Il farmaco/rimedio omeopatico in Italia è regolamentato dall’AIFA ed è commercializzato senza indicazioni terapeutiche, in assenza di trials specifici.
L’assenza delle indicazioni terapeutiche risulta però coerente con la metodologia dei simili che peraltro è stata validata come atto medico1e riconosciuta dalla legge dello Stato: Accordo Stato Regioni del 7 febbraio 20132 e successivi.
Considerazioni e riflessioni – Prima parte
Il retroterra storico culturale del farmaco-rimedio omeopatico e le sue proprietà in accordo con il principio di similitudine.
Considerazioni sperimentali e cliniche della metodologia omeopatica e convenzionale: dalla impostazione vitalistica di Ippocrate ad Hahnemann.
Prologo
Non molto tempo fa, riemerse la tematica di cui ai titoli di questo editoriale, in un articolo di un quotidiano cittadino che intervistava un noto farmacologo italiano dove si parlava proprio della assenza, sulle confezioni dei farmaci omeopatici, della loro attività e/o indicazioni terapeutiche, pur essendo detti farmaci omeopatici regolamentati e presenti nei registri dell’AIFA.
Finalità clinico terapeutiche che vengono esplicitate, d’altra parte, per obbligo di legge, per i farmaci convenzionali, ma non, come vedremo, per gli integratori alimentari, che però non sono regolamentati dall’AIFA.
L’assenza del dato clinico, a fianco al nome del rimedio e della indicazione della sua diluizione-dinamizzazione secondo la farmacopea omeopatica, come invece ritroviamo per i farmaci di medicina convenzionale, veniva inteso, dal farmacologo intervistato, come l’ennesima prova di ascientificità dell’Omeopatia; e soprattutto del fatto che la stessa omeopatia non fosse in grado neanche di dichiarare esplicitamente una azione terapeutica specifica di ogni singolo rimedio posto in vendita; e aggiungo, anche in termini, disclaimer, di trasparenza a garanzia del cittadino.
Questa ennesima critica alla Omeopatia, che appare corretta e inconfutabile nei termini di una logica lineare costruita attorno ad una dimensione nosologica e nosografica che si articola sullo schema della malattia, ha creato immediatamente, anche nell’ambiente “omeopatico”, una reazione spontanea che ha visto finanche alcuni omeopati, incautamente, abiurare ai riferimenti epistemologici della Omeopatia, per giustificarsi, sostenendo proprio la giustezza della tesi del farmacologo e suggerendo di esporre anche per il farmaco omeopatico una indicazione terapeutica.
Cosa peraltro impossibile in virtù del fatto che detta decisione di attribuire al farmaco omeopatico (da noi definito rimedio) una azione diretta su una certa malattia, non dipende dalla volontà degli omeopati ma dalla prassi dell’AIFA che non può certificarla; in quanto non le sono stati finora forniti dagli omeopati o chi per essi, comprese le imprese farmaceutiche che li producono, trials che comprovino detta attività terapeutica specifica del farmaco omeopatico.
A questo punto, per analogia, andrebbe aggiunta in indicazione anche la descrizione dell’azione farmacodinamica e farmacocinetica, come avviene per ogni sostanza farmacologica allopatica prescritta per curare un certo stato di malattia.
Ma usciamo da questa confusione e riflettiamo, un attimo almeno di riflessione!
Il tutto, a ben pensare, ovvero l’assenza di indicazioni terapeutiche, risulta però coerente proprio nei termini della metodologia omeopatica che va difesa da possibili storture regolamentari imposte in un certo Paese piuttosto che in un altro dove ritroviamo l’Omeopatia negli ospedali statali; parliamo di 600 milioni di fruitori e 500 mila medici che la professano.
Consideriamo sempre che l’Omeopatia si basa sulla similitudine dell’espressione sintomatologica unitaria del malato in analogia con le proprietà sperimentali dei rimedi a dosi piccole o immateriali per cui uno stesso rimedio risulta efficace in più manifestazioni cliniche o malattie in cui si configura una analogia con i sintomi peculiari di quel malato che sviluppa in quella malattia.
Per cui un singolo rimedio può essere efficace in patologie diverse. E la stessa patologia, ad esempio l’influenza, può richiedere rimedi unici diversi.
Questo avviene in quanto il rimedio sperimentato non fa emergere sintomi comuni di malattia ma quelli specifici di malato; quindi, l’analogia va ricercata esclusivamente tra malato e rimedio ovvero con i sintomi peculiari del portatore della malattia che emergono come proprietà del rimedio nella sperimentazione. Hahnemann parlò di inconoscibilità della malattia nei sintomi sperimentali.
