L’immaginazione: tentativo pragmatico di ottenere presa sull’ambiente mutevole

30 Settembre, 2023
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BIO – Medicina Costruzione Sociale nella Post-Modernità – Educational Papers • Anno XI • Numero 43 • Settembre 2022

 

La logica della separazione dell’establishment istituzionale riguardo la conoscenza

La conversazione quotidiana, la strategia politica, l’ipotesi scientifica, la riflessione morale, la chirurgia, la cucina e il fare l’amore sarebbero tutte attività dovute all’immaginazione e tuttavia un abisso dividerebbe la visione contemporanea riguardo la natura umana e la stessa conoscenza umana.1 Per Stephen Asma, professore di filosofia e cofondatore del Research Group in Mind, Science and Culture del Columbia College di Chicago, nella contemporaneità prevarrebbe una logica della separazione secondo la quale i fatti sarebbero di competenza della scienza sperimentale mentre i valori sarebbero competenza della religione e dell’arte. Nella stessa logica, il corpo, precisamente il suo cervello, sarebbe il macchinario, studiato dagli scienziati, mentre ciò che si intende per mente, cioè quel insieme di manifestazioni delle funzioni del cervello quali il pensiero, l’intuizione, la memoria e la ragione, sarebbe una realtà quasi mistica da comprendere per esperienza soggettiva diretta. Ugualmente, in questo paradigma la ragione sarebbe la facoltà che produce conoscenza, mentre l’immaginazione genererebbe arte. Da questo modello conseguirebbe altresì una polarizzazione nell’educazione: da una parte un tipo di formazione che istruisce gli studenti in quattro discipline specifiche (scienze, tecnologie, ingegneria e matematica), dall’altra il mondo delle arti liberali. Asma sostiene che questo schema, però, non sia un modo produttivo per organizzare la conoscenza in un XXI secolo e rivendica che sia necessario un nuovo tipo di approccio all’apprendimento che sposti l’immaginazione dalla periferia alla base di tutta la conoscenza.2

Quanto espresso in questo primo paragrafo di esordio sembra talmente risaputo che potremmo chiederci come sia possibile avventurarsi in un’argomentazione così insostanziale se non fosse che ci ritroviamo smentiti dalle problematicità che emergono appena si vuole concretizzare cosa si intende sia per immaginazione, sia per conoscenza. Pertanto, autorizzati a proseguire con quest’esposizione, torniamo all’interno della logica della separazione che tuttora domina l’ideologia dell’establishment istituzionale della contemporaneità. In tale logica un modo di pensare tende a essere visto come più capace di produrre significato, vale a dire il pensiero razionale che sarebbe alla base della conoscenza scientifica. Ma una mente razionale, logica e scientifica, ci avverte Asma, sarebbe proprio il valore anomalo. Una mente razionale non sarebbe altro che una modalità cognitiva strana ed eccezionale.3 Stando agli argomenti di studiosi come Asma, questo non sarebbe affatto l’originale paradigma dominante dell’attività umana di creazione di senso, eppure, come puntualizza mordace Asma, l’idea di un cervello con una mente funzionante in modo logico e razionale rimane l’esempio della cognizione stessa, trovando un posto d’onore nei nostri sistemi educativi.4

A parere del professore Asma5 tale situazione che immagina una mente che funziona razionalmente si ripresenta addirittura nel campo della psicologia, nonostante questa disciplina abbia riconosciuto ed esplorato gli aspetti irrazionali sommersi della mente dai tempi di Sigmund Freud che, prima di generare la psicanalisi, avrebbe ucciso la tradizione intellettuale cartesiana dominante del dualismo mente-corpo,6 e di Carl Jung che introdusse l’incantesimo seducente dell’idea dell’inconscio collettivo.7 La situazione rimane tale anche nell’attuale Teoria del Sistema 1 della cognizione8 per quanto essa sia considerata come istintiva e veloce. Questi innovativi contributi circa la cognizione, sostiene Asma, avrebbero avuto, tuttavia, scarso impatto effettivo sulla nostra idea di impostare l’istruzione.9 Invero, ancora nella società contemporanea la mente prerazionale, cioè quella manifestazione mitopoietica delle attività del cervello che tenderebbe all’interpretazione della realtà e dei suoi eventi in forma di miti e leggende, verrebbe trattata come uno svantaggio piuttosto che come una risorsa da coltivare.

Una situazione simile la si ritrova ugualmente nell’ambito della filosofia benché pure questa disciplina abbia avuto i suoi paladini della mente irrazionale o prerazionale10 tra cui David Hume, convinto che non fossimo né più né meno che umani,11 Arthur Schopenhauer, conosciuto per il suo pessimismo ma era in ogni caso un conoscitore di tipi di felicità molto particolari,12 Friedrich Nietzsche, che utilizzò le idee degli antichi cinici per argomentare la sua osservazione circa la morte dell’idea di dio e le sue osservazioni sulla natura della morale,13 William James, il filosofo pragmatico che rispose in modo nitido e coerente “forse” quando gli è stato chiesto se la vita valesse la pena di essere vissuta14 ed altri. La filosofia analitica, vale a dire l’approccio anglo-americano dominante15 e la scienza positivista avrebbero, in ogni caso, continuato a trattare la mente, a parere di Asma,16 come una macchina di significato proposizionale e praticamente astratti e non come soggetto e attore incarnato nel mondo, incarnazione che ne deriva dal fatto che i recettori percettivi che forniscono informazione al cervello sono localizzati nella maggior parte dei tessuti corporei quali muscoli, ossa, pelle e organi interni.

 

Per un nuovo modo di comprendere l’apprendimento: una cognizione mitopoietica

Considerando la situazione derivata dalla logica della separazione precedentemente descritta, per Asma,17 dopo anni di lavoro sul problema e innumerevoli sessioni di scambio con altri esperti in materia, servirebbe un terzo percorso, vale a dire entrare nell’abisso stesso di una tale dicotomia, scendere ancora più a fondo in una cognizione mitopoietica sommersa e sviluppare un modo interamente nuovo di comprendere l’apprendimento, una modalità che abbracci l’effettivo motore della mente, cioè l’immaginazione. Infine, passando in rassegna il pensiero di Asma riguardo la cognizione e la conoscenza umana18 si evince la sua conclusione in materia, ossia la sua sollecitazione ad avviare studi sull’immaginazione a tutti i livelli dell’istruzione, dalla scuola primaria all’università. A parer suo, studiare l’immaginazione (i suoi processi, le sue creazioni e le sue strutture cognitive sottostanti) sarebbe il modo più eccitante e accurato per colmare il divario terminale tra le scienze e le discipline umanistiche.19 Ma, cosa ancora più importante, dal suo punto di vista, tali studi sull’immaginazione prometterebbero perfino di riunire il corpo e la mente, reintegrare le emozioni e la ragione e tessere insieme fatti e valori.20

Avviare siffatti studi sull’immaginazione a tutti i livelli dell’istruzione allo scopo di ridurre il divario tra scienze e discipline umanistiche, non sarebbe, però, nelle convinzioni di Asma, un processo facile. Il divario tra scienze (scienze, tecnologie, ingegnerie e matematiche) e arti liberali o umanistiche, non sarebbe soltanto radicato. Esso sarebbe anche enorme. Asma avrebbe iniziato a capire meglio la distanza in questione quando a partire del 2018 avrebbe cominciato a partecipare a un esperimento triennale che avrebbe cercato di costruire un ponte attraverso il divario. L’esperimento è stato chiamato “Public Theologies of Technology and Presence21 tenutosi presso l’Institute of Buddhist Studies di Berkeley, in California.22 L’esperimento, a quanto riferito dallo stesso Asma,23 avrebbe riunito due gruppi: uno composto da studiosi delle religioni, filosofi e giornalisti e un altro formato da designer, programmatori e tecnologi della Silicon Valley. L’obiettivo era aprire un dialogo sui modi in cui le tecnologie starebbero rimodellando le relazioni umane e su come potremmo superare il consueto divario tra scienze e studi umanistici. Il divario, però, è vasto.

