Terzo intervento della XII edizione del Festival dell’Omeopatia Unicista organizzato dall’Associazione Cilentana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana fondata e diretta dal dott. Antonio Vitiello. Il Festival si è tenuto nei giorni 17 – 18 e 19 ottobre a Moio della Civitella (SA) e questo era il titolo: La visione omeopatica della malattia. Miasma e Ambiente. Caso clinico.
Istintivamente, pensiamo alla malattia come a un nemico da sconfiggere, un malfunzionamento del nostro sistema biologico che va corretto il prima possibile. È una battaglia da combattere, un errore da cancellare. Questa visione è così radicata che raramente ci fermiamo a metterla in discussione.
E se questa prospettiva fosse incompleta? Se la malattia non fosse un guasto casuale, ma una forma di comunicazione? Se i sintomi, invece di essere fastidi da sopprimere, fossero messaggi precisi che il nostro corpo ci invia per guidarci?
Queste sono le domande radicali poste dal Dott. Domenico De Carlo, medico, pediatra e omeopata, che offre un modo completamente nuovo di intendere la nostra relazione con la salute.
Questo articolo esplora quattro delle intuizioni più sorprendenti e profonde del suo pensiero. Non si tratta di semplici teorie, ma di veri e propri cambi di paradigma che ci invitano a smettere di combattere il nostro corpo e a iniziare, finalmente, ad ascoltarlo.
Questo articolo esplora quattro delle intuizioni più sorprendenti e profonde del suo pensiero. Non si tratta di semplici teorie, ma di veri e propri cambi di paradigma che ci invitano a smettere di combattere il nostro corpo e a iniziare, finalmente, ad ascoltarlo.
1. La malattia non è un errore del sistema, ma una bussola per il futuro.
L’idea centrale è che la malattia non rappresenta un fallimento del nostro organismo. Al contrario, è la risposta adattativa che il nostro corpo mette in atto per affrontare le sfide che la vita gli presenta. È il tentativo di integrarsi con un mondo in continuo cambiamento, una sorta di “didascalia dolorosa”: un insegnamento doloroso.
La malattia agisce attraverso un paradosso potente: ci limita e allo stesso tempo ci guida. Costringendoci “all’interno di certi recinti”, ci mostra con precisione ciò che ci manca per evolvere e ci indica la direzione da prendere per la nostra crescita. È una spinta necessaria, sebbene difficile, verso un nuovo equilibrio e una maggiore integrazione con la nostra esistenza.
La malattia nel momento stesso in cui in cui ci limita e e ci costringe all’interno di certi recinti in quello stesso momento ci sta indicando qual è l’orizzonte futuro quindi è una spinta verso l’integrazione verso verso quello che ci manca…
La malattia nel momento stesso in cui in cui ci limita e e ci costringe all’interno di certi recinti in quello stesso momento ci sta indicando qual è l’orizzonte futuro quindi è una spinta verso l’integrazione verso verso quello che ci manca…
2. I sintomi non sono una catena, ma una sinfonia
Siamo abituati a pensare in termini di causa ed effetto lineari: il sintomo A ha causato il sintomo B. Secondo De Carlo, questo approccio è impensabile. Un sintomo, per sua stessa costituzione, è sempre e solo un effetto; non può mai essere la causa di un altro sintomo. Tutti i sintomi di una patologia, infatti, sono espressioni simultanee di un’unica, profonda alterazione della nostra “forza vitale”.
Questo significa che i sintomi godono di “equipotenzialità” (sono tutti ugualmente importanti) e “isocronismo” (accadono nello stesso momento su piani diversi). Ma cosa li tiene insieme? Il concetto chiave è quello di “miasma”, che in greco non significa malattia, ma “sigillo”, “simbolo”. Il miasma è l’attributo condiviso, la firma energetica che connota tutti i sintomi e li fa entrare in risonanza, vibrando insieme come le note di un accordo musicale. Invece di cercare una singola causa, siamo invitati a leggere la totalità dei sintomi come un messaggio coerente.
Non c’è un sintomo all’interno dell’analogia che ne determina un altro è impensabile i sintomi sono tutti quanti effetti non sono causa.
3. Non sei un’isola: tu sei il tuo ambiente
L’idea di essere un individuo separato dall’ambiente che lo circonda è un’illusione. Viviamo invece all’interno di un “campo esistenziale” in cui noi e il nostro ambiente ci determiniamo a vicenda in uno scambio continuo e reciproco, un “rapporto biunivoco”. Questa concezione ha radici filosofiche profonde; come insegnava Baruch Spinoza, “la relazione viene prima dal cominciamento”.
Questa prospettiva smonta il dogma del determinismo genetico. Non siamo prigionieri del nostro DNA. Come si può pensare che nascere in un luogo estremo sia uguale a nascere a Napoli o in Africa? Il luogo in cui nasciamo, il cibo che mangiamo e le esperienze che facciamo non sono dettagli secondari, ma elementi che ci costituiscono in modo fondamentale. L’ambiente ci modella tanto quanto noi modelliamo lui.
Io sono il mio ambiente io vivo all’interno di un campo esistenziale, quel campo esistenziale io lo determino e lui determina me c’è un rapporto biunivoco vicendevole di scambio.
4. La vera morte non è biologica, ma è smettere di desiderare
L’ultima lezione è la più filosofica e potente. La forza vitale che ci anima è intrinsecamente legata alla nostra volontà e al nostro desiderio. La vita, nel suo senso più profondo, è la tensione verso la realizzazione di ciò che ci siamo prefissati.
Iniziamo a “morire” non quando il corpo cede, ma quando smettiamo di desiderare e di volere. L’atto supremo di salute consiste nell’usare non solo la volontà, ma “l’intensità con la volontà” — uno sforzo attivo e concentrato — per superare i limiti con cui siamo nati. È questa spinta energetica, alimentata dal desiderio, l’unica vera via per trascendere la patologia e vivere pienamente la nostra esistenza.
Quand’è che moriamo? Moriamo quando smettiamo di di desiderare e volere quello che abbiamo deciso di fare.
Conclusione: Riascoltare il Corpo
Queste quattro lezioni ci offrono molto più di una semplice visione alternativa della medicina; ci invitano a un profondo cambiamento di prospettiva. Ci spingono a passare da un atteggiamento di lotta contro la malattia a uno di dialogo con essa, a vederla non come un’invasione esterna, ma come una forma di coscienza.
La malattia diventa un messaggero, una comunicazione diretta dal nostro organismo sul nostro percorso di vita, sui nostri bisogni e sulla direzione da prendere. La prossima volta che il tuo corpo ti invierà un segnale, lo tratterai come un nemico da zittire o come un messaggero da ascoltare?









