Un blog ideato da CeMON

FARMACO-RIMEDIO-OMEOPATICO-E-SUA-REGOLAMENTAZIONE-IN-ITALIA
1 Marzo, 2026

Il farmaco/rimedio omeopatico e la sua regolamentazione in Italia (seconda parte)

Il “RIMEDIO OMEOPATICO IL NON FARMACO” Roma 12-13 dicembre 1988, Auletta dei Gruppi Parlamentari di Montecitorio “una proposta di riconoscimento”

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Ogni lunedì riceverai una ricca newsletter che propone gli articoli più interessanti della settimana e molto altro.
Tempo di lettura: 9 minuti

Riporto questi fatti anche a ricordo e a proseguimento di un impegno sociale promosso e coordinata da Maria Teresa Di Lascia, ardente sostenitrice della Medicina Omeopatica in tante battaglie politiche, onorevole Radicale e segretaria di Marco Pannella. Fondò nel 1991 presso la LUIMO, l’APO (Associazione Pazienti Omeopatici)1. È scomparsa prematuramente nel 1994 a soli 40 anni; scrittrice di talento, premio Strega postumo per il suo libro: “Passaggio in ombra”.

Segue la presentazione del Congresso Transnazionale di Maria Teresa Di Lascia dalla introduzione che troviamo agli atti:

«Quando abbiamo deciso di lavorare ad un convegno sulla medicina omeopatica e per il riconoscimento del rimedio omeopatico che non riguardasse soltanto il legislatore, ma anche il diritto dell’utente ad incontrare la vera Omeopatia, piuttosto che un surrogato o una imitazione dettata dalla moda, abbiamo deciso che si sarebbe trattato di un dibattito o di una riflessione transnazionale.

A partire da questa scelta abbiamo lavorato più di quattro mesi per contattare i medici omeopatici di tutti i paesi del mondo per organizzare la loro partecipazione e per accordarsi sulle relazioni che si sarebbero tenute nel corso dei due giorni di Congresso. Lo scopo della nostra assise era primo fra tutti quello di presentare in una cornice autorevole, l’Auletta dei gruppi a Montecitorio, con il patrocinio del Presidente della Repubblica, una medicina impropriamente definita alternativa che sta crescendo nella coscienza collettiva e nella scelta individuale grazie alla validità dei suoi metodi e dei suoi rimedi.

Infatti se riflettiamo l’Omeopatia è sopravvissuta alla guerra che la scienza ufficiale le ha fatto per due secoli; alla disinformazione e alla diffamazione cui è stata sottoposta; all’assenza dei mezzi economici per la ricerca e le strutture medico sanitarie a cui è stata condannata un po’ dovunque, alla falsa tolleranza e alla vera intolleranza con cui è stata indicata all’opinione pubblica; l’unica spiegazione al fatto che non sia scomparsa dal pianeta è legata alla guarigione dei malati che con essa si sono curati e al profondo sentimento di utilità che hanno provato i medici che l’hanno praticata.

Naturalmente non tutto è perfetto e senza problemi, neanche nella medicina omeopatica che, come diceva Hahnemann, molto più della medicina ufficiale deve temere quei medici che non sono omeopatici ma dicono di esserlo, tanto nessuno li smentisce e va molto di moda, e quelli che pensano che l’Omeopatia sia solo una scelta farmacologica meno tossica di un’altra. Nell’uno e nell’altro caso, il malato ne farà le spese perché si allontanerà dall’Omeopatia e soprattutto, non guarirà.

Perché l’Omeopatia come tutte le cose semplici è una scienza difficile, rigorosa, che richiede preparazione professionale e maturità umana giacché non lascia al medico nessuna copertura a largo spettro; l’unica risposta che conta è la guarigione del paziente che o c’è o non c’è.

E la guarigione ci sarà soltanto se il malato verrà compreso nella sua interezza di mente e di corpo e nel rispetto pieno della sua storia umana e biologica; nell’esatta valutazione della sua energia vitale e nel rimedio, unico, per quella persona in quel momento della sua vita, che gli verrà somministrato.

Certo l’Omeopatia è anche una filosofia della persona umana, delle sue ragioni e delle sue debolezze.

Nell’era del computer e del laser, mentre si tenta continuamente di manipolare il genoma per ottenere superuomini sempre più disumani e curare il cancro e l’AIDS, oltre a tutte le altre sindromi iatrogene, si producono da un lato sempre maggiori disperazioni e solitudine e dall’altro consumismo ed entropia.

L’’Omeopatia con le sue leggi semplici e comprensibili, ovvie, con i suoi rimedi che da 200 anni confermano costantemente ed in ogni parte del mondo la loro efficacia sperimentale e curativa, con la sua serena ricerca nella persona viva e nel linguaggio del dolore, è quasi un messaggio di speranza e di non violenza che ci conforta.

