Quinto intervento della XII edizione del Festival dell’Omeopatia Unicista organizzato dall’Associazione Cilentana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana fondata e diretta dal dott. Antonio Vitiello. Il Festival si è tenuto nei giorni 17 – 18 e 19 ottobre a Moio della Civitella (SA) e questo era il titolo: La malattia come invito a vivere.
Malattia o Messaggio?Come cambiare il tuo modo di guarire
Nella frenesia della modernità, siamo abituati a percepire il sintomo come un’interruzione fastidiosa, un guasto meccanico che incrina i nostri progetti o una dissonanza da mettere a tacere con la forza della chimica. Eppure, se spostiamo lo sguardo oltre il velo della materia, la malattia smette di essere un errore biologico per rivelarsi come una scissione dell’anima, un’ombra che attende di essere integrata. Secondo la visione del Dr. Andrea Brancalion, medico veterinario ed esperto di omeopatia dinamica, la patologia non è una condanna, ma un “invito a vivere”: un richiamo verso quell’unità perduta che chiamiamo salute. Il dolore, dunque, non è il nemico, ma il messaggero di una totalità che reclama il suo spazio. Se il tuo malessere avesse una voce, non sarebbe un grido di resa, ma un rito di passaggio verso la tua autentica natura.
La Malattia come specchio della realtà soggettiva
La malattia non è un evento oggettivo calato dall’alto, bensì il riflesso di un’interpretazione errata della realtà. Essa scaturisce dal modo unico e soggettivo in cui ogni essere vivente — uomo, animale o pianta — percepisce il mondo e reagisce a esso. Quando perdiamo il senso di unità che ci sostiene, cadiamo nella frammentazione: il sintomo, come un mal di testa che improvvisamente ci rende consapevoli di una parte del corpo che prima ignoravamo, è il modo in cui l’organismo ci costringe a guardare ciò che abbiamo separato dal Tutto.
Il sintomo ci avverte che la nostra visione del mondo sta condizionando la nostra biologia, creando una dissonanza nella sinfonia del vivente. Come scriveva Carl Gustav Jung: “Finché non renderai l’inconscio conscio esso dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai destino.”
Guarire significa dunque smettere di proiettare la colpa all’esterno — sul clima, sull’alimentazione o sulle relazioni — e iniziare a osservare come le nostre percezioni interiori stiano plasmando la nostra condizione psicosomatica.
Oltre il DNA: il miasma e i campi morfogenetici
Il determinismo genetico vorrebbe ridurci a una mera sequenza di basi azotate, ma la visione omeopatica dinamica propone un concetto più profondo: l’ereditarietà dinamica, definita come Miasma. L’informazione che condiziona la nostra salute non viaggia solo attraverso il DNA, ma scorre in quelli che il biologo Rupert Sheldrake definisce campi morfogenetici. Questi campi sono bacini di memoria collettiva, una sorta di “campo akashico” o inconscio universale che connette ogni forma di vita oltre i confini della materia.
Esempi lampanti di questa connessione invisibile si trovano nel regno animale: colonie di topi che apprendono nuovi comportamenti istantaneamente a migliaia di chilometri di distanza, o cani che rispondono a vibrazioni e informazioni trascendenti, sentendo il ritorno del padrone ben prima che sia fisicamente percepibile.
- Memoria Collettiva: Le esperienze non sono isolate, ma alimentano l’anima di gruppo (o “Io di gruppo”).
- Risonanza: Gli organismi reagiscono a campi d’informazione che risiedono nell’invisibile.
- Ereditarietà Informativa: Il miasma è una traccia dinamica registrata nel diario cosmico dell’esistenza, che influenza la nostra predisposizione biologica.
Il caso del Greyhound: La Dynamis oltre la materia
Uno degli esempi più toccanti dell’efficacia di questa visione riguarda un Greyhound salvato in Irlanda. Colpito da un linfoma aggressivo con una prognosi di pochi mesi, il cane è sopravvissuto per tre anni, spegnendosi naturalmente solo alla soglia della vecchiaia per la sua razza. La sua non è stata una lotta frontale contro il cancro, ma una catarsi resa possibile dal riallineamento con le sue necessità profonde: vivere in un bosco, immerso nella natura che la sua anima richiedeva.
