Dott. Stefano Manera

Abbassare la febbre allunga la convalescenza e favorisce la diffusione del virus

Ho la febbre prendo l’aspirina giusto?

Sbagliato! Ho la febbre… Quanto è alta? Da quanto tempo? In quale momento della giornata è più alta? Tutte domande che dovremmo imparare a porci ma che raramente ci facciamo. La febbre è una delle manifestazioni corporee più frequenti del nostro organismo vale la pena spendere un po’ di tempo per imparare a conoscerla. E’ troppo diffusa l’idea che i sintomi e la loro interpretazione sia un campo esclusivo del medico o del professionista della salute. Eppure facciamo una valutazione dei nostri sintomi con grande frequenza, anche inconsapevolmente. Non sono rari i casi in cui dopo una di queste valutazione decidiamo di assumere, spesso senza consultare il nostro medico, un farmaco. Tutto ciò rappresenta un comportamento generalizzato che può esporci a rischi inutili.

L’auto-osservazione è il punto di partenza per la conservazione della buona salute e di qualunque percorso terapeutico. Ben venga la capacità di leggere correttamente i nostri sintomi, ma questo deve avvenire in un quadro di consapevolezza, e di conoscenza finalizzato ad evitare il ricorso a farmaci non necessari, se non addirittura controindicati ed a portare al nostro medico sempre più informazioni utili alla giusta diagnosi. Con l’auto-osservazione non bypassiamo il ruolo del medico, che rimane centrale in ogni scelta terapeutica (saranno pur serviti i decenni che ha passato a studiare?), ma possiamo aiutarlo nel suo compito.

La febbre è un sintomo emblematico, dal quale è utile partire. Innanzi tutto, è bene ricordarlo ancora una volta, la febbre in sé non è una malattia. E’ una risposta fisiologica. E’ un meccanismo difensivo dell’organismo nei confronti di agenti patogeni sensibili al cambiamento della temperatura.

Questa è la stagione in cui questo meccanismo è spesso chiamato ad agire. Il suo scopo è semplice: se nel nostro organismo è in corso un’infezione da virus responsabili dell’influenza, l’innalzamento della temperatura crea un ambiente sfavorevole alla sua proliferazione. La febbre è il modo per rendergli la vita difficile e facilitare il compito del sistema immunitario che si preoccupa di dare la giusta lezione all’ospite non gradito. Abbassare la temperatura, significa sopprimere la corretta attività del nostro organismo. Così facendo non lo stiamo aiutando a guarire, paradossalmente lo ostacoliamo.

La saggezza delle nonne funziona

Sembra che le nostre nonne avessero ragione quando dicevano che la febbre deve fare il suo corso, ovviamente con le giuste cautele considerando il caso specifico. Lasciamo che l’organismo ci pensi da solo. Non è solo un discorso fine a se stesso, ha un contenuto pratico oltre che scientifico: sopprimere la febbre con farmaci antipiretici (i famosi FANS dal paracetamolo ai salicilati), allunga i tempi di guarigione. Lo confermano numerosi studi, vedi per esempio Plaisance KI et al, Pharmacotherapy. 2000

Guarire senza sopprimere, lasciando al nostro organismo il lavoro da compiere, non solo rispetta la nostra natura, ma consente al sistema immunitario di stimolare le cellule NK (linfociti) che nei mesi e negli anni successivi svolgeranno una preziosa azione antitumorale ed antidegenerativa. I piccoli malanni e la guarigione da questi nel modo corretto contribuisce a salvaguardarci da malattie più gravi. Infatti già da almeno dieci anni la Società Italiana di Pediatria, raccomanda di non intervenire sulla febbre lasciando che faccia il suo corso. Nel documento se ne sconsiglia il controllo, se non nei casi che provochi disagio al bambino.

Ridurre la febbre facilità la diffusione

Un ulteriore aspetto al quale non prestiamo abbastanza attenzione è l’aumento della diffusione del virus quando si utilizzano gli antipiretici.  Abbassare la febbre non significa essere guariti, poiché lo avremo fatto sopprimendola farmacologicamente. Intanto il virus è ancora lì, con una maggiore possibilità di prosperare e propagarsi, contagiando anche i nostri colleghi di lavoro o i familiari. E’ questo un aspetto molto delicato, al punto che uno studio canadese che vede insieme statistici, infettivologi, matematici e neurologi stima che il 5% della mortalità riconducibile a sindromi influenzali possa essere ricondotta alla soppressione della febbre per via farmacologica.

Lasciare che l’organismo faccia il suo lavoro non significa abbandonarlo, ma contribuire al suo compito, attraverso l’apporto di sostanze naturali che stimolino e rafforzino il sistema immunitario. Introducendo la corretta quantità di liquidi.

La medicina Omeopatica già due secoli fa esprimeva la necessità di assecondare le funzioni vitali piuttosto che sopprimerle. Le buone intuizioni, alla lunga non possono che emergere a tutto vantaggio della salute.

Sulla febbre in età pediatrica Management of fever in children

 

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