È una pianta della famiglia delle Solanacee, conosciuta con diversi nomi: Datura stramonium, Mela spinosa, Erba del diavolo, Erba dei demoni, Toloache.
L’avvelenamento provoca disturbi nervosi estremamente violenti: agitazione, movimenti spasmodici, delirio, caratterizzati dalla completa assenza di dolore.
Sembra agire esclusivamente sul cervello e sul sistema nervoso centrale, sebbene sotto la sua influenza pelle e mucose presentino alcuni sintomi.
L’agitazione è estremamente violenta, con movimenti disordinati e costanti dei muscoli del viso e degli arti.
Movimenti incessanti della testa, che viene costantemente affondata nel cuscino; convulsioni con sudori freddi e mantenimento della coscienza provocate dalla vista dell’acqua, di una luce brillante o di uno specchio.
Tutto peggiora al contatto e alla pressione; con il movimento e dopo essersi mossi. Peggiora da seduti; o a causa del vento o del freddo. Sempre peggio al tramonto e di notte; al sole; al buio; quando è solo; guardando oggetti luccicanti; durante la sudorazione; dopo aver dormito; quando deglutisce. Migliora: con il calore; in compagnia o in società; con la luce intensa. Desiderio di cibi acidi.
I sintomi possono manifestarsi in risposta alla soppressione di secrezioni o scariche (mestruazioni, lochi, sudorazione, ecc.) e di eruzioni cutanee.
Si riscontra una notevole debolezza, con necessità di stare a letto. Sintomi simili a quelli della vecchiaia. Paralisi generale progressiva. Paralisi, talvolta post-apoplettica, specialmente sul lato sinistro.
Ustioni e scottature.
Quintessenza: agitazione violenta, movimenti spasmodici, movimenti disordinati e costanti dei muscoli del viso e degli arti. Intolleranza alla vista di un oggetto brillante. Totale assenza di dolore. Deliri di ogni tipo. Allucinazioni vivide e orribili. Terrori notturni. Gira e scuote continuamente la testa sul cuscino. Enorme gonfiore della lingua e abbondante sbavamento come un «cane rabbioso».
Caratteristiche predominanti del rimedio Stramonium
Presenta la follia tipica degli alcolisti o del puerperio con una forza accresciuta.
Può presentare disturbi: causati da rabbia, ansia o spavento; da anticipazione; da cattive notizie; da spaventi; da rimproveri; da mortificazione.
Sonnolenza diurna. Sonno profondo con russamenti e urla o pianto. Sonno agitato. Dorme in ginocchio. Si sveglia al minimo contatto, con urla e gesti selvaggi. In realtà, ha sonno ma non riesce a dormire.
Si riscontra una predominanza di stati deliranti e maniacali. Delirio furioso, rabbioso, violento, selvaggio, feroce, con agitazione estrema e violenta e completa assenza di dolore, con movimenti disordinati e costanti dei muscoli del viso e degli arti; con occhi molto aperti, sporgenti, lucenti e con le pupille totalmente dilatate e insensibili alla luce.
Lancia grida e urla, ha impulsi di uccidere, di colpire (spesso oggetti immaginari), di mordere, di dare calci, di strappare i propri vestiti o il cuscino con i denti o qualsiasi altra cosa, oppure vuole scappare.
Salta giù dal letto e corre, oppure sputa in faccia alle persone, oppure ride in parossismi rumorosi o spasmodici, in modo smodato o sciocco, oppure piange (a volte alternando il pianto alle risate). Fischia o canta (a volte alternando il canto al pianto). Altre volte balla, sospira, applaude, fa smorfie o gesti, si torce le mani o batte i piedi.
Molto spesso, quasi sempre, il delirio è loquace, con una loquacità straordinaria (parla senza interruzione), a volte mormorando o borbottando, inintelligibile, o balbettando, incoerente, o in modo sciocco, senza senso, in modo erratico o su un unico tema o in una lingua straniera. Conversa con i morti o con persone assenti, oppure parla in versi, implora e supplica o bestemmia.
