Similia similibus curantur – Il principio alla base dell’omeopatia

La medicina Omeopatica si basa sul concetto del simile, secondo il quale una malattia si può curare con la stessa sostanza che assunta dall’uomo sano ne induce la malattia.

Tra il V ed il IV secolo a. C. Ippocrate intuì che ciò che provoca la malattia nell’uomo sano è in grado di guarirla nell’uomo ammalato. Sono passati un bel po’ di anni da allora ma l’essenza di quella intuizione è arrivata fino a noi, attraversando i secoli e le diverse visioni dell’uomo e della scienza medica. A metà del 1700 il medico tedesco S. Hahnemann è riuscito a tradurre quella intuizione prima in una pratica terapeutica e poi, nel corso di lunghi anni di studi e ricerche, in una scienza medica capace di concepire strategie terapeutiche efficaci rivolte alla guarigione.

Nell’etimologia della parola omeopatia coniata dallo stesso Hanhemann, (dal greco òmois=simile e phatos=malattia) è già contenuto il principio sul quale si fonda la medicina omeopatica. Dopo più di 18 secoli l’intuizione di Ippocrate torna ad occupare un ruolo importante, nella visione della medicina che, grazie al medico tedesco, si inizia a pensare ad una medicina più dolce ed efficace di quella praticata al tempo.
Dicevamo, la medicina Omeopatica si basa sul concetto del simile, secondo il quale una malattia si può curare con la stessa sostanza che assunta dall’uomo sano ne induce la malattia, o la sua sintomatologia. In altre parole il quadro sintomatologico, cioè l’insieme dei sintomi, derivanti dalla somministrazione di una sostanza in quantità ponderali all’uomo sano, può essere curato dalla stessa sostanza somministrata in quantità omeopatica (diluite e non ponderali). S. Hahnemann giunse a questa considerazione grazie ai suoi esperimenti che dimostrarono che la produzione di effetti benefici della somministrazione di sostanze in quantità infinitesimali era maggiore della somministrazione della stessa sostanza in quantità maggiori.

…Il simile cura il simile…

Un esempio per tutti Allium Cepa… non sai cosa sia? E’ presto detto è la cipolla! Bene, tutti avete presente la reazione che la cipolla provoca quando la si taglia: lacrimazione bruciore agli occhi, irritazione delle mucose nasali sono alcuni dei tanti effetti provocati da un olio volatile di cui la cipolla è particolarmente ricca. Lo stesso elemento assunto in preparazione omeopatica è capace di guarire le malattie che provocano gli stessi sintomi, come le allergie, le sindromi da raffreddamento e tantissimi altri sintomi.
Allora è tutto facile la guarigione è certa! No, purtroppo non è così semplice come sembra, a questo punto non servirebbe un omeopata (che prima di tutto è un medico, spessissimo è anche specializzato in una branca specifica della medicina, ed infine ha continuato i suoi studi per alcuni anni per diventare un omeopata). La grande potenza della medicina omeopatica è tanto più grande quando quanto più il medico si avvicina a quel rimedio che riproduce il più fedelmente possibile la sintomatologia fisica e psichica del paziente in quel momento, quel rimedio è chiamato similimum, in quei casi il rimedio ed il paziente sono simili. E’ questo un grande pregio della medicina omeopatica unicista, poter con un unico rimedio portare benefici sorprendenti all’intero stato di salute di un individuo, ma è anche una delle cose più complesse da accettare da chi è stato abituato ad usare svariati farmaci per curare sintomi diversi.

La grande originalità dell’omeopatia sta nel fatto di considerare l’uomo come un individuo unico ed irripetibile, e la cura non può che essere soggettiva, per questo si dice che l’omeopatia cura la persona e non la malattia. Ogni individuo esprimerà la “malattia” in un modo specifico, congeniale; così per esempio la febbre, alcuni hanno la febbre e sudano freddo, altri invece si infuocano, altri ancora concentreranno i sintomi in alcune parti del corpo, sul viso per esempio diventando rossi e bollenti; ad alcuni da sollievo coprirsi, altri invece hanno bisogno di rinfrescarsi, i modi di esprimerla sono svariati e legati alla soggettività; così il medico omeopata non prescriverà un rimedio per la febbre, ma prescriverà un rimedio per la febbre di quel paziente specifico, che la “interpreta” nel suo modo peculiare.

L’individuazione del giusto rimedio è un lavoro tanto affascinante quanto complesso, che coinvolge profondamente il medico, ed in cui la figura del paziente non è per nulla passiva, infatti sarà anche grazie al suo manifestarsi, che avverrà con la condivisione della grande mole di informazioni, durante la visita che permetteranno al medico di trovare il suo similimum. Il medico Omeopata per individuare quel rimedio si serve di ricerche che vanno avanti da più di 200 anni e che si sono sempre più affinate, diventando più dettagliate e ricche di approfondimenti. In primis fa affidamento sulla materia medica pura frutto della sperimentazione pura sull’uomo sano con la quale sono stati osservati ed elencati i complessi quadri sintomatologici provocati dalla somministrazione dei rimedi sull’uomo sano… e già in omeopatia non esiste la sperimentazione su altri esseri viventi, essi sono troppo diversi per dare sufficiente garanzia di efficacia sull’uomo. Ma l’indagine del medico non si ferma qui, va oltre, cercando di arrivare non solo alle cause puramente fisiologiche della malattia ma cercando anche di determinare quelle più profonde e a volte immateriali.

E’ questo che fa della medicina omeopatica uno strumento terapeutico così speciale… ma avremo modo di approfondire questi argomenti anche in altri articoli. Per ora ci basti sapere che: “ciò che provoca una malattia nell’uomo sano è capace di guarirla nell’uomo malato”.

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