Affrontare il tema di ciò che deve essere realmente curato in un paziente ci obbliga a spendere alcune parole su tre punti fondamentali e, infine, sul punto centrale, sotto il profilo della metodologia clinica hahnemanniana: il § 153 dell’Organon dell’Arte di Curare, dove si concretizza realmente “ciò che deve essere curato oggi” nella vita di ogni paziente.
I tre punti fondamentali sono:
- la Lingua Primordiale.
- il Conflitto Esistenziale
- il Conflitto Patologico,
che sarà ciò che ci condurrà realmente al rimedio adeguato, al Simillimum adeguato a ciò che deve essere sanato nell’oggi e nell’adesso del paziente.
Il Linguaggio Primordiale è il linguaggio che si impara a parlare nel luogo in cui si nasce. Logicamente il primigenio è la famiglia. E ha una caratteristica: è indelebile. È un’impronta che contiene il “colore del cristallo attraverso il quale guarderai la vita” e ti relazionerai con il mondo. Qualunque sia questa lingua, ha un’altra caratteristica spontanea: la amerai. È una sorta di dialetto intimo dell’anima e non te ne libererai mai, anche se ti fa male.
Se nasci in una famiglia dove si urla sempre, anche se non ti piace, urlerai e ti sembrerà normale. Se nasci in una famiglia dove regna l’avarizia, diventerai avaro e ti sembrerà normale. Se nasci in una famiglia dove tutti si criticano, diventerai un censore con tutti e con tutto, anche con te stesso, e, anche se ti fa male e fai del male, ti sembrerà normale.
Se nasci in una famiglia dove tutto è silenzio e una vita senza parole, per te parlare e comunicare sarà un’audacia, e il silenzio del corpo e dell’anima ti sembrerà normale. Se nasci in una famiglia dove le persone non sono affettuose e non si abbracciano né si baciano, a te quella freddezza sembrerà normale.
Quindi uscire da quel linguaggio primordiale sarà molto difficile o richiederà un grande sforzo perché è come rinunciare alle proprie radici. All’interno di questo linguaggio originario troviamo i traumi e le gioie infantili. Senza dimenticare che “l’infanzia è il luogo dove poi vivrai tutta la vita”.
Il Conflitto Esistenziale è l’ambiente difficile in cui nasci, in disaccordo con ciò che ti appartiene, con ciò che è necessario e, in definitiva, in cui vivrai tutta la vita e che dovrai risolvere.
Se nasci da una madre alcolizzata e un padre marinaio che è sempre fuori, e con un amore in ogni porto, nasci in un autentico abbandono che non è ciò che spetta a una creatura. Un abbandono che segnerà la tua vita e del quale non potrai mai liberarti. Potrai soffrirne e soccombere oppure soffrirne e superarlo… e persino arrivare ad essere felice. Questo sarebbe il punto di guarigione e l’obiettivo da raggiungere dal punto di vista terapeutico.
Il Conflitto Patologico è costituito dal “modo di essere” di ciascuno, di fronte agli stessi problemi, che indica il modo di soffrire e di non poter realizzare il meglio della propria vita.
Seguendo l’esempio del bambino nato da questa madre alcolizzata e da un padre marinaio assente, a seconda della propria identità e idiosincrasia, un fratellino si sviluppa fragile e timido, piagnucoloso e malinconico. Un altro fratellino si sviluppa litigioso e indignato. E un altro fratellino si mostra crudele e distruttivo fin da piccolo, anche con gli altri, con i bambini e persino con gli animali.
Ciascuno dei figli mostra una ferita vitale con caratteristiche ed espressioni diverse, nonostante viva lo stesso conflitto familiare. Un conflitto familiare che, logicamente, viene vissuto e trasmesso in momenti diversi, come i diversi momenti delle nascite.
Vale la pena ricordare che ciascuno di noi, in ogni momento della vita, trasmette ciò che è e ciò che possiede, sia nella salute sia nella malattia. Per questo, nei continui cambiamenti dell’esistenza — in questo caso quella dei genitori — si alternano fasi più serene, più depressive, più violente o più alterate e intossicate, come accade nell’alcolismo e nelle dipendenze di ogni tipo, compresi farmaci e psicofarmaci.
