Ci scuserai, caro lettore, se per un momento accantoniamo il nobile obiettivo di curare l’essere umano per parlare di qualcosa di più prosaico: la redditività aziendale. Può sembrare fuori luogo in un blog come Generiamo Salute, ma la verità è che i grandi numeri e le strategie del mondo corporate ci stanno dando una lezione fondamentale sul valore della salute olistica.
Se pensi che il benessere in azienda sia solo un benefit piacevole ma superfluo, preparati a cambiare idea. Un recente e autorevole rapporto del McKinsey Health Institute, intitolato “Thriving workplaces: How employers can improve productivity and change lives”, ha messo nero su bianco un concetto che sta rivoluzionando il mondo del lavoro: investire nella salute olistica dei dipendenti non è un costo, ma una strategia vincente che impatta direttamente sulla produttività e sui profitti.
Il cuore della ricerca: benessere e performance
Il rapporto McKinsey non parla solo di assenteismo ridotto o di minor turnover. Si concentra sulla misurazione di un concetto più profondo: il flourishing (fioritura o prosperità) dei lavoratori. Un dipendente che “fiorisce” è una persona che sperimenta benessere fisico, mentale, spirituale e sociale. E i dati sono inequivocabili: le aziende che adottano una visione ampia del benessere e lo integrano nelle loro strategie core registrano performance finanziarie superiori e una maggiore resilienza. Questo perché i dipendenti sani e felici sono più creativi, più impegnati e, semplicemente, più produttivi. Il report suggerisce che la promozione della salute e del benessere è un imperativo strategico per la crescita, non più un’opzione relegata al reparto Risorse Umane come mero “benefit”.
Comprendere l’essere umano nella sua complessità
Il concetto di benessere evidenziato da McKinsey è, per sua natura, olistico. La ricerca sottolinea che la salute non è semplicemente l’assenza di malattia, ma uno stato di pieno equilibrio che coinvolge diverse dimensioni: il corpo, la mente, la sfera sociale e persino il senso di realizzazione e scopo (spesso definito come benessere “spirituale” o esistenziale). Se le aziende stanno riconoscendo che è necessario un intervento a 360 gradi per la salute dei propri dipendenti – superando la mera gestione delle assenze – allora anche l’individuo deve adottare una prospettiva simile per la propria cura. In un contesto lavorativo sempre più stressante, dove ansia, disturbi del sonno e l’esaurimento (burnout) sono i principali nemici della produttività e del benessere, solo un approccio che considera la persona nella sua interezza può fornire risposte complete e durature, rafforzando la risposta adattativa dell’organismo alle sfide quotidiane.
Dall’approccio aziendale al benessere personale
La salute è il capitale più prezioso. Dobbiamo smettere di considerare la cura di sé come un lusso o un’attività da svolgere solo quando siamo malati. L’investimento che le aziende più lungimiranti stanno facendo sul benessere dei propri dipendenti mette in luce come prendersi cura della propria salute, in modo preventivo e completo, è la base di ogni successo, personale e professionale. La “fioritura” sul posto di lavoro, così come nella vita, parte dalla consapevolezza che l’equilibrio interiore e la vitalità fisica sono interconnessi.
Il mercato del lavoro post-pandemico ha accelerato la necessità di questo cambio di paradigma. Le aziende che ignorano la salute olistica dei loro dipendenti rischiano di restare indietro, non solo dal punto di vista umano, ma anche economico. La conclusione è chiara: per Generare salute – il nostro obiettivo primario – è necessario un approccio integrato, che valorizzi la persona nella sua interezza. Se le multinazionali vedono nella salute un motore di profitto, noi, a livello individuale, dobbiamo vederla come il motore della nostra vita.
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