Un blog ideato da CeMON

9 Luglio, 2026

Ranunculus bulbosus

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Ogni lunedì riceverai una ricca newsletter che propone gli articoli più interessanti della settimana e molto altro.
Tempo di lettura: 12 minuti

La rapa di San Antonio è una pianta perenne diffusa nei prati, nei campi e sui pendii soleggiati.
La tintura madre, con la quale si preparano, tramite successive diluizioni, le diverse dinamizzazioni, si ottiene facendo macerare in alcool, la pianta intera raccolta in estate.

Agisce principalmente sulla pelle e sul tessuto muscolare.

Sulla pelle provoca un eritema violento, con un’eruzione che inizialmente è vescicolosa, accompagnata da bruciore, prurito e irritazione. Successivamente, se i sintomi si aggravano per l’azione dell’intensità del medicinale senza che nulla venga fatto per esacerbarli, possono insorgere ulcerazioni e persino cancrena. Negli stati gangrenosi si manifestano anche febbre e delirio.

La sua azione sui muscoli provoca e cura forti dolori di natura reumatoide, soprattutto nei muscoli del tronco. Infatti, il reumatismo intercostale cede molto più rapidamente a questo medicinale che a qualsiasi altro. Si manifesta con forte dolore, grande sensibilità al tatto e i muscoli danno la sensazione di essere lacerati, come se fossero stati triturati.

Nelle mucose si osservano gli stessi dolori acuti presenti nei muscoli, così come nella pleura e nel peritoneo, che sembrano essere le zone maggiormente colpite dal suo effetto.

La caratteristica principale sono i dolori acuti, lancinanti, vividi, simili a pugnalate. Si tratta di dolori nevralgici, mialgici, reumatici alle pareti del torace o in altre zone, provocati da parossismi che sono ipersensibili ai cambiamenti atmosferici.

Peggiora: per i cambiamenti di temperatura o di tempo, soprattutto in caso di tempo umido e piovoso; per l’esposizione improvvisa al freddo o al caldo; all’aria aperta o al freddo (è molto sensibile) o alle correnti d’aria. Peggiora inspirando. Peggiora se viene toccato (è molto sensibile). Peggiora per la pressione, per i cambiamenti di posizione, per il movimento. Soprattutto camminando. Se si sdraia, sta peggio sul lato colpito. Sta peggio anche quando si alza da sdraiato. Sta meglio solo seduto e inclinato in avanti.

È un ottimo rimedio per smaltire una sbornia.

  

Quintessenza: azione selettiva sugli occhi e sui nervi intercostali, nevralgie e herpes zoster. Effetti negativi delle bevande alcoliche. Eruzioni erpetiche con piccole vescicole di colore blu scuro, trasparenti, confluenti, con sensazione di bruciore e prurito intenso. Dolori acuti, lancinanti, vividi, simili a pugnalate, nevralgici, mialgici, reumatici, a parossismi provocati o aggravati da cambiamenti atmosferici quali umidità e pioggia. Dolori intercostali a livello delle ultime costole con sensazione di contusione. Sensazione di avere addosso indumenti umidi e freddi.

  

Caratteristiche dominanti del rimedio Ranunculus bulbosus

Presenta vescicole sul viso, che bruciano come una ustione. Avverte un calore secco sul viso, con arrossamento brillante delle guance e formicolio sul viso, specialmente sul mento e sul naso. Molto importante nella nevralgia facciale con spasmi o crampi alle labbra.

Si sente ottuso, molto irrequieto e pusillanime. Non vuole restare da solo per paura dei fantasmi. Piange molto. Quando vuole riflettere, i pensieri svaniscono, non capisce.

È un ottimo rimedio per l’alcolismo, compreso il «delirium tremens» con sintomi caratteristici quali vertigini, cefalee e intenso singhiozzo spasmodico. In caso di disturbi epatici dolorosi e tendenza all’ascite. Con comportamento tipico dell’alcolista: grande loquacità, irritabilità e tendenza alla litigiosità, specialmente al mattino al risveglio. Persino shock e attacchi epilettici prima dei pasti.