Il gruppo di studiosi composto da filosofi, studiosi delle religioni e giornalisti, ad esempio, avrebbero interloquito con i tecnologi coinvolti nella società di Elon Musk24 Neuralink, che starebbero impiantando chip di interfaccia cervello-computer in scimmie, come riferito dal giornalista Ross Andersen25 ma che non avrebbero pensato molto alle implicazioni etiche di un intervento che nell’immaginario evoca qualcosa alla Frankenstein, come direbbe la professoressa di scienze politiche Eileen Hunt Botting.26 Dall’altro lato ci sarebbero stati dei partecipanti appartenenti all’ambito delle scienze umane e sociali che si sarebbero indignati, istrionicamente, qualora uno studioso presente avrebbe suggerito che alcuni comportamenti umani maschili e femminili sarebbero stati costruiti dalla selezione naturale durante l’evoluzione. In tutto questo, Asma non vedrebbe soltanto disaccordo o addirittura confusione al di là del divario. Questa sarebbe per lui una notizia vecchia.27 Nella sua interpretazione questi episodi rivelerebbero piuttosto una nuova ostilità e condanna, alimentata dall’estremismo politico e dal sospetto. Dal suo punto di vista, la sinistra politica vedrebbe la biologia come una forma di determinismo e repressione politica, soprattutto perché tocca idee di identità reputate, venerabili e in qualche modo magiche. E la destra penserebbe che i mercati senza regole e l’innovazione tecnologica che ne conseguirebbe miglioreranno, automaticamente, ogni malattia e ingiustizia sociale. Retoricamente, entrambe le parti vorrebbero soltanto rivendicare il mantello della vera scienza per giustificare le loro intuizioni e politiche melodrammatiche. Gli studenti universitari che vengono seguiti all’inizio di un percorso, che si tratti di scienze, tecnologie, ingegneria e matematica oppure arti liberali, assorbono queste rigidità e ostilità e si diplomano nelle loro professioni con le asce pronte a macinare.28

Al riguardo Asma ci suggerisce, con la sua analisi critica della questione, che l’immaginazione farebbe parte del tentativo pragmatico dell’organismo di ottenere la massima presa sul suo ambiente mutevole. Di conseguenza, quello che servirebbe è un modo per integrare le nostre radici biologiche e i nostri frutti culturali. Gli studiosi di discipline umanistiche trarrebbero beneficio dallo studio della nostra eredità mente-cervello umana condivisa. I ricercatori in scienze, tecnologie, ingegneria e matematica dovrebbero, seguendo la visione di Asma, fare spazio a forme a-razionali di esplorazione e creatività.

Per rinforzare il suo ragionamento a favore di forme a-razionali di esplorazione cognitiva e creatività, Asma fa riferimento ai lavori degli psicologi Daniel Kahneman e Amos Tversky29 che avrebbero documentato i pregiudizi inconsci nascosti nelle nostre menti e avrebbero, indirettamente, inaugurato il campo, completamente nuovo, degli studi sui pregiudizi. Stando ad Asma sarebbe tempo di riconoscere i vasti aspetti mitopoietici o fantasiosi della mente che modellano il nostro pensiero e i nostri processi di creazione di senso, compresi quelli cosiddetti scientifici. Come Kahneman ed altri ricercatori interessati al processo decisionale e al giudizio, gli studiosi dei processi mitopoietici che portano alla conoscenza dovrebbero documentare con la ricerca le dimensioni arazionali o prerazionali della mente che contribuiscono costantemente alla cognizione umana.30 A differenza degli studi sui pregiudizi, che si concentrano su errori e glitch nel pensiero razionale, gli studi sull’immaginazione potrebbero, invece, rivelare i modi adattivi in cui il nostro spazio di testa virtuale ci aiuta a navigare nella vita reale.

 

L’immaginazione come tentativo pragmatico dell’organismo di ottenere la massima presa sul suo ambiente mutevole

Sebbene l’immaginazione venga formalmente definita come una particolare figura di pensiero che non segue regole fisse né legami logici e che si presenta come riproduzione ed elaborazione libera del contenuto di un’esperienza sensoriale, legata ad un determinato stato affettivo e, spesso, orientata attorno ad un tema fisso, a questo punto dell’esposizione potremmo però chiederci cosa si intenda, di preciso, per immaginazione in questo ambito di discussione proposto da studiosi della materia come Stephen Asma, Gabriel Rami ed altri? Asma ci direbbe, semplicemente, che l’immaginazione è qualcosa di simile a come fa l’immaginazione, avvertendoci, in effetti, che se trattiamo l’immaginazione come una semplice facoltà della mente, allora ci mancherà l’aspetto dinamico orientato all’azione perché l’immaginazione fa parte del tentativo pragmatico dell’organismo di ottenere la massima presa sul suo ambiente mutevole.31

Riguardo a questa modalità di intendere l’immaginazione, Asma ci avverte che siamo sempre nel rischio di fraintendere il modo in cui essa recluta i suoi input da molte aree di elaborazione del cervello, come la percezione, le emozioni, le aree motivazionali/conative, la memoria, la rappresentazione dell’immagine, la pianificazione esecutiva e così via, in quanto ancorché l’immaginazione sia, in effetti, una facoltà della mente, un sistema di capacità e applicazioni basato sul cervello, esso è sistema incarnato, come suggerirebbe anche Noga Arihka.32 Infatti, questo sistema enterocettivo33 coinvolto in come percepiamo noi stessi dall’interno, compresi i nostri stati corporei, genera un’immagine radicale dell’individualità. In ogni modo, l’immaginazione sarebbe sia una modalità involontaria, come ad esempio vagare con la mente34 e sognare,35 sia una modalità volontaria governata da una direzione cosciente dell’obiettivo.

In linea di massima, nel modello di Asma l’immaginazione avrebbe cinque fasi: mimetismo36; astrazione/disaccoppiamento; ricombinazione; espressione e feedback sociale.37 Stando a questo paradigma, in primo luogo, il nostro sistema di specchi neurali genererebbe il mimetismo incarnato38 delle nostre percezioni. Di conseguenza, le tecniche di rappresentazione, come il disegno o il linguaggio, disaccoppierebbero quelle esperienze imitate dai loro contesti originali. Successivamente, la nostra cognizione combinatoria mescolerebbe e setaccerebbe la novità, involontaria o volontaria, e poi, nelle due fasi finali, quelle nuove combinazioni verrebbero espresse e lette rispetto al feedback sociale. Interpretata in questo modo, l’immaginazione non si limiterebbe a riscrivere un mondo, ma ricreerebbe, regolarmente, un nuovo mondo. Questa capacità di creazione del mondo dell’immaginazione, la sua capacità di generare mondi percettivi, costituirebbe il motivo per cui, come proposta da Asma,39 dovrebbe rappresentare la base interdisciplinare alla base sia dell’arte che della scienza. Dunque, da questa prospettiva, più comprendiamo l’immaginazione come cognizione fondamentale, più riconosciamo l’artificialità del divario delle “due culture”, ovverosia la separazione tra scienza e discipline umanistiche come sostiene anche il professore di filosofia al City College of New York Massimo Pagliucci.40

Acquarello di Maria Weyersberg, 1929, che riproduce una scena di un dipinto rupestre con antilopi, bufali e uomini, risalente al 8.000-2.000 a.C. nel sito archeologico di Balmoral, nella regione di Harrishmith, Repubblica del Sud Africa. La foto è cortesia del Frobenius-Institut Frankfurt am Main.

Nella sua esposizione per chiarire la sua tesi circa l’immaginazione come processo di cognizione fondamentale, Asma ci ricorda altresì che sin dalla nascita le nostre menti vengono inondate di storie e immagini per cui, in seguito, vediamo addirittura la “vita reale” in gran parte attraverso costruzioni fantasiose oppure immaginali che, però, raramente vengono riconosciute da noi.41 In quest’ordine di idee, dunque, le cognizioni immaginative possono verificarsi in parallelo con la percezione in tempo reale, formando un co-presente, oppure possono disaccoppiarsi e funzionare offline prima e dopo la percezione in tempo reale. Ciò significa che noi, umani, sperimentiamo, contemporaneamente, un “adesso” reale e un “secondo universo” immaginario che, però, fenomenologicamente, sono combinati nell’esperienza presente. Occasionalmente, stando ad Asma ed altri studiosi, come Zittoun e Gillespie42 per quanto riguarda questa discussione, tale simultaneità del reale e dell’immaginario porta a slittamenti epistemici e confusione, come il “pensiero cospirativo” (come lo denomina Cassam)43 ma, di solito, l’immaginazione renderebbe noi, umani, più consapevoli dei potenziali nell’esperienza vissuta.44 La cultura popolare ammette solo la versione fantastica dell’immaginazione artistica e non riesce a riconoscere che anche la conversazione quotidiana, la navigazione nelle mappe, la strategia politica, l’ipotesi scientifica, la riflessione morale, la chirurgia sul campo, la cucina, la lettura e il fare l’amore sarebbero tutte attività fantasiose che emergono da un’immaginazione accesa.

Certamente, queste asserzioni urtano contro l’ortodossia dell’establishment riguardo l’argomento. Infatti, come ci ricorda Amy Kind,45 ancorché l’immaginazione abbia avuto un minimo di riconoscimento formale nei circoli accademici, in particolare nell’educazione artistica, un soffio di illegittimità circonda ancora lo studio accademico dell’immaginazione. Forse parlare di illegittimità sia eccessivo, in ogni caso, la questione dell’immaginazione rimane relegata in una branca dell’estetica in cui può rimanere segregata dalle serie questioni concernenti l’epistemologia, la metafisica e la psicologia cognitiva. In The Evolution of Imagination, Asma sostiene che, contrariamente alla posizione dell’establishment, l’immaginazione debba essere spostata dalla periferia al centro.46 Che l’immaginazione non riceva speciale attenzione dal biopotere si evince anche dal fatto che ogni volta che si verificano vincoli di budget, gli insegnanti e i dipartimenti d’arte sono i primi sul tagliere. Stando ad Asma, l’arte non dovrebbe essere insegnata come una storia autoreferenziale e fine a sé stessa, né la creazione artistica dovrebbe essere ridotta ad un’espressione terapeutica di sé, senza che ciò costituisca mancanza di rispetto per quell’eccellente funzione. Piuttosto, l’arte sarebbe un ramo produttivo della mente immaginativa, la scienza un altro, la politica un altro.

