Un blog ideato da CeMON

17 Marzo, 2026

Mezereum

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Ogni lunedì riceverai una ricca newsletter che propone gli articoli più interessanti della settimana e molto altro.
Tempo di lettura: 16 minuti

Dafnacee: Daphne mezereum, Laureola femmina, Legno gentile.

È indicato nelle affezioni delle ossa, specialmente delle ossa lunghe, che sono infiammate e gonfie, con dolori notturni brucianti che vanno dall’alto verso il basso. Questo può verificarsi a volte dopo malattie veneree o per abuso di trattamenti mercuriali.

Molto importante per la carie e le fistole ossee, le esostosi e i tumori che si ammorbidiscono dall’interno verso l’esterno quando si ha la sensazione di distensione delle ossa.

Molto importanti e caratteristiche sono le eruzioni vescicolari con croste spesse, sotto le quali si accumula pus giallastro con un odore molto sgradevole e irritante, appiccicoso e che agglutina i peli o i capelli dove si trova, sia sul viso, sul mento, sulla schiena, sulle gambe, sulle mani o sulla testa. È importante nei casi di eczema impetiginoso del viso che costringe il bambino a grattarsi continuamente fino a sanguinare, con agitazione, pianto, nervosismo o nei casi di herpes zoster.
Anche le ulcerazioni presentano secrezioni purulente ricoperte da croste bianco-giallastre, ma sono circondate da vescicole brucianti molto pruriginose. Si nota che ogni vescicola è circondata da un alone di arrossamento brillante.

In generale, tutto è aggravato dal freddo e dall’umidità oppure da bruschi cambiamenti di tempo, dal calore generale o quando si sta a letto. È molto evidente l’aggravamento causato dall’aria calda, in una stanza calda o da un bagno caldo (eruzioni cutanee). Peggiora al tramonto o di notte. Si aggrava anche al tatto e alla pressione, con il movimento e con cibi caldi.

Migliora all’aria aperta, la cerca, la desidera. Anche se peggiora con il bagno freddo.

Dolori brucianti e lancinanti. Dolori nevralgici brucianti dopo un herpes zoster.

Ha sensazioni particolari: di grande leggerezza del corpo, di costrizione (gola, stomaco, tendini); come se milioni di insetti camminassero su di lui; o di pesantezza e indolenza; di debolezza alle articolazioni; di scosse ai tendini; di tensione ai muscoli con tremore.
I sintomi vanno dall’alto verso il basso, dall’interno verso l’esterno, da destra a sinistra, o predominano su un solo lato. Il corpo si inclina in avanti quando cammina.

Ascessi nelle parti fibrose o nei tendini.

Desiderio di prosciutto grasso, grassi, bevande fredde, caffè, vino. Ma avversione per la carne.

Quintessenza: Carie e necrosi ossee. Dolori brucianti alle ossa. Dolori spasmodici. Nevralgie intense. Eruzioni e ulcere crostose purulente e giallastre. Secrezioni nauseabonde ed escorianti. Prurito voluttuoso e disperato fino a lacerarsi. Cerca il freddo. Ipocondria con malinconia religiosa. Indifferente, senza consapevolezza di sé.

 Carie ossee: processo infiammatorio del tessuto osseo con graduale distruzione e disintegrazione dell’osso.

Necrosi ossee: morte del tessuto osseo per mancanza di irrorazione sanguigna.

Dolori brucianti: sensazione intensa e sgradevole simile a una bruciatura, come se la pelle fosse a contatto con il fuoco.

Dolori spasmodici: contrazioni involontarie e improvvise dei muscoli molto dolorose.

Nevralgie intense: dolori molto forti lungo un nervo e le sue ramificazioni.

Eruzioni crostose, purulente e giallastre: lesioni della superficie della pelle caratterizzate dalla presenza di pus giallo, sangue e siero.

Secrezioni: eliminazioni naturali delle cellule o delle ghiandole che rilasciano all’esterno del corpo ormoni, enzimi, muco, sudore come regolazione naturale dell’attività intercellulare.

Nauseabonde: che provocano nausea e invece di essere piacevoli sono ripugnanti e immonde. Disgustano.

Escorianti: che irritano e feriscono i tessuti, interni ed esterni.

Prurito voluttuoso: sensazione di prurito intenso che aumenta il desiderio di grattarsi senza poter smettere.

Prurito disperato fino a lacerarsi: sensazione di prurito che costringe a grattarsi fino a ferirsi la pelle in modo incontrollabile.

