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Il “bagno nella foresta”: perché la Natura fa bene

Dal Giappone la pratica dello Shinrin-yoku, che ci invita a riconnetterci col Pianeta
20 Giugno, 2021
Tempo di lettura: 2 minuti

In Giappone lo chiamano Shinrin-yoku, “bagno nella foresta”, ed è la chiara dimostrazione del perché la natura fa bene. Come il nome suggerisce, è una pratica terapeutica che prevede lunghe permanenze nel verde, immersi nella vegetazione. Non parliamo di un’attività sportiva, o fisica, ma del puro e semplice vivere l’emozione del bosco. Respirarne l’aria, percepirne i fruscii e annusarne i mille profumi. Senza fretta, lasciando che le sensazioni fluiscano dentro di noi.

Il “bagno nella foresta”: perché la Natura fa bene

Viviamo in un’epoca che ci ha portato sempre più lontano dalla Madre Terra a cui tutti apparteniamo. Secondo alcune previsioni, entro il 2050 il 66% della popolazione mondiale vivrà nelle città. Città sempre più gelide, anonime e spersonalizzanti. Identiche l’una all’altra dall”Asia alle Americhe, passando per l’Europa, e perfino per l’Africa. Non deve sorprenderci, quindi che ritrovare le radici del nostro essere possa farci stare bene.

Se credi che si tratti di esagerazioni hippy senza riscontri, dovrai ricrederti: dagli anni ’80 ad oggi, le prove dell’effetto benefico dello Shinrin-yoku si sono moltiplicate. Oggi, dopo un primo periodo di scetticismo, ne parlano tutti, dal Time al National Geographic, passando per la BBC.

I benefici sono tanti, e sono misurabili

La cosa davvero sorprendente è che i benefici dello Shinrin-yoku non si limitano alle congetture, ma sono definiti e misurabili. Una serie di studi giapponesi ha mostrato che il “bagno nella foresta” ha un impatto significativo sul sistema immunitario, aumentando le cosiddette “cellule killer naturali” del 50%.

Questi studi hanno messo a paragone due gruppi. Il primo avrebbe trascorso un weekend nei boschi vicini, con una bella passeggiata di due ore in una foresta per tre giorni consecutivi. L’altro, invece, consisteva in un viaggio altrettanto delizioso in una vicina città come turisti. Qui i partecipanti avrebbero esplorato la città a piedi per la stessa durata e alle stesse ore del giorno. Alla fine dei viaggi, una serie di esami del sangue ha rivelato che il viaggio nella foresta aveva aumentato l’attività delle cellule killer naturali del partecipante di un enorme 56%. Anche un mese dopo il ritorno, il numero di cellule NK è rimasto del 23% in più rispetto a prima. Il viaggio in città, invece, non ha sortito avuto alcun effetto.

Quale modo migliore per ridurre lo stress?

Le cellule natural killer non sono l’unica cartina di tornasole di una condizione di salute migliore. Anche la produzione di cortisolo salivare, un indicatore dello stress, si riduce dopo qualche ora di permanenza nel verde. E lo stesso vale per pressione sanguigna e battito cardiaco, che possono avere un impatto significativo sul rischio di malattie cardiache.

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