Nei petroglifi dei Three Rivers nel New Mexico (USA) si possono ammirare delle immagini, tra cui una faccia sorridente, una pecora bighorn colpita da frecce, una figura di uccello con interiora geometriche e migliaia di altri disegni. Sono sbalorditive non solo perché sono esteticamente belle, ma anche perché ci permetterebbero di spiare negli ingranaggi e nelle molle, per così dire, della mente umana. Creati dal popolo nativo americano Mogollon47 ben prima che Cristoforo Colombo sbarcasse nelle Americhe, questi petroglifi, stando ad Asma,48 costituirebbero un potente argomento per l’innatismo49 di una grammatica visiva, vale a dire che gran parte del disegno o della modalità di disegnare verrebbe appresa sì culturalmente, ma non i fondamenti.

Al riguardo, per Asma, la ricerca sui primi anni dell’età evolutiva, prendendo in considerazione i disegni dei bambini, rivelerebbe uno schema chiaro.50 I bambini di diverse culture e regioni geografiche inizierebbero con il “creare forme”, una specie di scarabocchio casuale di linee a zigzag, cerchi, punti. Si direbbe un esercizio motorio istintivo. Successivamente, inizierebbero a impegnarsi in forme più controllate, ripetendo forme e segni geometrici. Seguirebbe una fase di disegno di “umani girini”: macchie circolari con facce e alcune appendici come braccia e gambe che emergono dal cerchio. Tuttavia, non sarebbe chiaro se questi disegni rappresentativi siano un tentativo di realismo o una rappresentazione iconica. La capacità di disegno di molte persone, effettivamente, non avanza oltre questo stadio ma non a causa di un deficit cognitivo o motorio. Piuttosto, stando al paradigma di Asma,51 una volta che il linguaggio diventerebbe uno strumento di comunicazione più efficiente, il suo progresso richiederebbe pratica e formazione. Per coloro che invece continuano in modo più deciso a creare immagini, vediamo molte fasi successive di maggiore capacità rappresentativa. Si direbbe una danza di potere immaginativo percettivo e concettuale, ben mescolata con l’apprendimento socioculturale. Sotto quest’aspetto, secondo Asma, la creazione di forme che starebbe sotto il nostro concetto di arte coinvolge l’estetica ma comprenderebbe qualcosa di più: le strutture nascoste della mente, i filtri o categorie mentali che determinano il modo in cui viviamo il mondo. E questo sarebbe fondamentale.

Certamente con l’euristica disponibile in materia è possibile ipotizzare questi, per così dire, modelli radice dell’immaginazione, tuttavia renderli oggetto di ricerca di laboratorio sarebbe un’impresa assai difficile. Infatti, anche nella teoresi di questo paradigma interpretativo della conoscenza basata sull’immaginazione, queste capacità immaginative sarebbero costruite nelle interazioni tra la coevoluzione gene-cultura. A parere di Asma,52 queste “strutture nascoste” della mente potrebbero essere inferite attraverso lo studio sistematico di oggetti e processi immaginativi. L’immaginazione, intesa come il sistema operativo della mente,53 il sistema all’interno del sistema, genererebbe i nostri pregiudizi umani, la nostra grammatica della comunicazione visiva, perfino la musica e la danza54 nonché il nostro tribalismo politico, la nostra ricerca di significato, i nostri programmi di ricerca scientifica e, addirittura, il nostro spazio virtuale di simulazioni per le prove della vita sociale.55

Il nucleo elaborativo della cognizione immaginativa (o anche immaginale) sarebbe, in effetti, molto diverso da quello della cognizione proposizionale, cioè il modo in cui manipoliamo le rappresentazioni linguistiche. Sarebbe pure distinto dalle sorgenti mentali affettive o emotive che verrebbero tracciate da coloro che studiano la cognizione di persone reali in condizioni di laboratorio o, più recentemente, le affordances56 o inviti all’uso.57 Filosofi linguistici, come Heras-Escribano,58 e computazionalisti si sarebbero mossi dall’alto verso il basso, mentre le neuroscienze affettive si sarebbero mosse dal basso verso l’alto. Stando ad Asma, però, in questi approcci mancherebbe un enorme strato intermedio di cognizione tra la mente associativa condizionata inferiore e la mente rappresentativa simbolica superiore. Quello strato intermedio sarebbe, in effetti, l’immaginazione.59

In questo paradigma interpretativo, l’immaginazione sarebbe il luogo in cui la nostra architettura cognitiva dell’imitazione, ad esempio, le simulazioni dei neuroni specchio documentate da Vittorio Gallese60 e le associazioni verticali di corrispondenza verificate da Cecilia Heyes,61 sarebbe strutturata da modelli narrativi basati su immagini. Questi modelli sarebbero strumenti di creazione di senso orientati in modo imperativo, piuttosto che indicativo, sarebbero rappresentazioni orientate all’azione come suggerisce la ricerca di Shaum Gallengher.62 Tali modelli non rappresenterebbero solo un evento storico accaduto molto tempo fa. Né sarebbero simbolici nel modo in cui la matematica significhi concetti. E non sarebbero nemmeno come parole che significano per riferimento denotativo a persone, luoghi, cose, eventi. Piuttosto, questi modelli sarebbero simboli enattivi63 imperativi, che richiederebbero attenzione e azione da parte nostra o, comunque, interverrebbero in modo causale. Un personaggio avvincente in una storia o in un dipinto potrebbe ispirarci, anche se questa ispirazione sia solo al culmine della consapevolezza cosciente, ad agire in modo diverso, emulando o evitando il loro comportamento. In quanto tali, questi modelli di base dell’immaginazione sarebbero difficili da vedere ed esaminare. Sarebbero attivi nell’immaginazione involontaria nei sogni e nel vagabondaggio mentale, dove l’azione e il controllo del soggetto sarebbero bassi, ma sarebbero altresì profondamente radicati nelle forme culturali che produciamo e consumiamo, inclusi folklore, religione, letteratura e film.

 

La cognizione imperativamente orientata all’omeostasi sarebbe basata nella mente biologica

Stando agli studiosi come Asma, Knutson, e Srirangarajan64, la cognizione imperativamente orientata sarebbe antica, antecedente all’ascesa del linguaggio, della logica e persino della neocorteccia espansa.65 Essa sarebbe qualcosa di più vicino a come si muovono gli animali nel mondo. Sarebbe la vita limbica dei sentimenti istintivi e delle risposte rapide, che ci aiuterebbe a rilevare, rapidamente, chi sarebbe un amico, un nemico, un partner sessuale ed ancora relazioni sociali più sottili quali chi sarebbe un buon cacciatore, chi sarebbe affidabile, chi sarebbe in debito con me e come dovessi trattare la persona che mi si avvicina in questo specifico momento. La mente, da questa prospettiva, si sarebbe evoluta per essere un cosiddetto “affilatore edonico” piuttosto che un elaboratore di informazioni, come suggerito da Knutson e Srirangarajan.66 Un affinatore edonico che avrebbe rapporto preferenziale con il piacere e che ridurrebbe il rumore dell’esperienza, avvicinando ogni ripetizione dell’apprendimento per tentativi ed errori al piacere o alla soddisfazione o, più in generale, all’omeostasi. In questo paradigma, la mente cercherebbe di massimizzare l’affetto positivo con l’attaccamento e di ridurre l’affetto negativo.

Dal punto di vista di Stephen Asma e Rami Gabriel, questo affinatore edonico dell’immaginazione sarebbe anche il fulcro dell’attività umana di creazione di senso o di creazione di significato e, una volta riconosciuto, potremmo comprendere, sia come singoli sia come società, che i lavori fantasiosi quali la narrazione, la creazione di immagini, il canto, la danza e così via siano alcuni dei primi e, continuamente, potenti forme di conoscenza. Un’epistemologia che non può riconoscere questo attaccamento edonico omeostatico della mente umana e spinge l’immaginazione nel territorio periferico dell’estetica non sarebbe riuscita a capire la mente biologica.67 Le scienze cognitive che avrebbero inseguito la visione proposizionale dell’epistemologia, ad esempio, l’approccio alla cognizione di David Rumelhart ed altri ricercatori associati a lui68, che seguiva l’approccio linguistico formale booleano, avrebbero prodotto, in effetti, sostengono loro, una grande intelligenza artificiale (AI) ma nessuna comprensione del vero senso biologico. Successivamente, di conseguenza, l’immaginazione sarebbe rimasta terra incognita per le scienze algoritmiche. Per sfortuna di queste discipline, la cognizione mitopoietica sommersa sarebbe, insistono Asma e Gabriel, il motore della mente.