Noi ci auguriamo che gli atti di questo Convegno possano aiutare tutti e ciascuno a conoscere meglio l’Omeopatia, a comprenderne il valore e a custodirlo attraverso le leggi che la regolamenteranno».

Maria Teresa Di Lascia.

Considerazioni e fatti

In questa seconda parte, come è evidente nella premessa riportata, ripercorrerò i passaggi storici che hanno preceduto lo stato dell’arte odierno relativo alla medicina omeopatica.

Naturalmente, il lettore attento leggerà ben oltre agli accadimenti e comprenderà quanto c’è di umano in termini etici e quanto c’è di semplici speculazioni ed interessi nell’oggettività dei fatti raccontati; e quanti sono in agguato, pronti a distorcere il senso delle cose con sillogismi a seguito di premesse false e precostituite.

Come sempre l’entusiasmo delle conquiste della prima ora spesso e velocemente lascia il posto alla spartizione di quanto è stato conquistato, con la dedizione e l’impegno da parte dei pionieri che hanno tracciato il nuovo percorso…

Riprendiamo la storia proprio dagli anni ’80 dello scorso secolo

Le Istituzioni sanitarie nazionali, preso atto dell’espansione della pratica in Italia e nel mondo, chiedono una indagine conoscitiva sulla Medicina omeopatica presente nel Paese.

Infatti, siamo di fronte ad una «Vacatio» di regolamentazione in campo sanitario istituzionale:

  • la figura del medico omeopatico di fatto non esiste (ne parleremo nella terza parte)
  • divieto di definirsi omeopati sul ricettario
  • il «farmaco omeopatico» non è riconosciuto

ISTISAN e il primo rapporto conoscitivo sulla Medicina Omeopatica2

Nell’aprile 1985 a Roma l’Istituto Superiore di Sanità, Direttore il prof. Francesco Pocchiari, pubblica su “Rapporti ISTISAN” la Conferenza del Prof. Antonio Negro «Medicina Omeopatica» tenuta presso l’Istituto Superiore di Sanità. Rapporto ISTISAN 85/11– in rappresentanza della LUIMO di cui è socio fondatore e «in rappresentanza» dei colleghi:

  1. la dott.ssa A. Alma Rodriguez,
  2. il prof. Tommaso Paschero di Buenos Aires,
  3. il prof. Proceso Sachez Ortega del Messico

 

Maria Luisa Agneni – un’opera benemerita

Al professore Negro fu anche richiesta dall’ISS una disamina conoscitiva dettagliata relativa ai “farmaci” in uso in medicina omeopatica.

Il professore incaricò la dottoressa Maria Luisa Agneni, da lui ritenuta la persona più idonea all’incarico, di effettuare il lavoro certosino di recuperare la farmacopea omeopatica e i rimedi d’uso comune e strutturare il tutto per un primo approccio ufficiale sulla tematica della realtà omeopatica; che fino allora non aveva visto una regolamentazione.

Sia in tema di rimedi in circolazione, ma anche per comprendere la possibilità e la liceità per la professione medica di applicare una metodologia non convenzionale (allora chiamata “alternativa”).

 

I temi trattati in Conferenza da Antonio Negro

“viviamo oggi un passaggio decisivo”

“il dramma dei medici e la sfiducia dei pazienti”

“un grosso problema di cultura”

“i due punti che uniscono gli uomini di scienze”

“un facile concordato tra allopatia e falsa omeopatia”

“l’Omeopatia di Hahnemann”

“la struttura concettuale della Omeopatia”

“la visione unitaria dell’uomo”

“uomo sano e sperimentazione”

”il tradimento dell’ipotesi omeopatica”

” superare i preconcetti”

La conferenza sull’Omeopatia del prof. A. Negro presso l’ISS  divenne un passaggio propedeutico ai successivi convegni

 

In particolare, ci riferiamo alla tematica del riconoscimento del rimedio omeopatico che trovò, come dalla nostra premessa, un afflato unitario nel Convegno transnazionale ideato e coordinato da Maria Teresa Di Lascia, Onorevole radicale e già segretaria di Marco Pannella

1988 dicembre Roma – Auletta dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati
Convegno Transnazionale «Rimedio Omeopatico il non farmaco: una proposta di riconoscimento»

Primo organizzatore: Maria Teresa Di Lascia
Tavola rotonda: «Tematiche medico-giuridiche nell’esercizio dell’omeopatia e nella difesa dei diritti dell’utente nell’Europa del ‘92» Coordina il Prof. Goffredo Sciaudone
Relazione della Dott.ssa Alma Rodriguez, Presidente e Direttore Didattico della LUIMO:

«Sperimentazione pura sull’uomo sano nell’insegnamento medico omeopatico»
Alto Patronato del Presidente della Repubblica
Organizzatori: La LUIMO, Il Gruppo Parlamentare Federalista Europeo, Il Comitato Radicale per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori

Questo convegno ha riunito i più grandi esperti internazionali di Medicina omeopatica con lo scopo di sostenere una proposta di riconoscimento del rimedio omeopatico in Italia e nel mondo, e di mettere sotto i riflettori della riflessione politica l’importanza del ruolo della Medicina omeopatica.