Da tutto ciò risulta che il rimedio omeopatico non si coniuga con la linearità e la distrettualità della malattia nosografica, ma va ad abbracciare o intercettare, come avviene nella sperimentazione sull’uomo sano, l’unità vitale e peculiare del malato, che abbiamo chiamato Vis alla maniera ippocratica, ovvero del soggetto storico malato nelle sue circostanze e portatore di malattia.
Di conseguenza è difficile stabilire che la Belladonna omeopatica curerà una certa patologia, ma solo malati portatori della stessa o di altre malattie coerenti con i sintomi reattivi dello stato del malato.
Dal paradigma esposto risulta rilevante chiarire che, in analogia alla sperimentazione della iniziale droga omeopatica immateriale, da cui sono emerse le proprietà di produrre artificialmente sintomi caratteristici nello sperimentatore e analogici nel malato, soggettivi e oggettivi, il piano causale delle malattie in analogia con la natura dei rimedi che li producono non può che essere un piano immateriale.
Quindi, sempre per analogia, la causa che determina la malattia risiede nella alterazione dinamica della omeostasi naturale, incapace, nella oggettività strumentale della malattia, di riparare e/o far fronte agli eventi interni (congeniti) o esterni (acquisiti), con evidente perdita dei gradi di libertà del malato come descritti in semeiotica medica e tipici dello stato di malattia…
Questo paradigma presuppone quindi la consapevolezza metodologica della soggettività complessa della persona umana, espressione del suo principio vitale, che per sua natura risponde a cure unitarie in tutte le malattie (non chirurgiche o da carenza ormonale o comunque dipendenti da principi biochimici sostitutivi); là dove il farmaco distrettuale ben caratterizzato, mirato e calibrato linearmente ai suoi bersagli di azione, determina solo una modifica unilaterale o specialistica della manifestazione della malattia, spesso facendo emergere effetti collaterali ma comunque agendo solo in termini palliativi. Come avviene nel paradigma proprio dei “Contraria contrariis”.
Da tutto ciò emerge ancora, come risultato della visione semplificata o lineare di uno schema culturale deduttivo e statistico, quello convenzionale, che non si riesce a “vedere” oltre la propria impostazione logica legata alla semplificazione schematica del concetto di malattia, come notò Antonio Negro in conferenza presso l’ISS (rapporto Istisan 85/113) affermando che, alla luce di questa visione metodologica (convenzionale N.d.A.) della malattia, risultava impossibile comprendere il paradigma stesso della Omeopatia.
A questo punto sorge il dubbio che l’AIFA abbia avuto di fatto ragione, in termini di epistemologia omeopatica, nel certificare i rimedi omeopatici pur omettendo per ogni rimedio la propria indicazione terapeutica; come doveva essere in conformità alla visione metodologica convenzionale basata sui Contraria Contrariis Curantur, che fu considerata anche nella dottrina di Ippocrate come indicazione metodologica nei casi di emergenza acuti e cronici e di cui Hahnemann scrisse nella nota del § 67 dell’Organon.
Da tutta questa dissertazione di tipo epistemologico sulla struttura metodologica della medicina omeopatica risultano le seguenti considerazioni e riflessioni:
ritornando all’esempio della Belladonna omeopatica, fin qui essa si è mostrata efficace in decine e decine di condizioni cliniche; dalla scarlattina, prevenzione e cura, infiammazioni, ascessi, stati febbrili acuti, convulsioni, deliri, manie acute, congestione cerebrale, coliche addominali, peritonite acuta, epistassi, metrorragia e decine ancora di altre condizioni cliniche, soprattutto acute fino ad interessamenti dell’apparato genito urinari.
Tutto ciò non abilita però ad inserire nelle indicazioni di vendita queste condizioni cliniche che “ha curato” Belladonna, participio passato, considerandole come una futura promessa di cura in una delle stesse malattie che troviamo indicate nella materia medica. In quanto la Belladonna ha guarito una certa malattia solo perché in analogia con la qualità dei sintomi del malato portatore della noxa piuttosto che in relazione, impossibile metodologicamente, con i sintomi comuni della malattia, come insegna la sperimentazione in termini di inconoscibilità della stessa malattia.
Perciò, per l’omeopata, la malattia del singolo malato diventa una guida solo per ricercare tutti quei rimedi in Repertorio che hanno mostrato le proprietà di curarla.