Di conseguenza, i figli nascono con temperamenti, caratteri e predisposizioni patologiche anche molto diversi tra loro, per effetto sia delle variazioni genetiche sia della loro identità unica e irripetibile.
Questa indagine appartiene all’Arte Medica e al dialogo tra medico e paziente: serve a comprendere l’origine della sofferenza, le sue basi, le sue cause e le possibilità di un recupero fisico, emotivo e interiore, fino a una possibile guarigione.
Dal punto di vista tecnico e metodologico, Hahnemann ha indicato con chiarezza che cosa debba essere considerato nella pratica clinica: solo ciò che, nel quadro patologico del paziente, esprime in modo specifico la sua sofferenza. Ha escluso i sintomi comuni e quelli patognomonici, precisando che durante la visita occorre prestare attenzione soltanto a ciò che è predominante, straordinario, peculiare e singolare. Su questa base, valutando l’alterazione miasmatica o della Forza Vitale, si può riconoscere il Simillimum, cioè il rimedio più simile al bisogno espresso dalla totalità dei sintomi, capace di attivare dall’interno la reazione curativa propria dell’organismo. È questo il senso del § 153 dell’Organon dell’Arte di Curare.
Amara e la paura di amare davvero
Amara era nata da una madre che era schiava compulsiva dell’uomo che aveva sposato, anche se si trattava di un amore ossessivo e silenzioso. Silenzioso come era stato l’amore dipendente della madre di sua madre, dalla quale nacquero 4 figli, 3 maschi e lei, la piccola, che portava anch’essa il nome di Amara.
La nonna Amara portava un nome, probabilmente senza saperlo, che avrebbe significato lo stigma di tutte le donne della famiglia: amore eterno e, di conseguenza, adorazione dei rispettivi mariti e degli uomini che facevano parte della famiglia.
La nonna Amara era una donna di carattere ma ampiamente tradita, secondo le regole morali dell’epoca. La particolarità del suo carattere e della sua condizione faceva sì che si sentisse in fondo orgogliosa di avere un uomo così focoso e così capace di avere donne. E naturalmente di essere lei quella ufficiale. Le amarezze interiori nonna Amara le compensava con una bulimia sfrenata. Mangiare era l’unica cosa che la calmava, la consolava e la riempiva. Poteva mangiare voluttuosamente tutto il giorno.
Questo elemento costituiva già, tra le molte altre circostanze, un motivo per comprendere la dipendenza erotica primordiale che la donna viveva in modo irrisolto e che si manifestava nella sua peculiare forma di orgoglio nei confronti del proprio uomo, proprio nella sua incontrollata promiscuità e nel suo libertinaggio.
La madre di Amara, la nipote, la nostra paziente, si chiamava Carina, che, anche se in fondo non lo sapevano quando glielo diedero, era anche un nome che reclamava amore. Significava “amorosa”.
Carina ebbe 5 figlie e fu l’incubo di tutte loro perché Carina fu sempre, secondo tutte le sue figlie, una bambina che non era cresciuta anche se partorì 5 volte. Fin da piccole hanno dovuto prendersi cura di lei che piangeva inconsolabile e sospirava come una principessa rinchiusa nel castello dal marito che seguiva la linea degli uomini di tutta la famiglia ed era libertino, donnaiolo e bevitore.
Carina creava dipendenza da tutto e da tutti. Seguiva la linea dell’ossessione per il cibo e fin da bambine le figlie impararono non solo a mangiare bene, ma anche ad apprezzare il cibo, persino in modo eccessivo, «fino a scoppiare».
Sappiamo tutti che la bulimia ha a che fare con un conflitto inconscio in cui la madre viene considerata come un alimento veramente tossico, anche se a livello conscio della vita quotidiana una persona o una bambina non se ne rende conto.