Chiaramente un’intelligenza artificiale può essere insegnata a identificare e manipolare immagini, schemi o frasi e, quindi, a ricombinarli in modi casuali e nuovi, motivo per cui ora abbiamo applicativi che “creano” dipinti, “compongono” canzoni e persino poesie. Ma l’immaginazione umana non sarebbe, stando agli studiosi riportati in quest’argomentazione, riducibile a macchine combinate di mashup.69 I mashup della contemporaneità vengono considerati dai guru della cultura IT come motivati. Potrebbero essere ritenuti intenzionali e teleologici perché, in effetti, mettono in gioco le nostre vite emotive, tuttavia l’intelligenza artificiale non ha, per così dire, una pelle emotiva. Si potrebbe obiettare che i movimenti artistici del 20° secolo, come il surrealismo e il dadaismo siano stati privi di senso e non finalizzati ma, comunque, avevano lo scopo di ritorsione o ribellione di fronte al lavoro che cercavano di criticare. Queste correnti cercavano di celebrare il brutto, di richiamare attenzione per il design all’interno di oggetti banali o di giocare con l’inconscio. Questa ricerca, che manca nei mashup dell’IA, sarebbe, secondo Asma e Gabriel,70 una sorta di intenzionalità biologica o motivazione nell’immaginazione, sia umana che animale.71

Foto di Stephan Vanfleteren fotografo belga, noto soprattutto per i suoi ritratti in bianco e nero, utilizzata come cover dell’articolo di Noga Arikha. The interoceptive turn, pubblicato in AEON, 17 June 2019

 

Questa cognizione mitopoietica sommersa sarebbe, a loro avviso,72 il motore della mente, che pulsa attraverso molte altre forme di cognizione, inclusa la percezione inconscia e il ragionamento conscio. Stando ad Asma e Gabriel, gli umani modelliamo la realtà attraverso schemi di immagini e di storie, affermando che questi schemi siano così profondamente incarnati nella nostra biologia che non possono essere derivati da un senso letterale descrittivo.73 Al riguardo, va precisato che, in effetti, la creazione del senso descrittivo si baserebbe su la teoria della verità della corrispondenza. Tale teoria presume che una proposizione, un’affermazione, una frase, una parola, abbia valore epistemico in quanto corrisponderebbe, esattamente, a uno stato di cose fattuale. Tuttavia, stando alla ricerca delle scienze cognitive mitopoietiche, ciò che si evince sarebbe che l’immaginazione produrrebbe controfattuali significativi piuttosto che rispecchiare fatti sul mondo. L’errore comune, di conseguenza, sarebbe chiedersi in che misura gli schemi immaginativi corrisponderebbero ai referenti esterni. Per Asma e gli altri studiosi di questa corrente sarebbe meglio esaminare la capacità di creare senso dell’immaginazione, di gestire, in modo adattivo, il nostro mondo emotivo, somatico e ricco di disponibilità. La visione bio-semantica suggerita da Asma, in cui il significato arriva direttamente attraverso il corpo, sarebbe alla base dei processi di creazione dei sensi linguistici, visivi e del sistema motorio e fornirebbe i percorsi di condizionamento attraverso i quali l’arte può aiutarci a gestire i capricci del mondo reale.

La maggior parte di ciò che sappiamo sulla visione bio-semantica, sulle rappresentazioni orientate all’azione e sulla cognizione non proposizionale ma radicata nel corpo-organismo e che costituiscono le giustificazioni per una proposta volta ad incentivare gli studi sull’immaginazione, sarebbe emersa solo di recente. Eppure, gli studi sull’immaginazione non sarebbero un’idea del tutto nuova. I primi studiosi di scienze umane e sociali avrebbero colto il valore dell’educazione artistica, ma soprattutto come baluardo contro il riduzionismo scientifico, che consideravano disumanizzante. Ora, propone Asma,74 si potrebbe raccogliere le loro intuizioni e piegarle in una più salutare educazione all’immaginazione integrata.

L’emergere dell’interesse per gli studi sull’immaginazione nei tempi moderni potrebbe essere collocato a metà del 20° secolo ma sarebbe stato rapidamente soffocato. L’importanza della cognizione immaginativa sarebbe stata colta e articolata nel dopoguerra prima di scomparire di nuovo, sepolta sotto i successi del comportamentismo sperimentale e poi del computazionalismo.75 Stando ai sostenitori del paradigma della cognizione mitopoietica, i comportamentisti empirici non furono in grado di vedere l’attività interna dell’immaginazione poiché avrebbero limitato le loro osservazioni a meccanismi di stimolo e risposta. Poi, quando la scienza cognitiva avrebbe abbracciato il modello computazionale negli anni ’90 fino ad oggi, la cognizione fu concepita come elaborazione algoritmica. Sia il comportamentismo che il computazionalismo avrebbero mancato del tutto l’immaginazione ma hanno avuto altri successi così evidenti, ad esempio, nel comportamento animale e nell’IA, che la maggior parte delle carriere e dei dipartimenti di ricerca avrebbero, effettivamente, copiato le loro metodologie.

Prima del soffocamento dell’interesse per gli studi relativi all’immaginazione da un punto di vista bio-semantico e mitopoietico, archeologi come Henri e Henriette Frankfort sostenevano76 che la prima mente umana fosse mitopoietica. Una prospettiva mitopoietica vedrebbe il mondo, primariamente, come una storia drammatica di intenzioni personali in competizione piuttosto che come un sistema di leggi oggettive impersonali. La differenza cognitiva tra gli esseri umani moderni e quelli antichi risiederebbe nel fatto che per l’uomo moderno e scientifico il mondo fenomenico sarebbe principalmente un “esso” mentre per l’uomo antico e, anche per il primitivo, sarebbe un “tu”.

Filosofi come Ernst Cassirer e psicologi come Jung si sono concentrati sul rituale e il simbolo visivo, piuttosto che sul linguaggio letterale, come un modo per mettere in atto l’elaborazione di significati. Immagini, oggetti e rituali della cognizione mitopoietica sarebbero imperativi piuttosto che indicativi. Se siamo immersi in uno stato di cognizione mitopoietica, allora uno spettacolo di danza, un romanzo, un film drammatico o un rituale religioso non avrebbe bisogno di essere decodificato perché il nostro intreccio cognitivo emotivo ci renderebbe immediatamente arrabbiati, malinconici, pieni di speranza, rassegnati, confusi e così via. Da questa prospettiva, il contagio emotivo, vale a dire, in termini neuronali, il contagio della corteccia motoria, significherebbe che la rappresentazione sia addirittura la cosa stessa. Una tale immersione può essere meglio compresa se pensassimo agli scenari di immersione in realtà virtuale,77 ma anche in opere teatrali come Le Baccanti di Euripide o, meglio ancora, nell’antica tradizione di ascoltare una storia di fantasmi attorno a un falò. Le storie e le immagini non descriverebbero solo il mondo ma ispirerebbero l’azione nel mondo. Non solo rappresenterebbero la realtà ma spingerebbero altresì le nostre emozioni in direzioni specifiche. Pertanto, ciò che verrebbe appresso ed esperito attraverso la cognizione mitopoietica, motiverebbe, piuttosto che etichetterebbe, organizzerebbe e modellerebbe il mondo. Da questo punto di vista, una descrizione fattuale del mondo verrebbe dopo la nostra interazione immaginativa biologica con il mondo sociale.

 

Sarebbe possibile riconnettersi ad un paradigma mitopoietico per la pedagogia del futuro?

Da un punto di vista pratico si potrebbe porre la domanda agli studiosi e proponente del paradigma della cognizione mitopoietica di come sarebbe possibile continuare il lavoro mitopoietico di Jung, Cassirer e dei Frankfort per riconnetterci con un ramo precedente e abrogato degli studi mitopoietici. Per un tale riallacciamento, Stephen Asma propone, in parte, che gli studiosi della materia dovrebbero diventare più sistematici e organizzati riguardo a prodotti, processi, strutture e funzioni dell’immaginazione. In effetti lui è sostenitore di una proposta che abbozzerebbe alcuni dei percorsi pragmatici che porterebbero più rigore alla ricerca e alla pedagogia future, segnalando cinque direzioni di ricerca futura: sviluppare categorie più precise circa l’immaginazione; sfruttare le possibilità di farmaci che alterano la coscienza; comprendere i vincoli e i limiti dell’immaginazione; sviluppare metodi migliori per valutare l’immaginazione; e sviluppare una migliore tolleranza per l’ambiguità provvisoria.

 

Stabilire una tassonomia più precisa dei processi immaginativi

Stando a Stephen Asma e Veronique Greenwood noi staremmo ancora usando Aristotele per classificare e analizzare l’arco narrativo,78 per cui c’è bisogno di una tassonomia più precisa dei processi immaginativi. Allo stato attuale, sostengono gli studiosi in materia, le indagini sull’immaginazione vengono spartite lungo riconoscimenti arbitrari dei prodotti dell’attività immaginativa. La letteratura viene trattata separatamente dalla pittura, dal film e dalla danza, senza considerare che i processi alla base di alcuni di questi prodotti siano molto simili. Qualsiasi comprensibile scissione che abbia ritenuto conveniente ritagliare la poesia dalla pittura, avrebbe perso, però, l’opportunità di classificare i tipi naturali di immaginazione perché distratti da categorie più convenzionali. A parere di Asma si potrebbe congetturare che in termini di comprensione dell’immaginazione siamo, utilizzando una metafora come paragone, in una fase pre-linnaica. Ricordiamo che il botanico del 18° secolo, Carl Nilsson Linnaeus, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, avrebbe unificato la storia naturale creando una nomenclatura binomiale universale e applicandola pazientemente a flora e fauna fino a quando non abbiamo avuto una tabella di terminologia concordata basata su caratteri o tratti essenziali.79 Secondo Asma e Gabriel, ci sarebbe bisogno di una nomenclatura comune riguardante la cognizione e l’immaginazione, inoltre suggeriscono di decidere un criterio fisiologico, morfologico o evolutivo per stabilire tale carattere essenziale.80 Nel caso dell’immaginazione, cosa dovrebbe cercare di catturare una tassonomia che voglia cogliere l’immaginazione in termini di cognizione mitopoietica? Essa dovrebbe nominare insiemi di sentimenti fenomenologici di creatività, o invece i sistemi neurologici sottostanti, oppure i vantaggi adattativi di tale attività?

