La Blue Zone sarda, un’area geografica tra la Barbagia e l’Ogliastra, è nota in tutto il mondo per l’eccezionale longevità dei suoi abitanti. Un nuovo studio dell’Università di Cagliari, pubblicato sull’International Journal of Applied Positive Psychology, sposta l’attenzione dai fattori genetici e alimentari, già ampiamente indagati negli anni, verso un territorio meno esplorato: la personalità e il benessere psicologico degli anziani che vivono in quest’area.
Lo studio: chi sono i partecipanti e cosa è stato misurato
I ricercatori hanno coinvolto 125 persone anziane, con un’età media di 80 anni (comprese tra 71 e 101 anni): 55 residenti nella Blue Zone sarda e 70 residenti in un paese vicino, al di fuori dell’area di longevità. I due gruppi erano confrontabili per età, sesso, condizioni socioeconomiche ed efficienza cognitiva globale. Ogni partecipante ha completato una batteria di test che valutava i tratti di personalità (i cosiddetti Big Five: apertura mentale, coscienziosità, amicalità, estroversione e nevroticismo), la qualità della vita percepita legata alla salute, il benessere psicologico (soddisfazione personale, capacità di adattamento alle difficoltà, competenza emotiva) e il tempo dedicato ad attività ricreative.
I tratti di personalità legati al benessere
Le analisi hanno mostrato che l’amicalità è associata a una maggiore soddisfazione personale, mentre la coscienziosità è legata a un benessere psicologico complessivo più alto, in particolare per quanto riguarda la soddisfazione di vita e le strategie di adattamento alle difficoltà quotidiane. L’apertura mentale, intesa come curiosità e disponibilità verso nuove esperienze, è risultata collegata sia a un migliore benessere psicologico sia a un maggior numero di ore dedicate ad attività ricreative. Le capacità di adattamento sono risultate inoltre associate a una migliore qualità della vita percepita, mentre livelli più alti di nevroticismo sono stati collegati a una qualità della vita percepita più bassa.
Cosa distingue gli anziani della Blue Zone
Confrontando i due gruppi, gli autori hanno rilevato che i residenti della Blue Zone mostrano livelli più alti di apertura mentale, strategie di adattamento più efficaci, una maggiore competenza emotiva e un coinvolgimento più frequente in attività cognitivamente e fisicamente stimolanti. In media, gli anziani della Blue Zone dedicano circa 11 ore alla settimana ad attività ricreative, contro le 7 ore circa dei coetanei dell’altro paese. Sorprendentemente, la qualità della vita percepita legata alla salute non è risultata significativamente diversa tra i due gruppi, segno che il vantaggio della Blue Zone sembra riguardare più la sfera psicologica e relazionale che la percezione della propria salute fisica.
Un invecchiamento attivo, oltre la genetica
Secondo gli autori, questi risultati si inseriscono bene nella cornice della teoria dell’attività e del modello dell’ottimizzazione selettiva con compensazione, secondo cui restare coinvolti in attività sociali e cognitivamente stimolanti, adattando gradualmente gli obiettivi ai propri limiti, sostiene il benessere psicologico nella tarda età. Gli anziani della Blue Zone sembrano gestire le sfide quotidiane concentrandosi su ciò che possono ancora fare con soddisfazione, mantenendo un ruolo sociale attivo all’interno della comunità. Gli autori richiamano anche il concetto di nevroticismo sano, secondo cui un livello moderato di questo tratto, se accompagnato da apertura mentale, consapevolezza emotiva e strategie di adattamento efficaci, non compromette il benessere e può persino favorire scelte di vita più prudenti e attente alla propria salute.
Lo studio ha un disegno trasversale, che non permette di stabilire relazioni di causa ed effetto tra personalità, stile di vita e benessere, e si basa su un campione relativamente piccolo, reclutato in aree rurali della Sardegna. Gli stessi autori invitano quindi a leggere questi risultati come associazioni da approfondire con ricerche longitudinali su campioni più ampi. Restano comunque un tassello interessante per comprendere l’invecchiamento sano, un fenomeno in cui contano tanto i geni e l’alimentazione quanto l’atteggiamento mentale, le relazioni sociali e la partecipazione attiva alla vita della comunità.
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