La testimonianza

«Quando io mi sono preoccupata di fare questo Convegno sull’Omeopatia, ma anche di presentare una legge sul riconoscimento dei rimedi omeopatici, mi sono preoccupata di fare questo, perché non ne potevo più che gli omeopati fossero considerati una setta, sia i pazienti che i medici. Perché la medicina allopatica con la sua arroganza, con i suoi errori, anche con le sue ragioni – però non sono ragioni sufficienti se non possono essere messe a confronto con le altre – e anche la violenza che l’uomo vive…»3, Maria Teresa Di Lascia.

La Comunità Europea ha riconosciuto ufficialmente il farmaco omeopatico attraverso la direttiva 92/73/CEE del 22 settembre 1992, che ha introdotto disposizioni armonizzate per la produzione e la commercializzazione dei medicinali omeopatici in tutti gli stati membri.

Nel ’94 il rimedio omeopatico ha avuto il riconoscimento dello Stato italiano; come prodotto «scientificamente» preparato, uniformandoci in tal modo ad una direttiva della Comunità europea4.

AIFA e la regolamentazione del farmaco omeopatico5

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha iniziato a interessarsi strutturalmente ai rimedi omeopatici a partire dal 2006, in seguito all’attuazione di direttive comunitarie europee.

Ecco i punti chiave del percorso di regolamentazione:

2006 (Decreto Legislativo n. 219/2006): con l’attuazione della direttiva 2001/83/CE, i medicinali omeopatici sono stati formalmente riconosciuti come farmaci e assoggettati alla vigilanza AIFA.

I rimedi omeopatici sono inclusi nei registri dell’AIFA in modo strutturato e con l’obbligo di autorizzazione (AIC) a partire dal 2013-15 che ha visto la pubblicazione dei primi elenchi ufficiali dei prodotti autorizzati dal 2017.

Valutazione limitata a Qualità e Sicurezza: per i prodotti ancora in fase di valutazione che non hanno presentato dati di efficacia (studi clinici), l’AIFA concentra la sua analisi esclusivamente sulla qualità del prodotto e sulla sicurezza d’uso, attenendosi alle linee guida internazionali.

Assenza di Indicazione Terapeutica Specifica: per tali prodotti, l’AIC viene rilasciata senza che l’Agenzia approvi specifiche indicazioni terapeutiche o ne riconosca l’efficacia sulla base di trial clinici.

Responsabilità del Medico: poiché non vi è un’indicazione terapeutica validata dall’AIFA, la definizione delle modalità di utilizzo, delle indicazioni e delle posologie è demandata all’esperienza e alla responsabilità del medico prescrittore.

Lo stato dell’arte

Attualmente l’AIFA sta valutando i dossier depositati entro il 30 giugno 2017 e per una parte di essi sono stati rilasciati i provvedimenti di autorizzazione (AIC). Per nessun prodotto in corso di valutazione è prevista un’indicazione terapeutica specifica; ciò significa che non sono stati presentati all’AIFA dati di efficacia ottenuti da studi clinici. Pertanto, per questi prodotti, l’AIFA valuta esclusivamente la qualità e la sicurezza d’uso, in accordo alle linee guida internazionali, ma non ne stabilisce l’uso terapeutico. È responsabilità del medico, sulla base dell’esperienza, definire la modalità di utilizzo6.

 

Commento

Questo articolo, che vuole essere un contributo storico su cui riflettere, è finalizzato a fare emergere quanto c’è di coerente nella metodologia omeopatica e quanto va respinto nelle argomentazioni denigratorie verso la medicina dei simili, sin dalla sua nascita e a causa della sua veloce espansione; che preoccupò un assetto economico consolidato.

Avvenne in Germania agli inizi dell’800 e poi nella Napoli borbonica dove nacquero i dispensari storici della medicina omeopatica; qualcuno ancora attivo con le sue preparazioni galeniche.

Come di consueto, i fenomeni evidenti, ma ritenuti invadenti, vengono criticati usando premesse false e sillogismi che di conseguenza portano a conclusioni anch’esse false; fino a mettere in discussione la deontologia dei colleghi omeopati ma soprattutto insinuando il dubbio nei pazienti, che stanno seguendo un percorso omeopatico, sulla inefficacia dei rimedi assunti; contro ogni presupposto morale ed etico.

