Da scettici a medici omeopatici

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Nessun medico omeopata nasce tale. Nella formazione di tutti i medici omeopati ci sono gli anni di università a medicina, partendo ovviamente dai test d’ingresso. Si prosegue con le varie scuole di specializzazioni. Non c’è un medico omeopata che non sia passato per la formazione universitaria e post-universitaria per l’apprendimento della medicina. Tutti hanno intrapreso la strada scegliendo di diventare medici. Al tempo dell’università raramente si ha la consapevolezza delle sfumature della materia che si studia. Si prepara il bagaglio professionale. Il ritmo di studio poi, ci impone di forzare, tenere duro e rimanere concentrati, non è il momento di filosofeggiare… studiare sodo, superare gli esami, progredire nel cammino. Sai solo di voler diventare un medico. Passano gli anni, ci si forma, ci si specializza, si acquista consapevolezza e forma mentis. Si condividono ambienti, progetti, aspirazioni con quelli che un tempo furono compagni di corso e poi colleghi.  Ma ad alcuni succede qualcosa di molto importante, qualcosa li obbliga a mettere in discussione una parte di quel cammino.  Alcuni sentono la necessità di apprendere altre strategia terapeutica per perseguire il fine che li ha mossi fin dall’inizio.

Nessun medico sceglie la strada dell’omeopatia per puro interesse professionale. Una scelta che oltre a meritare rispetto ci impone una riflessione. Perché? Dove nasce la necessità di riprendere a studiare, direi da capo, di rimettersi in gioco in un ambiente professionalmente molto meno protetto? Al contrario è spesso esposto al pubblico ludibrio, alla derisione ed alle critiche di colleghi. Perché?

La ricerca di strumenti terapeutici diversi

Per questioni di carattere filosofico? Ne dubito. Per aumentare i pazienti e quindi i guadagni? Neanche questa trovo verosimile, è una strada in salita e contro corrente. Una risposta la possiamo ricavare ascoltando le motivazioni direttamente dai medici che a loro tempo l’hanno fatta, come dicevo all’inizio l’hanno fatta tutti. Ogni omeopata è passato per La facoltà di medicina e per la specialistica. Quella del dottor Francesco Marino, e della dottoressa Elena Bosi, raccontate da Adnkronos salute sono emblematiche. Il dottor Marino, medico chirurgo specializzato in ematologia ci è arrivato grazie all’evidenza… sbattendoci contro!

Dopo anni di Epatite C della sua mamma, affidata alle cure dei suoi maestri, risultato: assenza di risultati significativi. Presa dallo sconforto la mamma del dottore si rivolge ad un omeopata, all’insaputa del figlio medico. Immaginiamo l’onta subita dal giovane medico, che una volta a conoscenza della decisione della mamma, decide di accompagnarla ed assistere alle visite, ma convincendola a rimanere in cura dai professori che hanno formato suo figlio negli anni dell’università… cosa pretendere di meglio!

Nonostante gli altri 2 anni di cure, nessun risultato, il dottore racconta che una sua conoscente che curava se stessa ed i suoi figli con la medicina omeopatica con ottimi risultati, gli disse che avrebbe dovuto provarla. Al massimo le terapie non avrebbero avuto successo, e comunque non avrebbero provocato effetti collaterali. Si trattava di un’ultima spiaggia, tanto valeva provare.

L’evidenza dell’efficacia e lo stupore dello scettico

L’ematologo porta la madre dall’omeopata, “presenziando sempre a ogni visita”. “Con mio grandissimo stupore – riferisce – dopo circa un mese e mezzo di terapia omeopatica i valori delle transaminasi subiscono un vero e proprio abbattimento. Non ci volevo credere, ero convinto ci fosse un errore o uno scambio di provetta, per cui faccio ripetere quegli esami in altri 5 laboratori, ma tutti danno gli stessi identici risultati. A quel punto non poteva essere un caso. Dovevo andare a fondo”, racconta.

Da allora inizia a studiare, approfondisce la materia al punto che l’omeopata gli dice che da quel momento in poi sarebbe stato lui a prendere in carico il caso di sua madre. Una responsabilità notevole – racconta – che lo ha spinto a perfezionare gli studi in omeopatia, ai quali ha aggiunto l’agopuntura; due discipline – sostiene – che si sposano perfettamente e che non sono incompatibili con le terapie convenzionali. Anzi, proprio perché stimolano la reazione naturale dell’organismo, aumentano anche la risposta ai farmaci”.

Nessun miracolo, solo efficacia terapeutica insperata

Il racconto del dottor Marino non è molto diverso da quello di tanti pazienti che si sono trovati a contatto con la medicina omeopatica come ultima spiaggia, ultima risorsa dopo estenuanti pellegrinaggi, da specialista a specialista,  senza trovare una vera soluzione. Alla medicina omeopatica spesso ci si arriva per necessità, perché è rimasta l’ultima possibilità, dopo averne provate altre senza successo. Molto spesso gli esiti della cura superano le aspettative, da qui la sorpresa.

Riflettendo, questa sorpresa è solo il frutto di una condizione che parte dalla mancanza di fiducia di chi vi si avvicina. Senza volerlo, alcune volte, siamo portati ad esprimere giudizi su cose che non conosciamo, per semplice “sentito dire”, o perché non appartengono al nostro bagaglio di esperienze. Ci costruiamo idee preconcette senza conoscere i termini delle questioni, e finiamo per confondere quei preconcetti con la verità. Non capita solo con la medicina, è il nostro sistema di difesa, quello che ci impone di stare lontano dalle cose che non conosciamo.

La logica mi fa pensare che un medico, ha a cuore la mia salute, il mio benessere. Si è formato proprio per questo. Alcuni hanno deciso di aggiungere agli strumenti appresi durante il percorso di formazione convenzionale, altri strumenti, che ampliano il loro bagaglio di armi terapeutiche e di esperienza, per renderli medici migliori nel saper affrontare tutte le problematiche che incontrano nel cammino volto a far recuperare la salute all’uomo malato.

 

 

 

 

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