono diventate tormentoni virali, spesso usate per prendere in giro le madri troppo salutiste. Ma dietro il tono scherzoso si nasconde una normalizzazione di comportamenti che possono avere effetti negativi molto concreti, soprattutto sugli adolescenti.

Alcuni video mostrano figlie costrette a mangiare insalate tristi o snack insapori mentre le compagne di classe si godono un panino o un gelato. Altri raccontano di ragazze cresciute convinte che il desiderio di cibo fosse un segno di debolezza. Un mondo in cui la fame è un nemico e la soddisfazione un lusso colpevole. La stessa Gwyneth Paltrow, figura spesso associata a questo stile di vita estremo, ha recentemente dichiarato di essersi resa conto dei danni provocati da un’attenzione eccessiva alla dieta, e di essere tornata a mangiare “cibi veri”.

L’impatto psicologico sui figli e le responsabilità genitoriali

Secondo psicologi e nutrizionisti, i figli delle almond mom rischiano di crescere con una relazione compromessa con il cibo. Non si tratta solo di possibili carenze nutrizionali, ma di uno sviluppo emotivo ostacolato da insicurezze costanti. Nei casi più estremi, questi modelli educativi possono favorire disturbi del comportamento alimentare, come anoressia, ortoressia o binge eating, già in età preadolescenziale.

Il controllo ossessivo dell’alimentazione spesso si estende anche all’attività fisica: lo sport non viene proposto per piacere o socialità, ma per “tenersi in forma”, anche quando il bambino non ha nessun problema di peso. In questo modo si trasmette l’idea che il corpo sia qualcosa da correggere, da migliorare, da giudicare. Una visione che confligge con qualsiasi approccio educativo basato sull’accettazione, sull’ascolto e sulla valorizzazione dell’unicità individuale.

Educare al benessere, non alla performance

In una società dove i social moltiplicano le pressioni estetiche, il compito dei genitori dovrebbe essere quello di proteggere i figli da modelli irrealistici, non di rinforzarli. Educare a mangiare bene è importante, ma non significa misurare le porzioni con l’ansia del controllo o insegnare che il corpo deve sempre essere più magro. L’equilibrio alimentare si costruisce anche lasciando spazio al piacere, alla varietà e, sì, anche a qualche strappo alla regola.

L’approccio alla salute deve essere globale, attento al corpo ma anche alla mente e al cuore. E, se proprio vogliamo usare un’immagine simbolica, forse le mandorle andrebbero condivise, non imposte. Perché crescere bene significa anche imparare a mangiare con gioia, senza paura e senza vergogna.

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