Redazione

La nutraceutica può migliorare la vecchiaia.

25 Ottobre, 2019
Tempo di lettura: 3 minuti

Possedere un’auto d’epoca insegna molto sul cosa significa invecchiare, sul piacere che c’è nel confrontarsi con la maturità e misurarsi con i cambiamenti che questa comporta. Quando avvio il motore della mia Opel Kadett B del 1972 comprendo che gode di ottima salute, e siamo pronti ad iniziare un viaggio emozionante, chilometri che si andranno ad aggiungere agli oltre 180.000 che ha già percorso. Come la mia amata Kadett anche il nostro corpo va in contro, grazie all’invecchiamento, a sostanziali modificazioni fisiologiche e funzionali con le quali è bene imparare a fare i conti; cosa che facciamo nostro malgrado quando si abbassa la vista, quando non riusciamo più a mantenere un certo passo, o quando non riusciamo più a sopportare i carichi, fisici e mentali ai quali siamo stati abituati. E’ un processo che appartiene al disegno della natura e per questo perfetto, nonostante non incontri sempre la nostra piena approvazione dobbiamo saperlo accettare e valorizzare… C’est la vie! Non possiamo e spesso non vogliamo neanche arrestare questo processo, ma possiamo cercare di orientarlo verso una direzione dolce, nella consapevolezza che si tratta di un periodo della nostra vita, non meno speciale dell’infanzia o della giovinezza, anch’esso denso di piaceri. Certo abbiamo bisogno di prepararci, è necessario un pizzico di attenzione, proprio come quella che destino con enorme piacere alla mia auto d’epoca; è un bene prenderne coscienza per tempo, imparando a modulare i nostri stili di vita anche in funzione del dialogo intimo con il nostro corpo. Molti sono gli strumenti di cui disponiamo per “imparare” ad invecchiare, alcuni di ordine mentale e comportamentali, altri strettamente legati alla nostra fisiologia. Di questa seconda categoria, oltre all’esercizio fisico che commisurato all’età ed alle condizioni fisiche dà sempre il suo contributo di benessere, un ruolo importante è svolto da una corretta alimentazione ed una particolare attenzione all’equilibrio tra fabbisogno nutrizionale e concreta acquisizione di specifici elementi nutrizionali. Un passo importante in questa direzione lo sta facendo la nutriceutica, una disciplina che si preoccupa di coniugare i principi della corretta nutrizione con la capacità di alcune sostanze, contenute negli alimenti di origine vegetale o animale, che possono avere un effetto curativo su molti disturbi e patologie.

 

Dal 1989 in poi, anno in cui il dottor Stephan De Felice coniò il termine “nutriceutica” coniugando i concetti di nutrizione e farmaceutica, molti studi ed osservazioni scientifiche si sono succedute confermando che alcuni alimenti hanno una comprovata efficacia sulla tutela della salute o addirittura una funzione curativa, per questo molti prodotti nutriceutici possono essere considerati dei veri e propri alimenti-farmaco. La comunità scientifica evidenzia, ormai da alcuni anni, come grazie alla nutriceutica, è possibile contrastare l’insorgenza di malattie che proprio con l’avanzare dell’età iniziano a manifestarsi, come la riduzione del rischio di malattie cardio vascolari, malattie dell’apparato muscolo-scheletriche e mentali.Specifichiamo però che corretta alimentazione e nutriceutica non sono la stessa cosa, la prima attiene al programma alimentare più consono all’età ed alle individuali condizioni di salute, mentre la seconda interviene in ausilio all’integrazione somministrando precisamente la quantità di nutrimenti necessari in un dato periodo di tempo. Per esempio lo studio Spirit-t (http://www.mysprintt.eu/it/multimedia ) ha evidenziato su un campione di 1500 anziani ultra sessantenni una percentuale rilevante di soggetti che tende a perdere massa muscolare, (l’incidenza della sarcopenia nella popolazione anziana è abbastanza comune, ne sono più colpiti gli uomini, con tassi fino al 13% per gli uomini tra i 60 ed i 70 anni, percentuali che salgono notevolmente per gli ultraottantenni) che può essere significativamente contrastata assumendo 1,2 grammi per chilo corporeo di proteine ed aminoacidi, ed è in questo specifico apporto che si concretizzano gli studi di nutriceutica.

Va da se che il campo, come spesso accade, viene sottovalutato e la pratica dell’autoprescrizione e della superficialità dei consumatori rischia di fare più danni che apportare benefici, purtroppo c’è ancora molta confusione tra integrazione alimentare e nutriceutica, e seppure le discipline hanno punti di contatto non sono la stessa cosa, per questo la società italiana per la prevenzione cardiovascolare, in un suo lavoro approfondisce e suggerisce sempre il ricorso al medico vista la delicatezza della materia. Non ci stancheremo mai di ripeterlo, il medico non è solo il nostro terminale prescrittivo, è prima di tutto  il centro di monitoraggio della nostra condizione di salute, e quando questi ci conosce a fondo, il testimone della nostra storia patologica fondamentale a prendere in carico qualunque percorso terapeutico che ci troviamo ad affrontare.

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