Queste domande potrebbero sembrare scoraggianti, argomenta Asma ma, a suo giudizio, la situazione era probabilmente peggiore per i biologi del XVIII secolo, eppure le categorie tassonomiche degli organismi viventi avrebbero iniziato a crescere rapidamente una volta che la modalità tassonomica fu concordata. In ogni modo, attualmente siamo ancora nella fase della tassonomia popolare per l’immaginazione. Dopo aver generato una classificazione naturale provvisoria utile, propone Asma, si potrà sottoporla all’analisi filogenetica o evolutiva, rafforzando e distruggendo alcuni delle tipologie consolidate e, quindi, si potrebbe spostare verso tipi naturali a grana più fine, perfezionando insieme tassonomia e teoria alla luce l’una dell’altra e questo sarebbe ciò che oggi sta avvenendo in quest’ambito di conoscenza. Ad esempio, i ricercatori si starebbero lentamente concentrando sull’importanza della rete neurale corticale e sottocorticale in modalità predefinita (Default Mode Network, cioè DMN)81 quale possibile sistema neurologico dell’immaginazione82 o almeno aspetto significativo dell’immaginazione, come propongono Buckner e DiNicola. Un altro esempio di questo spostamento sarebbe la recente e promettente tassonomia delle storie di Patrick Colm Hogan83 che le suddivide in modelli universali interculturali che riflettono specifiche traiettorie emotive. In questo senso la tipica trama romantica, diffusa in tutto il mondo, sarebbe un’espressione narrativa del sistema della “lussuria” descritto dalle neuroscienze dell’affettività. La tipica trama horror sarebbe un’espressione narrativa del sistema della “paura”. Le tragedie sarebbero espressioni del sistema del “lutto” o angoscia di separazione, mentre i misteri e le storie di eroi metterebbero in atto il sistema della “ricerca”, e così via. Qualsiasi buona storia è solitamente un mix di diverse traiettorie affettive all’interno dell’arco generale, ma questi sistemi affettivi sarebbero, concretamente, tipi naturali.84

Sfruttare le possibilità di sostanze psichedeliche che alterano la coscienza

La breve ispirazione storica di un pensiero serio sull’immaginazione a metà del XX secolo non poteva materializzarsi allora ma ora ci sarebbero a disposizione altri modi per ravvivare la ricerca. Ad esempio, la ricerca sulle sostanze psichedeliche sta avendo una rinascita attualmente e potrebbe essere un vantaggio per gli studi accademici seri sull’immaginazione. Tali sostanze generano stati psicologici e, per così dire, filosofici che rivelerebbero importanti caratteristiche della struttura e della funzione immaginativa. Tali sostanze, ad esempio, sembrano attivare l’ipofrontalità transitoria85 e allentare la tirannia della rete del compito positivo, sospendendo, in questo modo, perfino la consueta distinzione soggetto/oggetto nella coscienza. Dal punto di vista fenomenologico, i consumatori di LSD, psilocibina e DMT86 riportano, come documenta il professore e ricercatore Philip Gerrans,87 pensieri, immagini e storie iper-associativi e non vincolati, in altre parole, un’esperienza poetica o simile a ciò che chiamiamo magico. Tali sostanze sono ritenute capaci di aiutarci a trovare “grammatiche cognitive nascoste universali” o processi e modelli comuni dell’immaginazione.

Stando ad Asma88 e Jules Evans89 gli stati alterati, e l’immaginazione più in generale, sarebbero stati probabilmente selezionati dall’evoluzione perché ci presenterebbero nuove prospettive e prove virtuali di possibili futuri, che potrebbero mescolare elementi precedentemente disparati in modi produttivi. Sotto quest’aspetto, l’immaginazione sarebbe adattiva in un ambiente mutevole e stimolante. I comportamenti di routine, quali la caccia, la fabbricazione di attrezzi, le strategie di accoppiamento ed altri modi di fare, sarebbero un ottimo sistema per liberare il carico cognitivo, rendendo i comportamenti utili meno impegnativi dal punto di vista cognitivo e collocandoli invece nel regno dell’abitudine incarnata nei nostri neuroni. Ma a volte, data l’evoluzione degli ambienti, abbiamo bisogno di accedere a pensieri, comportamenti e strategie alternativi, vale a dire dobbiamo pensare e comportarci “fuori dagli schemi”.

Anche i recenti progressi nelle neuroscienze e nella psicologia evoluzionista90 starebbero, gradualmente, riaccendendo l’interesse per l’immaginazione, ambiti in cui la ricerca è indirizzata alla eventuale identificazione di modelli cognitivi e culturali riconoscibili nei mashup91 o applicativi che usano contenuti da più sorgenti per proporre un servizio “nuovo”. La psicologia evoluzionistica, ad esempio, alla fine avrebbe accolto l’immaginazione come si evince da uno sguardo alla pubblicazione Evolutionary Studies in Imaginative Culture,92 ma avrebbe ancora bisogno di esplorare i meccanismi causali che legherebbero le storie adattative ai meccanismi di trasmissione ereditaria.

 

Comprendere i vincoli e i limiti dell’immaginazione

Stando ad Asma,93 allo stato attuale dell’euristica relativa agli studi sull’immaginazione, si dovrebbe iniziare una ricerca e articolazione sistematica dei vincoli all’immaginazione. A parer suo, molti pensatori ingegnosi si sottopongono a vincoli basati su regole, come ad esempio nella fisica quantistica, o anche a vincoli materiali per forzare una nuova creatività e questa sarebbe un’area degna di studio nel futuro. In ogni modo, per Asma94 c’è bisogno di una migliore comprensione dei limiti, dei confini e dei fallimenti dell’intero sistema operativo che chiamiamo immaginazione. L’immaginazione sarebbe multimodale, opererebbe attraverso molti tipi di attività umana e sarebbe apparentemente infinita nella sua capacità di generare possibilità.95 Da quest’angolazione vi sarebbero, in ogni modo, diverse domande che attenderebbero risposte, domande quali dove si rompe, fallisce, diminuisce o si esaurisce l’immaginazione? Dove si sovrappongono immaginazione e pensiero critico, qualora entrambi fossero forme di creazione di senso?

Infatti, sarebbe molto impegnativo studiare la miriade di forme dei modelli considerati espressione dell’immaginazione poiché effettivamente essi sono, storicamente, culturalmente e individualmente, idiosincratici.96 A causa della neotenia97 neurale, specificamente dello sviluppo del cervello ex utero, l’Homo sapiens avrebbe un’abilità unica di trasferire formati narrativi e modelli fantasiosi nella loro coscienza iniziale.98 Sotto questo aspetto, referisce Asma,99 la programmazione ontogenetica nello sviluppo dell’infanzia sarebbe molto varia e la mente umana, in via di sviluppo, si comporterebbe metaforicamente come una spugna di vari flussi informativi, risultando in un’incredibile profusione di possibili modelli mitopoietici. Tuttavia, presumibilmente, ci sarebbe un limite in questa prodigalità.

Proprio come la psicologia avrebbe appreso “fatti significativi” sulle menti tipiche studiando, ad esempio, la patologia, oppure così come l’idea della percezione del viso sarebbe diventata più chiara attraverso lo studio della prosopagnosia o “cecità facciale”, allo stesso modo, la questione dell’immaginazione potrebbe diventare più chiara osservando i luoghi in cui l’immaginazione non riesce a svilupparsi negli individui e nei gruppi, come sostengono i ricercatori Rebecca Keogh e Joel Pearson.100 Procedendo in questo modo, non si tratterebbe di formulare giudizi normativi, ma di dare uno sguardo chiaro alla diversità neurale, compresi i casi in cui le persone non sembrano avere accesso alcuno all’immaginazione. Parte di questo lavoro starebbe iniziando a verificarsi, ad esempio, in recenti studi effettuati da Rebecca Keogh e Joel Pearson sull’a-fantasia,101 cioè un’atipicità neurale in cui il soggetto non forma immagini visive nel cosiddetto “occhio della mente”. In proposito va anche segnalato che sebbene l’a-fantasia potrebbe, giustamente, essere una variante genetica, l’inculcazione culturale, in ogni caso, giocherebbe un ruolo enorme nello sviluppo immaginativo. Un modo per studiare il vincolo e l’attualizzazione dell’immaginazione tramite l’inculcazione, secondo Asma,102 sarebbe fare un lavoro empirico su soggetti che abbiano avuto un’educazione basata sull’immaginazione apparentemente alta, quali i sistemi Montessori e Waldorf, rispetto ai sistemi di memorizzazione meccanica e tutti i metodi intermedi.