Presenta sonnolenza diurna. Fa fatica ad addormentarsi a causa di dispnea, vampate di calore o senza causa apparente. Ha un sonno interrotto e si sveglia presto, al mattino, stanco anche a causa dei sogni di pericolo (in acqua), erotici, vividi.

Sensazione di avere addosso indumenti umidi e freddi

Ha una sensazione di ingrossamento o distensione della testa con afflusso di sangue alla testa accompagnato da formicolio o bruciore al cuoio capelluto.
Le vertigini con tendenza a cadere si manifestano soprattutto quando esce da una stanza all’aria aperta o al freddo.

Si riscontrano i classici dolori pressanti o lancinanti o indolenzimento agli occhi, peggiorati quando li muove. Forte bruciore alle palpebre, specialmente agli angoli degli occhi, soprattutto a quello destro; come se fosse escoriato, con fotofobia e lacrimazione. Come una nebbia davanti agli occhi. Un rimedio molto efficace per l’herpes o per le vescicole sulla cornea.

Otalgie con sensazione di crampo all’interno e sopra le orecchie.
Naso arrossato, gonfio, con dolori e croste all’interno, accompagnato da formicolio doloroso e abbondante secrezione mucosa densa.
Rinite da fieno con prurito al palato e bruciore agli occhi.
Scialorrea di saliva bianca con sapore metallico, dolciastro, o amaro e acido.
Si verifica un accumulo di muco denso in gola con dolori brucianti.
Sensazione di fame e borborigmi allo stomaco. La sete si avverte al mattino presto. Ipo spasmodico dopo l’assunzione di bevande alcoliche

Avverte fitte al fegato così intense da togliergli il respiro e che si estendono alla spalla destra. Inoltre, dolore escoriativo nell’ipocondrio sinistro con pulsazioni e le classiche fitte sul lato sinistro dell’addome che si aggravano durante l’inspirazione.

Presenta inoltre fitte violente nella regione lombare sinistra, che attraversano l’addome fino a sotto l’ombelico e all’inguine destro, e coliche con dolori brucianti e lancinanti nell’addome. Flatulenze molto maleodoranti con feci dure.

L’urina è scarsa e torbida. Possono manifestarsi ulcere alla vescica con tutti i dolori concomitanti.
Per quanto riguarda le funzioni genitali, non si tratta di un rimedio che presenti sintomi molto significativi o specifici, ma alterazioni comuni quali erezioni frequenti al mattino, accompagnate da vertigini. Oppure polluzioni all’alba. Oppure perdite irritanti nelle donne.

Molto più caratteristici e significativi sono i sintomi dell’apparato respiratorio: dispnea con oppressione toracica, con necessità di inspirare profondamente e di piangere molto. Presenta sintomi di un forte reumatismo dei muscoli intercostali, delle cartilagini e dei fianchi, false costole con torace dolorante, come se fosse stato colpito. Peggiora sempre con qualsiasi movimento e con i cambiamenti atmosferici, soprattutto la pioggia. Nevralgie sul lato sinistro del torace, con fitte lancinanti o brucianti, parossistiche, accompagnate da sensazione di contusione. Le nevralgie possono essere isolate o correlate a processi pleurici (pleurodinia, pleuriti secche o sierofibrinose) o a un herpes zoster.

È il rimedio più comunemente utilizzato nell’herpes zoster toracico, con vescicole pruriginose e ardenti, trasparenti, confluenti, bluastre o blu-nerastre, che si localizzano generalmente lungo un intero spazio intercostale e che sono precedute, accompagnate o seguite da violente nevralgie intercostali, simili a pugni, che insorgono in forma parossistica.

I sintomi di Ranunculus si aggravano con i cambiamenti meteorologici, con il movimento e con la respirazione profonda. Il torace è sensibile alla pressione e si avverte difficoltà respiratoria. Si avvertono brividi o sensazione di freddo al torace quando si cammina all’aria aperta.

Presenta una vera e propria peculiarità rara: quando esce all’aperto, ha la sensazione di avere indumenti bagnati e freddi appoggiati o incollati alla parte anteriore del torace, sensazione che persiste finché rimane all’aperto e scompare quando rientra in casa.