I figli hanno bisogno e desiderano sicurezza e protezione, tenera attenzione, e ricevono dalla madre angoscia e insicurezza, come è successo a Carina da parte di sua madre, Amara nonna, e come è continuato con Amara, nipote di Carina. Cioè, un’intera catena di sentimenti malati che univano da generazioni tutta la linea femminile. Infatti, una delle nipoti di Amara, è bulimica e ossessiva-compulsiva dall’età di 2 anni. In altre parole, sono già quattro generazioni segnate dallo stesso conflitto esistenziale: la totale sottomissione primordiale, sacrificale e adorante alla vita erotica e all’amore erotico dell’uomo, caratterizzato da un’infedeltà petulante e spavalda, persino e perversamente davanti alla propria donna.
La conseguenza è stata tutta questa schiera di donne con una dipendenza tossica dai piaceri primordiali e, come nella favola della volpe, che guardano il grappolo d’uva che non riusciranno mai a mangiare.
Ho chiesto ad Amara di raccontarmi le cose più significative della sua vita e lei l’ha fatto:
– “Te ne racconto un po’. Il primo ricordo straziante risale a quando avevo 3 anni e mia madre mi portò a scuola e io non volevo. La abbracciavo forte e piangevo e la maestra mi prese tra le braccia e io lo volevo ancora meno.
La scuola è sempre stata un calvario per me, un luogo dove non esisteva l’amore di cui avevo bisogno.
Ritengo che il trattamento dei professori fosse dannoso per me. Mi dicevano che ero un mobile, mi paragonavano a mia sorella maggiore che era una studentessa modello, mentre io perdevo la mia autostima credendo che quella fosse la mia realtà.
E così è stato fino all’ottava classe; il sentimento che mi provocava tutto l’ambiente scolastico era la paura, una paura che mi ha segnato e mi ha bloccata.
Siamo cinque sorelle. Io sono la quarta. La sorella che ricordo di più è quella che veniva dopo di me; ricordo che mi prendevo cura di lei. E anche perché mio padre portava noi due, fin da piccole, nelle sue scorribande con le donne, e lei, sempre attaccata a me, si nascondeva dietro al mio corpo e io la proteggevo.
Sono cresciuta con un padre che era sempre con le donne e mia madre lo sapeva, ma papà era il dio creatore e questo faceva sì che non ci arrabbiassimo mai con lui.
Mia madre soffriva e basta. Fin da piccola la ricordo in una prostrazione costante. Una donna che lottava per la sua famiglia, ma con un’ossessione per mio padre. A mio padre piaceva portarmi con lui nei vari posti e con le sue amanti; io non capivo, ma lo percepivo nella mia innocenza. Ho due ricordi che si ripetono quando ripenso al passato, come adesso. Un giorno, in un centro commerciale, mi disse di restare lì in un corridoio perché loro andavano a prendere qualcosa da comprare, e ho avuto molta paura fino a quando non è tornato. E l’altro in un campo buio, mi disse di restare in macchina perché c’erano dei cani e lui andava a portare delle bottiglie di vino ad alcuni amici, andò con lei e mi lasciarono in macchina. E così via, sempre.
Ero una bambina molto carina e allegra. Ricordo il sorriso come la fonte che mi aiutava a vivere la mia età nonostante tutte le amarezze che subivo fin dalla nascita.
Ho avuto partner fin dai 17 anni. Ho avuto 5 relazioni diverse, ma ritengo di essere stata madre per ognuno di loro. Mi sono presa cura di loro e mi sono donata fino all’esaurimento, anche quando mi picchiavano e mi maltrattavano. Tranne che con la mia famiglia, sono molto affettuosa, passionale e molto sensuale. Adoro relazionarmi con gli uomini, adoro piacere; sedurre mi fa sentire più viva, mi eccita. E vivo così, sensibile come una piuma. Piango di commozione senza consolazione e fino a quando mi si mozza il respiro. Provo compassione per tutto. Vado persino a letto con gli uomini per compassione se li vedo soffrire per mancanza d’amore nella loro vita, anche con la moglie, la fidanzata o con le donne in generale. Anche se in realtà se lo meritano perché sono sleali ed egoisti. Respiro sospirando, con o senza fiato. Parlo di poesia e dell’Universo all’Universo stesso.