Cerca il freddo: ha bisogno del fresco per stare meglio

Ipocondria: disturbo caratterizzato da una grande sensibilità del sistema nervoso con tristezza abituale e preoccupazione costante e angosciante per la salute.

Malinconia religiosa: profonda tristezza con preoccupazioni di natura religiosa, punizione, perdono, senso di colpa, senso del dovere trascendentale.

Indifferente: diminuzione o assenza di motivazione. Interesse, iniziativa e risposta emotiva agli stimoli interni o esterni.

Senza consapevolezza di sé: non percepisce né percepisce i propri limiti fisici e mentali.

Caratteristiche predominanti del rimedio Mezereum

Si presenta con il viso grigiastro, terroso o pallido, oppure caldo e rosso. Tutte le emozioni sembrano provenire dallo stomaco o essere avvertite nello stomaco, specialmente la paura, l’apprensione, le cattive notizie, le sorprese. Sente come un vuoto, come se aspettasse una notizia molto spiacevole. La paura sembra provenire dallo stomaco o dal cuore.

In realtà è molto indifferente a tutto e a tutti coloro che lo circondano. Ha la sensazione che tutto sia morto e nulla gli faccia alcuna impressione. Infatti può guardare fuori dalla finestra per ore senza rendersi conto di ciò che accade intorno a lui. Non ha consapevolezza di sé. Prova fastidio parlare e gli sembra molto faticoso pronunciare una parola che per lui non ha alcun senso. Tutto gli appare come un’ un’umiliazione. Si offende, si irrita per sciocchezze e rimprovera, anche se subito dopo si scusa e se ne rammarica.

È molto indeciso su tutto. E si sente incapace di lavorare. Confuso e come intossicato. Dimentica ciò che ha appena sentito o detto, o ciò che sta per dire. Arriva persino al punto di non sapere dove si trova. La torpidezza mentale gli rende molto difficile la comprensione e gli sfuggono le idee mentre parla.

Si potrebbe definire come uno stato di ipocondria malinconica con una forte preoccupazione e malinconia religiosa o disturbi mentali religiosi. Prova una grande depressione con pianto, angoscia e inquietudine che lo spinge a muoversi continuamente. Ha bisogno di compagnia perché stare da solo peggiora la sua condizione.

Sonnolenza diurna, con sonno agitato e non ristoratore durante la notte. Scosse durante il sonno. Si sveglia alle 2 o alle 3 del mattino con incubi.

Vertigini che lo fanno cadere di lato e vedere scintille.

Violenti mal di testa che compaiono al minimo fastidio o per eruzioni soppresse, generalmente su un solo lato o alle tempie, con grande sensibilità al minimo contatto sul cuoio capelluto, o con brividi e tremori, che a volte iniziano nei seni frontali (con pulsazioni) e che si aggravano o compaiono per lo sforzo, per aver parlato molto, per il minimo movimento, per il calore; a volte con vomito e svenimenti.

Dolori alle ossa del cranio, a volte con carie ossee e gonfiore, e grande sensibilità anche al tatto dei capelli. La caratteristica più evidente è che la testa è ricoperta da una crosta spessa, simile a cuoio, biancastra, sotto la quale si accumula pus giallastro o bianco e denso, irritante, che rende i capelli appiccicosi o arruffati e che, dopo un po’ di tempo, diventa fetido; a volte con vermi.

Eruzioni cutanee sul cuoio capelluto: con prurito; secche o umide, con squame bianche; forfora bianca. I capelli cadono a ciocche. Il prurito è più intenso di notte ed è un prurito bruciante che aumenta con il grattarsi, tanto da spostarsi in altri punti.

Ha dolore agli occhi, come se fossero molto grandi o come se fossero tirati all’indietro. A volte sono lancinanti e lo costringono a strofinarsi gli occhi, con sensazione di freddo e forte tendenza a sbattere le palpebre. Contrazioni dei muscoli perioculari, specialmente nella palpebra superiore sinistra, che a volte si contrae spasmodicamente. Gli occhi sono infiammati, con congiuntiva arrossata e forte secchezza e pressione agli occhi. Lacrimazione con bruciore. Sguardo fisso, su un punto. Miopia, presbiopia. Miosis. Vede scintille. Nevralgia ciliare post-operatoria, specialmente per l’estrazione dell’occhio.

