BIO – Medicina Costruzione Sociale nella Post-Modernità – Educational Papers • Anno V • Numero 19 • Giugno 2016
Scritto in collaborazione con Eugenia D’Alterio – biologa
Introduzione
Nella “decostruzione”1 della scienza medica, come “costruzione sociale”, ci si occupa sempre di bio-politica, quella dimensione della realtà sociale attraverso la quale si regolano i rapporti tra diritto e vita. Infatti, nella tradizione di Foucault, la bio-politica è il terreno in cui agiscono le pratiche con le quali la rete del potere politico gestisce le discipline del corpo e, quindi, le popolazioni. Si tratta di un’area di incontro tra potere politico e ambito vita. In breve, il controllo delle condizioni della vita umana è un affare politico e un affare economico. Tra queste pratiche di controllo si annovera la medicina2.
Il bio-potere o potere sulla vita si sviluppa nella Modernità in due direzioni: (1) nella gestione (utilizzo e controllo) del corpo umano nella società dell’economia di mercato e della finanza e (2) nella gestione del corpo umano come base dei processi biologici da controllare e manovrare con la bio-politica. Nella Post-Modernità, questa gestione assume una modalità specifica come, ad esempio: la bio-politica sulle cellule staminali embrionali umane. Infatti, in questo articolo, si vuole esplorare l’esplosione contemporanea della ricerca delle scienze della vita come un momento nella storia della bio-politica, esplorare come i modi in cui la vita3, la riproduttività dei corpi e il loro invecchiamento, sono, collettivamente, mobilizzati nelle pratiche del potere politico.
Nella Post-Modernità, la de-territorializzazione di processi riguardanti la riproduzione della vita, caratteristica della visione delle scienze contemporanee sulla vita e la maestria di queste scienze in materia di processi “in vitro”, pongono problemi particolari per la concettualizzazione delle pratiche contemporanee del potere politico sulla vita, classicamente poste da Foucault come una politica basata sul controllo della popolazione, con politiche, relativamente semplici, sui domini della soggettività, dell’identità e della narrativa, riguardo la nazione, la popolazione e la cittadinanza. Una comprensione della bio-politica contemporanea deve, però, prendere in considerazione la de-territorializzazione del potere politico, della produttività economica e della comunicazione, associate con la globalizzazione e il neoliberismo. Queste trasformazioni nei rapporti tra Stato, popolazione e capitale, in particolare il ritiro dello Stato da molti aspetti della prestazione sanitaria diretta, ha aperto un terreno globale per la commercializzazione della ricerca medica e dell’assistenza sanitaria. Questa doppia de-territorializzazione ridefinisce, necessariamente, lo spazio della bio-politica. Nel lavoro di Foucault, la bio-politica è ancora inquadrata, in primo luogo, all’interno dello spazio dello stato-nazione, come un complesso di strategie, movimenti sociali e pratiche sanitarie rivolte alla gestione delle popolazioni nazionali. Come possiamo capire la politica sulla vita (la bio-politica) quando tale politica è, invece, flessa attraverso mercati globali, gruppi di pazienti transnazionali e la commercializzazione dell’ingegnerizzazione della vita?
Ciò che si intende fare in questo articolo è porre una serie di domande, in particolare, in rapporto ad una, relativamente, nuova tecnologia della scienza della vita, cioè quella che riguarda le cellule staminali embrionali umane4. Tecnologia che si è aperta un varco nella breccia lasciata dalla tecnologia genomica per produrre qualcosa di significativo nel mondo delle applicazioni terapeutiche. Il nome di questa tecnologia emergente è STEM-CELL LINE [linea di cellule staminali]. Come suggerisce il nome, la LINEA DI CELLULE STAMINALI5 consiste in un gruppo di cellule, umane o di altre specie, indifferenziate capaci di replicarsi indefinitamente e dare vita a cellule specializzate, se coltivate in vitro. In questo articolo ci interesseremo alle linee di staminali derivate da embrioni umani, generalmente quelle rimaste dopo un trattamento di fecondazione assistita in vitro (IVF) completato. Le cellule staminali embrionali sono, come già accennato, “toti-potenti”, cioè cellule indifferenziate che hanno la capacità di svilupparsi in quasi tutti i tipi di tessuti del corpo. Recenti sviluppi nel campo biomedico suggeriscono che sarebbe possibile produrre grandi quantità di cellule staminali indifferenziate che, successivamente, su richiesta, verrebbero indirizzate per la loro differenziazione, fornendo un numero illimitato di tessuti trapiantabili. I ricercatori ritengono che le cellule staminali possono essere molto utili nel trattamento di varie patologie quali: il Parkinson, l’Alzheimer, l’ictus, le lesioni del midollo spinale, l’artrite e di altre disfunzioni associate con la degenerazione dei tessuti. Tutto questo attraverso l’introduzione di tessuto generato dalle cellule staminali all’interno dei siti organici danneggiati. Queste cellule potrebbero anche agire come supplenti alla donazione di organi, riparando, ad esempio, un cuore o un rene esistente invece di sostituirlo. Se questa tecnologia riuscirà nelle sue vedute, ciò significherà che si modificheranno le modalità in cui le nazioni sviluppate, attualmente, si occupano dell’invecchiamento, della disabilità, del trapianto di organi. Di conseguenza si modificheranno sia la politica pubblica, inerente la vita, sia le modalità di approcciare i problemi di salute delle popolazioni. Così, anche, si modificheranno le questioni che riguardano molte procedure cliniche. Attualmente la ricerca sulle staminali embrionali umane sta ricevendo ampio supporto normativo e finanziario da una serie di governi nazionali, in quanto settore potenzialmente redditizio con eventuali utili risultati terapeutici6.
In ciò che segue, si vuole esplorare, prima, l’ampio terreno biopolitico aperto dalla simultanea deregulation, commercializzazione e globalizzazione di molti degli aspetti della salute e della ricerca biomedica, per, poi, concentrare l’attenzione, in particolare, sul terreno biopolitico specifico inerente la tecnologia delle cellule staminali embrionali umane e, allo scopo, eventualmente, considerare cosa questi processi possono dirci sulla bio-politica contemporanea, più in generale.

Bio-potere e globalizzazione neoliberista
Il bio-potere nella Post-Modernità ben dovrebbe essere contestualizzato all’interno delle dinamiche della globalizzazione neoliberista, dello sviluppo di alta tecnologia da parte delle “economie della conoscenza” e delle modalità in cui questi sviluppi hanno complicato e modificato la sovranità e l’economia della nazione-stato. Nel racconto storico del bio-potere fatto da Foucault, il suo emergere come una forma di politica nel XIX secolo è intimamente legato alla formazione dei moderni stati-nazione e alla costituzione delle popolazioni nazionali. Foucault utilizza per la prima volta il termine bio-potere nei sui corsi al Collège de France nel 1976. Egli distingue tra potere sovrano pre-moderno, esercitato attraverso il diritto di togliere la vita, di uccidere, e il potere bio-politico, che è emerso durante la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, interessato a promuovere e intensificare la vita in modi particolari. Stati e istituzioni sociali, come le scuole e le prigioni, cominciano a gestire la corporeità delle loro popolazioni, al fine di migliorare la produttività fisica e la disciplina sociale nell’interesse della formazione del capitale, e a gestire il valore militare (Foucault 1979)7. Stati e istituzioni sociali hanno, anche, iniziato a regolare e ottimizzare i processi vitali delle popolazioni relativi alla fertilità, alla nascita, alla salute, alla sessualità, alla morbilità e alla durata della vita. Nel pensiero di Foucault, “la bio-politica si occupa della popolazione … come problema politico, come un problema che va considerato, allo stesso tempo, sia in termini di conoscenza ‘scientifica’ che in termini politici, ossia come problema biologico e come problema di potere”8. La bio-politica si occupa di fenomeni come la mortalità e la fertilità, che sono imprevedibili a livello individuale, ma che hanno determinati tipi di regolarità a livello collettivo e sono suscettibili di una modifica normativa collettiva – circa l’abbassamento della natalità, l’aumento generale della fertilità, il miglioramento dei tassi di morbilità e così via. Soprattutto, Foucault asserisce che la bio-politica è rivolta ad assicurare una stabilità biologica ottimale nelle popolazioni, “a compensare le variazioni all’interno delle popolazioni in generale e i loro campi aleatori … ad ottimizzare un certo modo di vivere”9.