Allo stesso modo, si manifestano dolori muscolari ai margini delle scapole nelle donne che svolgono lavori sedentari, spesso accompagnati da bruciore in piccole zone, come ad esempio nelle sarte, oppure a causa della digitazione sulla macchina da scrivere, al computer o quando si suona il pianoforte.

Si manifestano anche dolori reumatici alle braccia, ai gomiti e alle spalle al mattino presto. Sempre improvvisi, laceranti. Soprattutto nell’avambraccio destro e tra pollice e indice.

Mani fredde e prurito alle mani e alle dita con formicolio e pizzicore alle dita. Tendenza alla formazione di vesciche e ulcere sulle dita. Eruzioni sui palmi. Dolore come se avesse una spina conficcata sotto l’unghia dell’indice destro.

Sciatica e debolezza agli arti inferiori quando cammina. Scricchiolii alle ginocchia. Rigidità dolorosa alle articolazioni dei piedi. Dolori pulsanti e fitte ai talloni. Fitte violente nelle dita dei piedi, tra una e l’altra, e sulla punta.

La febbre si manifesta dopo i pasti o al calar della sera, accompagnata da brividi. Sente calore alla testa e al viso (solo a destra) con mani e piedi freddi. La sudorazione è scarsa, solo al mattino al risveglio. E il polso è pieno, duro e veloce soprattutto al calar della sera. Più lento al mattino.

Una pelle afflitta da dolori laceranti, geloni, calli sensibili al tatto che bruciano o danno una sensazione di calore. Crepe sulla punta delle dita. Eczema con indurimenti cornei. Ulcere corrosive, con bordi affilati, prurito e bruciore; sanguinanti.

La caratteristica autenticamente distintiva della pelle sono le eruzioni erpetiche con vescicole piccole, profonde, trasparenti, di colore blu scuro, delle dimensioni di una testa di spillo, raggruppate in placche ovali simili a una piccola moneta, accompagnate da un prurito bruciante intollerabile (che non sopporta il minimo contatto) e che, una volta aperte, trasudano un liquido giallo scuro, ricoprendosi successivamente di una crosta cornea. Può trattarsi di un herpes comune o di un herpes zoster: oftalmico, toracico o addominale.

 

Il declino di Pilarica

Pilarica aveva raggiunto gli 82 anni rendendo onore al proprio nome e cognome. Pilarica fa riferimento alla colonna su cui apparve la Santissima Vergine mentre era ancora in vita a Efeso, per consolare e incoraggiare l’apostolo Giacomo, figlio di Zebedeo, nella sua evangelizzazione in un momento in cui si sentiva veramente desolato dalla durezza di cuore degli ispani.

Infatti, la tradizione narra che: «San Giacomo Apostolo, deluso dalle sue missioni in Galizia e nelle Asturie, si stabilì sulle rive dell’Ebro. Intorno all’anno 40 d.C., la Vergine, che viveva in Palestina, si trasferì nel tempo, apparendo su un pilastro di marmo con voci angeliche che cantavano “Ave Maria”».

Giacomo fu pervaso dal suo grande messaggio: «Questo luogo rimarrà fino alla fine dei tempi e sarà testimonianza del messaggio di suo Figlio. E ordinò di costruire una chiesa in cui l’altare maggiore fosse la colonna su cui si era posata». E così è ancora oggi.

Non si può ignorare che la Spagna sia nata dall’unione tra Roma e il cristianesimo 200 anni dopo Cristo e, proprio per questo motivo, sulle antiche popolazioni dei Celti a nord, degli Iberi a sud e dei Celtiberi che si mescolavano al centro, organizzate come entità indipendenti e autonome che a volte convivevano e altre volte si scontravano, a seconda di come soffiava il vento, Roma impose il proprio dominio e, parallelamente, entrò il cristianesimo con l’evangelizzazione apostolica diretta. In definitiva, l’Hispania cambiò perché cambiò il cuore della sua gente. Possiamo dire che «si civilizzò» a modo suo. Il guerriero ispanico divenne cristiano e, di conseguenza, alcuni continuarono a essere guerrieri e cristiani, mentre altri furono semplicemente cristianizzati, cioè apparentemente cristiani senza esserlo veramente, come accade in tutte le colonizzazioni.