Presenta anche dolori alle orecchie con eruzione cutanea umida e pruriginosa retroauricolare. Sente come se le orecchie fossero molto aperte e come se l’aria penetrasse nei condotti uditivi distendendoli ancora di più, o come se il timpano fosse esposto all’aria fredda, con la necessità di infilarsi il dito nell’orecchio.

Dolori brucianti alle ossa nasali con corizza e frequenti starnuti con secrezione liquida, giallastra, che provoca bruciore al labbro superiore e lascia la mucosa nasale escoriata e quasi priva di olfatto.

Neuralgia facciale così violenta che il paziente non riesce a lavarsi. Si sente stordito dal dolore che peggiora di notte o con il movimento o parlando, mangiando o con il calore.

Dolori brucianti alle ossa del viso o allo zigomo. Scosse dolorose ai muscoli della guancia destra.

È molto importante nell’impetigine. Il bambino si gratta continuamente il viso, fino a lasciare la pelle viva e sanguinante; il viso è coperto da una crosta che il bambino strappa continuamente, formando grandi pustole in quelle zone, il liquido che fuoriesce è escoriativo e le croste peribuccali sono come miele.

Denti con carie che si formano rapidamente, specialmente sul colletto, con dolori di ogni tipo. Sempre peggio di notte e quando li tocca con la lingua, o anche solo muovendosi. Migliora con la bocca aperta e aspirando aria fredda. Ha la sensazione di avere i denti molto lunghi.
Vescicole brucianti in bocca. Lingua gonfia, esce dalla bocca con intensa salivazione e carne viva e si avverte un intenso bruciore in bocca che migliora aspirando aria fredda.

Faringite, con dolore pressante alla deglutizione e bruciore intenso alla gola, che si estende all’esofago e allo stomaco, migliora aspirando aria fredda.

L’aumento della fame a mezzogiorno, o esagerata nel pomeriggio e alla sera, è la caratteristica più evidente.

Il bruciore gastrico e corrosivo migliora mangiando o bevendo latte, ma si avverte nausea alla gola, con intensa scialorrea, brividi e tremori. Forte sensazione di calore allo stomaco. Addome duro e teso con fitte e dolori sordi nella regione della milza. Pesantezza, calore e bruciore al ventre. Pressione nell’anello inguinale e tensione nei linfonodi inguinali.

Coliche flatulente fetide con borborigmi, dispnea e brividi prima dell’evacuazione. Stitichezza con feci di colore marrone scuro, nodose, come palline dure, con grande sforzo. Se le feci sono molli, sono marroni o verdastre e hanno un odore molto fetido o acido.

La diarrea è violenta con coliche intollerabili, soprattutto peri-umbelicali, con tenesmo. È molto importante il prolasso rettale durante o dopo la defecazione, con costrizione anale e fitte nel retto verso l’alto. I dolori all’ano sono laceranti, tiranti o brucianti e coinvolgono anche il perineo e l’uretra.

Ematuria preceduta da dolore simile a crampi alla vescica; espelle alcune gocce di sangue dopo la minzione o nella parte finale della minzione. Dolore escoriativo nell’uretra o bruciore nella parte anteriore al termine della minzione con oliguria o poliuria con urina pallida. Urina torbida, con sedimento rossastro.

Le secrezioni nell’apparato genitale maschile e femminile sono molto escorianti e mortificanti.
Negli uomini compare prurito al prepuzio dopo la minzione con dolori lancinanti, strazianti o brucianti al pene e alla punta del glande. Si avverte un forte calore e gonfiore del pene. Le erezioni diventano violente con aumento del desiderio sessuale. I testicoli sono ipertrofici e dolorosi alla pressione.
Nelle donne la leucorrea è cronica, simile all’albume d’uovo, molto irritante, con ulcera cronica del collo.

Raucedine con bruciore, secchezza e irritazione della laringe e della trachea, che provoca tosse, dolore al petto e dispnea. La tosse è violenta, secca, con conati e poi vomito. Molto peggiore da sdraiati, al tramonto o di notte (fino a mezzanotte). Peggiore anche quando si mangia o si beve qualcosa di caldo (e poi lo si vomita) o per la birra.

È indicato nei casi di pertosse e pericardite. Con tosse violenta ed espettorazione albuminosa, giallastra, salata. Ha bisogno di inspirare profondamente anche se presenta dolori o fitte al torace durante l’inspirazione, specialmente sul lato destro, con sensazione di oppressione o costrizione al torace. Soprattutto quando si china. Il polso è intermittente, duro, pieno e teso.