In ogni caso, l’ordinamento e la gestione della produttività della vita della popolazione era centrale alla formazione del moderno stato-nazione. Il contratto sociale tra stato-nazione moderno e cittadini era stato organizzato intorno all’obbligo di difendere i confini dello stato, contribuire alla produttività dell’economia e alla fecondità della popolazione, in cambio della gestione della riproduzione e della crescita dei figli e della riduzione dei rischi biologici (rischi di malattia, fame, epidemie, invecchiamento), così come dei rischi associati con le economie di mercato, quale la disoccupazione, attraverso politiche di welfare. Questi rischi sono stati gestiti tramite le procedure inerenti la salute pubblica e la sorveglianza che ha preso possesso del corpo sociale in Europa occidentale dal 1830 in poi, e, nel XX secolo, attraverso la fornitura di vari gradi di sicurezza sociale (pensioni, assistenza sociale) e l’ampliamento dell’accesso a ospedali e a cliniche di assistenza sanitaria ed altre strategie, comprese le leggi sul lavoro minorile e la definizione di standard di sicurezza per la preparazione e lo stoccaggio del cibo.
Questa regolarizzazione e regolamentazione della vita è, quindi, un importante diritto dei cittadini delle popolazioni moderne e coinvolge la loro partecipazione attiva. Nell’interpretazione di Foucault, la bio-politica avviene non attraverso l’uso della forza né attraverso l’intervento della polizia ma attraverso un meccanismo diffuso che coinvolge sia attori statali e non statali e un arruolamento, collaborativo e cooperativo, del piacere e delle capacità delle popolazioni nelle strategie delle politiche sociali. Come Paul Rabinow e Nikolas Rose sostengono, il bio-potere coinvolge “modalità di soggettivazione in cui gli individui possono essere portati a lavorare su se stessi … nel nome della vita e della salute individuale o collettiva”10. Il bio-potere viene esercitato come l’incarnazione della volontà degli individui, delle famiglie e da altri collettivi e, di conseguenza, comporta contestazione e riformulazione. La vita, la salute, la sessualità, la qualità della vita, la longevità e la riproduzione sono, tutte, dimensioni che vengono reificate nel discorso dei diritti e delle esigenze da negoziare come elementi del contratto sociale tra cittadini e Stato moderno.
Tutta questa impostazione e concettualizzazione della bio-politica cambia nello stato post-moderno liberista. Con il liberismo, i processi bio-politici vengono gestiti attraverso una sfera di autonomia sociale associata con il liberalismo, con la critica allo stato per gli eccessi del governo e con la promozione della deregolamentazione dei meccanismi di mercato e con una separazione tra le sfere sociali ed economiche della vita e l’attività dei governi.
Secondo Patton,
[Foucault suggerisce che] il liberalismo ... conformò il quadro storico, il sistema istituzionale del governo all’interno del quale le tecniche del bio-potere sarebbero implementate. ... Il liberalismo si presenta come una pratica distinta di governo, definita, soprattutto, dalla sua accettazione dell’idea che la società e la sua economica siano processi che seguono leggi proprie che i governi devono comprendere e rispettare. ... Contro l’idea che la popolazione abbia bisogno di regolamentazioni dettagliate e costanti, il liberalismo avanza una concezione della società e dell’economia come sistemi naturali che si auto-regolano per cui il governo dovrebbe lasciarli da soli11.
Ciò suggerisce che le strategie e le forme di contestazione bio-politiche si moltiplicano e si sviluppano in uno spazio sociale relativamente liberalizzato (deregolamentato). Se questo è il caso, come possiamo caratterizzare gli sviluppi bio-politici relativi alle forze attuali della globalizzazione e del neo–liberismo?
La globalizzazione è un fenomeno estremamente complesso e sovra-determinato ma, per gli scopi della presente discussione, si userà come termine per designare la de-territorializzazione del capitale dai confini dello stato-nazione accelerata dalla crisi del fordismo12, la de-territorializzazione delle comunicazioni dal controllo nazionale, e per designare le multiformi conseguenze politiche, sociali e tecnologiche di queste trasformazioni. Il neo-liberismo è la razionalità politica che è emersa da questo processo che, in certa misura, l’ha guidato.
I primi anni ‘70 del XX° secolo videro un drastico calo della redditività basata sulle modalità fordiste nazionali di produzione manifatturiera che avevano sostenuto sia il boom economico del dopoguerra che il welfare keynesiano13. Il capitale finanziario, cercando di migliorare la redditività, si ritirò dalle industrie manifatturiere dell’OCSE e diventò geograficamente più mobile, flessibile e disperso. In una ricerca di una diversa base della redditività, il capitale finanziario cercò forza di lavoro e contesti produttivi a basso costo e collocò gli stati nazionali sotto pressione diretta per la deregolamentazione dell’economia, minacciando, particolarmente, con la fuga di capitali14. Il capitale finanziario ha, anche, cercato nuove forme di produttività materiale, guardando soprattutto agli sviluppi scientifici come possibili cantieri di investimento15. Allo stesso tempo, i sostenitori del neoliberismo, in particolare la Chicago School of Economics (negli Stati Uniti) e l’Institute for Economic Affairs (nel Regno Unito), hanno propagandato un nuovo rapporto tra capitale, popolazione e Stato. La razionalità economica, hanno sostenuto queste istituzioni, dovrebbe essere ampliata per includere tutti i campi della vita sociale e politica. Nella sua analisi della lettura di Foucault del neo-liberalismo negli USA, Tom Lemke scrive,
[I neo-liberali] traspongono schemi e criteri di analisi economica per la presa di decisioni economiche su sfere che non sono o, certamente, non esclusivamente, aree economiche ... [essi] tentano di ridefinire la sfera sociale come una forma di territorio economico. Il modello dell’azione razionale-economica serve come principio per giustificare e limitare l’azione governativa e, in tale contesto, il governo stesso diventa una sorta di impresa il cui compito è di universalizzare la concorrenza e di inventare sistemi di azioni per gli individui, i gruppi e le istituzioni a forma di mercato16.
Gli approcci neoliberisti alla gestione (o governo) delle popolazioni propongono la partecipazione delle popolazioni nel mercato come la prima forma di integrazione sociale e la valutazione e gestione del rischio in termini di questioni personali piuttosto che di questioni che riguardano lo stato-nazione. “Ogni individuo deve essere la propria economia politica, un consumatore dei mercati del lavoro informato e autosufficiente”17. In ottica neoliberale, le popolazioni sono, semplicemente, aggregati di individui capaci di autogestirsi, con capacità maggiore o minore di valutare i propri rischi e opportunità.
Riformulazioni del capitale e della razionalità politica hanno avuto due effetti rilevanti per la comprensione della bio-politica contemporanea. Il primo effetto è stato il passaggio della responsabilità sulla salute dallo stato a responsabilità individuale e la costituzione delle popolazioni come mercati di salute transnazionali. Il secondo effetto è stato l’emergere delle industrie biotecnologiche globali e le loro riformulazioni speculative sulla vita.

Privatizzazione e commercializzazione della salute
Si ricorda che subito dopo la seconda guerra mondiale, molti stati dell’OCSE si impegnarono nella copertura di assistenza sociale e di servizi sanitari, nella creazioni di enti di servizi e di industrie di proprietà pubblica, come ammortizzatori contro la massiccia disgregazione sociale della depressione economica post guerra.
Lo stato sociale keynesiano è stato il punto più alto del coinvolgimento dello stato democratico nel campo della bio-politica, fornendo welfare e ampie compensazioni per i rischi sulla salute associati con i “capricci” [incertezze] di un’economia di mercato. In molti casi, ad eccezione degli USA, la fornitura di assistenza sanitaria gratuita universale ha costituito il pezzo storico centrale della sicurezza sociale e della redistribuzione della ricchezza delle democrazie occidentali.
