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In Campania l'acqua è avvelenata
1 Giugno, 2026

In Campania l’acqua è avvelenata

RedazioneRedazione
Tricloroetilene e tetracloroetilene oltre i limiti in decine di comuni. Cresce l’allarme sanitario tra falde contaminate, agricoltura e reti idriche pubbliche

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C’è una parola che torna da anni quando si parla di Campania: emergenza. Cambiano i nomi delle sostanze, cambiano le mappe, cambiano le conferenze stampa. Restano le falde inquinate, i territori saturi di rifiuti industriali e una popolazione che continua a convivere con il dubbio più pesante: cosa stiamo bevendo?

L’ultimo allarme arriva da uno studio dell’Università degli Studi Università degli Studi di Napoli Federico II, che ha rilevato livelli fuori norma di tricloroetilene (Tce) e tetracloroetilene (Pce) in numerosi comuni campani. Due solventi industriali utilizzati storicamente in processi di sgrassaggio dei metalli, lavorazioni chimiche e attività manifatturiere. Due sostanze che la letteratura scientifica collega a effetti tossici importanti e, nel caso del Tce, a forme tumorali ben documentate.

La contaminazione attraversa quattro province e coinvolge aree che da decenni convivono con il peso ambientale della cosiddetta Terra dei Fuochi. Questa volta il problema tocca direttamente le acque sotterranee, i pozzi privati, le reti pubbliche e persino strutture istituzionali.

La mappa della contaminazione

Il quadro più grave emerge nel Casertano. A Villa Literno i valori registrati tra il 2023 e il 2025 hanno mostrato concentrazioni particolarmente elevate. Le sostanze contaminanti sono state rinvenute in aree sensibili frequentate quotidianamente dalla popolazione, comprese scuole, impianti sportivi e sedi pubbliche. La lista dei comuni coinvolti continua con Aversa, Casal di Principe, Casapesenna, Castel Volturno e Succivo.

Nel Napoletano compaiono Acerra, Giugliano in Campania, Boscoreale e Striano. Il caso di Acerra suscita particolare attenzione per via dell’elevata incidenza di alcune patologie oncologiche osservate nel territorio negli ultimi anni. Diverse ricerche epidemiologiche hanno infatti evidenziato correlazioni tra esposizione cronica a contaminanti industriali e aumento del rischio di tumori, malattie epatiche e disturbi neurologici.

In provincia di Avellino la situazione riguarda soprattutto Montoro, dove la contaminazione avrebbe raggiunto componenti della rete idrica pubblica, inclusi serbatoi e sistemi di distribuzione. Nel Salernitano risultano coinvolti Scafati, Angri e Sarno.

Cosa sono Tce e Pce

Il tricloroetilene e il tetracloroetilene appartengono alla famiglia degli idrocarburi clorurati. Per decenni sono stati considerati strumenti quasi indispensabili in numerosi settori industriali. La loro persistenza ambientale rappresenta oggi uno dei problemi principali.

Il tricloroetilene è classificato come cancerogeno certo per l’uomo da parte della International Agency for Research on Cancer. Gli studi disponibili associano l’esposizione prolungata a tumori renali, epatici e linfomi non Hodgkin. Il tetracloroetilene viene invece considerato un probabile cancerogeno.

Queste sostanze possono raggiungere le falde attraverso sversamenti industriali, perdite dai terreni contaminati e smaltimenti illegali. Una volta penetrate nel sottosuolo, tendono a permanere per molti anni, migrando lentamente nell’acqua e rendendo complessa la bonifica.

Il rischio alimentare

Molte delle aree interessate dalla contaminazione possiedono una forte vocazione agricola e alimentano filiere produttive diffuse in tutta Italia. L’utilizzo di acque contaminate per l’irrigazione apre interrogativi importanti sulla sicurezza alimentare. La presenza continuativa di solventi clorurati nell’ambiente può favorire fenomeni di accumulo negli ecosistemi, con possibili ripercussioni sulla qualità di ortaggi, frutta e derivati agricoli.

La Regione Campania ha attivato verifiche integrate che coinvolgono Asl, controlli ambientali e filiera agroalimentare. L’obiettivo dichiarato riguarda il monitoraggio delle acque, dei terreni e delle produzioni locali, soprattutto nelle aree considerate più esposte.

Una ferita ambientale lunga decenni

La Campania vive da anni una pressione ambientale estrema. Discariche abusive, traffico illecito di rifiuti industriali, combustioni tossiche e smaltimenti illegali hanno lasciato una traccia profonda nel territorio.

La contaminazione delle falde rappresenta uno degli effetti più insidiosi di questo fenomeno perché agisce lentamente, spesso in silenzio, entrando nelle case attraverso l’acqua utilizzata ogni giorno.

Molti cittadini scoprono il problema solo dopo le analisi ufficiali. Altri continuano a utilizzare pozzi privati senza conoscere la reale qualità dell’acqua. In territori già segnati da forti tensioni sanitarie, ogni nuova indagine alimenta preoccupazioni che riguardano il presente e il futuro delle prossime generazioni.

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