Mi sento piena di AMORE con la A maiuscola, ma ho paura di amare davvero.
Provo molta inquietudine interiore, sono eccitata e ho la sensazione di essere sempre sul chi vive. Le emozioni esplodono con tanto Amore, ho avuto momenti di grande stanchezza emotiva al punto da scoppiare in lacrime e desiderare di morire per rinascere. Ho bisogno che mi accarezzino, che gli uomini mi tocchino. Che mi coprano tutto il corpo.
Ho problemi fisici. Prima di tutto prima delle mestruazioni, che sono così abbondanti da svuotarmi. Molto frequenti e durano a lungo. Inoltre possono essere scatenate da troppa eccitazione. E poi mi sovra eccito, per cui devo cercare conforto erotico in ogni modo e persino mangiando fino a vomitare. Sono piena di fantasie erotiche che non mi lasciano fare nulla e persino di sogni sensuali che mi svegliano con un orgasmo che mi sfinisce e che vivo senza senso, in assenza di amore, e mi fanno scoppiare a piangere senza consolazione. A volte provo anche una sensazione di tremore interno, come se fossi in calore, ma non mi sento così.
E se non cerco un uomo fino a provare repulsione per me stessa, sento un vuoto inquietante che mi costringe a riversarmi sul cibo come una pazza e che voglio placare solo mangiando. Anche se quando mangio mi gonfio e mi sembra che mi manchi persino il respiro. Quella sensazione mi opprime moltissimo e mi paralizza nella mia vita. E questa è l’unica cosa che mi fa smettere di mangiare.
Mi rendo conto che è fame d’Amore e mi riempio di fantasie amorose, abbandonandomi all’illusione di poter amare come desidero un giorno.”
Questo frammento della sua storia ci permette di confermare quanto scritto nell’introduzione.
Come vediamo, il linguaggio primordiale che ha imparato è tutto legato all’Eros, sia nella sua dimensione di piacere che di tormento. Un Eros ancetrale che la seguirà per tutta la vita, se non c’è guarigione, incatenata alla tossicità, alla bulimia, alla perversione come forma naturale di piacere e persino alla sofferenza come forma inevitabile di pagamento per il piacere primordiale e carnale. Dove il desiderio è orizzonte e desideratum, e soprattutto il tema della sua vita, una sorta di monomania intellettuale ed emotiva. Un unico pensiero fisso, ripetitivo e continuo che unisce passato, presente e futuro di tutto ciò che è la sua vita. Una vita ridotta a un’unica compulsione dove l’Amore è Eros, Eros è l’unico senso dell’Amore e dove Eros è legato tanto al piacere quanto alla morte. Morte che ha vissuto in sua madre Carina che ha ucciso la vita sana di tutte le figlie, naturalmente lei stessa tra tutte loro. Proprio come dice il suo nome. Amara, Amore Eterno.
Possiamo anche vedere cosa costituisce il Conflitto Esistenziale di Amara e dove si muoverà per tutta la vita. Come vittima se non lo supera o come donna capace di amare bene e con passione e pienezza se lo supera.
In questo dilemma entra in gioco la necessità di riconoscere il Conflitto Patologico. Cioè, il modo di essere malato, limitante. Il modo di vivere, di capire, di amare e di condurre la vita che la allontana da ciò che vorrebbe veramente, da se stessa e dal poter maturare e far risplendere la sua personalità completa, evolvendo in tutti i sensi e non solo rinchiudendosi come una lumaca nella propria monomania e compulsione.
Qui entra in gioco l’importanza del Simillimum e del potere curativo del rimedio omeopatico. Ma per sceglierlo bisogna sapere cosa bisogna curare. Quali sono i sintomi che parlano dell’alterazione organizzata delle Forze Vitali, così alterate da generazioni.
Se non si sa identificare questo, non si può dare un vero rimedio che, rispettando la sua natura, la sua vita e il suo mistero, cioè la sua vera storia ancora da compiere, possa riorganizzarla verso se stessa e verso la sua libertà, che è ciò che si intende per una vera guarigione.