Ma la crisi del fordismo18, nel capitalismo, e l’elaborazione della razionalità neoliberista aprirono inversioni drammatiche in questo approccio inclusivo e finanziato col denaro pubblico per la gestione della stabilità biologica della popolazione. Così dai primi anni ‘80, i governi neoliberisti negli Stati Uniti d‘America e del Regno Unito hanno iniziato la riduzione dei tassi di tassazione delle imprese e delle corporazioni, con la conseguente riduzione dei fondi, da parte dello stato, per la fornitura pubblica dell’assistenza sociale, dei servizi sanitari e dell’istruzione, e la privatizzazione di infrastrutture pubbliche, in precedenza considerate “essenziali” allo Stato, come le telecomunicazioni. Nel caso dei servizi sanitari, il consenso, dal dopoguerra, a favore della fornitura pubblica dell’assistenza sanitaria è stato contestato da istituzioni sostenitrici dell’ideologia neo-liberalista, come la Banca Mondiale, che hanno sostenuto, in una serie di influenti relazioni, che i governi dovevano incoraggiare le iniziative di forniture di servizi sanitari a fini di lucro, spostando la fornitura dei servizi dal settore pubblico al privato19. Dalla metà degli anni ‘80, molti paesi, sia dal mondo sviluppato come dal mondo dei paesi in via di sviluppo, hanno visto una diminuzione della spesa pubblica per la salute in % del PIL20 e/o la mercificazione dei servizi sanitari non più erogati, o inadeguatamente forniti, attraverso il settore pubblico21. L’invecchiamento della popolazione e l’espansione della medicina ad alta tecnologia attuarono ancora più pressione sugli stati nazionali per contenere i costi sanitari attraverso la privatizzazione selettiva. Inoltre, la politica sociale neoliberale ha promosso lo spostamento, in modo crescente, della gestione della salute e dei rischi sociali e/o biologici dalle forme mutualistiche, associate con lo stato sociale e i finanziamenti pubblici, verso la responsabilità individuale per la cura di sé e per il pensionamento, spesso attraverso forme private di consumo della salute e attraverso la complementazione dell’assistenza sanitaria fornita dallo Stato con assicurazioni mediche private22. Questi cambiamenti, insieme con le nuove tecnologie delle comunicazioni, hanno aperto lo sviluppo della clinica medica e dei mercati terapeutici globali.
La commercializzazione e la crescente globalizzazione dei singoli mercati all’interno del settore sanitario stanno cominciando a generare una gamma di mercati globali per beni e servizi legati alla salute. … Prima c’è stata la crescente esportazione [sic!] di particolari modelli di fornitura e di finanziamento, in gran parte attingendo dal sistema sanitario privato degli Stati Uniti di America. Esempi includono l’espansione della Health Maintenance Organizations in prevalenza nei mercati di reddito medio in America Latina e Sud Africa. In secondo luogo, ora vediamo l’emergere di mercati globali, dove acquirenti e venditori … eludono i confini nazionali. Con l’espansione delle tecnologie della comunicazione, in particolare Internet, i principali ostacoli al trasferimento di beni e servizi, relativi alla salute, tra i paesi stanno diminuendo23.
I consumatori di salute di tutto il mondo forniscono i mercati per la medicina del “lusso”, come la chirurgia estetica e le terapie anti-aging, per i servizi riproduttivi, come la fecondazione in vitro, la Diagnostica Genetica Preimpianto24 e la selezione del sesso, come, anche, il mercato nero di organi, acquistati o predati da fornitori che attingono da donatori delle classi povere del terzo mondo25 e per quei trattamenti esclusi dagli schemi nazionali di assistenza medica per motivi di costo o di dubbia efficacia. I mercati per questi tipi di trattamenti è destinato ad espandersi nella misura in cui le popolazioni delle nazioni sviluppate, costantemente, diventano anziane e vivono più a lungo con più malattie croniche.
Per riassumere, la gestione dei rischi biologici della popolazione non è più di esclusiva competenza delle istituzioni pubbliche rappresentanti degli stati nazionali moderni occidentali. La gestione del rischio è stata demutualizzata (privatizzata) ed è diventata una questione riguardante le prudenziali valutazioni dei singoli cittadini, la loro capacità imprenditoriale di investire sul proprio futuro, le forme selettive di consumo della salute e le assicurazioni private messe a disposizione attraverso i mercati globali. Tale pratiche spesso coesistono e concorrono con la fornitura sanitaria nazionale (spesso finanziate in modo insufficiente), come coesistono i farmaci sovvenzionati dallo stato accanto a quelli proposti nel mercato globale.
Quindi la posizione occupata dalla bio-politica nella società neoliberista è diventata più complessa. Mentre le popolazioni nazionali ancora richiedono allo stato-nazione prestazioni sanitarie in nome della cittadinanza, altre forme di contratto e di diritti sociali ed altre distribuzioni spaziali del potere, sono sempre più in gioco. Intanto che i consumatori di salute acquistano assicurazioni sanitarie private e servizi terapeutici privati, richiedono, anche, una maggiore responsabilità e trasparenza alle grandi aziende farmaceutiche, come parte dei loro diritti. I diritti dei consumatori, nell’ambito delle prestazioni mediche e dei prodotti farmaceutici, sono stati estesi, in modo sensibile, dal lavoro di influenza politica eseguito dai gruppi portatori di interesse, sempre più propensi a formare alleanze di ricerca transnazionali con aziende biotecnologiche e farmaceutiche, esercitando, in questo modo, un’influenza sulla direzione e sul finanziamento della ricerca, influenza che ha un impatto diretto sui trattamenti prodotti per le loro condizioni26. Questi tipi di sodalizi tra pubblico e privato sono responsabili dello sviluppo di alcune importanti ricerche sulle cellule staminali e di questo sviluppo indagheremo di seguito. Nella misura in cui servizi sanitari e condizioni mediche diventano più globalizzati e privatizzati, l’idea della salute come un diritto civile a carico degli stati-nazioni decade.
Post-fordismo e industrializzazione delle scienze
Il secondo effetto della riformulazione del capitale e della razionalità politica neoliberista per la bio-politica contemporanea si riferisce all’esplosione delle scienze della vita e la creazione di un’economia
della conoscenza biologica. Le corporazioni, che cercano di riorganizzarsi dalla produzione di massa non redditizia del fordismo nell’”accumulazione flessibile” del post-fordismo, si sono rivolte, dalla fine del 1970, a nuove pratiche tecnico-scientifiche come possibili fonti di valore e nuove basi materiali per la redditività. Ciò è particolarmente vero per quanto Etzkowitz e Webster chiamano le “tecnologie abilitanti”27, in particolare le tecnologie dell’informazione, della comunicazione e delle bio-scienze, sviluppatesi dai progetti di ricerca biologica e di ingegneria della comunicazione all’interno delle università negli anni ‘50 e ’60 del XX° secolo. Oggi, queste “tecnologie abilitanti” sono alla base di una ampia gamma di settori industriali senza essere esclusive di uno specifico settore28 e costituiscono la base della competitività per un numero crescente di settori.
Sulla scia del crollo delle dot com29 nel 1998, la commercializzazione di biologia è ampiamente considerata come la migliore speranza per una nuova ondata di redditività basata sulla scienza30 Al riguardo, va specificato che la creazione di un settore biotecnologico, orientato a livello globale, di processi biologici (come i cantieri per gli investimenti di capitale), non ha comportato il ritiro dello Stato di per sé, come i principi del neo-liberismo potrebbero dettare, piuttosto ha comportato un re-orientamento delle relazioni Stato-Mercato, dove lo Stato fornisce ampi quadri di innovazione, finanziamento della ricerca e le iniziative normative e legislative per promuovere gli investimenti e l’imprenditorialità, nonché il suo ruolo di intermediazione nella regolamentazione bioetica per rassicurare le ansie di alcune circoscrizioni cittadine31.
In particolare, le bio-industrie sono emerse dai partenariati pubblico-privato tra investitori commerciali e ricercatori accademici, spesso favoriti attraverso il finanziamento della ricerca da parte del settore pubblico e attraverso iniziative politiche, come il Bayh-Dole act32 negli USA per favorire lo sviluppo di portafogli di proprietà intellettuale basati sulla ricerca accademica33. Löfgren e Benner34 sostengono che questo complesso ruolo dello stato nel favorire le bio-scienze suggerisce non la deregolamentazione e lo smantellamento dello Stato di welfare keynesiano di per sé, ma piuttosto una transizione verso uno Stato della concorrenza in stile schumpeteriana35, che supporta direttamente l’accumulazione di capitale attraverso forme complesse (e spesso indirette di orchestrazione e sviluppo della rete) e rende la crescita economica, piuttosto che la sicurezza sociale, una fonte primaria di legittimità36.