Presenta deliri di vario tipo. È frequente il delirio erotico, con lascivia, linguaggio e canti osceni, desiderio di stare nudo o di esibirsi con totale impudenza; ninfomania. Delirio di gelosia. Oppure, deliri religiosi con canti devoti, preghiere costanti e disperazione e ansia per la salvezza della propria anima.
Può manifestarsi il delirium tremens con allucinazioni di ogni tipo. Oppure il delirio comico, sciocco, allegro, buffo, rumoroso, che si alterna a risate, canti, fischi, pianti, ecc., oppure bacia tutti.
Generalmente, i deliri compaiono o si aggravano di notte o al buio o alla vista di oggetti o superfici luccicanti (specchi, acqua, ecc.) o in caso di febbre.
Stramonium presenta, nello stesso ordine di idee, un’enorme varietà di allucinazioni molto vivide e orribili e di illusioni che, molto spesso, sono così terribili da terrorizzarlo: animali orribili, gatti o cani che lo attaccano e gli mordono il petto, insetti, oppure persone che gli appaiono come ratti, topi, insetti, ecc.
Dice che c’è qualcuno nel letto con lui; che sta ballando al cimitero, che lui stesso è morto; che ha un doppio; che lo uccideranno; che lo hanno tagliato in due o a metà; che è abbandonato; che è nudo; che è in comunicazione con Dio; che è perseguitato; ha visioni orribili, o fantasmi neri, o persone; sente musica.
Vede tutti gli oggetti intorno a sé molto piccoli, e se stesso molto grande o in posizione elevata; oppure persone che escono dagli angoli
È pieno di paure, specialmente del buio e di rimanere solo. Desidera luce e compagnia. Non sopporta di stare da solo, provando un intenso senso di abbandono o isolamento.
Paura quando qualcuno gli si avvicina. Paura dei cani, di perdere la ragione. Paura di essere ferito o picchiato. Terrore dell’acqua e del rumore dell’acqua che scorre. Non può avere specchi in camera. Paura di annegare; di cadere; al risveglio; che qualcosa gli cada addosso. Si spaventa facilmente; si sveglia terrorizzato per la prima cosa che vede e urla, non riconosce nessuno e si aggrappa a chi gli sta più vicino.
È il rimedio più indicato per i terrori notturni nei bambini. Il bambino sussulta, dorme ma è molto irrequieto e si rigira nel letto.
Ansia al rumore dell’acqua che scorre o al buio. Prova avversione per la presenza di estranei, che aggravano il suo stato.
Insieme a Lyssinum, Stramonium è il rimedio più importante nell’idrofobia o rabbia, con la maggior parte delle caratteristiche mentali già menzionate, con costrizione spasmodica della gola durante la deglutizione, che gli impedisce o rende difficile deglutire, soprattutto i liquidi, con totale avversione all’acqua, specialmente fredda. Con febbre elevata e convulsioni. Sbava una saliva densa.
Assenza di dolore nella maggior parte dei disturbi fisici, ma è anche indifferente alle proprie sofferenze, non si lamenta. Indifferente alle proprie occupazioni, a mettersi in mostra, a tutto.
Ha un comportamento infantile. Nei casi di imbecillità avanzata si riscontra difficoltà di concentrazione, confusione mentale, che peggiora quando suda. Carfologia: afferra o cerca di raggiungere qualcosa, rapidamente; oppure pizzica le coperte. Fa gesti ridicoli. Chiama le cose con nomi sbagliati; usa male le parole, oppure dice una parola al posto di un’altra.
Tristezza e risentimento quando è solo, o alla luce del sole, con pianto e desiderio di nascondersi. Idee suicide, pensa di farlo con un coltello o gettandosi da un’altezza. Prova il desiderio di essere ucciso.
Le convulsioni si presentano con sudori freddi e spesso con la coscienza intatta. Lo sguardo è fisso con midriasi e arreflessia pupillare. Emette urla prima e durante le convulsioni. Le convulsioni sono tonico-cloniche, con caduta, soprattutto all’indietro, e possono manifestarsi su un solo lato, con paralisi nell’altro.
Le convulsioni si alternano a forte eccitazione mentale o rabbia ed estrema irrequietezza. Sono molto mutevoli; provocate o aggravate dalla vista di una luce brillante, di uno specchio o dell’acqua (o dall’avvicinare un bicchiere d’acqua alle labbra) o di oggetti luccicanti.
