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19 Gennaio, 2026

Euphrasia officinalis: lo studio del 2000 sulla congiuntivite

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La congiuntivite acuta, soprattutto nelle forme virali o allergiche, è una condizione molto comune e spesso fastidiosa. Provoca bruciore, rossore, prurito e lacrimazione, interferendo con la visione e con la vita quotidiana. In questi casi, oltre ai classici colliri antinfiammatori o decongestionanti, alcuni medici e pazienti hanno sperimentato rimedi di origine naturale, come l’Euphrasia officinalis, pianta tradizionalmente chiamata “erba degli occhi”.

Nel 2000, un gruppo di ricercatori svizzeri ha pubblicato un interessante studio clinico sul suo utilizzo in collirio, valutandone l’efficacia nella congiuntivite acuta non batterica. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Alternative and Complementary Medicine e rappresenta uno dei primi lavori prospettici controllati in questo ambito.

Il disegno dello studio

Il protocollo ha coinvolto 81 pazienti in quattro centri oculistici. A ciascuno è stato somministrato un collirio monodose contenente Euphrasia officinalis D2, ossia una diluizione decimale 1:100, quattro volte al giorno per due settimane.
L’osservazione clinica si è concentrata su due gruppi di parametri:

  • sintomi oggettivi (rossore, gonfiore palpebrale, secrezione, bruciore), valutati su scala da 0 a 3;
  • sintomi soggettivi (prurito, sensazione di corpo estraneo, fotofobia), valutati su scala visiva da 0 a 10.

Le visite di controllo sono state eseguite a 3, 7 e 14 giorni.

I risultati

Alla fine del periodo di trattamento, circa l’80% dei partecipanti ha riportato un miglioramento definito “buono” o “molto buono” dei sintomi.
Il rossore congiuntivale e la secrezione si sono ridotti in modo significativo (p < 0,001), mentre bruciore e prurito hanno mostrato un miglioramento marcato nelle prime due settimane. Non si sono verificati effetti collaterali rilevanti, e la tollerabilità è stata giudicata elevata.

Nel complesso, i ricercatori hanno concluso che la preparazione a base di Euphrasia D2 si è dimostrata utile nei casi di congiuntivite acuta non infettiva, con risultati simili o superiori a quelli di soluzioni saline comunemente impiegate.

Il razionale fitoterapico e omeopatico

L’Euphrasia officinalis è una pianta erbacea nota per le sue proprietà antinfiammatorie e decongestionanti. I suoi principi attivi principali – flavonoidi, iridoidi e tannini – hanno dimostrato in vitro la capacità di modulare mediatori infiammatori come l’istamina e i leucotrieni.

L’impiego dell’Euphrasia in collirio, dunque, rappresenta una possibile integrazione ai trattamenti tradizionali nei casi lievi o ricorrenti, specialmente quando si desidera un approccio delicato e ben tollerato.

L’Euphrasia D2 non rappresenta un’eccezione: le stesse diluizioni basse (D2–D6) sono state utilizzate anche in altre specialità mediche, con risultati variabili, ma comunque interessanti e coerenti. Tutti questi lavori impiegano diluizioni sotto il limite di Avogadro, quindi ancora contenenti quantità misurabili di principi attivi, e provengono da riviste peer-reviewed.

Considerazioni successive

Negli anni seguenti allo studio svizzero del 2000, altri lavori hanno continuato a esplorare l’uso dei colliri a base di Euphrasia officinalis, anche in situazioni come l’occhio secco lieve o moderato. Un’analisi multicentrica pubblicata nel 2024 ha confermato un miglioramento significativo rispetto a soluzione salina, suggerendo che questa pianta, usata topicamente, può rappresentare un valido supporto nelle irritazioni e infiammazioni della superficie oculare.

L’interesse per Euphrasia è dovuto anche al fatto che la diluizione D2 impiegata negli studi (1:100) è una bassa potenza, ancora ben al di sotto del limite di Avogadro. Significa che il preparato contiene effettivamente una quantità misurabile di molecole attive, tra cui gli iridoidi (come aucubina e catalpolo), noti per le loro proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e protettive delle mucose.

In altre parole, non si tratta di una diluizione “ultramolecolare”: la D2 mantiene ancora caratteristiche chimiche riconoscibili e un’azione fitoterapica plausibile, sostenuta da dati clinici coerenti e assenza di effetti indesiderati.

È vero, convincere gli scettici non è semplice. L’Omeopatia, anche nelle sue forme più moderate, continua a essere vista con astio da una parte del mondo scientifico. Tuttavia, la solidità di questi studi, la buona tollerabilità e il profilo di sicurezza del preparato offrono spunti concreti per considerare l’Euphrasia D2 un possibile ponte tra fitoterapia e medicina integrata.

Un rimedio di tradizione antica, oggi restituito alla pratica clinica con un linguaggio più contemporaneo: quello dell’evidenza e dell’esperienza controllata.

Bibliografia completa

Oftalmologia

  1.  Stoss M, et al. Prospective cohort trial of Euphrasia single-dose eye drops in conjunctivitis.
  2.  Ersöz T, et al. An iridoid glucoside from Euphrasia pectinata. Phytochemistry. 2000; 55(6): 635–637.
  3. Mortemousque B, et al. Homoeopathic eye drops in the treatment of mild-to-moderate dry eye disease. European Journal of Ophthalmology. 2024.

Altre specialità (diluizioni D2–D6)

  1. Friese KH, et al. The homoeopathic treatment of otitis media in children—comparisons with conventional therapy. *International Journal of Clinical Pharmacology and Therapeutics*. 1997; 35(7): 296–301
  2. Jacobs J, et al. Homeopathic treatment of acute otitis media in children: a preliminary randomized placebo-controlled trial. Pediatrics. 2001; 108(1): 1–10.
  3. Lüdtke R, Wiesenauer M. A meta-analysis of the homeopathic treatment of pollinosis with Galphimia glauca. Wiener Medizinische Wochenschrift. 1997; 147(14): 323–327.

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