Nelle industrie delle scienze della vita (farmacologiche, agro-alimentari, biotecnologiche mediche) i partenariati pubblico-privato hanno prodotto un’esplosione di innovazione, organizzata attorno a una nuova serie di tecniche genetiche e cellulari per manipolare ciò che, in termini secolari, intendiamo per vita. Come Nikolas Rose37 sostiene, l’innovazione commerciale nelle scienze della vita è organizzata intorno alla riformulazione dei processi biologici lungo particolari linee.
Non è solo che queste aziende cercano di “applicare” o “commercializzare” le scoperte scientifiche, queste modellano la direzione, l’organizzazione, l’ambito, le questioni e le soluzioni della biologia stessa. Poiché la vita a livello molecolare è conoscibile solo attraverso complesse e costose apparecchiature (microscopi elettronici, ultracentrifughe, elettroforesi, spettroscopia, diffrazione a raggi X, isotopi e contatori di scintillazione e loro legami con le capacità di elaborazione delle informazioni dei computer e con le capacità di diffusione delle informazioni su Internet), quindi, la politica delle scienze della vita – la politica della vita stessa – è plasmata da coloro che controllano le risorse umane, tecniche e finanziarie necessarie per finanziare tali sforzi. … Ora tutti i processi della vita sembrano consistere in catene intelligibili di eventi che possono essere sottoposti alla “reverse engineering” [ingegneria inversa]38 e, poi, ricostruiti in laboratorio e modificati, in modo che si svolgono in modi diversi39.
Oggi le imprese biotecnologiche, come Geron e ES Cell International, e le aziende agro-alimentari, come la Monsanto, reingegnerizzano i processi vitali come il loro core business. Come i mercati emergenti dei pazienti, le imprese biotecnologiche operano anche su scala globale. “I fornitori e i consumatori della ricerca delle scienze della vita agiscono a livello transnazionale, traendo vantaggio da tecnologie di trasporto e di comunicazione e cercando ambienti politici che sono più ospitali per le loro scelte”40.
Bio-potere, stato della concorrenza e biotecnologia
Questo passaggio da uno Stato di welfare keynesiano e da un’economia fordista ad uno Stato della concorrenza, favorendo l’accumulazione flessibile, un’economia orientata a livello globale e bio-scienze commercializzate, suggerisce alcuni importanti cambiamenti nelle razionalità del bio-potere. La maggior parte degli stati-nazioni dell’OCSE ancora provvede alcune forme di assistenza sanitaria e di previdenza sociale. Tuttavia, l’onere per la gestione dei rischi biologici si è spostato, sensibilmente, dalle istituzioni mediche statali e non statali che promuovevano la salute attraverso strategie rivolte alla comunità e alle famiglie (politiche eugenetiche, vaccinazione infantile, pianificazione familiare, igiene, cura della comunità) ai privati cittadini che sono ritenuti responsabili per la propria salute e per la cura di sé. Questa responsabilizzazione dei cittadini alla gestione dei propri rischi biologici consegna ampi settori delle popolazioni nazionali alle industrie terapeutiche e alle assicurazioni sanitarie transnazionali, settori delle popolazioni nazionali che cercano forme sanitarie private integrative piuttosto che affidarsi alle forme residuali e disorganizzate di erogazione di assistenza sanitaria pubblica.
È anche evidente che lo Stato della concorrenza sostiene il desiderio della biotecnologica di ottimizzare la salute e la vitalità dell’organismo attraverso l’individuazione di punti di leva microbiologici – polimorfismi a singolo nucleotide41, proteomica42, telomeri43 – che un giorno potrebbero fornire nuovi tipi di padronanza riguardo i processi in vivo a livello del singolo paziente.
La speranza è che tali interventi di livello micro forniranno sia nuove forme di prosperità economica che applicazioni terapeutiche a valle che possono essere utilizzate sia all’interno dei servizi sanitari pubblici nazionali che commercializzati a livello transnazionale per altri acquirenti nazionali e privati. Tuttavia, come Rabinow e Rose osservano riguardo la medicina genomica, la traslazione dei processi vitali in vitro in salute in vivo è molto speculativa e incerta.
“l’ignoto più centrale è se le nuove forme di conoscenza legate alla biologia molecolare in generale, e alla genomica in particolare, possono, effettivamente, generare i tipi di strumenti diagnostici e terapeutici che i suoi sostenitori sperano. La posta in gioco qui è alta, sia in termini economici, medici che etici. Questa posta in gioco poggia nella presunta capacità della genomica di identificare con precisione alcuni processi centrali coinvolti nella malattia che controllano la produzione di proteine e, così facendo, di aprire questi processi all’intervento preciso per produrre un effetto terapeutico. Non è solo un incremento della conoscenza astratta acquisita ciò che dà alla genomica i suoi potenziali per quanto concerne gli scienziati, i sistemi di assistenza sanitaria e l’industria farmaceutica, ma la sua capacità di generare bersagli terapeutici e di produrre molecole indirizzate a tali obiettivi, in altre parole, la sua capacità di fondare un nuovo tipo di “know how” sulla vita stessa”44.
In altre parole, il terreno della bio-politica contemporanea si è allontanato dal regolare e minimizzare i rischi biologici delle popolazioni nazionali, delle comunità locali e delle famiglie, per avvicinarsi al livello della volontà individuale neoliberista e dei processi microbiologici. Allo stesso tempo, questi micro-processi e queste volontà individuali sono aggregati, a livello globale, attraverso le industrie biotecnologiche e i mercati transnazionali della salute. Inoltre, le razionalità della commercializzazione e dell’investimento finanziario, oggi, penetrano le strategie di gestione della vita biologica e del rischio, e dobbiamo tenerne conto. Nella prossima sezione ci concentreremo su cellule staminali embrionali umane, come esempio di questa controversa bio-politica micro-globale.

Tecnologia delle cellule staminali
La ricerca sulle cellule staminali embrionali umane, una recentissima innovazione45, ha attirato ampio sostegno statale da una manciata di nazioni interessate ad acquisire un vantaggio internazionale competitivo nel campo. Al riguardo Brain Salter osserva che:
Sebbene il numero di stati che ha perseguito questa opzione è ancora piccolo, gli inizi di una concorrenza internazionale nell’investimento sono chiaramente evidenti. Ad esempio, nel 2003 il Regno Unito stanziò £45 milioni per la ricerca delle cellule staminali e nel 2004 la Commissione europea stanziava €30 milioni nella ricerca del settore. Su una scala più grande, il governo di Singapore porta avanti il progetto Biopolis, un parco di ricerca concentrato sulla tecnologia delle cellule staminali, con uno stanziamento iniziale di US$ 300,000,000 e, forse più significativamente, nel Novembre 2004, la California annunciava uno stanziamento di US$ 3 miliardi su dieci anni per la ricerca sulle cellule staminali embrionali attraverso la creazione di un Centro per la Medicina Rigenerativa46.
Questo finanziamento pubblico della ricerca è, principalmente, destinato a far progredire la scienza di base sulle cellule staminali al punto in cui società farmaceutiche e di venture capital47 investano nella ricerca e commercializzazione di prodotti terapeutici, un passo che la maggior parte degli investitori non vuole fare data l’incertezza delle promesse della tecnologia48. Alcuni stati interessati a favorire le industrie delle cellule staminali hanno assunto un ruolo guida nello sviluppo dei quadri regolamentatori per placare le ansie pubbliche circa la distruzione di embrioni e per garantire che la ricerca si svolga in condizioni di governance etica accettabile. L’area di ricerca sulle cellule staminali ha, anche, attirato una significativa attività di raccolta fondi da enti medici di beneficenza e gruppi di tutela dei pazienti. Negli Stati Uniti, dove i finanziamenti federali per la ricerca sulle cellule staminali sono limitati, a causa della posizione dei politici riguardo la cosiddetta “cultura della vita”, alcune società a scopo speculativo sono finanziate da organizzazioni di pazienti privati e fondazioni49.