Possono insorgere anche a causa della febbre, della dentizione, di esantemi o eruzioni cutanee e secrezioni represse. Anche a causa di uno spavento, nel puerperio. Durante il sonno, quando deglutisce o quando viene toccato. O persino se gli si parla ad alta voce.
Presenta corea, specialmente nella parte superiore del corpo, con movimenti rotatori, ritmici e aggraziati, più evidenti negli arti superiori. Con contrazioni o scatti violenti di muscoli o gruppi muscolari, soprattutto nella parte superiore del corpo. Tetano, con opistotono. Catalessi.
Presenta vertigini, peggiori al buio, cade verso sinistra o all’indietro e cammina con andatura vacillante.
Ha cefalee congestive precedute da disturbi della vista (visione offuscata); dolore sul lato opposto all’occhio alterato.
Alza frequentemente la testa dal cuscino, come in uno scatto; oppure la getta all’indietro; oppure la affonda nel cuscino, o la muove da una parte all’altra; oppure la rivolge ai lati, prima a sinistra e poi a destra.
È un rimedio da prendere in considerazione in presenza di tali sintomi per l’anemia cerebrale negli anziani o l’emorragia cerebrale. Oppure in caso di meningiti acute o encefaliti. Oppure in caso di idrocefalia con movimenti convulsivi della testa.
La sensazione di leggerezza e debolezza alla testa è fastidiosa; la sente vuota, cava; sensibile ai rumori. Sente la testa come se fosse dispersa.
Occhi molto spalancati (nel delirio), sporgenti, lucenti; sguardo fisso (peggiora con la cefalea), vitreo; congiuntive iniettate, come se le vene fossero piene di un liquido sporco. Pupille molto dilatate e insensibili alla luce; arreflessia pupillare
Le palpebre sono ulcerate con bordi infiammati, che si incollano durante la notte. Lacrimazione involontaria. Occhi semiaperti durante il sonno. Contrazione spasmodica delle palpebre. Occhi convulsi.
Può presentare strabismo convergente. Vede gli oggetti verdi o neri, oppure più piccoli di quanto siano in realtà, oppure obliqui. La visione è offuscata. Può lamentare cecità transitoria e periodica. Quando legge, le lettere gli si confondono. A volte vede vibrazioni luminose, scintille infuocate o palle di fuoco che rotolano sul copriletto.
Sente un soffio d’aria uscire da entrambe le orecchie. Le otalgie si estendono fino alla guancia o al vertice.
Ala nasale bianca con viso arrossato e starnuti spasmodici. Secrezione nasale giallastra e maleodorante.
Il viso è molto arrossato e congestionato, gonfio soprattutto sulle guance, mentre mani e piedi sono freddi. L’espressione è di terrore o di grande ansia, con tratti distorti come nella rabbia maniacale. Scosse e movimenti dei muscoli facciali. Risata sardonica. Bocca chiusa in modo spasmodico. Trisma; o mandibola cadente. Movimenti masticatori con la bocca. Formicolio al mento. Erisipela su un lato del viso e del naso. Labbra secche e incollate; tremano e digrigna i denti, sia da sveglio che da addormentato.
La bocca è secca. Lingua secca e dura come il cuoio. Gonfia e paralizzata. Rigida, tremante, specialmente quando la tira fuori.
Saliva abbondante. Gocciola dalla bocca o sbava una saliva densa, schiumosa e sanguinolenta.
Parla con difficoltà o non riesce a parlare, balbetta. Deve sforzarsi a lungo prima di riuscire a pronunciare una parola; e contorce il viso. Parla in modo incomprensibile, o tra i denti. La lingua è costellata di puntini rossi.
Una forte costrizione spasmodica dei muscoli della gola (durante la deglutizione) e dell’esofago, che impedisce qualsiasi deglutizione fino a provocare la paralisi della faringe e dell’esofago. Sensazione di avere una palla in gola. Spasmo dell’esofago. Scossoni del pomo d’Adamo verso l’alto e verso il basso, come se stesse deglutendo.
Secchezza della gola che non migliora con nessuna bevanda.
