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3 Gennaio, 2026

Amore tra le rovine

L’Eros nella democrazia dell’Atene classica. Metafore!

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BIO – Medicina Costruzione Sociale nella Post-Modernità – Educational Papers • Anno XIV • Numero 56 • Dicembre 2025

Postilla all’articolo Byung-Chul Han: Eros in agonia: l’amore e il “soggetto contemporaneo”

Nel 2002 Victoria Wohl, riconosciuta per il suo dottorato di ricerca in studi classici, pubblica Love among the Ruins: The Erotics of Democracy in Classical Athens,1 quasi una ventina di anni prima del saggio sull’agonia di Eros nel neocapitalismo di Byung-Chul Han (2019). Anche in quel saggio Wohl cercava di esplorare il rapporto tra psiche del cittadino e vita politica per illuminare le passioni complesse e spesso contraddittorie che strutturano la democrazia, antica e moderna.

Come sostiene e documenta Wohl,2 la letteratura classica ateniese parla spesso di politica democratica in termini sessuali. I cittadini, allora come oggi, sono spinti a diventare amanti della polis, innamorati della propria nazione, e i politici affermano, allora come oggi, di essere amanti del popolo. Victoria Wohl sostiene che questa non sia una metafora morta. E non lo penso nemmeno io.

La stessa considerazione, circa il vincolo tra Eros e Politica, è stata esplorata e sostenuta da studiosi come Marcuse, Fromm, Habermas, Foucault, Derrida, Lacan, Slavoj Žižek e Giorgio Agamben, per citarne alcuni. In effetti, si pensi solo a Slavoj Žižek e i suoi saggi, tradotti in italiano, come “Il Grande Altro, Nazionalismo, godimento, cultura di massa”,3 “Il godimento come fattore politico”,4 oppure “Il segreto sessuale della Chiesa”,5 per citarne alcuni dei più conosciuti tra i lettori italiani.

Dunque, tornando all’amore a tre tra cittadini, nazione e politici, esplorando l’intersezione tra eros e politica nell’Atene democratica, Wohl traccia i desideri privati ​​suscitati dall’ideologia pubblica e le conseguenze politiche dei desideri più intimi dei cittadini. Infatti, Love among the Ruins analizza le fantasie cittadine che si celano dietro (ma non necessariamente parallele) all’ideologia politica di Atene, e non solo! Infatti, lo stesso succede nella contemporaneità riguardo al popolo di Zelensky, Trump, Putin, Netanyahu e chiunque sia si voglia elencare. Il lavoro di Wohl, mostra come il desiderio possa sconvolgere la politica e offre una visione più profonda, a volte inquietante, dell’inconscio democratico sia dell’antica Atene che della nostra contemporaneità. Anche le relazioni internazionali sono storie di passioni d’amore e di rabbioso disamore, raccontava già Aristofane.6

Gli Ateniesi immaginavano il cittadino perfetto come un amante nobile e virile, come oggi i capi di certi schieramenti politici ci incitano ad amare la patria e ad essere inflessibili con la pulsione fluida del gender.  Ma questa icona nasconde una moltitudine di altre possibili figure: tiranni sensuali, giovani maschi potenti e femmine belle amanti di uomini di potere e corrotti affascinanti.

Attraverso riletture critiche di testi canonici, Wohl indaga queste fantasie, che sembrano così antitetiche agli ideali manifesti sia di Atene sia di molte cosiddette democrazie contemporanee. Sotto questo aspetto Wohl esamina l’interrelazione tra patriottismo e narcisismo, la metafora della politica come prostituzione, il sospetto dell’élite nei confronti del piacere politico e il ruolo della perversione all’interno delle norme sessuali e politiche di Atene ieri, come perfino oggi nelle presunte democrazie contemporanee. Discute addirittura della pulsione morbosa che alimentava l’imperialismo ateniese, così come del paradossale fascino dell’Atene democratica per le gioie della tirannia, paradossi abbastanza simili a quanto accade nei nostri imperialismi, militari, finanziari e ideologici che siano.

Attingendo alla teoria critica contemporanea in modo originale, Wohl delinea il rapporto tra psiche del cittadino e vita politica per illuminare le passioni complesse e spesso contraddittorie che strutturano la democrazia, antica e moderna.