Tutto ciò in quanto la loro scienza non è in grado di comprendere, alla luce dei propri schemi lineari, di causa-effetto; trasformando così la ricerca in un rifiuto preconcetto verso ciò che non comprende e abiurando così alla vera Scienza che è ricerca delle cause a partire dalla osservazione di fatti evidenti.

Un imputato senza apparente difesa o che nessuno vuole difendere:  il rimedio senza indicazione terapeutica di stato di malattia

Come già premesso nell’articolo precedente, con l’ulteriore diatriba della mancanza di indicazioni terapeutiche del rimedio omeopatico è partito naturalmente l’ennesimo attacco ad una metodologia che nonostante tutto si è diffusa velocemente nel mondo per una sua forza ed efficacia intrinseca coinvolgendo oltre 600 milioni di cittadini e oltre 500 mila medici.

Medici che si convertono all’Omeopatia in tutto il mondo alla luce della loro capacità discriminante e di giudizio derivata dalla precedente formazione universitaria: in molti Paesi l’Omeopatia è medicina consolidata nei reparti ospedalieri e indicata dalla UE come medicina consigliata in veterinaria nella agricoltura biologica7.

Gli oppositori dell’Omeopatia, in particolare del rimedio omeopatico, come scritto in altra, non hanno trovato, a mio parere, una sintesi con le direttive del legislatore, o il legislatore stesso ha creato ambiguità in un discorso che doveva essere unitario; come vedremo nella parte terza di questo editoriale.

Infatti, l’Accordo Stato Regioni, Legge dello Stato, stabilisce una regolamentazione chiara, anche nei termini di garanzia per il cittadino che si rivolge alle cure omeopatiche.

In Italia, per definirsi medico omeopata non basta la sola laurea in medicina e chirurgia ma necessita anche l’iscrizione all’Ordine Professionale e quella negli elenchi di medicina non convenzionali: quest’ultima è subordinata alla presentazione di un attestato di frequenza e di idoneità della Scuola di formazione di Omeopatia che corrisponda ai requisiti di legge come per Legge dello Stato (Conferenza -Accordo Stato Regioni, 7 febbraio 2013).

Tutto ciò presupporrebbe, per coerenza e per giustificare i contenuti dell’Accordo del 2013, una piena validazione clinica del rimedio omeopatico altrimenti non dovrebbero essere concesse le opportunità di professare l’Omeopatia dopo formazione specifica che si basa proprio sulla conoscenza e l’uso dei rimedi omeopatici.

Infatti, il tramite del medico omeopatico per curare il malato è esclusivamente il rimedio similare alla richiesta sintomatologica del malato.

Quindi siamo di fronte ad una grande incongruenza o paradosso.

Infatti, i detrattori dell’Omeopatia, più che rivolgersi ai cittadini che si curano con il metodo dei simili insinuando il dubbio dell’acqua fresca o della improvvisazione terapeutica di un rimedio senza indicazioni terapeutiche, dovrebbero scendere in piazza, come ho già suggerito, e denunciare le Istituzioni sanitarie italiane ed europee per avere regolamentato una frode colossale con l’aggravante del rischio per la salute del cittadino.

In conclusione, e viste le premesse

Il suggerimento che giro alle aziende produttrici di omeopatici, per aggirare l’ambiguità di certe affermazioni epistemologicamente non congrue alla metodologia della medicina omeopatica, è quello di esporre sulle confezioni dei rimedi, secondo la terminologia propria dell’AIFA e quindi “pro veritate”:

1) l’AIFA valuta esclusivamente la qualità e la sicurezza d’uso del prodotto omeopatico, in accordo alle linee guida internazionali, ma non ne stabilisce l’uso terapeutico 

2)  È responsabilità del medico, sulla base dell’esperienza, definire la modalità di utilizzo di questo prodotto omeopatico

3) (mettere numero di registrazione del prodotto N.d.A.).

In questo modo anche il cittadino sarà più garantito psicologicamente e forse eviterà un pericoloso fai da te in assenza di una diagnosi medica…!!

Continua…

  1. L’Apo fu presieduta successivamente dalla Signora Vega Palombi Martorano che, dopo anni di encomiabile lavoro, passò il testimone alla dott.ssa Marisa Certosino.
  2. https://www.luimo.org/news-luimo/un-passaggio-storico
  3. Intervento registrato di Maria Teresa Di Lascia del maggio 1990 ad una lezione della LUIMO.
  4. Da «Napoli e la nascita dell’omeopatia in Italia (1822)», Vega Palombi Martorano, Fausto Fiorentino, Le stagioni d’Italia, 1996.
  5. https://www.aifa.gov.it/medicinali-om
  6. Fonte Aifa
  7. Reg. (CE) n. 1804/1999 del 19 luglio 1999 Pubblicato nella G.U.C.E. 24 agosto 1999, n. L 222. Entrato in vigore il 24 agosto 1999.

Lascia il primo commento