Assenza di appetito. Violenta sete di grandi quantità di liquidi, che beve avidamente. Oppure avversione per l’acqua e per tutti i liquidi, la cui vista e il cui contatto lo esasperano.
Rigurgiti acidi. Singhiozzo violento, convulsivo. Vomito provocato da una luce intensa o appena solleva la testa dal cuscino. Vomito acquoso con coliche e diarrea. Vomito verde, bilioso, al minimo sforzo, associato al resto dei sintomi.
Addome molto doloroso al tatto; gonfio, disteso, con dolore contusivo quando si muove, accompagnato da borborigmi; espulsione di molti flatulenti; adenopatie inguinali.
Stitichezza con anuria. Diarrea con dolori, borborigmi e tenesmo. E con odore di cadavere, feci nere e putride. Dall’ano fuoriesce persino sangue coagulato
Frequenti stimoli a urinare, ma fuoriesce solo urina a gocce oppure un getto improvviso e bruciante.
Nell’uomo si riscontrano desideri sessuali esaltati, eccessivi. Lascivia; mostra i propri genitali senza alcun pudore.
Presenta i testicoli retratti con il pene eretto. E può passare dall’impotenza al priapismo e all’onanismo.
Nella donna si scatena la ninfomania con desiderio sessuale accresciuto. Diventa impudica ed esibisce i propri genitali.
Le mestruazioni sono abbondanti, copiose, con grandi coaguli neri; accompagnate da cefalee; odore fetido del corpo e dolori lancinanti all’addome e alle cosce. Metrorragia con i sintomi mentali caratteristici. E grande loquacità.
Improvvisa afonia con costrizione laringea. E la tosse si manifesta con attacchi periodici di tosse spasmodica, abbaiante, violenta, soffocante, senza espettorazione e accompagnata da contratture spasmodiche agli arti.
Dispnea al risveglio ogni mattina. Pressione costrittiva al petto; pressione, peggiorata quando si parla. Sensazione che qualcosa si capovolga all’interno del petto. Spasmi ai muscoli pettorali. Eruzione cutanea rossa sul torace.
Il polso è rapido, pieno, forte; oppure irregolare, duro, lento. Con pressione precordiale.
Collo rigido, dolorante; non riesce a portare la testa all’indietro. Dolore come se avesse la schiena fratturata, quando si muove.
Sconvolgimenti ai piedi e alle mani; ai tendini. Tremori agli arti, soprattutto negli alcolisti. Le mani si intorpidiscono e tremano. Pugni con il pollice flesso verso l’interno. Crampi e tremori alle mani.
Coxalgia all’articolazione coxofemorale sinistra, con violenti dolori lancinanti e dolore ai muscoli esterni dell’anca. Andatura vacillante. Piega le gambe mentre cammina (cade sulle proprie gambe).
Freddo in tutto il corpo, con brividi e intolleranza a scoprirsi. Brividi che scendono lungo la schiena ma senza sete.
Quando c’è febbre, il viso è arrossato e sudato. Sudori copiosi anche in presenza di febbre, con sete violenta. I sudori sono freddi, untuosi o oleosi e putridi. Le febbri sono intermittenti con i sintomi mentali e particolari caratteristici.
La caratteristica è una febbre elevata con completa assenza di dolore, nonostante l’estrema violenza dei sintomi. Febbre alta e continua.
L’avvelenamento di Gualkirio
Quella notte, per caso, stavamo ancora visitando i pazienti alla Clinica Melanie di Oaxaca, nonostante fosse quasi mezzanotte.
All’improvviso portarono un giovane di circa 23 o 25 anni che stava ansimando. Era una scena molto drammatica. La realtà era che quel giovane stava morendo e io non sapevo nulla di lui né di cosa stesse morendo.
Con la massima fretta possibile, senza chiedere nulla a nessuno perché era impossibile, ho valutato i sintomi che vedevo proprio come mi era stato insegnato: predominanti, straordinari, peculiari e singolari.
In quel quadro fatale tutto era predominante e straordinario; dovevo «setacciare» la mia memoria e trovare alcune peculiarità significative.