 

Sviluppare metodi migliori per valutare l’immaginazione e la creatività

Per meglio comprendere cosa sia l’immaginazione e sviluppare un paradigma di suo utilizzo nei sistemi educativi, oltre a ricercare possibili modelli interpretativi dei suoi confini, sarebbe necessario, ugualmente, costruire migliori i modelli di misurazione empiriche di diversi potenziali creativi. Da questa prospettiva e secondo il ricercatore in filosofia della fenomenologia D.J. Hobbs,103 sarebbe altresì necessario accrescere l’euristica relativa alla fenomenologia dell’esperienza creativa, cioè l’esperienza creativa come soggettivamente la sperimentiamo senza chiederci cosa essa sia idealmente, euristica che sia addirittura aperta alle descrizioni soggettive da parte di artisti e da altri professionisti che lavorano con l’immaginazione. Infatti, ci sarebbe la necessità di un punto di vista quasi etnografico con osservatori partecipanti che siano disposti e capaci di fare fenomenologia anziché facili riduzioni a teorie stanche.104 Aneddoticamente, è paradossalmente notevole quante persone svolgano un lavoro accademico sulla creatività o sull’immaginazione ma effettivamente non sarebbero persone impegnate in pratiche creative. Questo distorcerebbe la ricerca in direzioni inutili. Ad esempio, se si pensa all’immaginazione come creatività autobiografica del tipo come il semplice vagare con la mente in modo intenzionale quando non si è attivamente impegnati in una attività, qualcosa che sarebbe facilitato dal DMN,105 allora si rimane sorpresi quando l’improvvisazione dello stato di flusso sia un paradigma della creatività ma con poca o nessuna consapevolezza autobiografica. Da quest’angolazione si rende necessario accettare le fasi della confusione come risorse potenzialmente intuitive. Infatti, ne consegue che non si dovrebbe permettere che i nostri paradigmi razionali accechino gli studiosi mentre cercano di tracciare i contorni dell’immaginazione.106 La ricerca in materia avrebbe bisogno di più tipi di valutazione empirica e, se come ha affermato Asma,107 l’immaginazione sarebbe una forma fortemente incarnata nei nostri tessuti neurali di risoluzione dei problemi, ciò ci mette di fronte alla necessità di valutazioni circa la conoscenza che non privilegino forme di cognizione per così dire “disincarnate”, cioè fuori di una cognizione che abbia come base l’intuizione mitopoietica.

Acquarello di Elisabeth Mannsfeld, 1929 che riproduce la scena di una processione dalle pinture rupestri, risalenti al 800-2000 a.C., nel sito archeologico di Massinburra, nella regione di Chinamora, Zimbabwe. L’acquarello appartiene al Frobenius-Institut Frankfurt am Main.

 

Coltivare la tolleranza per l’ambiguità provvisoria della cognizione e nella conoscenza

Infine, Stephen Asma108 ci sollecita ad accettare la fondamentale stranezza dell’immaginazione, il suo puro gioco, e non sempre ridurla a un adattamento funzionale. Sotto questo aspetto, ci deve essere spazio per il surreale, il fantastico, l’idealistico e persino l’assurdo. Anche nella piena fioritura della rivoluzione scientifica, pensatori di ogni genere (Emanuel Swedenborg, William Blake, Ralph Waldo Emerson, William James e il drammaturgo patafisico109 Alfred Jarry) hanno chiesto una riaffermazione dell’immaginazione al centro della vita umana.

Nel curare quest’argomentazione mi ha sostenuto un suo postulato conclusivo: il pensiero razionale, quando succede, dovrebbe coltivare una certa tolleranza per l’ambiguità. Infatti, la creazione di senso emerge da una sciocchezza, per essere schietti. Dobbiamo accettare le fasi della confusione come risorse potenzialmente intuitive. Lo psicologo del ‘800 William James ha chiamato questa zona grigia generativa tra senso e nonsenso il “residuum non classificato” – roba anomala che non si adatta da nessuna parte. Accettare questa zona liminale di ambiguità e possibilità è importante, sostiene Asma,110 per le sue virtù epistemiche, come l’apertura mentale e l’umiltà, fornendo risorse cognitive e culturali per generare nuove idee e comportamenti.

Gli studiosi citati in quest’esposizione proclamano che sia tempo di dare all’immaginazione ciò che le sarebbe dovuto come potere cognitivo fondamentale, cavallo di battaglia epistemico, fonte terapeutica e creatore di avventure. Alla fine, la separazione istituzionalizzata tra le forme di istruzione è interamente di nostra creazione e, ironia della sorte, una creazione della nostra immaginazione, a questo punto, superata. La separazione sbadigliante ricorda lo scisma immaginario dell’umano in parti dualistiche, precisa Asma con grande intelligenza icastica. La metafora della separazione non sarebbe più utile quando consideriamo nuove forme di educazione, ma le immagini geologiche rimangono ancora preziose. Per concludere proponiamo un’altra metafora di Asma111 riguardo l’immaginazione: immaginarla come la “tettonica a placche” della dinamica tra la mente dell’organismo umano e la cultura che la rispecchia. Da questa prospettiva mitopoietica sommersa, le divisioni tra le discipline tradizionali si restringono. Territori fratturati su entrambi i lati di una grande divisione diventano semplici continenti che cavalcano i movimenti nascosti della creatività sottostante. L’immaginazione ci invita più a fondo.

______________Note _________________

1 Stephen T Asma. The Evolution of Imagination. The University of Chicago Press, 2017

2 Ibidem

3 Stephen T Asma. Imaginology. In AEON, 26 May 2022

4 Ibidem

5 Ibidem

6 David Livingstone Smith. Freud the philosopher. In AEON, 10 August 2017

7 Antonio Melechi. What was the beguiling spell of Jung’s “collective unconscious”? In AEON, 19 February 2018

8 La teoria del sistema 1 di pensiero propone che tale pensiero sia un processo quasi istantaneo; che avviene automaticamente, intuitivamente e con poco sforzo. Sarebbe guidato dall’istinto e dalle nostre esperienze. Il pensiero del Sistema 2, stando alla teoria, è più lento e richiede uno sforzo maggiore poiché consapevole e logico.

9 Stephen T Asma, op. cit. 26 May 2022

10 Stephen T Asma. op. cit. 2017

11 Julian Baggini. Hume the humane. In AEON, 15 August 2018

12 David Bather Woods. The semi-satisfied life. In AEON, 18 August 2020

13 Helen Small. Nietzsche and the Cynics. In AEON, 28 February 2019

14 David Bather Woods, op. cit. 18 August 2020

15 Cheryl Misak and Robert B. Talisse. Pragmatism endures. In AEON, 18 November 2018

16 Stephen T Asma. op. cit. 2017

17 Ibidem

18 Stephen T Asma. The Evolution of Imagination. The University of Chicago Press, 2017 / Stephen T Asma and Rami Gabriel. The Emotional Mind: Affective Roots of Culture and Cognition. Harvard University Press, 2019

19 Stephen T Asma, op. cit. 26 May 2022

20 Ibidem

21 https://www.shin-ibs.edu/luce/

22 Stephen T Asma, op. cit. 26 May 2022

23 Ibidem

24 Infatti, Elon Musk sostiene che dobbiamo mettere in fretta almeno un milione di persone su Marte se vogliamo garantire che l’umanità abbia un futuro.

25 Ross Andersen. Exodus. In AEON, 30 September 2014

26 Eileen Hunt Botting. Godmother of intelligences. In AEON, 3 October 2018 / Per la professoressa di scienze politiche l’intelligenza artificiale sarebbe stata resa mostruosa, non dall’arroganza umana, ma dalla crudeltà umana.

27 Stephen T Asma, op. cit. 26 May 2022

28 Ibidem

29 Hersh Shefrin & Meir Statman. The Contributions of Daniel Kahneman and Amos Tversky, Journal of Behavioral Finance, 4:2, 54-58, 2003 / Thaler, Richard H. “The Psychology and Economics Conference Handbook: Comments on Simon, on Einhorn and Hogarth, and on Tversky and Kahneman.” The Journal of Business 59, no. 4: S279–84, 1986

30 Stephen T Asma & Gabriel Rami. United by feelings. 22 August 2019 Loro sostengono che le emozioni universali siano il motore profondo della coscienza umana e la base della nostra profonda affinità con gli altri animali.

31 Stephen T Asma, op. cit. 26 May 2022

32 Noga Arikha. The interoceptive turn. In AEON 17 June 2019 / Noga Arikha. The Ceiling Outside: The Science and Experience of the Disrupted Mind, Basic Books, 2022

33 Il sistema sensoriale che ci permette di capire e sentire cosa accade all’ INTERNO del nostro corpo.

34 Thomas Metzinger. Are you sleepwalking now? In AEON 22 January 2018. Metzinger si/ci pone provocatoriamente questa domanda: dato quanto poco controllo abbiamo sulle nostre menti erranti, come documentano le neuroscienze, come possiamo coltivare una vera autonomia mentale?

35 Patrick McNamara. Dreams and revelations. In AEON, 5 September 2016. McNamara sostiene che la neurochimica dimostra che le grandi religioni e le tendenze spirituali delle culture nascono dai sogni e dalle visioni.

36 Il mimetismo è la capacità di un organismo di imitarne un altro, allo scopo di trarne vantaggio.

37 Stephen T Asma, op. cit. 26 May 2022

38 I recettori percettivi che forniscono informazione al cervello sono localizzati nei tessuti corporei quali muscoli, ossa, pelle e organi interni.

