Un blog ideato da CeMON

28 Settembre, 2026

Decennale del Simposio: “Le Medicine Tradizionali, Complementari e Non Convenzionali nel Servizio Sanitario Nazionale”

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Ogni lunedì riceverai una ricca newsletter che propone gli articoli più interessanti della settimana e molto altro.
Tempo di lettura: 5 minuti

Sono passati 10 anni da quel 29 settembre 2016 in cui, a Roma, presso il Senato della Repubblica, nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro si tenne il Simposio

“Le Medicine Tradizionali, Complementari e Non Convenzionali nel Servizio Sanitario Nazionale per l’uguaglianza dei diritti di salute oltre le esperienze regionalistiche: Salutogenesi e Prevenzione, Formazione a Profilo Definito, Buona Pratica Clinica, Ricerca Clinica No-Profit. Criticità, esigenze sociali, prospettive future: un confronto interdisciplinare”.

In quell’occasione il dott. Paolo Roberti di Sarsina, Presidente dell’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona Onlus-Ente Morale, di Bologna, confluita poi nella Fondazione per la Salutogenesi ETS, con un lavoro encomiabile, erculeo, perseverante riuscì a riunire i rappresentanti di Omeopatia, Medicina Antroposofica, Omotossicologia, Fitoterapia, Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese, Ayurveda, Osteopatia, Chiropratica e Shiatsu per comunicare ai politici e alla popolazione che quelle che allora venivano definite Medicine Non Convenzionali (oggi Medicine Tradizionali Complementari e Integrative) avevano un grande potenziale per la gestione della salute, della prevenzione, del benessere.

La figura politica che allora si spese in quei giorni per favorire quel simposio, che non nascondiamocelo, provocò non poche critiche strumentali, fu il Senatore Dott. Maurizio Romani medico e Vice Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica Italiana e a cui ancora oggi va il plauso e il ringraziamento di tutti coloro che desiderano che una Medicina della Persona possa avere le stesse possibilità nella scelta del cittadino.

I contenuti del Simposio

Per decenni, la biomedicina occidentale ha operato secondo una visione “militarista”: una vera e propria guerra alla malattia dove il corpo è un campo di battaglia, l’obiettivo è la localizzazione del nemico e la strategia consiste nell’eliminazione chirurgica o farmacologica del sintomo. Eppure, questo approccio presenta un paradosso: un sistema che attende passivamente il danno prima di intervenire, ignorando la protezione attiva dell’organismo.
Il Simposio Nazionale ha sancito una direzione opposta: la Medicina Centrata sulla Persona. Qui l’essere umano non è una macchina parcellizzata in organi, ma un “in-dividuo” — un’unità in-separabile di corpo, anima e spirito. In questa cornice, la salute non è una condizione statica, ma un continuum psicopatobiografico che scaturisce dall’equilibrio tra l’individuo e il suo ambiente.
 
Siamo portati a pensare che le medicine tradizionali siano pratiche di nicchia. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ribaltano questa percezione: circa l’80% della popolazione mondiale residente nei paesi non occidentali (il cosiddetto “Terzo Mondo”) dipende dai sistemi autoctoni come fonte primaria di cura.
Quella che in Italia definiamo “non convenzionale” è, per la maggior parte del pianeta, la normalità. Anche in Europa il fenomeno è imponente: oltre cento milioni di cittadini ricorrono regolarmente a questi approcci. Integrare questi saperi nel nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non è solo una scelta culturale, ma un atto di democrazia per garantire l’uguaglianza dei diritti di salute oltre le attuali frammentazioni regionali.
 
Mentre la medicina classica si focalizza sulla patogenesi (come nasce la malattia), l’Ayurveda e la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) puntano sulla Salutogenesi: la ricerca e la promozione dei fattori che generano salute. L’OMS ha distillato questo approccio in tre principi fondamentali:
  • A) Preservare la salute è il miglior approccio alla prevenzione.
  • B) È meglio rinforzare l’organismo prima dell’insorgenza della malattia.
  • C) È preferibile regolare stili di vita e alimentazione prima che sorgano problemi clinici conclamati.
Il segreto risiede nell’intercettare i sintomi precoci, che l’Ayurveda definisce purva rupa. Aspettare che il disequilibrio diventi vyadhi vyakti (danno d’organo irreversibile) significa intervenire quando il costo biologico ed economico è già altissimo. La vera prevenzione è una “coltivazione” quotidiana del benessere.
 