La collega che mi aveva portato quell’uomo era sopraffatta e confusa, a ragione:
Il moribondo, con il viso rosso scarlatto, urlava furioso anche se non ne aveva più la forza. Erano l’espressione e i rumori che emetteva a farti comprendere la sua furia. Le mani si muovevano come per afferrare e spezzare. Gli occhi trasmettevano un terrore che ti terrorizzava e ti paralizzava se non riuscivi a dominarti. Gli occhi sporgevano dalle orbite, iniettati di sangue e lucidi, con le pupille dilatate che sembravano non reagire.
Viso congestionato e arrossato, con mani e piedi gelati.
Violenta contrazione della faringe e dell’esofago durante la deglutizione che gli impediva di inghiottire. Vedevo il pomo d’Adamo che si muoveva a scatti su e giù, come se stesse deglutendo.
Girava la testa disperatamente da una parte all’altra oppure la sollevava in alto per poi abbatterla di colpo.
Gli occhi erano fuori dalle orbite. Lo sguardo vitreo; congiuntive iniettate, come se le vene fossero piene di un liquido sporco. Midriasi gigante ma senza riflesso pupillare.
Sbavava e dalla bocca usciva abbondante saliva viscosa, come nei cani rabbiosi e stava soffocando. C’era una violenta contrazione della gola e faceva gesti convulsi di soffocamento. Non si poteva toccarlo perché si scatenava una serie di spasmi violenti nel corpo, nelle estremità e nei muscoli del collo che lo facevano compiere gesti terribili, contorti e deformi.
La lingua era secca, tremante quando la tirava fuori a metà e costellata di puntini rossi.
In sintesi, stava perdendo conoscenza e non sapevo cosa fare.
Vedendo la violenza dei sintomi, la furia e la bava rabbiosa, ho identificato rapidamente Stramonium.
Per fortuna eravamo in Clinica e avevamo la nostra farmacia, quindi abbiamo potuto somministrare immediatamente il medicinale alla 30ch.
Considerando la gravità del caso e l’evidente focalizzazione funzionale, in assenza di lesioni, preparammo una “dose aggiuntiva” da somministrare in base alla sua reazione alla prima dose… e se non fosse successo, sarebbe morto prima.
Con la prima somministrazione non abbiamo assistito al miracolo, ma continuava ad ansimare e non sembrava cedere alla morte. Gli è stato somministrato ogni mezz’ora e alla terza somministrazione è stata raggiunta la “dose minima” e si è innescata la reazione curativa. La rabbia ha cominciato a placarsi… il soffocamento… la salivazione… e la violenza della sua espressione.
Aspettammo un paio d’ore e il miglioramento si stabilizzò, anche se c’erano ancora sofferenza, affanno, spasmi, congestione… bruschezza nei movimenti… e gli somministrammo nuovamente il rimedio ogni tre ore.
Stava già albeggiando quando lasciai la clinica e quell’uomo era vivo, senza che sapessimo di cosa stesse morendo quando era arrivato.
L’unica cosa che cominciò a martellarmi nella testa era l’usanza delle donne indigene e, naturalmente, delle donne di Oaxaca di «entoloachar» i propri mariti per renderli sottomessi e dominarli. Comandarli in tutto e per tutto, trasformandoli in una sorta di «zombi» obbedienti e sorridenti anche di fronte alle situazioni più inaccettabili e persino perverse o degenerate.
L’avevo già visto altre volte. E, infatti, lo Stramonium è chiamato anche Toloache. E quell’uomo, a cui lo Stramonium aveva salvato la vita, presentava un quadro clinico classico, conseguenza di «qualcuno a cui era sfuggito il controllo sulla dose». In altre parole, era stato avvelenato.
Tutti gli indigeni conoscono molto bene la pianta, quindi non c’è il rischio di pensare che avesse mangiato i fiori per caso, come noi medici europei potremmo ingenuamente supporre. Mi sono documentato un po’ sulla storia e ho appreso ciò che in realtà vedevo e quasi sapevo.
Gli indigeni del Messico usavano il toloache come il peyote. Come medicina e mezzo per diagnosticare malattie e avere visioni. Come amuleto per vincere le scommesse e come ausilio nella caccia e nelle cerimonie iniziatiche dei giovani di entrambi i sessi. Gli iniziati, isolati e sotto l’effetto della sostanza, avevano le visioni che determinavano il loro destino e la loro missione: il ruolo che avrebbero svolto tra la loro gente.
