Dott.ssa Antonella Ronchi

L’Omeopatia e la priorità della salute nella società

Vivere da malati per morire da sani?
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Nel 1997 lessi il libro di Norbert Bensaid : Le illusioni della medicina. Il libro veniva presentato come un’opera provocatoria che obbligava a riflettere sul senso e il ruolo della medicina e sulle sue capacità di incidere sulla nostra esistenza. Mi è sembrato interessante riprenderlo in mano in questo periodo, caratterizzato dal condizionamento che la pandemia da Sars Cov 2 ha determinato sulle vite di noi tutti. E fin dal capitolo introduttivo, che fa riferimento a un immaginario futuro, ho potuto apprezzare il carattere profetico di questo autore.

“ Si era convenuto che qualsiasi malattia imputabile ad un inosservanza delle regole venisse punita. I raffreddamenti o i colpi di calore, le affezioni digestive, cutanee, circolatorie, sessuali, che si potevano ricondurre, inequivocabilmente, a vestiti troppo leggeri o troppo pesanti, troppo attillati o dai colori artificiali, erano ovviamente curate, ma in strutture specializzate, dove i contravventori subivano nello stesso tempo una rieducazione morale: solo la stupidità, la mancanza di senso civico o una civetteria di dubbio gusto potevano indurre a comportamenti così aberranti. Una degenza in queste strutture era dunque un marchio di infamia che non era facile cancellare. I crimini contro la salute erano i soli veri crimini. Da quando era stata istituita l’autogestione della salute, la responsabilità di ciascuno era, in effetti, totale. Ciò significava che ciascuno doveva obbedire di sua spontanea volontà a prescrizioni abbastanza precise da risparmiargli l’angoscia intollerabile di comportarsi male pur sapendo benissimo come ci si dovrebbe comportare bene. L’unico bene assoluto, distribuito a tutti, era la salute, le verità della medicina erano le uniche verità, il bene e il male erano perfettamente definiti: il non rispetto delle regole era perciò inimmaginabile e inaccettabile. Una volta stabilita la verità medica e diffuse con intelligenza le regole igieniche, la libertà consisteva evidentemente nel rispettarle”.

Non credo ci sia bisogno di commentare queste frasi che sembrano delineare il percorso che ci si para davanti e che mi trova assolutamente in disaccordo. Ma la riflessione che mi sorge spontanea è questa. Chi non condivide questa prospettiva non mette allora la salute al centro delle sue priorità? La mia risposta è: certamente no, la salute resta un bene primario per chiunque, come dimostra il fatto che ci sia nel sentire comune l’esprimersi con frasi del tipo “finchè c’è la salute”.

In questi giorni si sentono anche molti discorsi sulle priorità per la società civile, sul bene del singolo in relazione al bene della società, ma sostanzialmente chi contesta le misure in atto non rinnega il primato della salute, anche se deve essere molto chiaro che tutti i meccanismi evolutivi che portano a un reale progresso si affermano solo se al bene della società si associa anche quello dell’individuo, vedi a riguardo  John Stewart: Evolution’s arrow, The Chapman Press

Il vero problema non sta quindi in una svalutazione del perseguimento della salute, anche se sul tema è fiorita nell’ultimo anno una grande messe di letteratura che parla di Valori, di Dolore, di Morte. Non mi voglio occupare di questo, ma, dato per scontato il primato della salute il problema risiede nel fatto che si tratti la medicina, e quindi la salute, a colpi di dogmi, perché, come dice Bensaid “il bene e il male erano perfettamente definiti”. E questo non corrisponde alla realtà. Chi come me da tanti anni si occupa di medicina omeopatica ha trovato in questo approccio la possibilità di studiare per ogni persona un trattamento individualizzato, cosa che, a mio parere, rappresenta un valore insostituibile nella cura. Tra la medicina standardizzata, peraltro utilissima e insostituibile in determinate condizioni cliniche, che noi medici abbiamo studiato, conosciamo e il cui impiego sappiamo e dobbiamo valutare, e una medicina personalizzata quale l’omeopatia corre la stessa differenza che c’è tra il prodotto industriale e quello artigianale. Il prodotto industriale sicuramente darà delle garanzie di riproducibilità, sicurezza, ma mancherà di quella creatività che solo un artigiano saprà conferirgli, vai qui per un utile approfondimento sull’omeopatia unicista.

Questo discorso è molto attuale e vale per tantissimi ambiti, primo tra tutti certamente quello alimentare, in cui la ricerca di un’eccellenza artigianale si va sempre più affermando a fianco di un mercato massificato e standardizzato. La parola chiave è “a fianco”. Non si tratta di un ritorno alle origini che neghi il valore di quanto i processi di industrializzazione hanno portato all’umanità, ma il mantenimento di modalità produttive che soddisfino bisogni specifici dei singoli e bilancino le degenerazioni che tale sistema può arrivare a dare senza degli adeguati correttivi.

Un altro aspetto che mi sembra importante sottolineare in questo momento dove tutto è accelerato, e che ho ritrovato in un prezioso libro dal titolo Medicina Naturale di Bruno Silvestrini, grande farmacologo e bioeticista, è il fattore tempo. Parlando dei medicinali di sintesi afferma che “una sostanza artificiale è un salto nel buio, gravido d’incognite e pericoli” e all’obiezione che le sostanze di origine naturale possono essere altrettanto micidiali risponde: “E’ vero, ma ricordo che a differenza da quelle artificiali hanno due caratteristiche favorevoli: la loro storia, che se letta con attenzione insegna ad usarle correttamente e il tempo che la vita e spesso anche l’uomo, hanno avuto a disposizione per adattarsi ai loro effetti” Una riflessione che mi sembra di grande importanza nel momento storico che stiamo vivendo.

A ciascuno la sua scelta, se possibile.

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