La diagnosi differenziale di rimedio, indicato in rubrica repertoriale per avere curato quella patologia, si fa però tra i sintomi del rimedio e i sintomi peculiari del singolo malato portatore di quella malattia.
Allora, a questo punto possiamo affermare che secondo epistemologia omeopatica non è possibile attribuire ad un rimedio una definita finalità terapeutica di una certa malattia.
Per questo motivo l’AIFA non avrà mai trials omeopatici che sostengono un sovvertimento metodologico.
I nostri trials, infiniti, riportati nelle materie mediche e nei repertori da oltre duecento anni assieme alle comprovazioni cliniche anche di veterinaria, restano a disposizione di chi, abbandonando il preconcetto della propria visione lineare e spinto dalla curiosità scientifica evidente nei fatti di una medicina in continua espansione, possa scoprire nuovi orizzonti scientifici e culturali; come avviene nei medici che, pur preparati convenzionalmente hanno abbracciato il metodo omeopatico in piena capacità di giudizio e nel rispetto delle necessità del singolo malato.
Le speculazioni filosofiche e scientifiche nella storia della medicina
Il retroterra storico culturale in cui si svilupperà il farmaco-rimedio omeopatico e le sue proprietà in accordo con il principio di similitudine e in termini considerazioni sperimentali, cliniche ed epistemologiche4 della metodologia omeopatica e l’impostazione vitalistica di Ippocrate, vengono da lontano.
Innanzitutto, non c’è dubbio che il metodo della medicina omeopatica, si basa su principi e fa riferimento esclusivo al vitalismo, “natura morborum medicatrix”, come già osservato da Ippocrate nella sua costruzione dottrinaria.
Da qui emerse per Hahnemann, primariamente, l’importanza biologica o meglio biofisica di poter sviluppare una metodologia di accesso ai meccanismi naturali di quella autonomia peculiare, propria della vita, di autoregolazione o omeostasi, del sistema biologico, aperto, con finalità di adattamento e conservazione dei processi vitali.
La comprensione metodologica, in termini epistemologici, del principio naturale che sostiene e consente la vita (Vis), fattuale ed esplicita perché evidente (esperimento e verifica), della dinamica di regolazione interna ed esterna, relazioni, del sistema vita, diventa quindi per l’omeopatia, nella sua natura neo-ippocratica, un modello autonomo in medicina piuttosto che una semplice ipotesi di terapeutica a piccole dosi secondo i Contraria contrariis…
Nella storia della medicina, la Vis fu da subito utilizzata, come strumento terapeutico, soprattutto da Ippocrate, proprio per quella capacità intrinseca adattativa e naturale del sistema vita (omeostasi), principio vitale capace, nei limiti della specie, di recuperare la salute: come descritto proprio da Ippocrate nel trattato delle epidemie: in cui indicava l’Helleboro bianco nella cura del colera “in quanto pur esso eccita sintomi del colera” (in quel malato N.d.A.), riferendosi all’uso terapeutico secondo il principio della similitudine.
Il tutto quindi sottoponendo il vitalismo autonomo del malato a sollecitazioni e/o a stimoli naturali, similari alla natura del piano di sofferenza: chimico, fisico, biologico e/o psicologico. Come avveniva primariamente nei Templi o Stabilimenti di Esculapio in cui si formò, l’esperienza iniziale di Ippocrate5.
La centralità proprio dell’omeostasi che regola, adattando continuamente l’organismo agli infiniti stimoli ambientali percepiti come perturbatori (anche a causa di predisposizione congenita) dell’equilibrio dinamico della vita stessa o necessari alle sue funzioni (respirazione, alimentazione, temperatura ambientale etc.); evidenzia la giusta intuizione vitalistica di Ippocrate e di tutti quei medici che empiricamentehanno usato per la cura del malato sostanze che per uso consolidato, ma non sperimentate, provocavano a loro volta perturbazioni dello stato di salute simili a quelle che avrebbero curato; in pratica agendo secondo il principio della similitudine6.
Hahnemann, scienziato7 della sua epoca, fu sostenuto all’inizio della sua opera dal pensiero illuministico teso a spezzare le imposizioni dogmatiche e acritiche in ogni campo; dalla chimica alla medicina, soprattutto da farmacologo.
Il dott. C.F.S. Hahnemann aveva ed ha ancora oggi precorso di fatto i tempi relativamente alla visione causale della malattia e dei processi morbosi; anche in termini di epigenetica, parlando della predisposizione cronica come interferenza ereditata o acquisita alla autonomia vitale del malato.
