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Il Reiki spaventa gli esorcisti più del Maligno
13 Luglio, 2026

Il Reiki spaventa gli esorcisti più del Maligno

RedazioneRedazione
L'Associazione Internazionale degli Esorcisti boccia la pratica giapponese adottata nella Stanza del benessere dell'ospedale di Pesaro, che nel giro di pochi giorni ne ha sospeso l'attività.

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Bastano due mani appoggiate con delicatezza sopra un corpo, niente incantesimi, niente candele, per mettere in allarme l’Associazione Internazionale degli Esorcisti. È successo a Pesaro, dove l’ospedale di Muraglia ha aperto la Stanza del benessere, uno spazio dedicato ai pazienti oncologici che tra i vari percorsi disponibili include anche il Reiki. Apriti cielo, verrebbe da dire, se non fosse che qui il cielo c’entra eccome.

Cosa dicono gli esorcisti

L’intervento dell’Aie porta la firma di un comunicato dal titolo piuttosto eloquente, L’insidioso pericolo del Reiki. Il testo richiama le linee guida pubblicate nel 2009 dalla Commissione per la dottrina della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, secondo cui la pratica non troverebbe fondamento né nella scienza né nella dottrina cristiana. Per l’associazione il Reiki resta un canale attraverso cui trasmettere un’energia vitale priva di riscontri scientifici, e proprio per questo chi lo pratica cadrebbe nel peccato di superstizione, esponendosi a quella che definiscono l’azione straordinaria del maligno. L’invito rivolto ai fedeli cattolici è di astenersi del tutto da questa e da pratiche simili, formulato peraltro con dichiarato rispetto verso pazienti e familiari che vivono momenti di grande sofferenza.

Le parole, questa volta, non sono rimaste senza conseguenze. Nel giro di pochi giorni la direzione degli Ospedali Riuniti Marche Nord ha deciso di sospendere le attività nella Stanza del benessere, lasciando spiazzati gli stessi vertici del reparto di oncologia, con la primaria che si è detta sconcertata dalla vicenda. L’azienda ospedaliera ha motivato la scelta temendo possibili contestazioni di carattere etico e istituzionale.

Cos’è davvero il Reiki e perché può aiutare chi è malato

Il Reiki nasce in Giappone alla fine dell’Ottocento e il nome unisce due parole, rei ed ki, che indicano rispettivamente l’energia universale e l’energia vitale. Il trattamento consiste nell’imposizione delle mani, oppure nel loro semplice avvicinamento al corpo, in corrispondenza dei centri energetici tradizionalmente noti come chakra, con l’obiettivo di favorire il riequilibrio delle energie della persona.

Dal punto di vista clinico, il valore di questa pratica in ambito oncologico non riguarda la cura della malattia in sé, per la quale restano imprescindibili le terapie mediche, ma il sostegno emotivo che può offrire durante un percorso spesso segnato da ansia, insonnia e paura. Il contatto lento e la presenza calma dell’operatore favoriscono uno stato di profondo rilassamento, utile a ridurre la tensione psicofisica che accompagna le cure oncologiche e a restituire al paziente un momento di ascolto dedicato solo a sé. È lo stesso motivo per cui esperienze analoghe sono attive da più di dieci anni in ospedali come il Regina Margherita di Torino e il Carlo Poma di Mantova, sempre come supporto integrativo e mai come sostituto delle terapie convenzionali.

Un equilibrio che merita di riaprire

Quanto siamo disposti ad allargare la nostra idea di cura, includendo anche il benessere emotivo di chi affronta una malattia? Antonella Antonelli, presidente dell’associazione Noi come prima, osserva che il male vero le pazienti oncologiche lo hanno già incontrato, durante la chemioterapia, ed era molto più spaventoso di due mani posate con gentilezza. Su queste basi, la Stanza del benessere meriterebbe di tornare ad aprire le sue porte.

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