L’uso diffuso del toloache come pianta rituale si osserva in quasi tutti i gruppi etnici del Messico.
È una delle prime piante create da Ometeotl, il dio creatore. Per questo è soprannaturale e possiede uno spirito invisibile, come le altre piante primordiali. Viene utilizzata per manipolare il clima, effettuare purificazioni e creare feticci o curare alcune malattie. Gli stregoni e i guaritori usano il toloache per avere visioni e aiutare i cacciatori a trovare la preda e cose simili.
Nella visione cosmogonica dei popoli primitivi esiste la convinzione che il toloache sia lo sposo della donna-mais e il genero del Sole. Ebbe due amanti e fu punito con l’obbligo di tenere la testa china e di soddisfare i desideri e i capricci di chi richiedesse i suoi servizi; il toloache è una delle piante più utilizzate negli amuleti d’amore.
I Mexica lo chiamavano tolohuaxíhuitl e i Maya lo chiamavano toloatzin, che significa «testa inclinata», «pozione d’amore» o «pozione della sottomissione».
Infatti, viene usata somministrandola di nascosto alle vittime, che si innamorano di chi gliela dà, impazziscono per lei e ne rimangono storditi”. Insomma, quella cosa che avevo già visto in altre occasioni e che mi sembrava impossibile, come un’invenzione perversa.
A poco a poco quell’uomo cominciò a reagire e allora decisi di parlare con la famiglia senza tradire nessuno, per il momento. Chi aveva voluto farlo innamorare, sottometterlo e, a quanto pare, vendicarsi e farlo sparire quasi per caso?
Parlando con la collega, riuscii a chiedere alla madre del paziente di venire per sapere qualcosa di lui. La prima cosa che venni a sapere è che si chiamava Gualkirio, un nome mai sentito prima e di cui non riuscivo a immaginare la provenienza. Non era indigeno, non era americano, oppure era un goto o un visigoto portato dagli spagnoli… Rimasi semplicemente con questo mistero.
La madre arrivò ben vestita. Quasi, oserei dire, all’europea. Anche la sua acconciatura non era la classica treccia nera, così bella, che sfoggiano le indigene. La sua grande treccia era avvolta intorno alla testa come nella moda europea del XVIII o XIX secolo. E, logicamente, questo attirò moltissimo la mia attenzione
La madre si chiamava Anahí ed era originaria di un paesino della sierra di Oaxaca, vicino a Huautla. Una frazione, da sempre segnata da grande povertà, grande indigenza e con altri sei fratelli più piccoli. Lei era la maggiore, per cui i genitori la mandarono a lavorare in città non appena compì 14 anni.
Fu assunta come aiutante della cuoca in una casa signorile del quartiere tedesco. La casa dei «Meyer». Una casa enorme, in stile coloniale ma costruita con la caratteristica pietra verde turchese tipica della città di Oaxaca, che le valse il titolo storico di «la Verde Antequera». Agli occhi di Anahí era un palazzo da favola.
Quando Anahí arrivò in quel luogo lussuoso, proveniente dalla povertà totale in cui era nata, ne rimase affascinata e nel suo intimo decise che non se ne sarebbe mai andata da lì, qualunque cosa fosse successa.
La signora Meyer era bionda, con gli occhi azzurri, alta, snella, delicata e di buone maniere. Un’autentica aristocratica. Inoltre era gentile, affettuosa e buona. Non picchiava né urlava. Anahí la vedeva perfetta, quasi un sogno. E da allora la osservava di sbieco a ogni passo per diventare qualcuno come lei. Avrebbe voluto essere sua figlia.