Rigidità dolorosa nei muscoli della nuca e del collo, più sul lato destro, peggiorata dal tempo umido e freddo, dal  calore del letto e con il movimento.

Tremore alla mano destra. Ha continuamente le mani, le gambe e i piedi addormentati. Paralisi dei flessori. Mani fredde; senza forza nelle dita, non riesce a sostenere nulla.

Dolori alle ossa lunghe, specialmente alla tibia (soprattutto alla sinistra), violenti e brucianti. Sempre peggiori di notte a causa del calore del letto e in tempo umido, con periostiti molto dolorose al minimo contatto. Dolore alle ossa del piede quando cammina. Si arriva persino alla necrosi ossea.

Con la febbre presenta brividi e freddo in tutto il corpo, soprattutto alle mani e ai piedi, anche in una stanza temperata, che si estende dalle braccia alla schiena e alle gambe; con sete intensa. La febbre caratteristica è una febbre intermittente, terziaria, infiammatoria, con cefalea, pallore e dolore alla milza, che è gonfia e dura. E con grande debolezza.

La pelle è il principale campo d’azione di Mezereum. La caratteristica è il prurito e il formicolio molto intensi, intollerabili, anche senza lesioni visibili, peggiori di notte, e che cambiano posizione dopo il grattamento. Si gratta fino a quando la pelle è viva e gonfia, con grande bruciore successivo. E sempre peggiore per il calore del letto. Le eruzioni pruriginose peggiorano di notte e con il calore, soprattutto quello del fuoco.

È pieno di eruzioni vescicolari con croste biancastre spesse, simili al gesso, specialmente sul cuoio capelluto, sulle gambe o sul viso. Sotto di esse si accumula pus bianco o giallastro, fetido e irritante, che fuoriesce ai lati delle croste quando vengono premute. Le croste sono umide.

Allo stesso modo, ulcerazioni anche alle articolazioni delle dita delle mani, con croste spesse, gialle o biancastre, con pus denso e giallastro sotto. Con intenso bruciore o dolori escorianti e circondate da vescicole ardenti come il fuoco e molto pruriginose. Sono anche circondate, a loro volta, ciascuna da un’areola rosso brillante. Le ulcere fanno male e sanguinano quando si toglie la biancheria.

 

Andria e la forza di ricominciare ad amare

Andria è un uomo della Corsica profonda del nord. Possiamo dire oggi una delle parti più antiche di quella Corsica che nacque 14.000 anni prima di Cristo. Ed è stata chiamata “l’isola della Bellezza”, una “montagna in mezzo al mare”. Questi epiteti costituiscono quindi in tutto e per tutto la realtà più autentica della sua realtà.

Andria vive nei pressi di Bastia. Qui hanno lasciato le loro tracce e i loro altari i Greci, gli Etruschi, i Romani, i Vandali, l’Impero Romano d’Oriente e infine, dal 774, sotto il dominio franco, evolvendosi con il tempo, le invasioni e il passaggio delle culture fino ad oggi, dove l’isola vive una profonda alterazione a causa della povertà, dell’abbandono delle sue foreste, delle sue terre e della depredazione della “modernità” che non è ben vista da nessuna parte, in nessun luogo che abbia acquisito nel corso dei secoli una forte identità come quella del popolo corso. E questo ha molte conseguenze sui suoi abitanti, uomini integri e coraggiosi, buoni guerrieri per difendere la loro terra, il loro gioiello, dai continui attacchi multipli dovuti alla sua posizione strategica in mezzo al mare. E, come è naturale, si sono poste le basi biologiche per dare, sia agli uomini che alle donne, temperamenti ferrei e solidi come quello di Andria.

Andria ha 54 anni quando si presenta nel mio studio. Il suo nome significa “uomo” in lingua corsa. E Andria rappresentava il suo nome con grande sicurezza. Forte, con il corpo e l’anima temprati dalla durezza delle circostanze, dalla povertà e dall’ultima guerra, fin da bambino ha svolto lavori da adulto insieme a tutti i suoi. Qualcosa di naturale in comunità che hanno l’unione familiare come paradigma assoluto e come punto di forza di fronte alla durezza della sopravvivenza.

