Sono le venti e trenta e il computer è ancora acceso sul tavolo della cucina. Un trentenne rientra a casa con la testa piena di scadenze, risponde a un’ultima email dal divano e si ripromette di staccare, senza riuscirci del tutto. Quando la sera prova a stare vicino al partner, la mente resta altrove, portando a un disagio di cui fatica a parlare anche con chi gli sta accanto. È una scena che molti uomini tra i 20 e i 40 anni riconoscono e che uno studio appena pubblicato prova a spiegare con numeri e meccanismi biologici precisi.
Lo studio e i numeri
Un gruppo di ricercatori ha pubblicato sull’International Journal of Clinical Practice uno studio condotto su 826 uomini lavoratori a tempo pieno, con un’età compresa tra i 22 e i 40 anni. Il team, guidato da Huang e colleghi, ha costruito un indice di stress psicologico lavorativo basato su cinque dimensioni: l’orario di lavoro, l’autonomia nelle decisioni, il supporto ricevuto dal superiore, la qualità dei rapporti con i colleghi e la pressione legata alle prospettive di carriera. Accanto a queste misure, gli autori hanno valutato la funzione erettile dei partecipanti e i livelli sierici di cortisolo, testosterone e altri ormoni. Il risultato principale è una relazione dose-risposta: più cresce lo stress lavorativo, più peggiora la funzione erettile, in modo proporzionale e continuo. Nel gruppo con i livelli di stress più alti la prevalenza di disfunzione erettile ha raggiunto il 54,37%, con una probabilità di svilupparla dieci volte superiore rispetto al gruppo con stress basso.
La cascata ormonale dietro il fenomeno
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda la sequenza temporale con cui il corpo reagisce allo stress cronico. L’aumento del cortisolo, l’ormone rilasciato dalle ghiandole surrenali in risposta a una condizione di allarme prolungata, precede il calo del testosterone di due-quattro settimane. Il calo del testosterone, a sua volta, anticipa il peggioramento della funzione erettile di altre quattro-sei settimane. Il meccanismo è coerente con quanto già noto sull’asse tra sistema nervoso, ghiandole surrenali e gonadi, dove livelli di cortisolo persistentemente elevati interferiscono con la produzione di testosterone. Gli autori sottolineano che l’integrazione tra una valutazione psicologica dello stress e il monitoraggio ormonale può aiutare a identificare in anticipo gli uomini a rischio di disfunzione erettile psicogena, una forma di disfunzione legata a fattori psicologici più che a cause organiche.
Quali fattori pesano di più
Le diverse fonti di stress lavorativo incidono in modo differente sulla funzione erettile. Le ore di lavoro prolungate la danneggiano soprattutto attraverso l’innalzamento del cortisolo. Il supporto del superiore esercita un effetto protettivo, perché contribuisce a mantenere stabili i livelli di testosterone anche in presenza di un carico di lavoro elevato. Questo dettaglio sposta l’attenzione dalla semplice quantità di ore lavorate alla qualità delle relazioni professionali, un elemento su cui aziende e responsabili delle risorse umane hanno margini reali di intervento.
Sommando i tempi delle due fasi della cascata ormonale (cortisolo che sale e testosterone che scende, poi testosterone che scende e funzione erettile che peggiora) i ricercatori stimano una finestra di sei-dieci settimane durante la quale un intervento mirato potrebbe impedire che lo stress lavorativo si traduca in un danno sessuale stabile. In questo intervallo, la combinazione di un questionario sullo stress percepito e di un semplice esame ormonale potrebbe permettere di intercettare i casi a rischio prima che diventino sintomatici.
Cosa cambia per lavoratori e aziende
Interpellato da Newsweek, lo psicoterapeuta Dipesh Patel, non coinvolto nello studio, ha osservato che lo stress lavorativo cronico incide anche sul sonno, sull’ansia e sul tono dell’umore, alimentando nei più giovani un circolo di ansia da prestazione che si estende anche alla sfera sessuale. Secondo Patel, le aziende possono ridurre questo rischio agendo su carichi di lavoro irrealistici, orari imprevedibili, aspettative di reperibilità fuori dall’orario contrattuale e tempi di recupero adeguati dopo le trasferte. Anche l’accesso a un supporto psicologico competente sui temi della salute sessuale maschile, spesso trascurato nei programmi aziendali rivolti ai lavoratori più giovani, rientra tra le misure suggerite da Patel.
LEGGI ANCHE: Disfunzione erettile: i migliori trattamenti omeopatici


Redazione