Nella casa della signora Meyer si sentiva, inoltre, una musica a lei sconosciuta. All’inizio le sembrava molto strana, ma a poco a poco se ne innamorò… e la sua preferita era quella intitolata «La cavalcata delle Valchirie» (di Wagner), di un musicista di cui Anahí non imparò mai a pronunciare il nome. Ma quando, dopo sei anni, si innamorò di uno dei garzoni che lavoravano presso i Meyer, anch’egli originario di Oaxaca, e rimase incinta, il primo nome a cui pensò per il suo bambino o bambina fu Gualkiria o Gualkirio, in onore della musica che aveva accompagnato la sua fortuna a casa dei Meyer, i quali l’accolsero insieme al suo piccolo e dove Gualkirio, il malato che mi stava morendo davanti agli occhi due giorni prima in clinica, crebbe, studiò e divenne un uomo perbene. Cresceva come un indigeno bello e vigoroso. Con buone maniere all’europea e un livello culturale di «classe» che lo distingueva da tutti gli altri lavoratori della casa dei Meyer.
Tuttavia, quel pregio si trasformò rapidamente in un problema. Ciò che dice il proverbio «la fortuna della brutta, la bella la desidera», si può applicare anche agli uomini. E Gualkirio subì fin da bambino molte invidie, molti dispiaceri e rifiuti a causa del suo grande stile, del suo carattere indigeno raffinato dall’istruzione superiore ricevuta e, di conseguenza, della sua straordinaria bellezza. Agli occhi dei giovani indigeni che arrivavano a lavorare in casa era una sorta di Rodolfo Valentino o Clark Gable dalla carnagione abbronzata. Qualcosa di ancora più magico.
A casa dei Meyer accadevano cose che facevano vivere i lavoratori come in un sogno. Feste. Cene sontuose. Incontri di musica da camera. Recitazioni poetiche. In altre parole, un angolo della «crema» della cultura europea del XVII e XVIII secolo, trasportata fino ai nostri giorni, proprio nel cuore mixteco-zapoteco del Messico profondo. Era un sogno? O era realtà?
Col tempo, Anahi, la madre di Gualkirio, era diventata la dama di fiducia della signora Meyer e governante della casa-palazzo. Ciò non aveva accresciuto l’orgoglio indigeno di Anahi, che per natura era piuttosto forte. Non l’aveva resa superba, perché era intelligente e si rendeva conto di non possedere nulla di ciò di cui godeva la signora Meyer, ma si era progressivamente modellata e trasformata in base all’altezza dei suoi sogni e a ciò che viveva; e Anahi, senza rendersene conto, si mostrava involontariamente altezzosa. Non aveva bisogno di parlare per mostrare la differenza razziale che percepiva tra sé e tutte le altre lavoratrici della dimora dei Meyer.
Suo marito divenne l’autentico «battista» delle fiabe e, inoltre, il capo giardiniere.
Gualkirio, suo malgrado, era «il prescelto» per un’eredità di servizio di alto rango.
Le invidie e gli intrighi dietro le quinte si facevano sempre più intensi. Le giovani indigene che entravano a lavorare aspiravano a essere la prescelta da Gualkirio, il quale, data la sua età, si godeva il piacere di sedurre con lo sguardo senza concedersi a nessuna.
Questo gioco, tanto gioviale quanto intenso, cominciò ad avvicinarsi ai confini del pericolo. Si scatenavano le gelosie delle indigene, la voglia di praticare la magia nera e di legare le coppie con candele e incantesimi. Di attirare e separare le coppie a proprio piacimento, usando tutto ciò che fosse necessario: incantesimi, esorcismi, sciogliere legami e unirli per sempre, pozioni, unguenti, elisir… e un mondo antichissimo che si apriva nelle stanze delle indigene di notte per poter possedere il desiderio del loro sogno d’amore: Gualkirio!
I Meyer non potevano immaginare nulla di simile. Ma Anahi percepiva, sapeva e temeva. Lei stessa iniziò a compiere rituali di protezione per i suoi cari. E fu così che la vita nella casa-palazzo dei Meyer aveva cominciato a essere avvolta da un’ombra che prima non esisteva.
Tutto, in silenzio, andava crescendo finché non arrivò «la goccia che fece traboccare il vaso», perché la magia ha i suoi rovesci. Giunse a casa dei Meyer una famiglia tedesca, con l’intenzione di stabilirsi anche lì. Tra loro c’era Beatrisa, una ragazza bellissima, da sogno come la signora Meyer, agli occhi di Anahi, e che aveva appena due anni meno di Gualkirio. Inoltre era estremamente simpatica, libera, disinvolta e, pur essendo aristocratica, molto «alla mano» con tutti. Molto gentile e cordiale. Sorridente e dolcemente vivace. Senza volerlo, la seduzione in persona.
