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Sai cos'è il criticoma?
20 Agosto, 2026

Sai cos’è il criticoma?

RedazioneRedazione
Un nuovo modello neuroscientifico descrive come le esperienze dell'infanzia e dell'adolescenza, compresa l'esposizione agli schermi, contribuiscano a plasmare il cervello in crescita

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Bambini e adolescenti di oggi trascorrono una parte crescente della loro vita davanti a schermi di ogni tipo. Smartphone, tablet, videogiochi e social network accompagnano lo sviluppo delle nuove generazioni fin dai primi anni di vita. La domanda che genitori, educatori e ricercatori si pongono da tempo resta aperta: quale impronta lasceranno queste esperienze sul cervello in formazione? Un gruppo internazionale di neuroscienziati ha proposto una nuova chiave di lettura che potrebbe aiutare a trovare risposte più precise. Nello studio introducono il concetto di criticoma, che vuole descrivere l’insieme delle esperienze che modellano il cervello durante le fasi più sensibili dello sviluppo.

Che cos’è il criticoma

Il termine è stato introdotto in una revisione scientifica pubblicata sulla rivista Brain Health da ricercatori dell’Università di Losanna e della SUNY Upstate Medical University. Secondo gli autori, il criticoma rappresenta l’insieme completo delle informazioni sensoriali, motorie, sociali, culturali e ambientali che il cervello integra durante i cosiddetti periodi critici della plasticità neuronale. Queste finestre di sviluppo iniziano prima della nascita e si estendono fino a circa 25 anni di età. L’idea alla base del modello è che le esperienze vissute in questi periodi contribuiscano a costruire l’architettura cerebrale futura. Ciò che viene appreso e integrato durante queste fasi tende a lasciare tracce profonde e durature. Al contrario, alcune opportunità di apprendimento diventano più difficili da recuperare una volta concluso il periodo di maggiore plasticità.

Come nasce il modello

Il concetto di criticoma nasce dall’integrazione di diverse aree della neuroscienza dello sviluppo. Gli autori hanno combinato le conoscenze sui periodi critici della plasticità cerebrale con i dati provenienti dalla neurobiologia, dalla genetica, dall’epigenetica e dalle scienze comportamentali. Secondo il modello proposto, il cervello registra continuamente informazioni provenienti dall’ambiente esterno e dall’organismo stesso. Questi segnali comprendono stimoli sensoriali, relazioni sociali, attività motorie, condizioni nutrizionali, fattori culturali e persino l’esposizione a stress o eventi traumatici. L’insieme di tali informazioni costituisce il criticoma individuale. Gli autori sottolineano che il criticoma non rappresenta una semplice somma di esperienze. Si tratta di un sistema dinamico nel quale fattori biologici e ambientali interagiscono continuamente, influenzando l’apertura e la chiusura delle finestre di plasticità neuronale che caratterizzano lo sviluppo cerebrale.

Una nuova prospettiva sui disturbi mentali

Gli autori suggeriscono che molte condizioni psichiatriche possano essere interpretate attraverso una lente evolutiva e dello sviluppo. Disturbi come schizofrenia, depressione maggiore, disturbo post-traumatico da stress e alcune condizioni dello spettro autistico vengono riletti come fenomeni legati anche al modo in cui il cervello ha integrato le esperienze durante le fasi critiche della crescita. Questa prospettiva sposta l’attenzione verso le condizioni che accompagnano l’infanzia e l’adolescenza. Le relazioni sociali, gli stimoli ambientali, l’esposizione a eventi traumatici e le opportunità educative assumono un’importanza ancora maggiore nel comprendere il benessere mentale lungo l’intero arco della vita.

La questione degli schermi

Il tema che ha attirato maggiore attenzione riguarda proprio la diffusione delle tecnologie digitali. I ricercatori sottolineano che l’attuale generazione di bambini è la prima a crescere immersa in un ambiente fortemente mediato dagli schermi durante tutte le principali fasi dello sviluppo cerebrale. Lo studio, tuttavia, evita conclusioni affrettate. Gli autori non sostengono che gli schermi siano necessariamente dannosi e non affermano di conoscere già gli effetti a lungo termine di questa esposizione. Il loro obiettivo è fornire un quadro teorico che permetta di studiare il fenomeno in modo rigoroso, superando sia gli allarmismi sia le semplificazioni. Secondo gli studiosi, la domanda centrale non riguarda semplicemente il numero di ore trascorse davanti a uno schermo. Diventa importante comprendere quali esperienze vengono sostituite, quali capacità vengono stimolate e quali aspetti dello sviluppo sociale, emotivo e cognitivo vengono influenzati dalle interazioni digitali.

A differenza di molte ricerche precedenti, spesso focalizzate sul tempo trascorso davanti a uno schermo, il nuovo framework propone di misurare in modo più dettagliato la qualità delle esperienze digitali. I ricercatori suggeriscono di valutare aspetti come il livello di coinvolgimento cognitivo, il tipo di interazione sociale, la complessità degli stimoli e le attività che vengono sostituite dall’utilizzo dei dispositivi digitali. L’obiettivo è costruire in futuro modelli quantitativi capaci di correlare specifiche caratteristiche del criticoma con cambiamenti osservabili nello sviluppo cognitivo, emotivo e comportamentale.

Un campo di ricerca ancora aperto

Il criticoma non è uno strumento diagnostico e non consente di misurare direttamente ciò che il cervello ha integrato nel corso dello sviluppo. Gli stessi autori riconoscono che si tratta di un quadro concettuale destinato a guidare nuove ricerche. Serviranno studi longitudinali e strumenti di valutazione più sofisticati per verificare in che modo le esperienze digitali influenzino davvero la salute mentale e le capacità cognitive future. Nel frattempo, il concetto di criticoma offre uno spunto importante: l’ambiente in cui crescono i bambini conta profondamente. Le relazioni umane, il movimento, il gioco, l’apprendimento e le esperienze quotidiane partecipano alla costruzione del cervello in modo continuo e dinamico. Comprendere come questi elementi interagiscano con le tecnologie digitali rappresenta una delle grandi sfide scientifiche dei prossimi anni.

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