La nostra Pilarica portava nel sangue tutto quel bagaglio celtico, romano e cristiano e proprio per questo era chi era ed era come era. E senza dubbio fu il pilastro e la spina dorsale di tutta la sua famiglia e, anzi!, direi, di tutto il suo lignaggio.

Migliaia di anni le scorrevano nelle vene e l’avevano resa una . Cioè, combattiva, impaziente, nobile, discreta ma audace, apparentemente serena perché, nonostante l’impazienza, possedeva tempra, padronanza di sé, controllo delle proprie emozioni e, soprattutto, delle proprie decisioni. E, inoltre, una donna del nord! Vale a dire radicata in un matriarcato forte, storico e consolidato, al di là delle disquisizioni antropologiche. La realtà è che fin dai tempi antichi, tra i Cantabri, erano gli uomini a dare la dote alle donne. Erano le figlie a ereditare. Ed erano proprio loro a cercare mogli per i propri fratelli maschi… per esempio, tra le tante altre cose. Chi «teneva le redini» fino ad oggi erano, in definitiva, le nonne. In sintesi, una forma abituale di «ginecocrazia» che organizza la società e la vita all’interno delle famiglie. E so per certo che è così ancora oggi, dopo aver vissuto con loro per più di 20 anni.

Tutto questo avveniva a Donostia, che era uno splendido castello medievale affacciato sul mare, vicino al monte Urgull, e che nel XI secolo si trasformò nel monastero di Sanctu Sebastianus, diventando uno dei centri spirituali, sociali e amministrativi più importanti della zona.

A partire dal XIX secolo, San Sebastian iniziò a distinguersi come centro turistico e di villeggiatura per l’alta società europea, abbellendo le sue spiagge e i suoi parchi e costruendo edifici in stile francese e borghese. E soprattutto da quando il generale Franco la scelse come residenza estiva e la trasformò in una destinazione di prestigio.

In questo contesto visse e si formò la nostra Pilarica , nata nel 1940, proprio quando Donostia iniziò a diventare il luogo di villeggiatura del generale Franco e della sua famiglia.

Senza dubbio tutto questo insieme ha plasmato e condizionato la sua vita e ha formato il suo modo di comportarsi secondo il «politicamente corretto», il famoso «savoir faire» di una società alla francese, completamente borghese, sostenuta e giustificata dalla presenza delle alte sfere politiche, compresa la famiglia reale spagnola che, col tempo, decise anch’essa di trascorrere lì l’estate e di godersi i suoi dintorni.

Tutti questi altalenamenti storici giustificavano l’ipocrisia e l’assurdità di una stirpe che si era venduta all’invasore, tradendo se stessa giorno dopo giorno nella vita quotidiana per secoli.

Pilarica viveva così all’epoca e tutto ciò condizionava il suo comportamento tanto quanto l’eredità genetica dei suoi antenati, che a loro volta si erano nutriti della stessa realtà e le avevano insegnato non solo i codici di comportamento, ma anche gli obiettivi di una vita, giustificando i desideri e indicando il posto che si deve occupare nella società. E, ovviamente, quando la società è tutto nella vita, il famoso peccato dell’«eccesso di rispetto verso gli altri», ovvero allontanarsi dal proprio cammino per assecondare gli altri, diventa inevitabile.

Ecco perché è importante conoscere il contesto di vita dei nostri pazienti: ci rivela infatti gli strumenti di cui disporranno per apportare i cambiamenti necessari e capire verso dove vorranno andare, spinti dalla forza inconscia del collettivo arcano e, soprattutto, del proprio collettivo. In altre parole, come si dice in gergo popolare, «per non chiedere perle a un olmo».

Quando Pilarica è venuta da me, era ormai al limite. Non riusciva più a sopportare la situazione senza volerlo e senza rendersene conto.