Dunque, data l’attinenza della questione e il suo impatto inquietante e destabilizzatore, vorrei essere molto sintetico. Di fatto, piuttosto che di un articolo, si tratta di una postilla ad un articolo. Perciò mi limiterò ad alcune citazioni tratte da Love among the Ruins lasciando a voi lo spazio per la riflessione.

Desiderio ideologico

Amante della città, amante del popolo: la metafora dell’eros è straordinariamente comune nei dibattiti politici dell’Atene classica. E lo dovrebbe essere anche nei nostri. Infatti, siamo tutelati dall’amore appassionato dei nostri leaders, perciò ci affidiamo a loro nelle nostre fantasie con il nostro voto in una relazione simbolica feticistica. Pericle esorta il popolo ad innamorarsi di Atene e del suo potere, a diventarne gli amanti, così come oggi, ugualmente, noi siamo corteggiati, esortati e lusingati. Il successore di Pericle, Cleone riconfigura questo amore come un legame più intimo: afferma di essere l’amante del popolo e lo corteggia con doni politici. Un politico prototipo di questo tipo di rapporto è stato Silvio Berlusconi. Sembra che niente sia cambiato e che il paradigma del potere sia lo stesso. Alcibiade ama il popolo e questo lo ricambia. L’eros permea il rapporto politico tra il demos e i suoi leader. Anche le relazioni internazionali sono una storia d’amore, come raccontava Aristofane7 e come oggi palesa la complessa rete di eros e affari tra paesi arabi e amministrazione Trump nella questione politica di Gaza.

Gli amanti di Pericle

Nell’orazione funebre attribuitagli da Tucidide, Pericle esorta il popolo a diventare amante della città. Questo discorso è spesso considerato la quintessenza della democrazia ateniese: la città è al suo apice di potenza, il demos al suo apice di nobiltà. In questo testo ateniese, il più canonico di tutti, ci aspetteremmo di trovare anche un eros ateniese canonico, un amore e un amante perfetti e perfettamente democratici. E Tucidide (o forse Pericle) ci offre ciò che desideriamo: un virile ricercatore di bellezza e saggezza, un erastès8 disposto a morire per il suo amato, un amante dalla sensibilità aristocratica.9

Porno del popolo

Nel suo riassunto della vita e delle imprese di Pericle, Tucidide traccia una netta distinzione tra Pericle e tutti coloro che lo seguirono. Sotto Pericle, Atene raggiunse il suo apice di potenza; le sue strategie ne accrebbero il potere e l’avrebbero portata alla vittoria, se solo i suoi successori si fossero attenuti ad esse. Con la sua intelligenza, integrità e ferma autorità, quasi monarchica, Pericle rappresentò una perfezione nella storia ateniese senza pari. Al confronto, i suoi successori furono ben al di sotto di essa: lacerati da lotte politiche e motivati ​​dall’ambizione personale, si dedicarono alla corte del demos e condussero la polis alla rovina,10 come ben si potrebbe asserire riguardo a certi fenomeni contemporanei. Emblematico al riguardo è la triangolazione tra Von der Leyen, Zelensky e Washington, portando l’Europa al collasso di significato nella grammatica della geopolitica mondiale.

Il desiderio perverso: l’eros di Alcibiade

Alcibiade era sexy. Tutte le fonti concordano su questo: era affascinante, splendido e seducente. Suscitava desiderio, e quel desiderio era intrecciato con la sua autorità politica. Si diceva che portasse uno scudo decorato con un Eros portatore di tuono: un simbolo appropriato, perché in lui potere ed eros non erano mai così distanti.11 Ma qual era il suo eros? Un giovane sessualmente aggressivo, un adulto sessualmente passivo, un demagogo con lo stile di vita di un tiranno, un greco con affinità per il femminile e lo straniero, Alcibiade sembra trasgredire tutti i confini che sostenevano la mascolinità ateniese e la cittadinanza democratica.12

L’erotica dell’impero

Nel 415, secondo Tucidide, una delegazione di Egesta giunse ad Atene per chiedere supporto nella lotta degli Egestei contro Siracusa. Gli Ateniesi (incoraggiati da Alcibiade) erano ansiosi di inviare una forza, sperando che ciò potesse aprire loro la strada per conquistare l’intera isola di Sicilia. Ma Nicia, che sarebbe stato uno dei generali, si alzò nell’Ekklesia per pronunciarsi contro la spedizione. Mise in guardia contro la fretta in una decisione così importante e consigliò agli Ateniesi di non rischiare ciò che avevano per un ritorno incerto, affrontando un altro nemico all’estero.13

Cosa vuole il tiranno?