Hahnemann trasformò l’empirismo dell’uso del principio di similitudine, che emergeva dallo studio della storia della medicina, in una ricerca sistematica delle proprietà patogenetiche di sostanze naturali vegetali, animali e minerali, e iniziò a raccogliere i dati sperimentali e clinici (verificati con le guarigioni) nelle Materie Mediche e nei Repertori.
I negazionisti dell’Omeopatia recitano come un disco rotto, non riuscendo o non volendo entrare nel merito della metodologia e della clinica omeopatica, l’ancoraggio dialettico ripetuto come un mantra, quello “dell’acqua fresca”8.
Come scritto già in altra parte, sarebbe stato quantomeno deludente per questi scienziati, che non riescono o non vogliono guardare oltre il loro paradigma lineare dell’evidenza di parametri ristretti, specialistici e non unitari con il malato, scoprire che la medicina omeopatica cura persone e animali9, e nelle epidemie come il colera10 e il tifo, in cui si rese benemerita, lo fece con sostanze ponderali attraverso il principio di similitudine sperimentato; quindi con presenza di sostanza capace di produrre sintomi simili a quelli del colera, se ingerita. Ad esempio, la “Canfora Rubini” che fu determinante per la cura del colera nel Regno delle due Sicilie consisteva in una soluzione satura di alcol e canfora ottenuta miscelando 1 Kg e 1 Kg delle due sostanze e somministrando il contenuto nella dose di 5/10 gocce al malato ogni pochi minuti inizialmente e poi ad allontanando.
La diluizione fino all’ultra-molecolare (acqua fresca) fu un tentativo successivo di Hahnemann che, alla luce degli esperimenti di fisica della sua epoca, soprattutto attrito e magnetismo, provò a preparare in questi termini le droghe omeopatiche sperimentali per osservare negli sperimentatori l’azione di detti preparati sulla fisiologia dei viventi. I risultati furono di gran lunga superiori alle attese11.
Oggi, i rimedi omeopatici hanno preparazioni, come indicato dall’AIFA, in cui esiste ancora una presenza molecolare (farmacologica N.d.A.) e altre più diluite in assenza di sostanza (ma attive sperimentalmente e verificate nella clinica N.d.A.).
L’opera di sperimentazione e di raccolta dati continua ad opera di Scuole di omeopatia che afferiscono centralmente alle Presidenze nazionali e queste alla Presidenza mondiale della Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis (LMHI), fondata a Rotterdam nel settembre 1925, di cui la LUIMO è membro istituzionale.
Continua…
Le prossime pubblicazioni a seguire settimanalmente si occuperanno di:
Seconda parte – AIFA e la regolamentazione del farmaco omeopatico12.
L’assenza delle indicazioni terapeutiche nella confezio.ne di vendita del farmaco omeopatico risulta corretta o sbagliata in tema di trasparenza per l’uso in medicina13?
Terza parte – La regolamentazione della formazione medica in omeopatia a tutela del cittadino14.
Quarta parte – L’esempio degli “integratori alimentari” nella pratica medica corrente15. Risulta l’assenza di una formazione cattedratica specifica del sanitario che viene lasciata nelle mani di figure eterogenee per servirsi di questi prodotti come veri e propri suggerimenti terapeutici(?). Le confezioni degli integratori, alla stregua dei farmaci, vengono corredate dal foglietto illustrativo in cui leggiamo il “claim”; ma in seguito ad interventi dell’EMA è sempre più presente anche il “disclaimer” che spesso demanda proprio alla discrezionalità del medico l’opportunità ed il dosaggio d’uso; il controllo indiretto dell’AIFA16.
- In Italia, l’Omeopatia è considerata un atto medico a tutti gli effetti, con più sentenze di Cassazione; questa pratica, come stabilito dalla FNOMCeO nel congresso di Terni del 2002 e ribadito dalla Cassazione, prefigurando il reato di abuso di professione, è riservata esclusivamente ai medici chirurghi e agli odontoiatri iscritti ai rispettivi ordini professionali (N.d.A.).