Andria è venuto da me con problemi cutanei molto gravi. Negli ultimi 15 giorni aveva iniziato a sentire un’eruzione cutanea alle articolazioni, alle gambe e con gonfiore alle caviglie. Un prurito insopportabile che lo faceva grattarsi fino a strapparsi la pelle e rimanere tutto ferito. Non sopportava il calore del letto e le lesioni si spostavano da un posto all’altro senza dargli pace.

Quello che era iniziato in modo disperato si stava evolvendo in qualcosa di molto più complicato: Andria era ricoperto di eruzioni vescicolari con un pus denso molto irritante e maleodorante. Una volta asciutto, formava una crosta malsana. Si vedeva che era pieno di pus sotto e che non era una crosta di guarigione. Il prurito e i dolori brucianti erano insopportabili. Era un vero disastro e non funzionava nessuna crema né niente di niente, quindi nella sua disperazione venne a cercare me, il medico naturale (come mi chiamavano).

Il primo rimedio che gli diedi fu Psorinum, vista la disperazione del prurito e le manifestazioni che ho descritto. Tuttavia, logicamente, “il miracolo” non avvenne e Andria continuava a riempirsi di vescicole, pustole, ulcere pruriginose fino alla follia su tutto il corpo. Era evidente, dal punto di vista clinico-medico, che in Andria si era aperta “la diga” della sopportazione della sua vita, anche se io non sapevo di cosa si trattasse e lui non me lo disse mai. Era già di per sé un uomo “vero”, come si direbbe “uomo di dolori” per storia, per educazione, per virilità e per la scarsa abitudine di parlare di sé stesso, mai e poi mai. Nel silenzio della Corsica profonda, tutto si condivide, ma nulla si chiede e nulla si racconta. C’è un misto di silenzio storico, culturale e religioso. L’intimità più intima si condivide in ginocchio con Dio, Nostro Signore. Ci si protegge con la Vergine e si è accompagnati da tutti i Santi, le Vergini e i Martiri. A cominciare da Santa Giulia, prima martire della Corsica, amata, venerata, celebrata e imitata.

La storia di Santa Giulia è stata un modello di comportamento per uomini e donne nella vita dei corsi. Come è noto, Santa Giulia proveniva da Cartagine, dove la sua famiglia era ricca e di alto rango. A causa della rovina che colpì i suoi parenti, Giulia divenne schiava e fu acquistata da Eusebio, un ricco mercante siriano, che rimase sedotto dalla sua grazia e compostezza e la volle con sé nei suoi viaggi intorno al mondo. Accadde che la nave di Eusebio naufragò proprio in Corsica, dove a quel tempo regnava il crudele governatore Felice. Anche lui rimase affascinato dalla bellezza e dalla dolcezza della schiava e prima cercò di comprarla da Eusebio e poi, di fronte al suo rifiuto, escogitò uno stratagemma per impossessarsene.

Una notte, mentre il mercante era ubriaco, fece chiamare Giulia e le promise che l’avrebbe liberata se avesse accettato di onorare Giove e di offrire sacrifici agli dei pagani. Giulia resistette con fermezza e, dopo molte insistenze, Felice ordinò che le fossero strappati i capelli, poi la fece flagellare e infine la crocifisse.

L’importanza di questo racconto ha a che fare con la storia di Andria sotto molti aspetti che ho scoperto in seguito.

Con Psorínum non ho placato il male, ma sono riuscita a contenere la disperazione di Andria e il suo desiderio di porre fine a quella situazione e persino alla sua vita. Psorínum mi ha dato l’opportunità di parlare con Andria della sua vita e degli eventi degli ultimi tempi.

Quarto di cinque fratelli maschi, era sempre stato il più corpulento e vigoroso, quindi veniva sempre mandato a svolgere i lavori più duri in montagna. Per molti anni, fin dall’età di 7 anni, faceva il pastore, partecipando alla vita comunitaria che era fondamentalmente la casa, i battesimi, i matrimoni, le processioni, le feste gastronomiche solo ogni tanto.

Una vita solida, basata sulla “normalità e sulla routine”. O, in altre parole, “la routine è la normalità”.

Andria non sopportava una vita ridotta a questo. Aveva fame di cultura, di conoscenza, di guardare avanti. Si è laureato come insegnante. È andato a lavorare a Luri, dove si è distinto come insegnante di lingua corsa e di storia. Si era appassionato al suo lavoro e fece carriera fino a diventare direttore della scuola dove aveva lavorato con passione per più di 20 anni.