Finanziamenti pubblici e privati sono coinvolti nella ricerca sulle cellule staminali nella speranza che, a differenza della deludente mancanza di applicazioni terapeutiche della genomica, le tecnologie delle cellule staminali possono avere reali effetti clinici e significative applicazioni commerciali. Questa speranza è chiaramente indicata, ad esempio, nel “California Stem Cell Research e Cure Act”, passato nella legislazione del 3 novembre 2004, che sosteneva che la ricerca sulle cellule staminali aveva il potenziale di curare o alleviare malattie quali il cancro, il diabete, le patologie cardiache, l’Alzheimer, il Parkinson, lesioni del midollo spinale, la cecità, la malattia di Lou di Gehrig, l’HIV / AIDS, disturbi di salute mentale, sclerosi multipla, Huntington Disease e più di 70 altre malattie e lesioni, e di ridurre il costo delle spese sanitarie dello Stato. Questo elenco, straordinariamente ottimistico, delle possibilità terapeutiche suggerisce che le cellule staminali sono intese come punti chiave della leva della ricerca in vitro, in cui una serie di complessi processi biologici e malattie umane potrebbero essere affrontati attraverso una tecnologia chiave. Le tecnologie delle staminali sono attraenti sia per gli investimenti pubblici, commerciali e di enti di tutela di beneficenza, perché promettono un elevato grado di ciò che Catherine Waldby ha definito come “biovalue”50, cioè un surplus simultaneo di vita biologica, valore d’uso clinico e profitto commerciale. La ricerca di biovalue è proprio la ricerca di nuove forme post-fordista di produttività materiale attraverso la padronanza e la capitalizzazione dei processi viventi. Come precedentemente accennato, seguendo Nikolas Rose51, le scienze della vita riguardano la micro-manipolazione di processi biologici esistenti, il riordino di percorsi, l’accelerazione o l’arresto di sequenze temporali e la ricombinazione di proprietà. Le entità biologiche riprogettate sono trattate come proprietà intellettuale nella maggior parte dei quadri nazionali per l’innovazione e come possibili aree per l’investimento di capitale. Alla fine, i patrocinatori delle tecnologie delle cellule staminali promuovono la speranza che la padronanza dei processi microbiologici in vitro sarà tradotta in diagnostiche e terapeutiche, in vivo, globalmente commerciabili.
Questo desiderio di fare leva finanziaria su materiale biologico contagia il settore delle tecnologie di cellule staminali a causa della loro flessibilità e pluri-potenza. La creazione di una linea fattibile di cellule staminali da un embrione umano apre un intero campo di enormi possibilità per la generazione e l’attecchimento di tessuti. Innanzitutto, ciò comporta la mobilitazione di una vitalità biologica che altrimenti sarebbe eliminata. Gli embrioni per la ricerca sulle cellule staminali sono, in genere, embrioni “di riserva”, quelli lasciati dalla procedure di fecondazione, in vitro, donati dalla coppia. Se non sono donati per la ricerca medica questi embrioni sono eliminati. I sostenitori della ricerca sulle cellule staminali ritengono la donazione come un risparmio, di straordinario valore, da inutili sprechi.
Le controversie politiche, intorno alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, evidenziano due idee contrastanti sulla vita dell’embrione e circa l’idea della vita più in generale. Per gli oppositori della ricerca sulle cellule staminali, la vita dell’embrione è biografica, il punto di inizio di una narrazione umana alla quale dovrebbe essere consentita l’attuazione della sua esistenza sociale. Questa posizione, essendo dettata dal principio di opposizione alla ricerca sugli embrioni di qualsiasi tipo, tende a ignorare il fatto che gli embrioni “di riserva”, nella fecondazione in vitro, non hanno la possibilità di una biografia, in quanto non sono introdotti in un utero dove possono divenire in feti in gravidanze vitali. Per i sostenitori della ricerca sulle cellule staminali la vita dell’embrione è, invece, una forma di materiale biologico. Da questo punto di vista l’embrione non viene “ucciso”. Piuttosto la sua vitalità è tecnicamente deviata e riorganizzata negli interessi delle persone disabili e dell’invecchiamento umano.
La creazione di linee di cellule staminali, “rese immortali”, coinvolge complessi interventi spaziali e temporali nei processi di ontogenesi, resi ancor più complessi dal fatto che le linee possono essere suddivise, immagazzinate e distribuite, a livello globale. Le cellule staminali embrionali sono pluripotenti52 nel senso che esse sono in grado di dare origine alla maggior parte dei tessuti che compongono un organismo. Nello sviluppo embrionale uterino le cellule staminali che formano il cluster del tessuto embrionale, la blastocisti, si dividono e si differenziano in cellule, tessuti ed organi che costituiscono il corpo umano già nell’infante. Per creare una linea di cellule staminali la blastocisti viene disaggregata in cellule staminali individuali. Queste cellule vengono poi immortalate, cioè indotte continuamente a clonare se stesse nel loro stato indifferenziato. Le cellule che sono immortalate continueranno a dividersi e moltiplicarsi all’infinito.
L’immortalizzazione comporta l’arresto della temporalità biologica dello sviluppo delle cellule, le cellule vengono mantenute e ampliate in un particolare punto nella traiettoria del loro sviluppo, nel momento di pluripotenza. Nello studio di James A. Thomson53 sulle prime linee di cellule staminali embrionali umane, le cellule sono state coltivate per quattro o cinque mesi senza differenziazione. Cioè, una cellula staminale si moltiplicava per produrre due cellule staminali, senza differenziarsi in tessuti più specializzati. Queste linee cellulari erano state successivamente indotte a differenziarsi nei principali gruppi di strati di tessuto embrionale. Esperimenti successivi hanno indotto linee di cellule staminali a differenziarsi in precursori di diversi tipi di tessuti maturi, tra i quali neuroni. Così l’immortalizzazione permette l’arresto, l’immobilizzazione e la diffusione di cellule indifferenziate, in punti specifici del loro sviluppo e la riattivazione, a richiesta nel processo di ingegnerizzazione, delle attività di differenziazione. L’immortalizzazione espande, anche, la biomassa di cellule staminali a livelli utilizzabili, in modo che il singolo embrione risparmiato (nel processo della fecondazione in vitro), con le sue 200 cellule, costituisca il punto di partenza per quantità significative di tessuto.
Le linee di cellule staminali sono anche tessuti “bancabili”. Esse possono essere congelate e conservate, e coltivate una volta scongelate. Come con tutte le forme di tessuto “bancabile”, questo permette un’altra dimensione di padronanza temporale54. La crioconservazione55 è un modo per il mantenimento del potenziale delle cellule staminali. Le cellule staminali embrionali sono importanti perché partecipative della capacità generativa del corpo prenatale sia nel suo nell’aspetto materno e fetale che nella capacità sorprendente di produrre e rinnovare il tessuto organizzato. La proprietà di questi tessuti di essere “bancabili” rimuove questi tessuti dal flusso del tempo storico e biologico e le conserva in modo che il loro potenziale possa essere realizzato in un secondo momento. La proprietà di questi tessuti di essere “bancabili” trasforma la capacità generativa del corpo prenatale in capacità rigenerative, in grado di rivitalizzare i malati o di rallentare l’invecchiamento del corpo post-natale.
In quanto immortalate, le linee di cellule staminali embrionali umane bancabili permettono anche moltiplicazioni spaziali complesse. Qualsiasi linea data può essere usata per copiarne un’altra, che a sua volta può essere diffusa tra più ricercatori nel mondo. I ricercatori del settore possono mantenere la linea per un periodo non specificabile e usarla per progetti di ricerca diversi come lesione spinale, diabete, rigenerazione di organi o morbo di Parkinson. Ogni linea cellulare perpetua materiale genetico congiunto della coppia donatrice e, come linea immortalata, questo materiale genetico può essere utilizzabile a lungo, anche quando entrambi i membri della coppia donatrice decedono. Il materiale genico rimane immortalato ma i soggetti donatori no. Così un embrione donato può essere il punto di partenza per indefinibili, infinite replicazioni della rete di linee cellulari totipotenti, in grado di differenziarsi in tessuti specializzati trapiantabili.
Per riassumere, le linee di cellule staminali permettono una notevole produttività. Se la prospettiva si realizza, esse vengono trasformate da singole cellule selezionate da un embrione, altrimenti sprecato, in linee di cellule infinitamente moltiplicabili e distribuibili a livello globale e che possono essere implementate fino a produrre livelli clinici di tessuti specializzati trapiantabili. Una volta all’interno del corpo, il tessuto non si comporta come in un trapianto d’organo tra donatore e ricevente con rischio di rigetto anche se seguite tutte le norme di alta compatibilità, ma, piuttosto, il tessuto realizzato da staminali si innesta attivamente, rigenerando il tessuto perso o difettoso nel sito danneggiato senza dare problemi di rigetto. La promessa della tecnologia delle cellule staminali è che l’energia e l’ingegno generativi di un embrione possano essere trasposti in una terapia funzionale e con rischi minimi.