Anahí non poté fare a meno di sognare la loro unione e il loro matrimonio fin dal primo momento in cui la vide. Senza dire nulla, nella sua mente la proponeva a Gualkirio in ogni momento della sua vita.
Gualkirio, ormai ventitreenne e in età di mettere su famiglia, si era procurato un buon posto di lavoro, come giardiniere e come «maître» in cucina. Grazie al suo comportamento elegante e servizievole, godeva di grande rispetto nella dimora dei Meyer. Si potrebbe dire che fosse già pronto a chiederle di sposarlo. Gualkirio non poté fare a meno di rimanere affascinato da Beatrisa, anche se non diede nulla a vedere.
Tuttavia, la tensione nella casa dei Meyer si percepiva già a chilometri di distanza. Le giovani indigene si ritrovarono completamente messe da parte e le loro speranze di conquista, così come i loro incantesimi, svanirono di fronte al vero e proprio incantesimo che Beatrisa esercitava su Gualkirio, sua madre e suo padre, con l’ovvio benestare dei Meyer, che erano ormai sufficientemente integrati nella cultura da accettare di buon grado un matrimonio misto.
Il fatto di trovarsi in cucina e mangiare insieme a tutti i lavoratori le diede la possibilità di ricevere ogni giorno la sua porzione di toloache, legandolo di notte con gli incantesimi e le candele preparate e costringendo Beatrisa ad andarsene di casa.
Il fatto è che la bellezza di quel primo incontro si offuscò. Non si sapeva cosa stesse succedendo, ma Beatrisa e Gualkirio divennero distanti l’uno dall’altra nonostante l’intensa attrazione e l’amore che aveva già messo radici.
Tutto questo si svolse circa sei mesi prima che io trovassi Gualkirio moribondo sulla barella del mio studio, senza che nessuno sapesse cosa gli stesse succedendo né cosa gli fosse successo.
La disperazione spinse una giovane indigena, che lo voleva tutto per sé e desiderava “addomesticarlo” e farlo innamorare, a superare la dose e la frequenza prescritte; il risultato sarebbe stato la morte se l’Omeopatia non fosse intervenuta “in tempo”, per miracolo. La frase fatale che indica il massimo dell’egoismo e della gelosia – «o mio… o di nessuna» – trovò qui la sua perfetta espressione.
Quando ho visto i sintomi me ne sono resa conto, anche se non conoscevo la storia. Non ho mai detto nulla a nessuno, tranne che alla mia collega e, soprattutto, al maestro Proceso. Non mi sono permessa di accusare nessuno perché non sapevo chi fosse stato e non sono andata alla polizia, né ho allertato nessuno finché non ne avessi saputo di più e avessi visto l’evoluzione dell’avvelenamento di Gualkirio.
Il giorno seguente Gualkirio era già «tornato in sé», sebbene disorientato ed esausto. Aveva ancora una buona quantità di toloache velenoso nel corpo, che è stato rapidamente eliminato con Stramonium 30 ch ogni 3 ore.
Tre giorni dopo Gualkirio era di nuovo in piedi e bello come sempre, ma «aveva capito».
Fu in quei giorni che riuscii a parlare con Anahí e a conoscere la storia. Riuscii anche a parlare con la signora Meyer e vidi, accanto a lei, la dolce Beatrisa affranta e addolorata come ogni persona innamorata.
Si discusse della situazione e si decise di «adottare misure», che immagino significasse licenziare l’intero gruppo di giovani lavoratrici indigene e sostituirlo con altro personale, immediatamente.
Presi nuovamente coscienza di ciò che significa la grandezza dell’Omeopatia, della sperimentazione pura, della rapidità, della forza e del potere disintossicante del Similimun anche in casi estremi come questo. E ho ringraziato ancora una volta Hahnemann, il mio maestro, per avermi insegnato con tanto rigore e coraggio, e Dio stesso, in primo luogo, per avermi guidato. Lui, che è il «Signore della vita e della morte».
i








