Un blog ideato da CeMON

Metà dei pazienti ipotiroidei migliora con l'Omeopatia
25 Febbraio, 2026

Metà dei pazienti ipotiroidei migliora con l’Omeopatia

RedazioneRedazione
In India l’Omeopatia entra nel dibattito clinico sull’ipotiroidismo, tra numeri, prudenza terapeutica e nuove domande sulla gestione della malattia

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Ogni lunedì riceverai una ricca newsletter che propone gli articoli più interessanti della settimana e molto altro.
Tempo di lettura: 2 minuti

A volte basta un numero per accendere una discussione. In questo caso è il 52%: la percentuale di pazienti con ipotiroidismo che, secondo i dati di una grande clinica indiana, ha mostrato un miglioramento dei valori di TSH (Thyroid Stimulating Hormone) già al primo controllo dopo l’inizio di un trattamento omeopatico. Un dato che arriva da Bangalore, uno dei poli sanitari più dinamici dell’India, e che riporta l’attenzione su una patologia sempre più diffusa e spesso trattata in modo automatico.

Un problema globale

Si stima che nel mondo circa 200 milioni di persone soffrano di disfunzioni tiroidee. In India la prevalenza dell’ipotiroidismo è considerata più che doppia rispetto ai Paesi industrializzati, con stime che arrivano all’11% della popolazione. Numeri che potrebbero essere persino sottostimati, vista la forte disparità nell’accesso ai test diagnostici tra aree urbane e rurali. L’ipotiroidismo, caratterizzato da una ridotta attività della tiroide, è la forma più comune di patologia tiroidea. In molti casi i sintomi sono sfumati o assenti, e la diagnosi avviene quasi esclusivamente tramite esami di laboratorio.

Diagnosi precoci e terapie avviate troppo in fretta

Negli ultimi anni il ricorso ai test tiroidei è aumentato sensibilmente. Gli esami sono più economici e più accessibili, soprattutto nelle grandi città. Questo ha indubbi vantaggi, ma apre anche a un rischio: iniziare terapie ormonali sulla base di alterazioni lievi o transitorie, che potrebbero non richiedere un trattamento a lungo termine. Secondo i medici della Dr. Kalyan Banerjee’s Clinic, molte persone finiscono per assumere ormoni tiroidei anche in situazioni borderline, vivendo poi con l’idea di una terapia “per tutta la vita”. Una prospettiva che, oltre agli aspetti clinici, ha un forte impatto psicologico.

L’analisi clinica: cosa dicono i dati

La clinica ha analizzato nel tempo i dati di oltre 2.000 pazienti con ipotiroidismo, valutando l’andamento del TSH dopo l’introduzione di protocolli di Omeopatia. Circa la metà dei pazienti ha mostrato una riduzione del TSH già al primo follow-up. Il dato è particolarmente interessante perché riguarda profili molto diversi: pazienti appena diagnosticati, persone con ipotiroidismo da decenni, soggetti che non assumevano terapia ormonale e altri che la seguivano da anni. In diversi casi, l’Omeopatia è stata affiancata alla terapia convenzionale, con miglioramenti comunque osservabili nei valori di laboratorio.

Stabilità invece di continui aggiustamenti

Un aspetto messo in evidenza dai clinici riguarda i pazienti con valori tiroidei instabili, costretti a continui cambi di dosaggio farmacologico. Questa condizione genera spesso stress e insoddisfazione. Secondo l’esperienza riportata, l’Omeopatia sembra offrire un approccio orientato alla stabilizzazione, più che alla continua correzione numerica dei parametri. È una visione che si discosta dalla gestione puramente biochimica della malattia e che invita a riflettere sul significato clinico di piccole oscillazioni degli esami.

Dallo iodio all’autoimmunità

Se in passato la carenza di iodio era considerata la principale causa dei disturbi tiroidei in India, oggi il quadro è cambiato. Il Paese è da tempo iodio-sufficiente, ma si osserva un aumento delle forme autoimmuni, in particolare della tiroidite di Hashimoto, in cui il sistema immunitario attacca la tiroide. Nonostante ciò, la consapevolezza pubblica sulle condizioni subcliniche o lievi resta bassa, e il confine tra monitoraggio e trattamento farmacologico continuo è spesso poco chiaro.

Gli stessi autori sottolineano che si tratta di un’analisi osservazionale e che sono necessari studi più strutturati e di qualità superiore. Tuttavia, questi dati vengono presentati come un segnale che merita attenzione, soprattutto in un contesto in cui milioni di persone convivono con una diagnosi di ipotiroidismo e con terapie spesso avviate senza una reale prospettiva di revisione.

LEGGI ANCHE: Trattare l’ansia in modo naturale con l’Omeopatia

Lascia il primo commento