La libertà è una conquista

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Il concetto di libero arbitrio, che ha trovato il suo terreno più fertile con l’avvento del cristianesimo, ma che ha radici ancora più antiche, è quella condizione di pensiero in virtù della quale ogni individuo può determinare in assoluta autonomia le finalità delle proprie azioni. Al libero arbitrio si contrappone il “determinismo” secondo il quale il destino è voluto da forze esterne, entità e volontà superiori che non dipendono dalle nostre scelte e che anzi le limitano e le modificano.

Il libero arbitrio implica quindi da un lato la libertà di scegliere e dall’altro la responsabilità di scegliere giustamente.

Nel III Canto dell’Inferno, Dante usa parole di disprezzo per una categoria di uomini e donne che, durante la vita, non hanno mai agito ne’ nel bene, ne’ nel male, ma si sono limitati a scegliere la massa, senza mai prendere una posizione ben precisa. Si tratta dei cosiddetti “Ignavi”.

E io ch’avea d’error la testa cinta,
dissi: «Maestro, che è quel ch’i’ odo?
e che gent’è che par nel duol sì vinta?».
Ed elli a me: «Questo misero modo
tengon l’anime triste di coloro
che visser sanza infamia e sanza lodo.
Mischiate sono a quel cattivo coro
delli angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé foro.
Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli».
E io: «Maestro, che è tanto greve
a lor che lamentar li fa sì forte?».
Rispuose: «Dicerolti molto breve.
Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa»

Guai a chi, avendo ricevuto in dono la libertà di scegliere il libero arbitrio, vi rinuncia per seguire la via più facile. Secondo Dante, rinunciare alla libertà e alle responsabilità che ne derivano, equivale a rinunciare alla propria dignità umana.

Riportando il concetto alla modernità, possiamo dire che, se il libero arbitrio è una qualità innata del genere umano di decidere se fare una cosa, piuttosto che un’altra, la libertà è invece una conquista, uno stato d’essere, che possiamo raggiungere solo se abbiamo la capacità di aumentare le nostre conoscenze a tutto tondo. Solo approfondendo la nostra cultura, le nostre conoscenze nei vari ambiti della vita, recependo e elaborando grandi quantità di informazioni dall’esterno, possiamo aumentare le possibilità di scelta personali e decidere quale strada intraprendere, in maniera autonoma. Senza farsi sopraffare e trascinare dagli eventi esterni, come successe agli Ignavi, in questo modo, possiamo avere un ruolo attivo nella nostra esistenza.

Ma quanto siamo veramente liberi di agire e di esprimerci? La Costituzione italiana riconosce la libertà personale come inviolabile.L’articolo 18 afferma che ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione.

L’articolo 19 afferma che ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e il diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo…

Eppure mai come negli ultimi periodi ci siamo chiesti se ciò che leggiamo nella Costituzione riguardo la libertà individuale, corrisponda veramente alla realtà; mai come ora ci stiamo chiedendo sempre più spesso se la libertà sia un nostro diritto o abbia un prezzo da pagare. Se l’emergenza sanitaria degli ultimi due anni, ci ha limitato nei nostri spostamenti per ridurre il rischio di contagio tra la popolazione, la riduzione della libertà fisica è stato il male minore rispetto alla limitazione di libertà cui sono andate incontro alcune categorie, come quella dei medici.  La libertà di scelta terapeutica, strumento necessario al medico per svolgere la sua professione e mettersi a disposizione dei propri pazienti, secondo scienza e coscienza, molto spesso viene meno.

Prigionieri di protocolli terapeutici standardizzati, con le mani e le menti legate, il medico che vorrebbe praticare la medicina dell’individuo, una medicina che valuta ogni caso come diverso dall’altro e mette al centro non la malattia, ma il paziente, si trova in grosse difficoltà. Il cruccio più grande per quei medici che vorrebbero curare con tutti gli strumenti e le conoscenze che hanno a disposizione, senza l’obbligo di incanalare le loro terapie in protocolli spesso obsoleti, è il grosso macigno delle responsabilità che sono costretti a portare sulle loro spalle, senza un appoggio dall’esterno, dal sistema sanitario.

Così la paura di prendere la decisione sbagliata e doversi accollare tutte le conseguenze su di se’, diventa la causa principale della limitazione della libertà di scelta. Nonostante il tutto dipenda anche da fattori esterni e il nostro libero arbitrio è influenzato da una dose più o meno importante di “determinismo”, è sempre e comunque importante aumentare il numero e la qualità delle nostre possibilità di scelta.

Se ci abituiamo a frequentare contesti che stimolano poco la nostra creatività e che limitano le nostre possibilità di scelta, assottigliamo sempre di più il nostro margine per scegliere una direzione di azione e di espressione piuttosto che un’altra.

Aumentando le nostre conoscenze, le nostre informazioni e gestendole in modo consapevole, possiamo aumentare il nostro margine di azione ed espressione e avere coscienza di quando le nostre scelte sono fortemente influenzate da fattori esterni.

Ma anche quando sembra che non abbiamo scelta e che non rimanga che arrenderci di fronte agli eventi della vita, una piccola modifica nel nostro atteggiamento, unita ad un’attenta valutazione della situazione, possono essere decisive per cambiare direzione ed intraprendere una nuova strada, verso una nuova destinazione.

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