La medicina contemporanea poggia ancora in larga misura su un impianto concettuale cartesiano: il corpo come macchina, la malattia come guasto, la terapia come riparazione della rottura, ma solo quando possibile. È un modello che ha prodotto buoni risultati, soprattutto nelle patologie acute e nelle emergenze, ma che mostra limiti sempre più evidenti di fronte alla complessità delle malattie croniche, delle multimorbidità e delle risposte individuali al trattamento. I disturbi cronici svaniscono o migliorano solo temporaneamente, per poi ripresentarsi con uguale o maggiore intensità; le recidive aumentano in frequenza; si rende necessario aggiungere farmaci o gestire la comparsa di nuovi problemi. Sono dinamiche note a qualunque clinico, eppure raramente vengono ricondotte a un limite del paradigma stesso.
Negli ultimi decenni, la Medicina Sistemica (Systems Medicine) ha proposto un cambio di prospettiva. Come campo interdisciplinare emergente, esamina i sistemi del corpo umano come parti di un tutto integrato, incorporando interazioni biochimiche, fisiologiche e ambientali (Auffray et al., 2009; Federoff e Gostin, 2009). Il principio di fondo è aristotelico: il tutto è maggiore della somma delle parti. Le interazioni tra le componenti del sistema generano proprietà emergenti che non si trovano nei singoli elementi, e il riduzionismo, per quanto utile nell’analisi delle singole componenti, risulta insufficiente nella comprensione delle dinamiche non lineari che governano l’organismo vivente (Ahn et al., 2006).
È a partire da questa cornice sistemica che la Medicina Coerente propone un modello filosofico articolato, pubblicato nel volume omonimo, che ridefinisce i concetti di salute, malattia e guarigione.
Dall’errore alla risposta attiva
La visione cartesiana porta con sé tre assunti impliciti: che l’organismo sia una macchina; che la malattia rappresenti un “errore”, e che in questo caso l’organismo abbia una “colpa”. La conseguenza clinica è un approccio prevalentemente soppressivo: bloccare, fermare, correggere. Nella visione popolare, peraltro condivisa da una parte della classe medica, la malattia resta un’entità esterna e “cattiva” che si impadronisce di un corpo altrimenti “buono”, ma incapace di difendersi.
La Medicina Coerente ribalta questa prospettiva. Infatti consideriamo l’organismo per quello che le scienze della complessità ci dicono che è, ovvero un sistema complesso auto-organizzato, termodinamicamente efficiente, capace di apprendimento euristico e dotato di proprietà autopoietiche.
Il sistema cerca sempre di mantenere la risposta più efficace ed efficiente possibile, per rimanere invita e mantenere il suo ordine il più a lungo possibile.
A questo punto, effettuiamo un altro passaggio: siccome la logica dell’organismo – ovvero il cercare di mantenere le sue regole il più a lungo possibile al meglio delle sue possibilità – è la stessa nella salute e nella malattia, ne consegue logicamente che anche la risposta patologica non è un errore, ma un processo attivo.
La malattia è la risposta dell’organismo a una o più informazioni, solitamente ambientali, che interagiscono con le predisposizioni genetiche ed epigenetiche e con lo stato del sistema in quel momento.L’apprendimento euristico, ovvero la selezione della risposta migliore tramite tentativi, verifica e memorizzazione, non è prerogativa del solo sistema nervoso. Il sistema immunitario ne è un esempio paradigmatico: attraverso la selezione clonale, produce linfociti in grande varietà e poi seleziona quelli adeguati eliminando quelli autoreattivi o inefficaci. Il 95% dei timociti viene eliminato per apoptosi durante la selezione timica. Il sistema preferisce generare diversità e poi operare una selezione basata sull’efficacia, piuttosto che disporre di soluzioni preformate. Questo schema si è perfezionato attraverso milioni di anni di evoluzione, ottimizzando ogni adattamento e ogni meccanismo di sopravvivenza.
Pertanto, possiamo affermare che la malattia è la miglior riposta possibile per un dato organismo, in un dato momento. Vediamo come ciò avviene.
La miglior risposta possibile: i cinque vincoli
Come ho appena scritto, il concetto centrale del modello è che anche la malattia rappresenta la migliore risposta possibile per quel singolo organismo, in quel dato momento, con quel particolare agente. Non la migliore risposta in assoluto, che è solo teorica, ma la migliore condizione che il sistema può esprimere in base a cinque variabili:
1. Predisposizione del sistema. Generata dalle regole e dall’organizzazione del sistema, si fonda sulla nomologia, ovvero l’insieme delle leggi che lo governano. Viene anche chiamata costituzione.
2. Stato del sistema al tempo t. Lo stato in cui l’organismo si trova quando recepisce l’informazione. A parità di predisposizione e corredo genetico, un sistema sottoposto a sollecitazioni in momenti differenti esprimerà risposte diverse. È il motivo per cui lo stesso agente patogeno produce esiti diversi a seconda delle condizioni fisiche, emotive e funzionali del momento.