Qui diventa imperativo saper applicare il § 153 di Hahnemann, eliminando ciò che è comune, patognomonico, cattiva igiene di vita, sintomi reattivi e tanti elementi che possono confondere, selezionando solo i sintomi evidenti, senza interpretazioni, che tutti possono osservare e confermare.
Predominanti: erotica, amorosa, sensuale. Bisognosa di carezze. Compassionevole e sentimentale. Pianto facile e spasmodico. Fantasie e sogni erotici e amorosi. Ninfomania. Eccitazione erotica continua, fisica e mentale.
Fisicamente è evidente l’aumento del desiderio sessuale prima delle mestruazioni. Mestruazioni abbondanti, frequenti, lunghe e che compaiono per eccitazione. Esaurimento per eccesso di eccitazione. Tremori interni sempre all’interno di questo stato di eccitazione. Fame compulsiva.
Con questi sintomi evidenti e confermati dalla paziente stessa, non è difficile, per qualsiasi medico omeopata esperto, prescrivere un rimedio come Phosphorus.
Considerando che in lei questo stato è costituzionale e fisicamente non presenta lesioni limitanti, possiamo permetterci di somministrare il rimedio con un’Intenzione Terapeutica Definitiva, quindi con una potenza alta e stabile come 1000ch in dose unica e attendere la risposta.
Infatti un mese dopo scrive di nuovo spontaneamente:
“Ho un grande bisogno di condividere il sentimento intimo che mi si risveglia con una nuova persona. Ho conosciuto un uomo qualche settimana fa, abbiamo trascorso poche ore in 3 giorni, sufficienti a creare un legame e una connessione inspiegabile; sento così tanto Amore dentro di me che l’emozione è costante e piango, e rido, e sembra che non mi mancherà nulla, e il vuoto appare colmato, ho sensazioni strane nel corpo, non so spiegarle e mi fanno paura; sarebbe come una sorta di vertigine ma allo stesso tempo diversa, un tremore interno come un nervosismo inquieto, un non fermarsi di corpo, mente e cuore.
Le mie mani: qualsiasi colpo o sfioramento mi fa sentire come se il sangue affluisca meglio; mi succede da molto tempo, ma ora di più. Quando sento molto vuoto, quel bisogno di riempire e calmare. C’è qualcosa di grande dentro di me, e lo respiro, respiro e mi fa paura tanta verità. Mi spaventa l’amore.
Mi sento interiormente sconvolta per quanto riguarda la sintomatologia del corpo, la sensazione di tremore, palpitazioni, fitte; una mi ha colpito all’altezza dello stomaco ed è stata una morte per quello che ho sentito. Ieri ne ho avuta un’altra proprio dove si trova il cuore e mi sento male; cerco di fare cose e di muovermi per evitarla, e fuori di me si sta riproducendo con la stessa forza rispetto alle esperienze e alle persone che stanno entrando nella mia vita.”
Come possiamo osservare, la paziente è in pieno movimento interiore e pertanto non le viene somministrato alcun farmaco né altra dose. SI ASPETTA.
Due mesi dopo…
“Ho voglia di esprimere ciò che mi costa tanto farlo a parole. Il sentimento, le emozioni e i sintomi completano una vita e molte morti; sono esausta, un esaurimento che mi porta a “quella morte” necessaria. E un risveglio dell’amore, che si connette con la ferita. C’è qualcosa di cui mi sto rendendo conto scrivendo, sento il bisogno dei miei antenati; infatti vado spesso al cimitero, cosa che non avevo mai sentito il bisogno di fare prima, eppure sento di voler allontanarmi da chi è presente: padre, sorelle. Ho sospiri che hanno una profondità infinita e aiutano a sentire la libertà del momento presente. Sto dipingendo la mia casa, da anni, volevo farlo, sentivo un’energia oscura e densa. Sono cambiate molte cose. Quella casa me l’ha dipinta mio cugino che mi doveva dei soldi ed è pieno di dipendenze da droghe e, siccome sapevo che non me li avrebbe restituiti, gli ho chiesto di dipingerla. Lui era un’ombra che è venuta a ricordarmi cose di quel periodo con i soldi, e ora cerco quell’ombra e la vedo”.
