Dott. Mariano Spiezia - Tempo di lettura 5 min.

Connessioni inattese

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Alcuni anni fa partecipai a Napoli ad un evento organizzato dall’Associazione Altanur chiamato “Le Connessioni inattese” presieduto, tra gli altri, dal fisico della Materia Roberto Germano che ebbi modo di incontrare il giorno prima nel suo studio napoletano. Avemmo un breve, ma intenso e fruttuoso scambio di opinioni sulle nuove frontiere della scienza.

Ricordo molti relatori importanti tra cui il compianto fisico teorico Emilio Del Gudice, il premio Nobel per la fisica Brian Josephson, lo scrittore Graham Hancock e molti altri.. 

Dalla locandina:… La manifestazione “Le Connessioni Inattese” nasce per mettere in evidenza e sviluppare tutte le molteplici connessioni che esistono tra i diversi ambiti della conoscenza.

Fu un evento molto interessante e mai dimenticato. Quel titolo così intrigante e pieno di promesse per un nuovo modo di pensare, di affacciarsi sull’energia che sottende la materia visibile, di collegarsi agli altri e collegare le varie parti dello scibile umano per ricreare quella unità indivisibile di cui siamo espressione. Ma oltre al collegamento e la sua ricerca tra le varie discipline e filosofie, quello che mi risuonò dentro fu il collegamento tra gli scienziati impegnati nel dibattito e noi tutti che ascoltavamo, attenti, le varie presentazioni e le esperienze condivise. 

Come succede quando guardiamo un film coinvolgente, o ascoltiamo un’opera commovente di musica classica, o ci colleghiamo a coloro che amiamo ascoltandoli con empatia, tutta la stanza era “uno”: formava un solo corpo di menti, di pensieri, di attenzione; un campo unico energetico e compatto che fluttuava in base alle emozioni generate dai racconti e dalle esposizioni scientifiche.  

Quella si che era connessione! E tutt’altro che inattesa… 

Ascoltavo, entrando ed uscendo da quella bolla energetica, per osservare questo campo di forze palpabile, restando affascinato da quel movimento danzante di onde di attenzione ed emozioni. Un grande campo magnetico che superava di lunga la forza della semplice somma delle singole componenenti, cioè delle persone presenti. 

Fu questa percezione che mi fece tanto riflettere, al di là delle tematiche scientifiche e filosofiche affrontate in maniera così esemplare: pensai che quando si ascolta con simpatia ed empatia l’interlocutore, senza un atteggiamento ipercritico, senza già preparare nella mente un’eventuale risposta da contrapporre polemicamente all’idea altrui, nascono delle forme di connessioni e di scambio che si espandono ben più delle cognizioni tecniche e dei temi esplorati ed entrano in sintonia con dei campi di forza e conoscenza infinitamente più ampi. Compresi che più forte è la connessione e l’attenzione, più forte è l’onda generata che va ad allinearsi e sintonizzarsi con onde simili circostanti, attratta dalla legge di affinità e frequenza. Da questa connessione l’onda si amplifica e cresce in maniera esponenziale generando straordinari risultati. 

Gli effetti che potei osservare in me stesso durante quel simposio fu una capacità di comprendere cose che non pensavo di poter avere la possibilità di comprendere intellettivamente e accedere a delle informazioni, anche complicate, come se fossi un esperto delle discipline trattate, forse non intellettivamente, ma certamente in maniera concettuale ed intuitiva.

La cosa affascinante fu la consapevolezza che ciò che si produceva in termini di scienza e di dibattito e in maniera più sottile, di forme frequenziali invisibili da esse generate, non andava perso, ma come una massa di energie ed informazioni racchiuse in una bolla atemporale restava come in attesa, creando nuove possibilità e potenzialità, aspettando il momento di completarsi e manifestarsi. Un verifica della Legge di Lavoisier applicata e visibile in un Convegno. 

Ricordai allora una frase dell’Antico Maestro che diceva: “Voi raccogliete ciò che altri hanno seminato” e l’evidenza scientifica e le implicazioni di quella frase mi furono più chiare. Ebbi la chiarezza che la forza delle idee e della ricerca sia quale espressione di un team allineato e affiatato o di un singolo ricercatore, non si perdono, ma vanno a creare una potenzialità straordinaria, sebbene ancora inespressa. Quando il tempo perfetto giunge, cioè quando le frequenze generate da quel campo di ricerca specifico raggiungono la massa critica sufficiente (al di là del tempo-spazio) con il contributo di altri ricercatori, si crea quella che era definita dal Convegno una “connessione inattesa” e così qualche studioso scopre “all’improvviso” qualcosa o si arriva alla spiegazione di un fenomeno che per anni non si era compreso. Uno straordinario completamento apparentemente istantaneo di connessioni quale manifestazione finale di quella “bolla di potenzialità” che ha trovato il suo attimo di perfezione e culmine, manifestando quell’Unità della Vita e di Forze in ballo che superano i limiti temporali di una singola vita e del singolo essere, per esprimere al più alto grado l’efficienza di un organismo cosmico intercomunicante ed interdipendente. 

E risulta chiaro che quello che accade o ci accade quotidianamente, quelle situazioni che sembrano avvenire per caso, per fortuna o per “sfortuna”, hanno in realtà una provenienza lontana, forse da altri tempi o spazi della nostra vita o del nostro ciclo evolutivo, e sono stati prodotti da imput energetici da noi stessi generati che aspettano il giusto tempo per manifestarsi e completare il loro ciclo. A noi il compito di scegliere nel nostro ciclo vitale il meglio, di generare onde di comprensione, amore, ascolto, servizio, pazienza, tolleranza, intelligenza creativa etc, per indirizzare il nostro destino e trasformarlo in una scelta consapevole. In questa prospettiva sapremo leggere dunque le “connessioni inattese” in un’altra luce, dare loro un altro valore che ci vede pieni protagonisti e non più vittime e saremo grati alla Vita per averle costruite e riconosciute. 

Se applicassimo la leggi della connessione (empatia, ascolto rispettoso, aggiunta della propria opinione a quella degli altri, consapevolezza che ognuno può offrire il proprio contributo anche se diverso dal nostro, onestà intellettuale, etc), nei dibattiti quotidiani, nella costruzione delle relazioni nella nostra famiglia, nelle riunioni di lavoro per la realizzazione di progetti aziendali, nelle riunioni condominiali, nella condivisione di esperienze professionionali,  nei campi educativi, per citarne solo alcune, il mondo sarebbe un Eden. 

Ed è quello che sogno e, sono certo, il destino che ci aspetta.

 

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