Bio politica delle cellule staminali
Per i sostenitori della tecnologia delle cellule staminali, quest’economia di tessuto in vitro promette di fornire una soluzione tecnica e microbiologica ad almeno due problemi della bio-politica attualmente affrontati mediante interventi socio-sanitari a livello della popolazione, consistenti nel garantire la fornitura di tessuti umani per il trapianto e prevenire e curare l’invecchiamento della popolazione.
Nel caso dei tessuti per trapianto, le cellule staminali e il campo della medicina rigenerativa, più in generale, offrono un’alternativa all’economia sociale della rigenerazione dei tessuti della post-guerra, basata sul dono, organizzata a livello nazionale e strettamente associata con l’ethos dello stato nazionale del welfare. Come sostengono Waldby e Mitchell56, il sistema di donare tessuti (sangue, organi, midollo osseo, ecc) da corpo a corpo, è una forma di rigenerazione dei tessuti che ricapitola le norme di reciprocità, di gestione collettiva del rischio e la mitigazione delle forze di mercato associate con l’ethos della sicurezza sociale e della bio-politica dello Stato keynesiano. Quest’economia redistributiva si sta rivelando inadeguata alla sempre crescente domanda di tessuti umani. Le donazioni di sangue, dagli scandali sulla contaminazione da HIV e epatite C negli anni ‘80, erano arrivate a livelli pericolosamente bassi, seppur necessarie in tutto il mondo57. Mentre i tassi di donazione di organi sono aumentati leggermente in molti paesi sviluppati nel corso degli ultimi anni, la domanda di organi supera di gran lunga l’offerta58 (ad esempio, gli ultimi attentati terroristici hanno richiesto molta disponibilità di sangue). Le tecnologie delle cellule staminali embrionali, invece, promettono quantità illimitate di tessuto e una, eventuale, progressiva indipendenza della fornitura di tessuto dalle economie basate sul dono.
Nel caso dell’invecchiamento della popolazione, i cambiamenti demografici, associati sia ad una più lunga durata di vita, con un aumentando dei livelli di malattie croniche, sia ad una diminuzione dei tassi di fertilità, attualmente, commisurano la maggior parte delle nazioni OECD con una serie di questioni estremamente difficili relative alla riproduzione e all’invecchiamento della popolazione. Entro il 2020, circa il 20% della popolazione nelle nazioni del G8 sarà oltre i sessantacinque anni e vivrà più a lungo rispetto alle generazioni precedenti. Come Brett Neilson59 sottolinea, questo cambiamento nel profilo demografico delle democrazie industriali presenta una serie di problemi di politica scottanti ai governi.
Con conseguenze disastrose per il rapporto tra contribuenti in età lavorativa e pensionati, questi cambiamenti nel profilo dell’età minacciano la stabilità degli stati nazionali più ricchi e potenti al mondo, lacerando il tessuto delle loro nozioni di cittadinanza, costituzionalismo e contrattazione sociale, ... L’invecchiamento della popolazione pone una pressione evidente sullo stato-nazione, invecchiamento che lentamente, ma inesorabilmente, sta erodendo i suoi apparati centralizzati per la gestione sanitaria e produttiva della popolazione e riproduzione della vita60.
L’invecchiamento delle popolazioni pone grandi oneri per poter coprire le spese di welfare e previdenza in un momento in cui i governi nei paesi sviluppati sono sotto l’ideologia della disciplina finanziaria e corrono i rischi di insuccesso elettorale se aumentano le aliquote fiscali. La tecnologia delle cellule staminali embrionali e altre forme di medicina rigenerativa offrono la possibilità che il corpo in invecchiamento del cittadino comune possa ancora essere in grado di lavorare e di versare contributi fiscali più a lungo termine. La tecnologia delle cellule staminali presenta un caso di studio dei modi in cui la vita commercializzata in vitro diventa un cantiere per la bio-politica della popolazione, spostando l’operato dei processi bio-politici lontano dal livello inter-corporale e anatomico della popolazione a livello cellulare e molecolare.
Come suggerisce Melinda Cooper61, l’invecchiamento è oggi concepito in biologia come un processo intracellulare e le linee di cellule staminali, con la loro capacità di replicarsi all’infinito, sembrano superare il problema della senescenza cellulare (cessazione della divisione) che affligge le cellule a un certo punto. I problemi di salute associati con l’invecchiamento – condizioni degenerative come il morbo di Parkinson, il morbo di Alzheimer e le malattie cardiache – sono, almeno in parte, condizioni di scarsa rigenerazione dei tessuti. Queste condizioni sono al centro di una notevole quantità di ricerca globale sulle cellule staminali, nella misura in cui i sistemi sanitari dedicano una quota crescente dei loro bilanci per la gestione a lungo termine di tali condizioni. La tecnologia delle cellule staminali embrionali offre la prospettiva di rigenerare i tessuti all’interno dei corpi in invecchiamento o nel corso di malattie degenerative e, quindi, di rinverdire la popolazione e di estendere la vita della forza lavoro. In caso di successo, queste tecnologie promettono di ridistribuire le capacità rigenerative dell’embrione pluripotente dagli inizi della vita fino alla fine. Potenzialmente spostano la bio-politica basata nelle prestazioni previdenziali (pensioni, sanità, case di cura) con la promessa della sicurezza biologica e della continuativa produttività economica.
Certamente, queste considerazioni circa la bio-politica contemporanea, con la privatizzazione dei processi biologici nel contesto del declino dello stato-nazione, schiudono a porsi domande del tipo: come sarà distribuito questo surplus vitale in un capitalismo finanziario – tecnologico che genera disoccupazione in modo esponenziale?
- Il termine “decostruzione” appare nella filosofia occidentale con il tentativo di J Derrida di attuare l’invito di Heidegger alla “Destruktion” dei concetti della metafisica per mettere in luce i presupposti impliciti, i pregiudizi nascosti, le strutture ideologiche e le contraddizioni latenti della cultura e del linguaggio che con scarsa consapevolezza “abitiamo” e/o “siamo”, per dirla a modo di Lacan. Si tratta piuttosto che di un metodo capace di “smontare” i sistemi filosofici metafisici, di una strategia di “ascolto”, in grado di captare le dissonanze e i gusti che minano il sogno totalizzante ed esaustivo del credo sistematico.
- Vargas, R. O. & D’Alterio E. Alla ricerca di una definizione operazionale di vita. La molecola a tempo in-determinato. BIO Educational Papers, Anno I, Numero 1, marzo 2012. p. 4.
- In questo contesto e nella tradizione di questo trimestrale la vita è un’attuazione di informazione molecolare. Per un approfondimento di questa breve definizione si veda Vargas, R. O. & D’Alterio E. Alla ricerca di una definizione operazionale di vita. La molecola a tempo in-determinato. BIO Educational Papers, Anno I, Numero 1, marzo 2012. p. 4 – 8.
- Le cellule staminali embrionali sono contenute nei blastocisti e sono in grado di dare origine a tutti i tessuti dell’organismo (totipotenti).
- Le linee di cellule staminali sono derivate sia da tessuti animali o umani e provengono da una delle tre fonti: le cellule staminali embrionali, cellule staminali adulte o cellule staminali indotte. Essi sono comunemente utilizzati nella ricerca e nella medicina rigenerativa.
- Salter, B. The global politics of human embryonic stem cell science, paper presented at the ECPR Conference Grenada, Spain 14-19 April, 2005.
- Foucault, Michel Discipline and Punish. The Birth of the Prison, Translated by A. Sheridan. Peregrine Books, Harmondsworth, UK, 1979.
- Foucault, Michel Society Must be Defended: Lectures at the Collège de France, 1975-76. Edited by M. Bertani & A. Fontana, Translated by D. Macey. Penguin Books, London, 2003, p. 245.
- Ibidem, p. 246
- Rabinow, Paul & Nikolas Rose. ‘Thoughts on the Concept of Biopower Today’, Department of Anthropology University of California, Berkeley & Department of Sociology London School of Economics and Political Science, London, PDF 2003.
- Patton, Paul. ‘Foucault’s concept of biopower’ presented at the BIOS: Politics and Technology workshop, 5-6 August, UNSW, Sydney, Australia, 2004, p.7.
- Fordismo indica una serie di pratiche industriali associate alle innovazioni introdotte nella fabbricazione di automobili americane da Ford dall’ultimo decennio dell’Ottocento fino al secondo decennio del Novecento.