L’Erma era un’icona della mascolinità del cittadino ateniese, un simbolo della virilità, dell’integrità e dell’autonomia del cittadino. Ma questi simboli di cittadinanza democratica erano anche un ricordo del passato tirannico di Atene e del rapporto persistente del cittadino con quel passato, qualcosa di molto simile a quello che ancora testimoniamo frequentemente riguardo al fascismo in particolare. La tradizione faceva risalire le origini delle Erme al regime di Pisistratide. Il dialogo pseudo-platonico di Ipparco, la principale testimonianza letteraria di questa tradizione, attribuisce a Ipparco l’erezione delle Erme. A differenza dell’Ipparco che incontriamo altrove nella letteratura ateniese, il tiranno di questo testo è un leader benefico e un saggio educatore del suo popolo. Per la loro istruzione, egli eresse queste statue.14 Ancora non c’erano le piattaforme, come X, della contemporaneità politica.

Mi auspico che questa postilla vi aiuti a sviluppare uno sguardo scaltro circa le passioni complesse e spesso contraddittorie che strutturano il rapporto tra i cittadini e i loro politici, tra le nazioni e le loro narrative identitarie.

  1. Victoria Whol. Love among the Ruins: The Erotics of Democracy in Classical Athens, Princeton University Press, 2002.
  2. Ibidem
  3. Slavoj Žižek. Il Grande Altro. Nazionalismo, godimento, cultura di massa, Milano, Feltrinelli, 1999.
  4. Slavoj Žižek. Il godimento come fattore politico, Milano, Cortina, 2001.
  5. Slavoj Žižek. Il segreto sessuale della Chiesa, Milano, Mimesis Edizioni, 2007.
  6. Wohl, Victoria. “Introduction: IDEOLOGICAL DESIRE.” Love among the Ruins: The Erotics of Democracy in Classical Athens, Princeton University Press, 2002, pp. 1–29. JSTOR, http://www.jstor.org/stable/j.ctt7rsgg.4. Accessed 8 Oct. 2025. Chapter I PERICLES’ LOVERS (pp. 30-72).
  7. Ibidem
  8. Erastès (ἐραστής) era il termine con cui, nell’antica Grecia, si definiva l’uomo adulto che aveva una relazione con un adolescente di sesso maschile, che per legge doveva avere più di 12 anni.
  9. Wohl, Victoria. “PERICLES’ LOVERS.” Love among the Ruins: The Erotics of Democracy in Classical Athens, Princeton University Press, 2002, pp. 30–72. JSTOR, http://www.jstor.org/stable/j.ctt7rsgg.5. Accessed 8 Oct. 2025.
  10. Wohl, Victoria. “PORNOS OF THE PEOPLE.” Love among the Ruins: The Erotics of Democracy in Classical Athens, Princeton University Press, 2002, pp. 73–123. JSTOR, http://www.jstor.org/stable/j.ctt7rsgg.6. Accessed 8 Oct. 2025.
  11. Wohl, Victoria. “PERVERSE DESIRE: THE EROS OF ALCIBIADES.” Love among the Ruins: The Erotics of Democracy in Classical Athens, Princeton University Press, 2002, pp. 124–170. JSTOR, http://www.jstor.org/stable/j.ctt7rsgg.7. Accessed 8 Oct. 2025.
  12. Ibidem
  13. Wohl, Victoria. “THE EROTICS OF EMPIRE.” Love among the Ruins: The Erotics of Democracy in Classical Athens, Princeton University Press, 2002, pp. 171–214. JSTOR, http://www.jstor.org/stable/j.ctt7rsgg.8. Accessed 8 Oct. 2025.
  14. Chapter V WHAT DOES THE TYRANT WANT? (pp. 215-269) https://www.jstor.org/stable/j.ctt7rsgg.9.