Un tumore al cervello rimosso in un ospedale privo di acqua. Alessandro Di Battista è tra le voci più decise nel denunciare quanto accade a Gaza, ma stavolta ci troviamo altrove, sebbene le condizioni sanitarie di Cuba ricordino un teatro di guerra. Sull’isola nessuno spara, e i chirurghi operano comunque con mezzi da emergenza. È l’effetto dell’embargo con cui l’impero americano soffoca Cuba da decenni: ai medici resta da fare ciò che si può con ciò che si ha. “Non amo la retorica del guerriero che non deve mollare, quelli che non devono mollare sono i dottori”, ha detto l’ex pentastellato a Di Martedì su La7, e il bilancio di quei giorni all’Avana gli dà ragione.
A Di Battista vanno gli auguri di una pronta e piena guarigione da parte di tutta la redazione di Generiamo Salute. Tornato in Italia il 12 settembre con un’aeroambulanza e dimesso dal Gemelli dopo pochi giorni, affronta ora le terapie con una lucidità che merita rispetto.
Giorni decisivi all’Avana
Il malore lo aveva colto il 28 agosto a Santa Clara, dove si trovava per un reportage. Da lì è stato trasferito all’Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras dell’Avana. Alla base dei sintomi c’era un edema cerebrale causato da un tumore, e i medici cubani hanno trovato subito le cure adatte a ridurre l’edema, rendendo possibile l’intervento. Già dal letto d’ospedale Di Battista aveva definito quei medici molto bravi e tempestivi nella diagnosi e nelle prime cure. Da Roma erano arrivati un neurochirurgo e un rianimatore del Gemelli per affiancare i colleghi cubani, in una collaborazione che ha messo il paziente al centro.
Sangue freddo e strumenti di trent’anni fa
Gli specialisti del Gemelli hanno riferito a Di Battista che a Cuba è stata eseguita un’operazione raffinatissima, con tecnologie che in Italia si utilizzavano tre decenni fa. Il neurochirurgo ha lavorato con grande sangue freddo. La neurochirurgia è tra le specialità più complesse della medicina e richiede strumentazione di precisione, materiali sterili, farmaci anestesiologici affidabili e anni di addestramento. I professionisti cubani lavorano ogni giorno in strutture dove si ripara, si riutilizza e si sostituisce ciò che altrove si ordina con una telefonata. Il risultato ottenuto all’Avana nasce dalla passione per il proprio mestiere di medici, infermieri e tecnici che garantiscono standard elevati con mezzi minimi.
Un embargo lungo più di sessant’anni
Dal 1962 gli Stati Uniti mantengono sull’isola un embargo economico e commerciale che rende difficile l’acquisto di attrezzature, ricambi, reagenti e medicinali, anche quando provengono da Paesi terzi. Washington ha scelto di stringere un intero popolo in una morsa economica per ragioni egemoniche, con la logica di una potenza imperiale che non tollera un vicino sovrano e ostinatamente indipendente. Ogni anno la grande maggioranza dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite chiede la fine di questa politica, e ogni anno la politica continua. A pagarne il prezzo sono i cubani, un popolo fiero che affronta la penuria di cibo, di energia e di farmaci con una dignità che il mondo dovrebbe riconoscere.
Il guerriero e il medico
Merita un elogio il modo in cui Di Battista ha parlato della malattia. Ha raccontato di far parte di quella schiera di persone che si chiedono perché proprio a loro, e ha messo da parte la retorica del guerriero che sconfigge il cancro a forza di volontà. Il suo programma è concreto: seguire le cure, condurre una vita il più sana possibile, mantenere un atteggiamento positivo, come ha sempre fatto per carattere. La guarigione dipende dalle terapie e dalla competenza di chi le somministra, e questa sobrietà rende piena giustizia ai medici che lo hanno operato.
Curare con ciò che c’è
Davanti a una scarsità così radicata, i medici cubani hanno costruito un sistema che mette a frutto ogni risorsa disponibile. Ne fa parte una scuola omeopatica importante, attiva da decenni, che forma medici, dentisti e farmacisti e permette di offrire assistenza a una popolazione vasta e poverissima, in un Paese dove ogni farmaco importato ha un costo alto. L’Omeopatia rientra nella medicina naturale e tradizionale, regolamentata dal Ministero della Salute Pubblica, che la considera una risorsa preziosa per i professionisti sanitari dell’isola e ne sostiene la diffusione con corsi di formazione dedicati. Per un medico che dispone di pochi farmaci, poter contare su più strumenti terapeutici significa non lasciare nessuno senza cure. È la stessa inventiva che ha reso possibile operare un cervello in un ospedale senz’acqua: i medici cubani fanno ciò che si può con i mezzi che hanno, e li usano tutti.
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