Lo scetticismo spesso nasce da un problema di “traduzione”. Integrare le medicine non convenzionali richiede uno sforzo intellettuale di contestualizzazione e decodifica tra linguaggi diagnostici differenti. Tuttavia, i dati scientifici sono inoppugnabili.
Prendiamo l’Agopuntura: su Medline (la banca dati più autorevole al mondo, consultabile qui: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entrez) sono presenti oltre 25.000 lavori sperimentali. La svolta definitiva è avvenuta nel 1997 con la Consensus Development Conference dell’NIH (National Institutes of Health), che ha sancito le indicazioni basate sull’evidenza (EBM) per numerosi trattamenti. Non siamo più nel campo della suggestione, ma della medicina integrata fondata sulle prove.
 
La farmacoeconomia moderna ci insegna che un sistema sanitario sostenibile deve passare per la personalizzazione delle cure. Considerare il mondo soggettivo del paziente — le sue percezioni, la sua storia, il suo ambiente — non è un vezzo filosofico, ma parte integrante del processo terapeutico.
“La salute si genera spontaneamente dall’equilibrio del comportamento e delle relazioni a ogni livello dell’individuo.”
Una medicina basata sulla fiducia e sull’ascolto riduce drasticamente il ricorso a esami strumentali e farmaci superflui. Promuovere l’auto-guarigione e la consapevolezza del paziente significa ridurre i costi diretti e indiretti delle malattie croniche, garantendo la tenuta dei bilanci del SSN.
 
Il concetto di salute è unico e interconnesso (One Health). Il Trattato di Lisbona (2007) ha segnato una pietra miliare riconoscendo giuridicamente gli animali come “esseri senzienti”. Questa sensibilità si riflette nell’uso dell’omeopatia e dell’agopuntura veterinaria, pilastri della zootecnia biologica.
L’applicazione dei regolamenti europei (come il CE 834/2007) per contrastare le tecnopatie da allevamento intensivo non serve solo al benessere animale, ma è fondamentale per la nostra sicurezza alimentare. Ridurre l’uso di antibiotici negli allevamenti significa abbattere i residui chimici nella nostra catena alimentare e contrastare l’antibiotico-resistenza, una delle sfide globali più urgenti.
 
Basandosi sul principio della similitudine e sull’impiego di rimedi naturali sottoposti a diluizioni progressive e dinamizzazioni, l’Omeopatia mira a stimolare e potenziare le capacità reattive e di autoregolazione dell’organismo. Questo approccio promuove la salutogenesi e la prevenzione sia in medicina umana — valorizzando l’unità psicofisica e la storia individuale del paziente — sia in ambito veterinario, dove assicura la tutela del benessere animale, la sicurezza alimentare e un valido supporto contro il fenomeno dell’antibiotico-resistenza.
Sul piano istituzionale e sociale, l’Omeopatia affronta tuttavia rilevanti criticità, tra cui la discriminazione economico-assistenziale per i cittadini — che devono sostenere privatamente i costi di visite e medicinali, salvo virtuose eccezioni di integrazione nei LEA come l’esperienza della Regione Toscana presso l’Ospedale di Pitigliano — e le rigidità normative europee che rischiano di compromettere la disponibilità sul mercato dei preparati omeopatici. Per garantire la tutela della salute e la libertà di scelta del cittadino, i documenti del Simposio sottolineano l’urgenza di una legge nazionale che attui compiutamente l’Accordo Stato-Regioni del 2013 per la formazione accreditata e l’istituzione di registri professionali, incrementando al contempo la ricerca clinica no-profit per favorire un’effettiva integrazione dell’Omeopatia nel Servizio Sanitario Nazionale.
Una delle relatrici per l’Omeopatia al Simposio è stata la dott.ssa Maria Luisa Agneni purtroppo scomparsa due anni orsono, approfittiamo di questo articolo per rinnovare il suo indelebile ricordo.
 
La medicina del futuro non sarà una lotta tra fazioni, ma una Medicina Unica e Integrata. Il Simposio del Senato ha tracciato la strada: superare le barriere universitarie e legislative regionali per abbracciare un’etica professionale moderna basata sulla capacità di ascolto.
Il vero progresso non sta solo nei progressi della tecnologia medica, ma nella capacità del medico di accogliere la complessità dell’essere umano. La domanda finale non è se queste medicine funzionino, ma se siamo pronti a prenderci la responsabilità della nostra autonomia di scelta e della nostra salute totale.
 
 
 

Lascia il primo commento