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Omeopatia come terapia complementare per carcinoma polmonare: un nuovo studio

Tutti i valori presi in esame sembrano aver tratto giovamento dalla terapia omeopatica

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista The Oncologist mostra l’efficacia dell’Omeopatia come trattamento complementare nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC). Secondo la pubblicazione, infatti, il tempo di sopravvivenza delle persone affette da questa patologia aumenta nel caso venga utilizzata Omeopatia in funzione additiva. E lo stesso può dirsi per numerosi indici di qualità della vita presi in esame.

Per i malati di NSCLC in fase avanzate le opzioni di trattamento sono limitate. Per questo motivo la ricerca ho provato a sondare la possibilità di affiancare il metodo omeopatico al trattamento antitumorale convenzionale, al fine di alleviarne gli effetti collaterali. In questo modo si è cercato di incidere positivamente tanto sull’indice di sopravvivenza che sulla qualità della vita delle persone poste sotto esame. Delle 150 persone considerate nello studio, 98 hanno ricevuto rimedi omeopatici individualizzati (n = 51) o placebo (n = 47) in doppio cieco, mentre 52 pazienti senza alcun trattamento omeopatico sono stati selezionati come gruppo di controllo. Al termine dello studio per tutti e tre i gruppi sono stati analizzati tassi di sopravvivenza e indici di qualità della vita. I componenti dei diversi rimedi omeopatici erano principalmente di origine vegetale, minerale o animale. I rimedi sono stati prodotti mediante diluizione e succussione graduali.

Tutti i valori presi in esame sembrano aver tratto giovamento dalla terapia omeopatica: Il tempo di sopravvivenza mediano è stato significativamente più lungo nel gruppo omeopatia (435 giorni) rispetto al placebo (257 giorni; p = 0,010) e rispetto al controllo (228 giorni; p <0,001). Allo stesso modo, la qualità della vita, così come le scale funzionali e dei sintomi, hanno mostrato un miglioramento significativo nel gruppo omeopatico rispetto al placebo dopo 9 e 18 settimane di trattamento omeopatico (p <0,001). Gli autori dello studio sottolineano comunque che i due risultati potrebbero essere correlati: il generale miglioramento della qualità della vita potrebbe aver influito positivamente sui tempi di sopravvivenza. Circostanza che, in ogni caso, proverebbe l’efficacia dell’Omeopatia per il paziente.

Lo stesso team si riserva al più presto di condurre altri test dello stesso tipo su tipi di cancro di natura diversa, fiducioso di poter riscontrare risultati positivi anche in quei casi.

 

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