Si era sposato giovane e, nonostante avesse già dei problemi con il carattere della moglie, superò la difficoltà perché era un uomo di parola e non si spaventava di fronte alle difficoltà. Ebbe 4 figli, 3 femmine e un maschio. Anche sua moglie era insegnante a Luri in un’altra scuola e, come spesso accade, era molto dedita ai figli e alla scuola, quindi Andria smise di essere al centro della sua vita.

Amandina, sua moglie, divenne ben presto la tipica donna invecchiata e senza alcun interesse per il proprio aspetto per affascinare il marito. Andria lo ignorò per molti anni, anche se glielo suggeriva. Ma il fatto di non essere ascoltato ha portato a un importante cambiamento nel suo carattere. È diventato intollerante, prepotente, irascibile, inavvicinabile, isolato. Si dedicava al lavoro e al lavoro per non pensare. Scuola, montagna, orto… tutto ciò che poteva allontanarlo dal mondo affettivo della sua casa.

I cambiamenti di carattere si sono riflessi anche nella sua vita professionale e hanno iniziato a metterlo alle strette. Prima con le opposizioni, poi con le diffamazioni. Poi con le accuse e le calunnie. Poi con le sfide e le minacce di cacciarlo dalla scuola e infine di congelarlo e lasciarlo senza voce né autorità.

Allora esplose. Aveva bisogno di cambiare. Aveva bisogno di cambiare. Aveva bisogno di cambiare “tutto”. Aveva appena compiuto 54 anni e non poteva pensare a un futuro in quelle condizioni.

Andria cercò di recuperare il matrimonio, ma era estremamente difficile. I difetti si erano incisi indelebilmente nell’anima. Bastava un tentativo di avvicinamento e saltavano fuori i rimproveri, le impertinenze, le discussioni, le polemiche. Lo sforzo era impossibile e non c’era più né amore né desiderio.

Andria cercava sostegno, ma l’idea di separarsi gli pesava. Non era una cosa che si faceva tra la sua gente. Tuttavia, qualcosa dentro di lui gridava più forte di qualsiasi educazione o storia: voleva tornare a sentire la forza della sua vita. Voleva tornare a sentire ciò che era stato e che aveva seppellito a poco a poco con il matrimonio e sopportato tra pianti virili e silenzi.

Nella sua testa e nel suo cuore si alzavano tutte le barriere di ciò che aveva costituito la sua vita, il suo ambiente. Non aveva la forza di ribellarsi contro sua madre, suo padre, i suoi antenati, la sua cultura, la sua storia, il suo popolo, i suoi valori, le sue convinzioni e persino di tradire Santa Julia, tutti i coraggiosi che avevano saputo sacrificare la loro vita sugli altari dei veri valori senza tremare, senza disperare, senza esitare. Non voleva tradire i martiri dell’isola delle sue viscere e Dio stesso. Andria si tormentava dentro di sé senza trovare soluzioni perché non poteva nemmeno continuare a vivere così. Nel suo silenzio pietrificato da uomo corso sentiva che stava impazzendo e non poteva accettarlo.

La prima esplosione avvenne quando si innamorò di una studentessa, un amore impossibile. Ma questo gli fece sentire la forza del suo desiderio di amare. Esplose di fronte all’impossibilità del cambiamento o alla paura del cambiamento. La paura dell’abbandono e di abbandonare. La paura della solitudine per sempre. La paura della tortura di continuare a essere schiavo dell’indolenza, del passato, di invecchiare da codardo senza essere vecchio, solo per non avere la capacità di decidere ed essere genuino, sincero, integro, onesto. La paura di aggredire sua moglie per il tradimento dell’amore a cui l’aveva sottoposto. La paura di non essere capace, di non avere alcun valore per una donna, di non significare più nulla per il mondo in cui si trova la vita. Davanti ad Andria si affacciò “l’ombra” del proprio io. Ma non era in grado di dirlo, di dargli voce e parola. Di agire. Voleva andarsene come un signore, non fuggire come un ladro.

In quel momento di forte tensione esplose il grido del corpo che esprimeva definitivamente tutto ciò che era “non detto”.

I problemi della pelle in modo generico parlano di conflitti di separazione, di perdita di contatto corporeo che in realtà è come una forma di morte. I problemi della pelle racchiudono sentimenti di minaccia, di paura, di angoscia. Un prurito disperato che lo faceva muovere continuamente e gli ricordava che voleva scappare, correre, andare lontano, molto lontano.

