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Che fine ha fatto il biologico nel Piano Strategico Nazionale?

Da punto centrale ora è trattato solo marginalmente. La protesta di FederBio

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23 Dicembre, 2021
Tempo di lettura: 2 minuti

“La pandemia ci dà l’opportunità di cambiare rotta e investire in un sistema alimentare mondiale più responsabile. In tal senso, il prezioso contributo dei piccoli produttori è fondamentale. La lotta contro la fame esige di superare la fredda logica del mercato, incentrata avidamente sul mero beneficio economico e sulla riduzione del cibo a una merce come tante, e rafforzare la logica della solidarietà”. Non sono parole provenienti da qualche attivista, o forse sono le parole del primo degli attivisti. Perché a pronunciarle è stato Papa Francesco.

Che fine ha fatto il biologico nel Piano Strategico Nazionale?

Il monito del Santo Padre cade quanto mai opportuno, in un modo in cui la disuguaglianza alimentare è diventata norma, e che costringe metà della popolazione alla fame e l’altra metà alla bulimia. Un mondo in cui gigantesche multinazionali agricole controllano l’intero mercato in barba alle leggi antitrust. Che possono regolare a proprio piacimento domanda e offerta. E che con il loro mercantilismo spericolato ci stanno conducendo dritti verso il baratro ambientale. L’agricoltura intensiva e il ricorso massiccio ai fertilizzanti chimici hanno trasformato la produzione alimentare in un mostro che genera povertà e inquinamento. Lo sanno tutti ormai, ma nessuno muove un dito.

L’Italia è un’eccellenza dell’agricoltura biologica

In questo scenario fosco l’Italia è una (parziale) eccezione. Prima in Europa per coltivazioni biologiche, storicamente avversa alla monocoltura estensiva e propensa alla piccola produzione, potrebbe essere (più di quanto già non sia) un’avanguardia della produzione a misura d’uomo. Al biologico, del resto, è dedicato oltre il 16% della Sau (Superficie agricola utilizzata): parliamo di 81mila aziende e un giro d’affari di 4,5 miliardi di euro. Eppure nel Piano Strategico Nazionale che il governo dovrà consegnare entro fine anno, il biologico non pare ricevere la giusta attenzione.

“Un asset fondamentale per rilancio e sviluppo”

Il biologico viene nominato solo in uno dei nove obiettivi del Psn. Secondo FederBio e Aiab, invece, avendo il coraggio di investire in questo settore 900 milioni di quelli previsti per il Piano, si potrebbero conseguire risultati eccellenti. Raggiungere, ad esempio il 30% di Sau entro il 2027, riuscendo addirittura a superare (e di molto) il piano Farm to Fork così come previsto dalle direttive europee. “L’agricoltura bio costituisce quindi un asset fondamentale per lo sviluppo e il rilancio dell’intero sistema agroalimentare nazionale” sottolinea la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini.

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