3. Suscettibilità. Determinata dall’insieme dei due punti precedenti, è ciò che rende quel sistema, in quel momento, vulnerabile a quel particolare tipo di informazione.
4. Stimolo/agente/informazione. L’informazione con cui il sistema viene in contatto e da cui può scaturire una risposta. Può essere un microrganismo, una variazione di temperatura, una molecola chimica, ma anche un trauma emotivo o un evento psicologico. L’organismo registra la variazione e reagisce aprendo una rete di risposta.
5. Ambiente. Il contesto in cui il sistema e l’informazione sono immersi. Le condizioni climatiche, igieniche, culturali e sociali modulano sia la natura degli agenti presenti sia la capacità di risposta dell’organismo.
È la combinazione di queste cinque variabili a determinare se l’organismo reagirà in modo fisiologico o patologico, e con quale tipo di rete di risposta. Lo stesso agente patogeno, in persone diverse o nella stessa persona in momenti diversi, può dare origine a manifestazioni completamente differenti, dalla risoluzione spontanea a complicanze gravi. Tra il contatto con l’informazione e gli osservabili clinici c’è sempre la risposta sistemica attiva e individuale dell’organismo: è questa variabilità che il modello della Medicina Coerente invita a considerare come punto di partenza per l’osservazione e per la strategia terapeutica.
Le implicazioni per l’approccio terapeutico
Se la malattia è una risposta attiva e non un errore, il compito del terapeuta cambia profondamente.
Non si tratta più soltanto di sopprimere, fermare o bloccare la rete di risposta, ma di ottimizzare il sotto-sistema di regolazione che la determina. La terapia efficace nel tempo assume una modalità che potremmo definire “didattica” piuttosto che “impositiva”: aiuta il sistema a reimparare ad auto-regolarsi in modo adeguato, sfruttando le sue stesse leggi a livello terapeutico.Con questo approccio, l’organismo tende a ridurre spontaneamente l’intensità e l’entità dei sintomi, così come la frequenza e la gravità degli episodi acuti. La preservazione dell’efficienza sistemica dopo la malattia e la risoluzione della totalità dei sintomi diventano i primi obiettivi del trattamento.
Questo non significa rinunciare agli strumenti della medicina convenzionale, ma integrarli in una visione che consideri l’organismo nella sua totalità e ne rispetti l’intelligenza intrinseca. La Medicina Sistemica, con il suo approccio predittivo, preventivo, personalizzato e partecipativo (la cosiddetta medicina delle 4P), offre la cornice operativa per tradurre questi principi in pratica clinica e in ricerca (Sobradillo et al., 2011; Hood et al., 2012).
Conclusioni
Il passaggio dal paradigma meccanicistico a quello sistemico non è una semplice sfumatura concettuale. È un cambio di paradigma che ridefinisce il significato stesso di malattia: da errore, sbaglio, devianza da correggere, a risposta attiva, dinamica, ottimizzata per quanto possibile in base alle circostanze. La risposta che l’organismo genera è la sintesi del cammino evolutivo e dell’apprendimento euristico della specie umana, di cui ogni individuo porta traccia.
Curare al servizio dell’organismo e del suo funzionamento, senza sovvertirne le regole ma utilizzandole a livello terapeutico: è questo il nucleo della Medicina Coerente.
Ho dedicato a questo tema il primo video di una serie sul cambio di paradigma in medicina e sulla medicina sistemica, che potete trovare in cima all’articolo.
Bibliografia
Ahn AC, Tewari M, Poon CS, Phillips RS. The limits of reductionism in medicine: could systems biology offer an alternative? PLoS Med. 2006;3(6):e208. doi:10.1371/journal.pmed.0030208
Auffray C, Chen Z, Hood L. Systems medicine: the future of medical genomics and healthcare. Genome Med. 2009;1(1):2. doi:10.1186/gm2
Diani S. Medicina Coerente – Modelli sistemici per una medicina più efficace, umana, individualizzata. 2a ed. Createspace, 2025.
Diani S. A new model for chronic diseases – Journal of Medical Hypotheses 2018 Apr; 30–39.
Diani S. Are Diseases the Best Possible Response of the Complex Living System to Stimuli? International Journal of History and Philosophy of Medicine 2018; 8: 10802.
Federoff HJ, Gostin LO. Evolving from reductionism to holism: is there a future for systems medicine? JAMA. 2009;302(9):994-996. doi:10.1001/jama.2009.1264
Hood L, Flores M. A personal view on systems medicine and the emergence of proactive P4 medicine: predictive, preventive, personalized and participatory. N Biotechnol. 2012;29(6):613-624. doi:10.1016/j.nbt.2012.03.004
Sobradillo P, Pozo F, Agustí Á. P4 medicine: the future around the corner. Arch Bronconeumol. 2011;47(1):35-40. doi:10.1016/S1579-2129(11)70006-4