39 Stephen T Asma & Gabriel Rami, op. cit. 22 August 2019

40 Massimo Plagliucci. Who knows what. In AEON, 8 October 2012

41 Stephen T Asma. op. cit. 2017

42 Tania Zittoun & Alex Gillespie. Imagination is Human and Cultural Development. Routledge, 2016

43 Quassim Cassam. Self-Knowledge for Humans. Oxford University Press, 2014

44 Stephen T Asma. Imagination is ancient. 11 September 2017

45 Amy Kind. Imagination is a powerful tool: why is philosophy afraid of it. In AEON, 1 September 2017

46 Stephen T Asma, op. cit. 2017

47 I Mogollon furono popolazione americana diffusa dal 300 a.C. al 1300 d.C. Devono il loro nome ai Monti Mogollón, così chiamati in onore di Juan Ignacio Flores Mogollón, governatore del Vicereame della Nuova Spagna dal 1712 al 1715. Vivevano sulle montagne in particolari costruzioni fatte di fango e legno, occupavano anche parte del sottosuolo dando un calore maggiore all’abitazione. La popolazione era estesa tra il Nuovo Messico e l’Arizona, vivevano di agricoltura coltivando mais, zucche, fagioli e tabacco; erano dediti anche alla caccia e non avevano animali da condurre al pascolo, data l’inesistenza in tutto il nord e centro America di grossi erbivori addomesticabili. Si racconta poi che fossero uno dei primi popoli a forgiare stoviglie; si dedicavano anche a decorazioni dei loro prodotti artigianali, nel periodo tardo le loro lavorazioni con argilla erano notevoli. Dipingevano utilizzando colori presi da estratti di piante secche che venivano applicati con un pennello tratto dalla yucca. Famosa era la loro abilità nel creare raffigurazioni su vasi, essi ritraevano la natura e tutto ciò che osservavano, avevano sviluppato una rudimentale tecnica di scrittura quasi animata: dividevano una storia, fra i casi più noti quella di una vita di coppia in diverse figure disegnate in più vasi che mostravano l’intera opera una volta messi uno vicino all’altro. La popolazione si estinse fra il 1200 ed il 1400.

48 Stephen T Asma, op. cit. 26 May 2022

49 In linguistica, l’ipotesi dell’innatismo è un’ipotesi che sostiene che gli esseri umani nascano con almeno una certa conoscenza della struttura linguistica.

50 Stephen T Asma, op. cit. 26 May 2022

51 Ibidem

52 Ibidem

53 Ai fini di quest’argomentazione per mente si intende quell’insieme di manifestazioni delle funzioni del cervello quali il pensiero, l’intuizione, la memoria e la ragione.

54 Rosanna Wan & Andrew Khosravani. Dance seems to be the ultimate frivolity. How did it become a human necessity? In AEON, 13 November 2018

55 Stephen T Asma, op. cit. 26 May 2022

56 Con affordance (invito all’uso) si definisce la qualità fisica di un oggetto che suggerisce a un essere umano le azioni appropriate per manipolarlo. Ogni oggetto possiede le sue affordance, così come le superfici, gli eventi e i luoghi. Ad esempio una superficie piatta possiede l’affordance di camminare sopra ad essa, una superficie verticale dà l’affordance di ostacolare un movimento o di blocco di un movimento. L’aspetto esterno di una caraffa d’acqua, con manico laterale e beccuccio, permette all’utilizzatore di dedurne intuitivamente le funzionalità, anche senza averla mai vista prima. In quest’ultimo contesto il termine affordance può essere tradotto con “invito”; questo concetto non appartiene né all’oggetto stesso né al suo utilizzatore ma si viene a creare dalla relazione che si instaura fra di essi. È, per così dire, una proprietà “distribuita”. Il termine è stato introdotto nel 1979 dallo psicologo James Gibson nell’opera Un approccio ecologico alla percezione visiva. Più alta è l’affordance, più sarà automatico ed intuitivo l’utilizzo di un dispositivo o di uno strumento. Ad esempio, l’aspetto di una maniglia dovrebbe far intuire al meglio e automaticamente come la porta vada aperta: se tirata, spinta, o fatta scorrere (una porta che si apre automaticamente al passaggio ha una scarsa affordance, poiché è molto poco intuitivo il suo funzionamento. Tra gli oggetti con un’ottima affordance vi sono, ad esempio, la forchetta o il cucchiaio, strumenti che nel corso dei millenni sono stati affinati dall’uomo fino alla forma odierna, estremamente intuitiva e di semplicissimo utilizzo.

57 Manuel Heras-Escribano. The Philosophy of Affordances. Palgrave Macmillan, 2019

58 Ibidem

59 Stephen T Asma, op. cit. 26 May 2022

60 Gallese, V. Embodied simulation: From neurons to phenomenal experience. In “Phenomenology and the Cognitive Sciences” 4, 23–48, 2005

61 Heyes C. Where do mirror neurons come from? Neurosci Biobehav Rev. 2010 Mar;34(4):575-83.

62 Shaum Gallengher. Are Minimal Representations Still Representations? In “International Journal of Philosophical Studies”, 16:3, 351-369, 2008

63 Secondo l’approccio enattivo la mente umana è incarnata nell’intero organismo ed è situata nel mondo, e dunque non è riducibile a strutture all’interno della testa. Il significato e l’esperienza sono prodotti dalle continue relazioni reciproche fra cervello, corpo e mondo.

64 Knutson, B., Srirangarajan, T. Toward a Deep Science of Affect and Motivation. In: Neta, M., Haas, I. (eds) Emotion in the Mind and Body. Nebraska Symposium on Motivation, vol 66. Springer, 2019

65 Stephen T Asma, op. cit. 11 Septembre 2017

66 Knutson, B., Srirangarajan, T, op. cit. 2019

67 Stephen T Asma and Rami Gabriel, op. cit. 2019

68 David E. Rumelhart, James L. McClelland and PDP Research Group. Parallel Distributed Processing. Volume 1. MIT Press, 1986

69 Mash-up (letteralmente: “poltiglia”), in termini informatici, indica un’applicazione che usa contenuti da più sorgenti per creare un servizio completamente nuovo. Il contenuto dei mash-up è normalmente preso da terzi via API, tramite feed (es. RSS e Atom) o JavaScript. I mash-up stanno rivoluzionando lo sviluppo del web permettendo a chiunque di combinare dati da siti come Amazon.com, eBay, Google, Windows Live e Yahoo! in modi innovativi. Sono semplici da progettare: richiedono minime conoscenze tecniche e quindi sono solitamente creati da contributori inusuali. I mashup sono uno degli elementi del cosiddetto web 2.0

70 Stephen T Asma and Rami Gabriel, op. cit. 2019

71 Un paradigma o prospettiva mitopoietica vede il mondo principalmente come una storia drammatica di intenzioni personali in competizione, piuttosto che un sistema di leggi oggettive impersonali. Asma ha affermato che la nostra cognizione immaginativa contemporanea è evolutivamente conservata: ha somiglianze strutturali e funzionali con la cognizione premoderna dell’Homo sapiens. Il paradigma di Asma delinea le caratteristiche essenziali della cognizione mitopoietica o dell’immaginazione adattiva, delinea i vantaggi socioculturali adattativi della cognizione mitopoietica, spiega i meccanismi filogenetici e ontogenetici che danno origine alla mente mitopoietica umana (cioè, geneticamente dotata di simulazione e di sistemi associativi che sottoscrivono diversi sistemi simbolici), mostra come la cognizione mitopoietica sfidi le tendenze contemporanee nelle scienze cognitive e nella filosofia e riconosca e delinei approcci empirici per una nuova scienza cognitiva dell’immaginazione.

72 Ibidem

73 Stephen T Asma. Adaptative Imagination: Towards a Mythopoetic Cognitive Science. In “Evolutionary Studies in Imaginative Culture”, Vol. 5, Issue 2, 2021

74 Ibidem

75 Il computazionalismo è una teoria del funzionalismo in filosofia della mente, che, per ragioni metodologiche, progetta la mente come un elaboratore di informazioni e confronta l’idea a un calcolo e, nello specifico, all’applicazione di un sistema di regole. Per computazionalismo si intende la teoria sviluppata in particolare da Hilary Putnam e Jerry Fodor, e non il cognitivismo in generale. In inglese, il calcolo si riferisce alla computabilità, cioè passando da un input a un output attraverso un determinato algoritmo. Il computazionalismo non è una tesi ontologica sulla natura della mente: non pretende che tutto il pensiero sia ridotto a un calcolo di questo stile, ma che sia possibile apprendere determinate funzioni del pensiero secondo questo modello, siano esse coscienti o infraconscio (ad esempio i processi di visione, secondo l’approccio della neuroscienza computazionale sviluppato da David Marr nei primi anni ’80). In termini di dottrina, il computazionalismo può essere caratterizzato come una sintesi tra realismo intenzionale e fisicalismo. La prima afferma l’esistenza e la causalità degli stati mentali, e tiene conto degli atteggiamenti proposizionali, cioè del modo in cui il soggetto si comporta nei confronti di una proposizione (“io credo che x”, “penso p”, ecc.). Il secondo afferma che qualsiasi entità esistente è un’entità fisica. Il computazionalismo si presentava così come un’alternativa all’eliminativismo materialista, che rifiutava l’esistenza di qualsiasi entità mentale.

