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Cloni senza cervello per vivere in eterno
22 Aprile, 2026

Cloni senza cervello per vivere in eterno

RedazioneRedazione
Una società californiana lavora in segreto per creare copie umane prive di coscienza da usare come riserva di organi. Una visione che fa inorridire scienziati ed etici di tutto il mondo.

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Una copia di te stesso, nata senza la parte superiore del cervello, tenuta in vita da un sondino, allevata in silenzio fino al giorno in cui avrai bisogno di un rene, un fegato, o forse — nella versione più estrema di questo piano — dell’intero corpo. Non è fantascienza di bassa lega, è il progetto reale di una startup americana che ha operato nell’ombra per anni. Si chiama R3 Bio, ha sede a Richmond, in California, e secondo quanto riportato dal MIT Technology Review lo scorso 30 marzo, il suo fondatore John Schloendorn ha presentato in modo entusiastico a investitori e colleghi quella che lui stesso ha definito la sua “offerta finale per sconfiggere l’invecchiamento”: la creazione di cloni umani privi di cervello come corpi di riserva.

La mente (si fa per dire) dietro al progetto

Schloendorn non è un nome noto nel panorama scientifico tradizionale. Ha un dottorato, una rete di contatti nella Silicon Valley e una storia da outsider: è diventato famoso in certi ambienti per aver allestito un laboratorio fai-da-te nel garage di casa sua. Nonostante l’assenza di pubblicazioni significative, è riuscito a raccogliere capitali da investitori come il miliardario Tim Draper e a presentare il suo progetto in eventi esclusivi da 70.000 dollari a biglietto.

La sua ispirazione dichiarata è una malformazione congenita chiamata idranencefalia, in cui i bambini nascono privi delle principali strutture cerebrali. Schloendorn ha mostrato a potenziali investitori le scansioni di questi bambini (teschi quasi vuoti) come prova che un corpo può sopravvivere senza gran parte del cervello. Da qui la sua idea: replicare quella condizione in modo intenzionale, tramite ingegneria genetica, in un clone umano.

Un piano in fasi, tenuto deliberatamente segreto

Il progetto prevedeva tappe precise: prima i roditori, poi le scimmie, poi gli esseri umani. Un documento interno del 2023, definito “lettera agli stakeholder”, parlava esplicitamente di “clonazione per sostituzione corporea” e descriveva tecniche di “brain knockout” già sperimentate nei topi, che secondo Schloendorn avrebbero dovuto funzionare anche nei primati, “una categoria che include sia le scimmie che gli esseri umani”. Alla domanda se la tecnica avrebbe funzionato, la risposta nella lettera era agghiacciante nella sua semplicità: “C’è un solo modo per scoprirlo.”

Il tutto veniva mantenuto intenzionalmente fuori dai radar. In una presentazione pubblica, l’imprenditore Kris Borer, legato a questo ambiente, ha spiegato la strategia senza mezzi termini: cominciare con obiettivi accettabili — come ridurre la carenza di organi per i trapianti — per poi “scaldare” gradualmente l’opinione pubblica verso le proposte più radicali. “Non inizieremo con ‘clonatevi e datevi un corpo nuovo’. Inizieremo con ‘risolviamo la carenza di organi’“, ha detto.

Le reazioni della comunità scientifica

Di fronte a questa visione, i ricercatori interpellati non hanno nascosto sgomento. Jose Cibelli, scienziato della Michigan State University tra i pionieri della clonazione di embrioni umani, ha reagito con parole nette: “Sembra pazzesco, secondo me. Come si dimostra la sicurezza? Cos’è la sicurezza quando si cerca di creare un essere umano anomalo?” E ancora: “Non c’è limite all’immaginazione umana e ai modi di fare soldi, ma devono esserci dei confini. E questo è il confine: creare un essere umano che non è un essere umano.” George Church, professore ad Harvard, ha liquidato l’intera direzione con un giudizio fulminante: i corpi umani senza cervello sono “non molto utili, oltre che ripugnanti”. E ha aggiunto che quasi tutti i pazienti in lista d’attesa per trapianti hanno bisogno di un solo organo: “Non c’è quasi nessuno scenario in cui si abbia bisogno di un intero corpo.” Anche Bjorn Merker, neuroscienziato che ha studiato a lungo bambini con idranencefalia, ha avvertito che il tronco encefalico da solo potrebbe produrre una forma elementare di coscienza. Il che renderebbe l’espianto di organi da esseri modellati su quella condizione profondamente immorale.

Il sogno dell’immortalità e i suoi finanziatori

Dietro R3 Bio si muove un ecosistema di investitori e pensatori che si autodefiniscono “vitalisti”. Sono convinti che la morte sia un problema da risolvere con sufficiente denaro e tecnologia. Boyang Wang, del fondo Immortal Dragons, ha confermato di aver investito 500.000 dollari nell’azienda, attratto dalla prospettiva di “trapiantare il tuo cervello in un corpo nuovo”. Da allora, però, ha ridimensionato le sue aspettative, definendo il trapianto di corpo intero “molto poco fattibile, non molto scientifico”.

Nel frattempo, il chirurgo controverso Sergio Canavero, noto per le sue proposte di trapianto della testa, ha rivelato che Schloendorn lo contattò anni fa parlando di trapianti su bambini di due o tre anni. “Mi sono fermato di colpo”, ha detto. “Come si può anche solo concepire una cosa del genere?”

Dove finisce la scienza e dove comincia l’orrore

Quello che colpisce di questa vicenda non è solo la natura disturbante delle proposte in sé. È la metodologia della segretezza, la strategia di presentarsi in modo rassicurante mentre si coltivano obiettivi ben più radicali, la rete di relazioni con agenzie governative americane come ARPA-H, e la capacità di raccogliere finanziamenti reali per un progetto che la comunità scientifica considera al limite dell’irrealizzabile e ben oltre il limite dell’etico.

Pensare che donne vengano pagate per portare in grembo feti deliberatamente resi anencefali, che esseri umani vengano concepiti come contenitori biologici usa-e-getta, che il confine tra persona e cosa venga eroso in nome della longevità dei ricchi e dei potenti: tutto ciò fa rabbrividire qualsiasi essere umano dotato di empatia. Quindi, forse per definizione, non questi aspiranti scienziati pazzi e il loro seguito di venture capitalists da strapazzo.

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