- L’Accordo Stato-Regioni del 7 febbraio 2013 (Rep. Atti n. 27/CSR) ha definito i requisiti formativi e professionali per l’esercizio delle Medicine Non Convenzionali, tra cui l’Omeopatia, stabilendo che l’omeopata deve essere un medico chirurgo, odontoiatra, veterinario o farmacista con una formazione post-laurea specifica presso Istituti formativi privati che rispondono a particolari requisiti; sia per il numero di ore di lezione impartite sia per l’esperienza dei docenti messi in campo, anche relativa al numero di anni di laurea e agli anni di insegnamento a garanzia di una esperienza consolidata. Detto Accordo ha previsto l’istituzione di elenchi trasparenti al cittadino di medici esperti in medicine non convenzionali presso gli Ordini dopo opportuno percorso di studi certificato, come previsto per legge, anche a tutela del cittadino che si rivolge all’Omeopatia (N.d.A.).
- Il Rapporto può essere letto su questo Blog alla sezione News – https://www.luimo.org/news-luimo/un-passaggio-storico
- https://generiamosalute.it/uncategorized/filosofia-della-scienza-ed-epistemologia/
- Da: MEDICI NEL LORO TEMPO di Nicola Latronico.
- https://generiamosalute.it/omeopatia/confronto-tra-rimedi-omeopatici-e-farmaci-convenzionali/
- https://www.luimo.org/news-luimo/cristiano-federico-samuele-hahnemann-uomo-chimico-e-medico
- https://generiamosalute.it/omeopatia/lomeopatia-e-acqua-fresca-prima-parte/
- Le cure veterinarie con la medicina omeopatica iniziarono parallelamente a quelle sull’uomo. Non dimentichiamo che tra i primi medici omeopatici ci furono i medici militari e che le truppe di allora avevano numerosi reparti di cavalleria. La raccolta dei documenti di Gioacchino Pompili da parte della Fondazione Negro – Museo dell’omeopatia di Roma, riportano numerosissimi riferimenti sulla efficacia della medicina omeopatica in veterinaria.https://generiamosalute.it/omeopatia/rivista-omiopatica-archivio-gioacchino-pompili/
- https://generiamosalute.it/omeopatia/lomeopatia-e-acqua-fresca-quarta-parte/
- § 269 Organon di Hahnemann – Preparazione delle sostanze allo stato grezzo e loro trasformazione in sostanze medicamentose omeopatiche. Dinamizzazione (potentizzazione).
L’omeopatia sviluppa, per il raggiungimento dei propri fini, le energie terapeutiche, interne e quasi spirituali delle sostanze grezze, mediante un trattamento speciale, finora non usato; e le sviluppa ad un grado altissimo, di modo che esse diventano assai attive, giovevoli e di azioni assai profonda (1). Diventano tali perfino quelle, che allo stato grezzo non manifestano sul corpo umano alcuna azione. Questa meravigliosa trasformazione delle qualità di sostanze naturali, mediante un’azione meccanica, che agisce sulle loro particelle più piccole a mezzo della triturazione e succussione, (mentre esse con l’interposizione di una sostanza indifferente, sia allo stato solido che liquido, rimangono separate tra loro) sviluppa energie prima non palesi (2), latenti, dinamiche (§ 11), che agiscono soprattutto sul principio vitale e sullo stato di salute della vita animale (3). Questo procedimento si denomina dinamizzare, potentizzare ed i suoi prodotti dinamizzazioni (4) o potenze nei vari gradi. - https://www.aifa.gov.it/medicinali-omeopatici
- https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1180150/2019-05-08_omeopatici-ISS-2019_Bruno.pdf
- L’accordo del 7 febbraio 2013 in Conferenza Stato-Regioni ha riconosciuto omeopatia, agopuntura e fitoterapia come atti sanitari a competenza medica, veterinaria e odontoiatrica. Regolamenta la formazione (percorsi pluriennali) e istituisce liste presso gli Ordini provinciali per garantire la qualità, definendo l’omeopata come medico con specifica formazione. http://archivio.statoregioni.it/DettaglioDocc5bc.html?IDDoc=39735&IdProv=11625&tipodoc=2&CONF=CSR
- ISSN 0370-7369 SOCIETA’ NAZIONALE DI SCIENZE LETTERE E ARTI IN NAPOLI – RENDICONTI E ATTI DELLA ACCADEMIA DI SCIENZE MEDICHE E CHIRURGICHE VOLUME CLXXII (2019) “un’amica mi ha detto che” CARLO MELODIA , GOFFREDO SCIAUDONE considerazioni medico sociali e medico legali.
- https://www.aifa.gov.it/-/falsi-integratori-e-prodotti-sospetti-operazione-di-controllo-sul-territorio-realizzata-da-aifa-ministero-della-salute-nas-e-iss Falsi integratori e prodotti sospetti: operazione di controllo sul territorio realizzata da AIFA, Ministero della salute, NAS e ISS