76 The Intellectual Adventure of Early Mankind: An Essay on Speculative Thought in the Ancient Near East.H. FrankfortH. A. FrankfortJohn A. WilsonThorkild Jacobsen & William A. Irwin. In Science and Society 12 (2):260-266, 1948

77 L’immersione nella realtà virtuale è la percezione di essere fisicamente presenti in un mondo non fisico. Essa si bassa nella capacità del cervello di immedesimarsi nella situazione in cui viene proiettato dalla percezione sensoriale. La percezione viene creata circondando l’utente del sistema VR in immagini, suoni o altri stimoli che forniscono un ambiente totale avvincente. Immersione o stato immersivo è uno stato psicologico in cui il soggetto cessa di essere consapevole del proprio stato fisico. È spesso accompagnato da un’intensa concentrazione, una nozione disturbata di tempo e realtà. Il termine è ampiamente usato in informatica, realtà virtuale e videogiochi.

78 Veronique Greenwood. When the stories add up: the six narrative arcs in fiction. In AEON, 18 November 2016 / Stephen T Asma. op. cit. 11 Septembre 2017

79 Il merito maggiore di Linneo fu la definizione e l’introduzione nel 1735 della nomenclatura binomiale, basata sul modello aristotelico di definizione mediante genere prossimo e differenza specifica, nel sistema di classificazione delle piante, degli animali e dei minerali. Con questo metodo tassonomico a ciascun organismo sono attribuiti due nomi (di origine latina): il primo si riferisce al Genere di appartenenza dell’organismo stesso ed è uguale per tutte le specie che condividono alcuni caratteri principali (nomen genericum); il secondo termine, che è spesso descrittivo, designa la Specie propriamente detta (nome triviale o nome specifico). La portata dell’innovazione fu enorme; precedentemente alla nomenclatura binomiale, il sistema di nomenclatura era semplicemente basato su un’estesa descrizione di ogni pianta, in latino, per i caratteri distintivi ritenuti di rilievo, in modo del tutto arbitrario, da ogni classificatore.

80 Stephen T Asma and Rami Gabriel, op. cit. 2019

81 Si tratta di una rete neurale distribuita in diverse regioni corticali e sottocorticali, che viene generalmente attivata durante le ore di riposo e di attività “passive” (connettività funzionale intrinseca). Nelle neuroscienze, il default mode network (DMN), detto anche default network, o default state network, in italiano: “sistema della condizione di default” è una rete cerebrale di grande scala di regioni cerebrali interagenti, note per avere attività altamente correlate tra loro, distinte da quelle di altre reti del cervello.

82 Buckner Randy L, DiNicola Lauren M. The brain’s default network: updated anatomy, physiology and evolving insights. In “Nature Reviews Neuroscience”, 20(10):593-608, Oct. 2019

83 Patrick Colm Hogan. Affective Narratology. The Emotional Structure of Stories. University of Nebraska Press, March 2022

84 Stephen T Asma and Rami Gabriel, op. cit. 2019 / Tracciando il ruolo guida delle emozioni nell’evoluzione della mente, un filosofo e uno psicologo si uniscono per rivelare come il pensiero e la cultura debbano meno alla nostra facoltà di ragione che alla nostra capacità di sentire. Molti resoconti della mente umana si concentrano sulla potenza di calcolo del cervello. Eppure, in termini evolutivi, la cognizione razionale è emersa solo l’altro ieri. Per quasi 200 milioni di anni prima che gli esseri umani sviluppassero la capacità di ragionare, i centri emotivi del cervello lavoravano duramente. Se vogliamo comprendere correttamente l’evoluzione della mente, dobbiamo esplorare questa capacità più primordiale che condividiamo con altri animali: il potere di sentire. Le emozioni saturano ogni pensiero e ogni percezione con il peso dei sentimenti. La mente emotiva rivela che molti dei comportamenti distintivi e delle strutture sociali della nostra specie sono meglio individuati attraverso la lente delle emozioni. Anche le radici di così tante cose che ci rendono unicamente umani – arte, mitologia, religione – possono essere ricondotte a sentimenti di cura, desiderio, paura, solitudine, timore reverenziale, rabbia, lussuria, giocosità e altro ancora. Dall’arte rupestre preistorica alle canzoni di Hank Williams, Stephen T. Asma e Rami Gabriel esplorano come l’evoluzione della mente emotiva abbia stimolato l’espressione culturale della nostra specie in tutta la sua ricca varietà. Riunendo intuizioni e dati provenienti da filosofia, biologia, antropologia, neuroscienza e psicologia, The Emotional Mind offre un nuovo paradigma per comprendere ciò che ci rende così unici.

85 Le reazioni neurochimiche e i risultati dello stato di flusso. Scientificamente, ciò che ci accade mentre viviamo lo stato di flow si chiama “ipofrontalità transitoria.“ Le funzioni della corteccia prefrontale si disattivano, e visto che sono funzioni cognitive superiori come il senso di sé e di esistenza, perdiamo la cognizione del tempo e dello spazio. Inoltre, la corteccia prefrontale dorsolaterale gestisce l’autocontrollo anche inviando i segnali del dubbio, della critica e dell’autocontrollo. Quando quest’area non funziona attivamente come al solito, noi diventiamo più creativi e coraggiosi perché è più facile immaginare nuovi mondi e possibilità. Nello stato di flow, il cervello viene così pervaso da grandi quantità di endorfine, di dopamina, serotonina e noradrenalina: non solo aumenta la creatività e la concentrazione, ma anche l’immaginazione e in generale le nostre prestazioni. Il benessere emotivo cresce tanto quanto il nostro divertimento e il rendimento nelle prestazioni.

86 La N, N-dimetiltriptammina (N, N-DMT o DMT) Trip ammina psichedelica endogena, presente in molte piante e nel fluido cerebrospinale degli esseri umani, sintetizzata per la prima volta nel 1931 dal chimico Richard Manske

87 Philip Gerrans. The Measure of Madness. Philosophy of Mind, Cognitive Neuroscience, and Delusional Thought. MIT Press, 2014

88 Stephen T Asma, op. cit. 11 Septembre 2017

89 Jules Evans. Dissolving the Ego. In AEON, 26 June 2017

90 La psicologia evoluzionista è una branca della psicologia che analizza la selezione e lo sviluppo di specifici processi psicologici in funzione del loro valore adattivo per l’individuo. Prende le sue mosse dalla teoria dell’evoluzione e, soprattutto, dal meccanismo della selezione naturale proposto da Charles Darwin. Secondo l’approccio della psicologia evoluzionistica, le funzioni mentali degli individui – ivi comprese quelle più complesse, come la memoria, la percezione e il linguaggio – possono essere descritte come adattamenti naturali sviluppati nel corso del processo evolutivo; scopo della disciplina è quello di realizzare e applicare un’ottica adattativa ed evoluzionista allo studio della psicologia, cercando nella selezione naturale le radici di determinati comportamenti. Sebbene in teoria applicabile a qualunque essere dotato di un sistema nervoso, la psicologia evoluzionista focalizza le proprie ricerche principalmente sul comportamento umano.

91 Mash-up in termini informatici, indica un’applicazione che usa contenuti da più sorgenti per creare un servizio completamente nuovo.

92 https://esiculture.com/blog/2022/1/28/im-totally-tripping-balls-the-value-of-psychedelic-and-other-mythopoetic-states / https://esiculture.com/

93 Stephen T Asma, op. cit. 26 May 2022

94 Ibidem

95 Ibidem

96 Ibidem

97 Anche l’uomo viene considerato un esempio di neotenia, in quanto ha uno sviluppo fisiologico estremamente prolungato caratterizzato tra l’altro dalla lunga maturazione del sistema nervoso centrale che dura diversi anni dopo la nascita. Viene definito neotenia il fenomeno evolutivo per cui negli individui adulti di una specie permangono caratteristiche morfologiche e fisiologiche tipiche delle forme giovanili.

98 Stephen T Asma, op. cit. 26 May 2022

99 Ibidem

100 Rebecca Keogh & Joel Pearson. The blind mind: No sensory visual imagery in aphantasia. In “Cortex”, Vol. 105, pages 53-60, August 2018

101 Ibidem

102 Stephen T Asma, op. cit. 26 May 2022

103 D.J. Hobbs. Towards a Phenomenology of Values. Investigation of Worth. Routledge, 2022 / D. J. Hobbs. How to think like a phenomenologist. 16 March 2022

104 Ibidem

105 Nelle neuroscienze, il default mode network (DMN), detto anche default network, o default state network, cioè “sistema della condizione di default” è una rete cerebrale di grande scala di regioni cerebrali interagenti, note per avere attività altamente correlate tra loro, distinte da quelle di altre reti del cervello.

106 D.J. Hobbs. Towards a Phenomenology of Values. Investigation of Worth. Routledge, 2022

107 Stephen T Asma, op. cit. 26 May 2022

108 Ibidem

109 La patafisica, definita inizialmente come la scienza delle soluzioni immaginarie dal suo creatore, lo scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry, nel libro Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico e spesso considerata come una logica dell’assurdo, uno schema metafisico eccentrico e una parodia della metafisica, ha successivamente influenzato vari scrittori, pittori, cineasti, critici, matematici e filosofi, fino ad essere considerata una vera e propria corrente artistica.

110 Stephen T Asma, op. cit. 26 May 2022

111 Ibidem

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