Dalla natica sinistra hanno cominciato a comparire eruzioni erpetiche con piccole vescicole, profonde, trasparenti, di colore blu scuro, delle dimensioni di una capocchia di spillo, raggruppate in placche ovali delle dimensioni di una piccola moneta, accompagnate da un prurito bruciante e intollerabile (che non sopporta il minimo contatto) e che, una volta aperte, trasudano un liquido giallo scuro, ricoprendosi successivamente di una crosta cornea.

I dolori lancinanti erano insopportabili. Sentiva che qualcosa la spingeva verso l’esterno, la scuoteva, la colpiva. Si sentiva stordita, confusa. Non capiva cosa le stesse succedendo. Doveva sedersi e chinarsi in avanti per evitare che qualcosa la sfiorasse. E si estese a tutta la schiena e al braccio sinistro. Una situazione intollerabile. I dolori ai muscoli intercostali erano così acuti, lancinanti, pungenti e così intensi che non riusciva a muoversi. Non riusciva nemmeno a respirare e la sensazione di angoscia era ancora più intensa in una donna che in realtà era sempre stata in ottima salute. Sentiva il corpo a pezzi.

Non ci misi molto a capire che si trattava di un herpes zoster violento e mi affrettai a prescrivere Ranunculus bulbosus a dosi elevate e ripetute, vista la gravità e il decorso naturale dell’herpes. Ranunculus 6LM in plus ogni 3 ore e di tenermi aggiornata ogni due giorni.

Nei primi due giorni il quadro di dolori tipico del Ranunculus si attenuò e si presentò l’occasione di conversare e capire cosa fosse realmente accaduto affinché Pilarica  esplodesse in quel modo.

L’herpes zoster di per sé indicava, come sempre, un conflitto di grande rabbia, di separazione e di sporcizia. Vale a dire, un conflitto che macchia, con vergogna nei confronti di qualcuno. Qualcosa che Pilarica voleva fare e non riusciva a fare, separarsi da qualcosa o da qualcuno perché viveva una situazione sporca, vergognosa e ripugnante.

Il fatto che fosse iniziato sulle natiche era anch’esso molto significativo. Indicava l’incapacità di Pilarica di risolvere problemi di denaro, di lavoro o di futuro. La sua consueta capacità di controllo le era sfuggita di mano, anche se non sapevo di cosa si trattasse né perché. Mi rendevo solo conto che Pilarica si trovava in una situazione di «perdita di controllo» e di grande sofferenza. Ed era proprio così.

Figlia di gente modesta ma con le pretese tipiche dell’ambiente, Pilarica aveva studiato in un buon collegio e ben presto le era stato scelto un uomo da sposare, come era la tradizione già menzionata, dalle donne della famiglia. Pilarica acconsentì alla proposta del bel giovane, anche se non si innamorò mai, non lo amò mai veramente e, di conseguenza, ciò che fece fu accettare il matrimonio «politicamente corretto», avere i suoi tre figli «politicamente corretti», occuparsi di tutto e controllare tutto affinché tutto fosse al suo posto e concedersi «politicamente corretta» al marito in ogni occasione pubblica. E, parallelamente, sognare un’altra vita a cui dedicava spazio di nascosto.

Pilarica divenne la concubina perfetta degli amici di suo marito. Con grande determinazione e discrezione si fidanzava di nascosto con l’uomo sposato con cui suo marito trascorreva più tempo in quel periodo e, in segreto, in silenzio, viveva i suoi tradimenti, uno dopo l’altro, quando entrambi si stancavano o accadeva qualcosa nella vita che li allontanava. Il tutto in un modo così intimo, familiare e naturale che nessuno se ne accorgeva e tutto appariva «politicamente corretto»..

Pilarica era una donna pratica e, inoltre, dopo quanto detto, sappiamo che Donostia era pervasa da una vita cortese «alla francese», come un frammento di quella che era stata l’Alta Società dei secoli passati. Rimasero la storia, gli esempi e il «retrogusto». E in realtà nessuno si scandalizzava perché tutti si comportavano così. Gli uomini adempivano al loro ruolo di servire la donna e di soddisfarla, mentre le donne godevano di una vita borghese, spensierata, incentrata sull’avere denaro, avere di tutto e divertirsi. Una vita fatta di cene, yacht, bevute continue, risate vuote, regate e sfide al mare, e di promiscuità senza fine e senza alcuna morale sotto il «Santo, Santo, Santo» della Cattedrale del Buon Pastore e delle sue 28 chiese sempre aperte e con le campane che suonano.