La forza vitale (o dynamis) ha mantenuto una qualità di vita sbalorditiva. Negli ultimi tempi, nonostante una sindrome paraneoplastica gli avesse letteralmente “mangiato” metà del volto conferendogli un aspetto scheletrico — simile al personaggio dei fumetti Satanik — il cane ha continuato a mangiare con voracità e gusto, privo di dolore. Questo dimostra che la vera guarigione avviene nei corpi sottili:
- Corpo Fisico: La materia destinata a farsi “cadavere” e restare sulla terra.
- Corpo Eterico (Vitale): La dynamis che regola i ritmi biologici e la rigenerazione.
- Corpo Astrale (Emotivo): Il regno dei desideri, delle passioni e del “mi piace”.
- Spirito (Io Superiore): L’identità immortale e profonda, il vero “Sé”.
Le 4 domande per decodificare l’esistenza
L’approccio del Dr. Brancalion trasforma l’anamnesi in un percorso diagnostico esistenziale. Per individuare il simillimum — il rimedio capace di innescare la trasformazione — non basta curare il sintomo, ma occorre interrogare i diversi livelli dell’essere attraverso quattro domande:
- Cosa? Indaga il corpo fisico: il motivo manifesto della sofferenza, la punta dell’iceberg.
- Come? Esplora il corpo eterico: le modalità, i ritmi, gli orari e le posizioni che modificano il dolore.
- Perché? Analizza il corpo astrale: l’origine emotiva, lo shock o la disarmonia che ha scatenato la rottura.
- Chi? Interroga lo Spirito: chi è l’essere che sta soffrendo? Come vive, come sente, come reagisce alla vita?
Rispondere alla domanda “Chi sei tu?” è l’atto medico supremo. Mentre il “Cosa” si occupa della materia transitoria, il “Chi” si rivolge alla parte immortale del paziente. Solo conoscendo l’identità profonda è possibile risvegliare la forza vitale e trasformare la malattia in evoluzione.
Vincere rinunciando: Il mito dell’Idra e la luce della coscienza
Il segreto della guarigione profonda risiede nel mito di Ercole e l’Idra di Lerna. L’Idra, le cui teste ricrescono non appena vengono tagliate, rappresenta i nostri sintomi e le nostre resistenze interiori. Ercole non ottiene la vittoria con la forza bruta o l’opposizione violenta; vince quando solleva il mostro e lo espone alla luce del sole.
Il male soccombe non quando è combattuto, ma quando è osservato dalla coscienza. È l’accettazione attiva che trasmuta l’ostacolo in alleato. Come suggerito dall’antico insegnamento di Chirone: “Ci eleviamo inginocchiandoci, conquistiamo arrendendoci e vinciamo rinunciando.”
Arrendersi non significa rassegnarsi, ma rinunciare alla lotta egoica per accogliere il messaggio del sintomo. Inginocchiarsi di fronte al proprio dolore permette di integrarlo, privandolo del potere di distruggerci e trasformandolo in un motore di crescita.
La Salute come stato di evoluzione permanente
Dobbiamo avere il coraggio di accettare una verità liberatoria: la salute non è l’assenza assoluta di malattia — condizione impossibile per esseri mortali — ma uno “stato di minor malattia”. La malattia è lo strumento evolutivo che la natura utilizza per spingerci verso la purificazione e la consapevolezza. Ogni crisi biologica è un richiamo all’istinto, un’opportunità per scendere nel nostro “mondo infero”, dialogare con i nostri mostri e trasformarli in alleati.
Se la tua malattia avesse una voce e volesse indicarti una nuova strada, avresti il coraggio di ascoltarla e trasformare il tuo dolore in un rito di passaggio?










2 commenti
fabrizio formigaro
Una Magnifica esposizione di ciò che È Vita e guarigione ai vari livelli dell’Esistenza
Generiamosalute
Grazie di cuore per un commento fatto con il cuore….