Due mesi dopo, senza alcun rimedio né dose di Phosphorus…
“Sospiroooooooo profondo per rinascere, tutto è nuovo in me. Sentire l’Amore che c’è dentro di me dalla mia verità che mi mostra la luce, e l’ombra nelle mie ferite sta provocando un ribollire di sentimenti che mi fa avere milioni di sintomi fisici, c’è di tutto, un’altalena emotiva. Non riesco a smettere di piangere come non smette di piovere. A volte mi sento così stanca che mi sembra di essere morta. Ho bisogno del legame con i miei antenati più che con chi è qui. La distanza dal rapporto con gli uomini della mia vita mi sta costando continue morti, e torno alla vita con l’uomo che ho incontrato da poco, senza volerlo, e ho paura che non sia per sempre.
Mi sento protetta al suo fianco, il suo contatto mi porta in un luogo dove non devo fare nulla, né per cosa lottare, diventa calma, pace, l’illusione svanisce, è un dono di Dio così come lo ricevo.
I sintomi che ti segnalo in più: il mio prurito alla gola con un senso di soffocamento che soprattutto quando sono sdraiata mi soffoca. Tremori, nervosismo interiore, ho bisogno di movimento.
Ritengo di stare attraversando uno dei momenti di maggiore consapevolezza della mia vita. Sto somatizzando quasi senza sosta, cosa che mi inquieta e mi riempie di paura: tremori interni, come se la forza scomparisse e anch’io, come se stessi per morire da sveglia, e i sintomi mi portino alla morte; sopportarlo mi sconvolge.
Sto entrando in contatto con l’Amore più profondo verso me stessa, e lo condivido con il mio compagno anche se a distanza fisica perché al momento viviamo in città diverse, cosa che ci fa stare male.
Il bisogno che mi arriva con più forza da parte sua è curativo, come se la mia salute ne avesse bisogno.
Sto toccando l’Amore più genuino, puro e pulito della mia vita e sto guarendo quella che sento essere la mia ferita più ancestrale.”
Grazie. Grazie. Grazie.
Ho voluto riportare le parole stesse di Amara affinché si potessero apprezzare le sue considerazioni senza interpretazioni personali da parte mia.
A causa di tutti i sintomi fisici intensi, le ho somministrato nuovamente un solo granulo di Phosphorus, ma non alla stessa potenza. Ho scelto una potenza profonda ma più delicata, tenendo ben presente l’intensa risposta che aveva avuto con la prima dose singola di Phosphorus 1000ch.
Riflessioni finali
Come vediamo, ci troviamo di fronte all’evidenza di quanto detto all’inizio. L’importanza di comprendere il Linguaggio Primordiale per sapere di cosa parla e parlerà il paziente per tutta la vita e cosa deve fare il trattamento omeopatico per aiutare il paziente a scoprire il proprio linguaggio partendo dalla salute, invece che dalla malattia vissuta, appresa ed ereditata.
L’importanza di distinguere il Conflitto Esistenziale dal Conflitto Patologico per non commettere l’errore di prescrivere alla storia del paziente invece che al paziente con il suo modo particolare di soffrire e la sua incapacità personalissima di realizzare ed essere “ciò che deve essere”.
L’importanza di identificare i sintomi del presente in modo evidente per arrivare alla selezione del Simillimum corrispondente alla totalità della sofferenza del paziente. Vale a dire l’identificazione dei sintomi caratteristici indicati nel § 153 dell’Organon di Hahnemann.
E, in conclusione, la dimostrazione dell’inaspettata azione benefica fisica, morale e vitale sull’essere umano derivante dalla corretta applicazione della dottrina e del metodo hahnemanniano, che conduce a un vero stato di salute. All’integrazione della propria vita nel mistero della propria realtà in cui si svolge la sua esistenza.