I figli cominciarono a crescere e a «trovare il loro posto» nella società dei genitori, ma solo grazie all’educazione ricevuta. Gli uomini erano iperprotetti. E le donne erano esuberanti, arroganti e dominanti. Eppure, per molto tempo la vita è andata avanti così. Pilarica metteva da parte ricchezze per la sua vecchiaia e affinché a nessuno mancasse nulla dal punto di vista materiale; tra battiti di petto e celebrazioni sacre popolari, era l’unica cosa che esisteva e giustificava tutto nella vita terrena, quella che aveva a portata di mano.

Tuttavia, negli ultimi anni tutto è iniziato con il tradimento di colui che aveva considerato il suo grande amore. La lasciò come si lasciano nella spazzatura delle scarpe da ginnastica che non servono più. Senza dubbio erano invecchiati entrambi, ma lui era un ricco imprenditore, abbastanza ubriaco da non rendersene conto e, senza peli sulla lingua, le disse che era vecchia e se ne andò.

Così ebbe inizio la fine della nostra Pilarica. Una delle sue figlie si ammalò di cancro al seno e, dopo molte lotte, morì. Suo marito si ammalò di cuore e, dopo molte cure, morì a sua volta. Suo figlio maschio dichiarò di essere omosessuale, tossicodipendente e infine affetto da AIDS, in uno stato psicotico allucinatorio ed erotomane, per cui lei passava la vita a cercarlo ovunque e a trovarlo in situazioni penose legate alla droga, erotiche, squallide, e talmente irreversibili che, invece di ricoverarlo in un ospedale psichiatrico, lo teneva a casa con tutto ciò che questo comportava per lei: angoscia, dolore, rabbia, disperazione e impotenza, oltre al fiume di denaro che le faceva sprecare e a ciò che le rubava. E già che c’era, il marito della figlia che le era rimasta, che era diventato amministratore dei beni in quanto avvocato, la derubava spudoratamente in silenzio e quando Pilarica lo scoprì non riusciva a crederci, con la complicità indifferente di sua figlia.

E fu così che Pilarica arrivò a 82 anni e crollò. L’unica cosa che poteva fare per educazione, per vergogna sociale, per necessità e per impotenza era resistere. Quella cosa che oggi tutti dicono abitualmente: resilienza. Detto in termini di sempre: «adattarsi… o morire».

Ranunculus risolse in una settimana il brutale herpes di Pilarica. E dopo aver raccontato la sua storia e aver provato il sollievo di poter dire la verità e condividerla, fu necessario somministrarle altri rimedi Simillimum che l’aiutassero a digerire tanta delusione, tanta amarezza e tanta vecchiaia. Sono stati Staphysagria, Natrum muriaticum, Nux vomica, Sulphur… gli eroi che, uno dopo l’altro, man mano che la sua triste vita lo richiedeva, le hanno dato la capacità di accettare il proprio destino e prepararsi a percorrere l’ultimo tratto. Pilarica aveva già iniziato a morire, anche se il suo temperamento combattivo le permetteva di restare in piedi in mezzo a tempeste così violente. La aiutavano una freddezza pragmatica, il suo desiderio di continuare a divertirsi e la sua superficialità, la sua totale ignoranza e completa inconsapevolezza riguardo al significato profondo della vita. La sua incapacità di vedere e percepire l’«aldilà».

È inimmaginabile voler indurre una persona come Pilarica a una riflessione profonda sulle molte cause dei suoi tanti mali. C’è una storia e una società terrena che la protegge e la vita di corte ha sempre esercitato su di lei un certo fascino. Ribellarsi ad essa è opera, solo, degli dei dell’Olimpo, non di esseri umani così ciechi e così poveri, così poveri interiormente, che possiedono solo denaro.

Lascia il primo commento