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13 Gennaio, 2026

La visione omeopatica della malattia. Dott.ssa Gloria Lillo Alcover

Miasma e Ambiente. Caso clinico

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Secondo intervento della XII edizione del Festival dell’Omeopatia Unicista organizzato dall’Associazione Cilentana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana fondata e diretta dal dott. Antonio Vitiello. Il Festival si è tenuto nei giorni 17 – 18 e 19 ottobre a Moio della Civitella (SA) e questo era il titolo: La visione omeopatica della malattia. Miasma e Ambiente. Caso clinico.

6 Lezioni Controintuitive sulla Malattia che ti Faranno Ripensare la Salute

Introduzione: E se la malattia non fosse ciò che pensi?

Siamo abituati a pensare alla malattia come a un nemico che ci attacca dall’esterno: un virus che ci invade, un colpo di sfortuna, un destino genetico ineluttabile. Ma se questa visione fosse incompleta? Se la malattia fosse, in realtà, un linguaggio?

Secondo la Dottoressa Gloria Alcover Lillo, medico omeopatico di grande esperienza, la sofferenza di un essere umano è un “dialogo della persona con la sua storia”. Non un evento casuale, ma un processo intimo scritto nella nostra biografia. Preparati a scoprire sei riflessioni sorprendenti che potrebbero cambiare radicalmente la tua percezione della salute, del corpo e del benessere.

1. La Malattia non è un Invasore, ma il Dialogo con la tua Vita

Il primo passo per un nuovo sguardo sulla salute è smettere di considerare la malattia un aggressore esterno. Secondo la Dottoressa Alcover Lillo, patologie come il cancro non sono eventi casuali, ma processi che nascono da un modo di vivere e, soprattutto, da un modo di soffrire.

La sofferenza di una persona non è mai isolata, ma è il risultato della sua intera storia di vita, dei conflitti vissuti e delle ferite accumulate.

Questa visione sposta la narrazione: non siamo più vittime passive di una forza esterna, ma diventiamo interlocutori attivi di un messaggio che arriva dal profondo. La malattia diventa un’opportunità per comprendere il nostro percorso e ascoltare ciò che la nostra vita ci sta dicendo.

Il cancro non viene per un virus, né viene perché arriva un soffio o uno spirito nero, no. Il cancro viene come processo degenerativo di un modo di vivere, di soffrire profondamente.

2. La Salute è Autenticità: Quando la tua “Maschera” e la tua “Identità” coincidono

Per comprendere la radice del benessere, la Dottoressa Alcover Lillo usa due concetti chiave: l’identità e la maschera.

  • L’identità è la nostra natura più intima ed essenziale, ciò che siamo veramente.
  • La maschera è il modo in cui ci presentiamo al mondo, il nostro ruolo sociale.

In una persona sana, questi due aspetti coincidono. C’è genuinità: ciò che mostra è ciò che è. La malattia emerge quando ci allontaniamo dalle nostre “condizioni ottime di vita”. Come vivere in una casa con troppa umidità prima o poi ci farà ammalare fisicamente, così allontanarci dalle nostre condizioni interiori ottimali ci fa ammalare nell’anima.

Questo accade perché non siamo venuti al mondo solo per sopravvivere (“conservazione”), ma per esprimerci e compierci (“realizzazione”). Quando tradiamo questa spinta profonda per aderire a un’immagine esterna, si crea una frattura. È il caso della paziente narrato dalla dottoressa, che per sopravvivere a un dolore immenso, si costruì una personalità professionale di successo ma “impositiva”, una maschera che nascondeva la sua vera identità ferita. I sintomi sono la manifestazione fisica di questa disarmonia.

…tra maschera e identità c’è una cosa che si chiama “la malattia”, cioè la sofferenza, i sintomi, cioè le manifestazioni del disagio…

3. L’Epigenetica non è solo Cibo: l’Odio è un Veleno più Potente

Oggi sentiamo spesso parlare di epigenetica, ovvero di come l’ambiente e le esperienze possano modificare l’espressione dei nostri geni. Ma la visione della Dottoressa Alcover Lillo va ben oltre l’alimentazione o l’inquinamento.

Gli stimoli epigenetici più potenti e distruttivi nascono dal “veleno del malvivere”. Questo veleno non è astratto: è la “silenziosa e nascosta guerra” mossa da una sorella che arriva a sabotarti nel lavoro; è il mobbing sistematico di un collega che ti massacra la vita. Queste ferite relazionali possono essere più tossiche di qualunque cibo spazzatura.

L’unico antidoto a questo veleno è l’amore, inteso come l’unica forza capace di superare i conflitti e trasformare il dolore. Questo ci porta a una riflessione radicale: la salute è intrinsecamente legata alla nostra etica. “Siamo qui per essere buoni” e il nostro comportamento verso gli altri è un atto che santifica (o profana) la vita stessa.

Il veleno di una di una sorella che ti odia è tremendo. Il veleno di un compagno di lavoro che ti massacra la vita è tremendo.

4. Il Primo Atto di Guarigione? Scrivere la tua Storia

Cosa fa la Dottoressa Alcover Lillo prima ancora di visitare un nuovo paziente? Gli chiede di scrivere la propria storia di vita. Non un semplice elenco di sintomi, ma un racconto libero delle proprie circostanze personali.