- John Maynar Keynes ha spostato l’attenzione dell’economia dalla produzione di beni alla domanda, osservando come in talune circostanze la domanda aggregata è insufficiente a garantire la piena occupazione. Di qui la necessità di un intervento pubblico statale a sostegno della domanda, nella consapevolezza che altrimenti il prezzo da pagare è un’eccessiva disoccupazione e che nei periodi di crisi, quando la domanda diminuisce, è assai probabile che le reazioni degli operatori economici al calo della domanda producano le condizioni per ulteriori diminuzioni della domanda aggregata. Da qui la necessità di un intervento da parte dello Stato per incrementare la domanda globale anche in condizioni di deficit pubblico (deficit spending), che a sua volta determina un aumento dei consumi, degli investimenti e dell’occupazione.
- Harvey, David. The Condition of Postmodernity. Basil Blackwell, Oxford, 1989 & Arrighi, Giovanni. The Long Twentieth Century: Money, Power and the Origins of Our Times. Verso, London & New York, 1994.
- Petit, Pascal. Structural Forms and Growth Regimes of the Post-Fordist Era. In “Review of Social Economy”, Vol. 57, Issue 2, pp. 220-243, 1999.
- Lemke, Thomas. The birth of bio-politics: Michel Foucault’s lecture at the Collège de France on neo-liberal governmentality. In “Economy and Society”, Volume 30, Number 2, pp: 190–207, 2001, p.197.
- Ericson, R., Barry, D. & Doyle, A. The moral hazards of neoliberalism: lessons from the private insurance industry. In “ Economy and Society”, vol. 29, issue 4: 532–558, 2000, p.533.
- Con la parola fordismo si usa indicare una peculiare forma di produzione basata principalmente sull’utilizzo della tecnologia della catena di montaggio al fine di incrementare la produttività. Il significato è variabile nei diversi Paesi. Spesso connotato negativamente, il concetto fu teorizzato da Antonio Gramsci e da Henri de Man. Il termine fu coniato attorno agli anni trenta per descrivere il successo ottenuto nell’industria automobilistica a partire dal 1913 dall’industriale Henry Ford; ispiratosi alle teorie proposte dal connazionale Frederick Taylor, ebbe poi un considerevole seguito nel settore dell’industria manifatturiera, tanto da rivoluzionare notevolmente l’organizzazione della produzione a livello globale e diventare uno dei pilastri fondamentali dell’economia del XX secolo, con notevoli influenze sulla società.
- World Bank. Financing health services in developing countries: an agenda for reform, a World Bank Policy Study, Washington DC. 1987 & World Bank. World Development Report 1993. Investing in Health, Washington DC, 1993.
- Brugha, Ruairí & Zwi, Anthony. Global approaches to private sector provision: where is the evidence? in K. Lee, K. Buse & S. Fustukian (eds) Health Policy in a Globalising World. Cambridge University Press, Cambridge, 2002, pp. 63-77.
- Brugha, Ruairí & Zwi, Anthony. Global approaches to private sector provision: where is the evidence? in K. Lee, K. Buse & S. Fustukian (eds) Health Policy in a Globalising World. Cambridge University Press, Cambridge, 2002, pp. 63-77.
- Rose, Nikolas. Governing “advanced” liberal democracies, in Andrew Barry, Thomas Osborne and Nikolas Rose (eds) Foucault and Political Reason: Liberalism, Neo-liberalism and Rationalities of Government, UCL Press, London, 1996, pp. 37–64 & Ericson et al. op. cit.
- Kumaranayake, Lilani & Lake, Sally. op. cit.
- È una procedura, complementare alle tecniche di diagnosi prenatale, che permette di identificare la presenza di malattie genetiche o di alterazioni cromosomiche in embrioni in fasi molto precoci di sviluppo, generati in vitro da coppie a elevato rischio riproduttivo, prima del loro impianto in utero. La PGD, quindi, permette evitare il ricorso all’aborto terapeutico.
- Scheper-Hughes, N. (2002) Bodies for Sale: Whole or in Parts. In Commodifying Bodies, edited by N. Scheper-Hughes and L. Wacquant, Sage Publications, London, 2002, pp:1-8.
- Hogle, Linda F. ‘Engraftment Strategies: Relations of Policy-making and Research in Stem Cell Biology’, 4S/ EASST Conference, 25th-29th August, Ecole de Mines, Paris, 2004.
- Etzkowitz, Henry and Webster, Andrew. Science as intellectual property, in Jasanoff, S., Markle, G., Petersen, J. and Pinch, T. (Eds) Handbook of Science & Technology Studies, Sage, London, 1995.
- Ibidem, p. 495.
- In economia e informatica con Dot-com si definiscono tutte quelle società di servizi che sviluppano la maggior parte del proprio business attraverso un sito web ed Internet. Il nome deriva dal diffuso utilizzo, da parte di queste, di siti appartenenti al dominio di primo livello .com. Il termine Dot-com viene anche utilizzato per identificare quelle aziende che, nate a seguito del notevole surplus di fondi generati dalle venture capital, ed al grande ottimismo del mercato azionario durante la fine del XX secolo, impostarono un business improntato principalmente all’erogazione di servizi via web. Queste aziende, eccessivamente fiduciose nelle potenzialità della rete, si illusero di poter facilmente espandersi, ma si trovarono, in molti casi, a dover fare i conti con la mancanza di idee innovative, di esperienza e di capacità gestionali. Proprio per questo le Dot-com furono le protagoniste, in negativo, della bolla speculativa della New Economy all’inizio degli anni duemila, quando numerose di esse fallirono generando una vera e propria recessione della New Economy. Per questo motivo il termine Dot-com può assumere anche un’accezione fortemente negativa, indicando aziende nate senza un chiaro piano industriale e di marketing, quindi con una mancanza di solidità che facilmente le porta al fallimento. Oltre a queste vi sono ovviamente Dot-com che riuscirono a sopravvivere alla bolla speculativa ed a svilupparsi nel corso degli anni. Oggi la maggior parte di queste è acquisita dai grandi operatori del mercato (come ad esempio Google, Microsoft e Facebook).
- OECD. Biotechnology for Sustainable Growth and Development OECD. 2004
- Löfgren, H and Benner, M. ‘The Political Economy of the New Biology: Biotechnology and the Competition State’ paper presented at the Conference on Dynamics of Industry and Innovation: Organizations, Networks and Systems, Copenhagen Business School, Copenhagen, June 27 – 29, 2005.
- Il Bayh-Dole Act è un atto normativo degli Stati Uniti d’America riguardante la proprietà intellettuale derivata dai finanziamenti del governo per la ricerca. Il Bayh-Dole Act consente il trasferimento del controllo esclusivo del governo di molte invenzioni finanziate alle università e alle imprese che operano con contratti federali ai fini di un ulteriore sviluppo e della commercializzazione. Questa legge è stata criticata dai sostenitori del libero accesso alla conoscenza, per aver indebitamente limitato l’accesso a determinate conoscenze accademiche appartenenti al campo della ricerca di base. Accusando così il rischio di inficiare l’obbiettivo comune dello sviluppo, rendendo difficile e costoso l’accesso alle informazioni.
- Etzkowitz, Henry and Webster, Andrew, op. cit.
- Löfgren, H and Benner, M. op. cit.
- La distruzione creativa è un concetto del sociologo Werner Sombart reso popolare da Joseph Schumpeter che descrive il processo di innovazione che ha luogo nelle economie di mercato nel quale i nuovi prodotti distruggono i vecchi modelli di business.
- Jessop, B. The Future of the Capitalist State. Polity Press, Oxford, 2002.
- Rose, Nikolas. The Politics of Life itself. In “Theory, Culture & Society”, Vol. 18, Issue 6, pp: 1-30, 2001.
- che consiste nell’analisi dettagliata del funzionamento, progettazione e sviluppo di un oggetto o complesso biologico, ricostruendo un dispositivo o programma che abbia un funzionamento analogo, magari migliorandolo o aumentando l’efficienza dello stesso, senza in realtà copiare niente dall’originale. wiki.
- Ibidem, pp.15-16.
- Cahill, L. The new biotech world order. In “The Hastings Centre Report”, 29(2): 45-8, 1999.
