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24 Aprile, 2026

4# -Riflessioni di un omeopata indisciplinato

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L’Omeopatia è dubbio. Ma andrebbe detto per la medicina tutta. Oggi si tende a pensare che la medicina sia il tempio delle certezze più limpide, assolute e indiscutibili.

Così non è. La medicina è fonte di dubbio per sua natura, si confronta con le sabbie mobili degli esseri viventi, usa mezzi terapeutici di cui non è mai possibile prevedere in anticipo gli effetti completi e deve fare i conti con una infinità di variabili che vanno da quelle individuali, all’ambiente, al bagaglio ereditario, al rapporto che si instaura tra medico e paziente e chissà quante altre che non mi vengono in mente ora. Che il dubbio sia protagonista della scena medica può sembrare un limite disdicevole, ma secondo me incertezza e medicina devono andare di pari passo: è necessario per farsi domande e trovare risposte adatte a migliorare questa scienza che, a dispetto di tutto, alla fine è molto poco scientifica.

Mi chiama una paziente per una visita a casa. È una donna di circa 50 anni con quasi tutte le dita completamente coperte di verruche giganti, che rendono difficile l’uso delle mani, per non parlare poi del risultato estetico davvero imbarazzante.

Mi siedo sul divano del salotto con la penna in mano e comincio a raccogliere una anamnesi completa. Peccato che non capisco assolutamente nulla su cosa dare.

‘E mo’ che faccio?’ mi dicevo guardando sconsolato due fogli fitti di appunti inconcludenti. Più facevo domande più mi incartavo.

Alla fine, dopo oltre un’ora che giravo a vuoto, alzo bandiera bianca e decido di prescrivere un placebo per prendere tempo. Chiedo alla donna di darmi notizie dopo una settimana confidando in una successiva illuminazione.

Mai più sentita. Né dopo sette giorni, né dopo sette mesi. Niente di niente. Ovviamente il caso era iscritto nel registro dei fallimenti.

Invece sette anni dopo ricevo una telefonata dalla indimenticabile signora. Prenota una visita per una cefalea che la infastidisce da tempo. Ci incontriamo e noto subito che le mani sono perfettamente sane. La faccio parlare per un po’ del mal di testa e poi chiedo delle verruche e di come mai non avessi avuto più notizie. ‘Ah, è vero dottore, non ci pensavo più; mi scusi ma non la volli disturbare. La sua cura andò benissimo, si figuri che dopo 3 giorni le verruche iniziarono a seccarsi e in cinque giorni erano sparite’.

Penso che in quel momento la mia faccia non fosse diversa da quella di un pesce lesso.

Questo è quanto. E questo è uno dei motivi per cui dico che l’Omeopatia e la medicina creano dubbio. Da allora, ancora non ho risolto il grande interrogativo sollevato dal placebo, di quanto le nostre cure siano condizionate dal placebo e dal suo opposto, il nocebo; di quanto senso abbia considerare il placebo come un problema da evitare piuttosto che un amico; di quale senso abbia cercare di distinguerlo dal resto delle terapie; e non ultimo, del perché in certi casi funziona mentre in molti altri o si usa un rimedio davvero giusto, o non si cava un ragno dal buco.

Sappiamo bene che molti critici dell’Omeopatia la accusano di funzionare esclusivamente per effetto placebo, non hanno dubbi in merito. E proprio perché privi di dubbi, perdono l’occasione di confrontarsi con esperienze diverse che sono invece il sale di ogni progresso, scientifico e non.

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