Questo non è un esercizio preliminare, ma il primo, fondamentale atto terapeutico. Scrivendo, la persona inizia un “incontro con la propria anima”. In questo processo intimo, il paziente spesso identifica il nucleo della sua sofferenza da solo (“lo scopre da solo”) e comincia persino a “intuire una soluzione”.

Questo approccio trasforma il rapporto medico-paziente. Il medico non deve più interpretare o “violentare” la storia altrui, ma può semplicemente “accogliere e raccogliere” un racconto che il paziente ha già iniziato a comprendere da sé, con grande rispetto per la sua autonomia.

La narrazione è l’incontro del profondo del paziente con se stesso. Cioè, per la prima volta il paziente si trova con un interlocutore che li ascolta, che vuole sapere da lui tutto.

5. Il tuo Corpo parla: Ogni Sintomo è un Messaggio, non un Errore

La mente e il corpo non sono due entità separate, ma “un tutt’uno”. Questa non è una frase fatta, ma una realtà biologica. Ogni sintomo fisico è un linguaggio simbolico dell’inconscio, un messaggio preciso che emerge quando non troviamo le parole.

Nella storia clinica presentata dalla dottoressa, gli esempi sono illuminanti:

  • Un’ernia ombelicale a 2 anni in una bambina non riconosciuta dalla madre depressa urla fisicamente: “Sono stufa del sentirmi di più in più nella famiglia”.
  • Una grave otite a 4 anni, dopo aver subito abusi, esprime il rifiuto di sentire “gli attacchi della famiglia, la paura, la rabbia e la impotenza” che la circondano.
  • Una violenta sinusite a 7 anni è la manifestazione fisica del sentirsi “soffocare” in una casa che era un “manicomio”, un grido silenzioso carico di “una rabbia, un impianto ripreso” (una rabbia e un pianto repressi).

Questa prospettiva trasforma i sintomi: da nemici da sopprimere diventano messaggi preziosi da decodificare. L’essere umano è “psichico per natura”, e ogni organo, dal fegato alla pelle, parla della totalità della persona.

6. La Vera Salute non è Assenza di Problemi, ma la capacità di affrontarli

Cosa distingue davvero una persona sana da una malata? Non è l’assenza di problemi. La vita è, per sua natura, piena di conflitti.

La vera differenza risiede nella capacità. La persona sana è in grado di affrontare i conflitti e usarli per imparare e maturare. Vede le sfide come la “battaglia dell’eroe”, occasioni educative per acquisire saggezza.

La persona malata, invece, è definita dall’incapacità. La sua sofferenza si traduce in un “non puoi”: non puoi camminare, non puoi dormire, non puoi realizzare i tuoi sogni. Questa impotenza, che per la paziente della storia divenne un’artrite invalidante che le impediva di camminare, impedisce di portare a compimento la missione della propria esistenza. La salute, quindi, non è uno stato di perfezione, ma la libertà e la forza di vivere pienamente il proprio cammino.

Il sano è capace di risolvere i conflitti, non è che non ha conflitti. Il sano è in grado di affrontarli, sbrogliarli e accumulare esperienza positiva, auto-educarsi.

 

Conclusione: Un nuovo Sguardo sulla Guarigione

La malattia non è una maledizione casuale, ma un percorso profondamente personale, un racconto scritto nella nostra biografia e impresso nel nostro corpo. Ogni sintomo, dal più banale al più grave, è parte di questo dialogo.

Le riflessioni della Dottoressa Alcover Lillo ci invitano a un cambiamento di prospettiva radicale: smettere di combattere il nostro corpo e iniziare ad ascoltarlo. Considerare i nostri sintomi non più come un’ingiustizia, ma come una potenziale guida verso una maggiore autenticità, comprensione e, infine, guarigione.

Il ruolo cruciale dell’Omeopatia in questo processo è distinguere il “teatro” in cui vive il paziente (conflitto esistenziale) dal modo specifico e individuale in cui egli soffre (conflitto patologico). Il rimedio omeopatico, o simillimum, non viene dato per cambiare la vita del paziente, ma per curare il modo in cui il paziente reagisce a essa. Il rimedio agisce come una sollecitazione energetica che “riordina” la forza vitale alterata. La dottoressa descrive l’Omeopatia come una medicina quantistica nata ben prima delle moderne scoperte sulle nanoparticelle, capace di agire sulla dimensione dinamica e invisibile dell’individuo.

E se i tuoi sintomi non fossero una condanna, ma un invito ad ascoltarti finalmente?

3 commenti

  • Vittorio Vitale

    Molto bello e interessante
    Vorrei continuare ad essere aggiornato in questo modo con la possibilità anche di stampare su carta queste lezioni per poterle rileggere sempre su un quaderno I su un libro
    Non credo alla comunicazione solo x via informatica là possibilità di riflettere su un supporto cartaceo aiuta a memorizzare dí più
    (Io credo che la stampa emani una energia particolare che attiva meglio i neuroni)

  • Grande gratitudine per il dono di questo contributo.
    E di tutti quelli ricevuti quotidianamente da questo sito
    Sabrina

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