- Un polimorfismo a singolo nucleotide è un polimorfismo, cioè una variazione, del materiale genico a carico di un unico nucleotide, tale per cui l’allele polimorfico risulta presente nella popolazione in una proporzione superiore all’1%. Al di sotto di tale soglia si è soliti parlare di variante rara. Lo studio degli SNPs è molto utile poiché variazioni anche di singoli nucleotidi possono influenzare lo sviluppo delle patologie o la risposta ai patogeni, agli agenti chimici, ai farmaci. Per tale motivo gli SNPs possono avere una grande importanza nello sviluppo di nuovi farmaci e nella diagnostica, in quanto consentono di conoscere l’effetto che può avere un farmaco su un individuo ancor prima della somministrazione, attraverso uno screening degli SNPs presenti nel gene responsabile della metabolizzazione del farmaco stesso; queste sono le basi della farmacogenomica. Dal momento che gli SNPs sono perlopiù ereditati di generazione in generazione, essi vengono utilizzati in alcuni studi genetici.
- La proteomica consiste nell’identificazione sistematica di proteine e nella loro caratterizzazione rispetto a struttura, funzione, attività, quantità e interazioni molecolari. La proteomica riguarda lo studio su grande scala delle proteine, in particolare delle sue strutture e funzioni. Tale termine è stato coniato in analogia al termine genomica, disciplina rispetto alla quale la proteomica rappresenta il passo successivo, essendo molto più complessa. Infatti, mentre il genoma è un’entità pressoché costante, il proteoma differisce da cellula a cellula ed è in continua evoluzione nelle sue continue interazioni con il genoma e l’ambiente. Un organismo pluricellulare ha espressioni proteiche radicalmente diverse a seconda delle varie parti del suo corpo, nelle varie fasi del suo ciclo di vita e nelle varie condizioni ambientali. A differenza della genomica, che riguarda il corredo genico di un organismo, la proteomica riguarda l’intero corredo proteico contenuto in una cellula in un dato momento. Dato che durante la sua vita una cellula può trovarsi in differenti condizioni metaboliche o del ciclo cellulare, il contenuto proteico è altamente variabile. Si è poi già a conoscenza del fatto che l’uomo possiede all’incirca 20.000 geni, ma il contenuto proteico supera il milione.
- Il telomero è la regione terminale del cromosoma, da cui deriva il nome stesso, composta di DNA altamente ripetuto. Si pensava fosse una regione non codificante, ma recenti scoperte hanno dimostrato che produce trascritti detti TERRA, che si ipotizza siano implicati nella regolazione della telomerasi. Il telomero ha un ruolo determinante nell’evitare la perdita di informazioni durante la duplicazione dei cromosomi, poiché la DNA polimerasi non è in grado di replicare il cromosoma fino alla sua terminazione; se non ci fossero i telomeri la replicazione del DNA comporterebbe dopo ogni replicazione una significativa perdita di informazione genetica. Diversi studi hanno dimostrato che il progressivo accorciamento dei telomeri ad ogni ciclo replicativo sia associato all’invecchiamento cellulare (fase di senescenza).
- Rabinow, Paul & Nikolas Rose. op. cit. p.29.
- Le prime linee di cellule staminali embrionali umane sono state prodotte nel 1998 dal team di ricerca condotto da James Thomson nell’University of Wisconsin e da John Gearhart nella John Hopkins University.
- Salter, B. op. cit. p. 4.
- Il venture capital è l’apporto di capitale di rischio da parte di un investitore per finanziare l’avvio o la crescita di un’attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo. Un fondo di venture capital investe principalmente in capitale finanziario nelle imprese che sono troppo rischiose per i mercati dei capitali standard o dei prestiti bancari. Spesso lo stesso nome è dato ai fondi creati appositamente, mentre i soggetti che effettuano queste operazioni sono detti venture capitalist. Nella maggioranza dei casi, i fondi necessari sono erogati da limited partnership o holding in aziende che per natura della attività e stadio di sviluppo non risultano finanziabili dai tradizionali intermediari finanziari (come ad esempio le banche). Il venture capital è una categoria del settore del private equity, che raggruppa tutte le categorie di investimenti in società non quotate su un mercato regolamentato. L’investimento di venture capital si caratterizza per i seguenti elementi:
- fase di sviluppo: investe in idee imprenditoriali particolarmente promettenti (seed financing) e società in start up nelle prime fasi di vita (venture financing) fin dalle fasi pre revenue, ovvero senza che siano ancora stati approntati i prodotti/servizi da vendere e quindi nella fase di investimento in prodotto
- ambiti tecnologici: investimenti in aree ad alto contenuto di innovazione
- rischio: le società in cui i fondi di venture capital investono sono caratterizzate dalla contemporanea presenza di un elevato rischio operativo, ovvero non ha ancora chiaro se la società avrà un mercato per i propri prodotti, e rischio finanziario, per cui l’investitore non sa se avrà modo di recuperare il capitale investito.
Un fondo di venture capital è disposto a sopportare il rischio a fronte di un rendimento futuro atteso altrettanto elevato. Molte società legate all’information technology sono nate grazie ad operazioni di venture capital come ad esempio Google o per l’Italia Tiscali.
- Salter, Brain. Op. cit.
- Hogle, Linda F. op. cit
- Waldby, C. The Visible Human Project: Informatic Bodies and Posthuman Medicine. Routledge, London, 2000.
Waldby, C. Stem Cells, Tissue Cultures and the Production of Biovalue. In “Health: an Interdisciplinary Journal for the Social Study of Health, Illness and Medicine”, vol. 6, number 3, pp:305-323, 2002.
Waldby, C. and Mitchell, R. Tissue Economies: Blood, Organs and Cell Lines in Late Capitalism. Duke University Press, Durham & London, 2006. - Nikolas Rose. op. cit.
- Pluripotenza: la capacità di una singola cellula di dividersi e di differenziarsi in uno qualsiasi dei tre strati germinali: endoderma (rivestimento interno dello stomaco, del tratto gastrointestinale, i polmoni), mesoderma (muscoli, ossa, sangue, urogenitale), ectoderma (tessuti epidermici e del sistema nervoso)[13]. Tali cellule non possono pertanto dare origine ad un organismo adulto, perché non hanno il potenziale per contribuire ai tessuti extraembrionali, per esempio nel caso dei mammiferi placentati non possono dare origine alla placenta (tessuto extraembrionale).
- Thomson, James A., Joseph Itskovitz-Eldor, Sander S. Shapiro, Michelle A. Waknitz, Jennifer J. Swiergiel, Vivienne S. Marshall, Jeffrey M. Jones. Embryonic Stem Cell Lines Derived from Human Blastocysts. In “Science”, vol. 282, Issue 5391pp.: 1145-1147, 1998.
- Waldby C. & Mitchell R. op. cit. 2006.
- La criopreservazione è un processo attraverso cui cellule o tessuti vengono conservati a bassissime temperature (normalmente a −196 °C, punto di ebollizione dell’azoto liquido). La vitrificazione è una tecnica di criopreservazione. La criopreservazione dei gameti e dei tessuti umani ha il ruolo di mantenere inalterata la struttura e la funzione delle cellule, per un loro utilizzo nel tempo, mediante tecniche di congelamento che fanno uso di sostanze speciali (cosiddetti “crioprotettori”) per evitare al materiale biologico i danni legati alle basse temperature. Nella procreazione assistita, questo ruolo di mantenimento è essenziale, per la criopreservazione di ovociti o spermatozoi di donatori sani, o affetti da patologie che distruggono, direttamente o tramite le terapie utilizzate per sconfiggerle (es. chemioterapia), o semplicemente per poter ritardare il momento del concepimento. In alcuni Paesi, come l’Italia, in cui è stata vietata la criopreservazione degli embrioni, le metodiche di criopreservazione dei gameti rivestono un ruolo essenziale. Negli Stati Uniti si è riusciti ad impiantare con successo un embrione criopreservato da venti anni.
- Waldby C. & Mitchell R. op. cit. 2006.
- European Commission. Europeans and blood, Eurobarometer 41, 1995
Finucane, M., Slovic, P. and Mertz, C. Public perception of the risk of blood transfusion. In “Transfusion”, vol. 40, Issue 8, pp: 1017-1022, 2000
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- Neilson, B. Globalization and the The Biopolitics of Aging. In “CR: The New Centennial Review”, vol. 3, no. 2: 161-186, 2003 7.
- Ibidem, p. 163.
- Cooper, M. Resuscitations: Stem Cells and the Crisis of Old Age. In “Body and Society”, p. 1-23, March 2006.









