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5 Giugno, 2026

Sandro

Dott. Italo GrassDott. Italo Grass

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Rientro in anticipo dal lavoro come non mi capitava da tanto tempo. Mia madre tornerà tra poco. Come ogni pomeriggio è andata a trovare sua sorella per parlarle di me e del fatto che a quarant’anni non mi sono ancora sposato.

La immagino mentre gracchia: – Sono stanca di fargli da mangiare, di lavargli e di stirargli i vestiti. Non sono mica la sua serva, io!-

Poi, con le mani alzate verso l’alto e lo sguardo implorante, avrà aggiunto:  – Se ci fosse ancora Antenore, il mio povero marito, questo non sarebbe accaduto. Lui gli avrebbe detto che a quarant’anni si deve lasciare la casa dei genitori per crearsi una famiglia propria, altro che storie! Però Antenore è morto vent’anni fa ed io sono qua, vedova, con un figlio grasso e lento che pensa solo a ingozzarsi di dolci o schifezze di ogni tipo. – E giù a piangere. 

Evito la cucina per non farmi tentare dalla voglia di aprire il frigorifero ed entro in sala. Mi siedo sulla poltrona. Assaporo questi brevi momenti che mi separano dal fastidioso  ritorno di mia madre. Un lento respiro di indolenza mi avvolge. Sento il tranquillo battere del cuore e le mie assillanti insicurezze diventano pensieri leggeri. Ma è solo per un attimo. Come il rombo di un motore che s’accende, il ricordo doloroso di Sandro stride nella mia memoria. Il desiderio di vederlo è forte. Anche adesso che lui non c’è più. Inizio a frugare tra i cassetti alla ricerca della sua foto, quella scattata al mare, l’unica che possiedo. Non riesco a trovarla e la nostalgia è un’onda che mi travolge. In compenso rivedo l’espressione schifata di mia madre, quando le parlai della mia vicenda con Sandro.

Lei disse: – Meno male che tuo padre è morto, altrimenti sarebbe crepato di vergogna nel sapere di avere un figlio degenerato come te. – Sarò anche un degenerato, un essere strano e incline a particolari attrazioni,  ma la foto di Sandro la voglio rivedere subito. E appena la trovo una commozione intensa pervade il mio petto.

Ancora una volta mi chiedo come io abbia fatto a sopravvivere alla sua perdita. Non trovo risposta ma ricordo di avere pianto tanto. Sandro era mio. Per quei brevi giorni che abbiamo vissuto assieme al mare,  Sandro è stato mio,  mio e di nessun altro, nonostante la sua presenza mi procurasse tanto dolore. Invece di alleggerirsi, la sensazione di colpa aumenta dentro di me.

Perché ho seguito il consiglio di quel medico che mi diede il rimedio Calcarea carbonica? Maledetto il momento in cui l’ho fatto! Lo presi per fare cessare i dolori, non per separarmi da lui per sempre. Bacio per l’ennesima volta la sua foto e osservo meglio i suoi contorni. Lo guardo a lungo in questa immagine sfocata, puntino sperduto di un’ecografia fatta all’ospedale di Rimini. L’ho visto precipitare dentro il water, povero Sandro, calcolo del mio uretere. Che brutta fine!

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