Tutto questo accadeva ad Andria: la paura del rifiuto, della critica. Mancanza di autostima. Una vera e propria difficoltà ad esprimere ciò che provava. Un sentimento estremo di fragilità e vulnerabilità che non aveva mai provato prima. E allo stesso tempo, un grande bisogno di controllare tutto e soprattutto di “fissare dei limiti”.

Andria stava compiendo davanti ai miei occhi la vera “svolta della Boa”. Il corpo parlava esattamente di ciò che voleva fare e non aveva il coraggio di fare da solo: trasformarsi, rinascere, allontanarsi dalle vecchie credenze e dai vecchi schemi, rigenerarsi, crescere ed evolversi, sia a livello individuale che professionale.

Quindi, per me, era fondamentale capire che tutto questo problema derivava dalle umiliazioni subite. Piangeva inconsolabile, come non aveva mai fatto prima. Non gli importava di nulla e non era interessato a niente. Disorientato dentro di sé. A volte non sapeva bene chi fosse. Non voleva parlare. Contrariamente a come era sempre stato, non voleva lavorare. Si sentiva incapace di tutto e senza alcun valore… e sempre più vescicole e pustole e sempre più prurito disperato e sempre più desiderio di grattarsi. Goffo, confuso. A volte non sapeva nemmeno dove si trovasse.

Oltre ai problemi della pelle, si manifestavano dolori notturni brucianti che andavano dall’alto verso il basso nelle ossa delle gambe. Dolori brucianti e nevralgici in diverse parti del corpo. Sensazioni strane, come avere gli occhi molto grandi. Il bisogno di cercare il freddo per provare un po’ di sollievo.

Tutto questo mi ha portato a somministrarle Mezereum. Considerando la gravità e l’estensione delle lesioni e la loro continua espansione, ho iniziato con una dose medio-bassa media: 30ch, 1 granulo e la prima cosa che è successa è stato un aggravamento. Ho dovuto interrompere per un paio di giorni, durante i quali è durato l’aggravamento, e poi ho continuato con 1 granulo di Mezereum 6ch.

Con Mezereum 6ch non si è aggravata, quindi ho continuato con 1 granulo a giorni alterni… 3 volte.

Dopo questo passo, Andria ha iniziato a migliorare lentamente. Ha continuato a prendere Mezereum fino a quando i sintomi non hanno dato segni di qualche altro rimedio.

In due mesi lunghi e interminabili, le lesioni hanno iniziato a seccarsi lentamente. Non c’è stata più espansione. Lentamente, molto lentamente, si è ritirata mentre Andria piangeva e piangeva la sua realtà. Quello che era diventata. Quattro mesi dopo si vedevano le cicatrici rosse e i segni.

Tuttavia era successo qualcos’altro. Andria si era innamorato, possiamo dire follemente, con tutta la voglia di rinascere dopo aver cambiato completamente pelle. Decise di chiedere il divorzio e si organizzò per cambiare casa, città e futuro, facendo rinascere l’Andria che ricordava di essere stato un tempo. O meglio. Quello che “avrebbe voluto essere”. Ed è vero che “non è mai troppo tardi se la felicità è buona”, quindi oggi abbiamo un uomo che si è rialzato, ferito ma capace di sognare se stesso e, da quanto ho saputo, anche di far sognare la sua nuova donna.

Questi “finali felici” che sembrano usciti da una fiaba non sono rari nella storia dell’Omeopatia. Tutti i medici omeopati hahnemanniani del mondo hanno raccolto e continuano a raccogliere queste “albe”. Infatti, quando possibile, tutti i medici omeopati classici hanno puntato e continuano a puntare a questo risultato, se la forza e l’età del paziente lo consentono.

Mentre ciò accade, è indubbio che il medico omeopata debba avere una solida formazione nell’“arte e nella scienza” dell’Omeopatia, come ci è stato insegnato, perché, come si può comprendere, le situazioni limite producono, anche nel medico, molta ansia, paura e preoccupazione.

È proprio la straordinaria dottrina omeopatica e il rigoroso metodo clinico che danno a tutti noi la capacità di essere saldi e accompagnare il paziente fino alla guarigione, alla risoluzione o, se inevitabile, alla morte, ma, per esperienza possiamo dire, alla migliore morte possibile per ogni paziente.

Per questo si dice con verità che l’Omeopatia è LA MEDICINA DELLA PERSONA.

Lascia il primo commento