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23 Giugno, 2026

L’importanza del § 153 dell’Organon

Organon dell'arte del guarire (6ª ed.) di S.C.F. Hahnemann

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Nella rigorosa metodologia clinica stabilita da Hahnemann nella sua opera fondamentale, il § 153 ci illustra con precisione cosa occorre selezionare, all’interno dell’intero racconto che il paziente fa della propria vita e dei diversi momenti di conflitto della sua esistenza, per poter scegliere correttamente il rimedio adeguato, o Simillimum, che innescherà la reazione curativa dall’interno dell’intero essere vivente.

Egli afferma con esattezza: «Nella ricerca di un rimedio omeopatico specifico, vale a dire in questo confronto tra i sintomi collettivi della malattia naturale e l’elenco dei sintomi dei medicamenti conosciuti, al fine di trovare tra questi un agente morbifico artificiale che corrisponda per somiglianza alla malattia da curare, dobbiamo tenere conto principalmente e unicamente dei segni e dei sintomi del caso patologico più evidenti, singolari, straordinari e peculiari (caratteristici), poiché sono principalmente questi che devono corrispondere a quelli molto simili presenti nell’elenco del rimedio scelto, affinché quest’ultimo risulti il più appropriato per realizzare la guarigione…».

Nella storia che presento si vede chiaramente il Conflitto dell’Esistenza della paziente, caratterizzata nella sua prima fase da terrore, umiliazione, silenzio e impotenza. Un carattere allegro che, dopo le aggressioni, è diventato paralizzato e abbattuto, triste, timoroso, mortificato, riservato e incapace di reagire. Una prima fase che potrebbe benissimo corrispondere a Ignatia amara.

Questa fase dura a lungo, fino all’età di 26 anni, quando si allontana dalla famiglia per trasferirsi in Olanda e cambia radicalmente, costruendosi una maschera da donna forte e vincente, falsa ma efficace, che annulla i suoi veri sentimenti. A 39 anni inizia una nuova fase caratterizzata da un matrimonio e una maternità “politicamente corretti”. Una seconda fase che potrebbe benissimo corrispondere a Lycopodium clavatum.

E l’ultima fase in cui esplode lo stato di panico, come conseguenza tardiva di una riattivazione inaspettata del conflitto familiare primordiale, con sintomi caratteristici evidenti di Arsenicum album.

In ogni fase il Simillimum è diverso. Ma tutti hanno il potere e l’obiettivo di innescare la reazione curativa dall’interno delle forze vitali della persona e di riorganizzare il Principio Vitale della persona. Vale a dire, mettere il timone ben allineato affinché la barca resista al rollio della tempesta dell’evoluzione salutare mentre raggiunge il porto della sua integrazione, del possibile recupero della sua persona.

 

La ricerca di se stessa di Calvario Rosario – Gilda

Come è tipico dei genitori andalusi del mondo contadino, la nostra paziente ha ricevuto il nome delle nonne ed è stata chiamata semplicemente Calvario Rosario. E, senza dubbio, la sua vita ha reso onore al suo nome seguendo l’esempio della madre e delle nonne. È venuta in studio quando aveva 50 anni. Soffriva di attacchi di panico.

Lei stessa dirà di sua madre che «quando penso a lei mi paralizzo, non ho la forza di reagire perché non potrò mai essere all’altezza del suo esempio. Lei ha sempre dato tutto e mi ha offerto un affetto e un amore immensi nonostante la sua sofferenza. È per questo che mi sento molto inferiore a lei e a tutte loro, mia nonna, mia zia e tutte le donne della mia famiglia».

Calvario Rosario viveva tra gli ulivi nelle campagne di Jaén. Vivevano tutti insieme in una grande casa in una frazione di Fuensanta de Martos. Erano tutti agricoltori.

Il padre non si trovava a suo agio e, insieme al nonno, costruì un’altra casa in cui continuarono a vivere tutti; di conseguenza, non fu possibile cambiare le cose né alleviare il malessere della famiglia.

Calvario Rosario trascorreva i pomeriggi in solitudine con i nonni fino alla nascita del fratello, otto anni dopo, con il quale ebbe un ottimo rapporto. Il fratello, a causa della povertà della famiglia, andò a vivere con gli zii paterni in un’altra frazione e rimase sempre lontano dalla casa paterna.

A 5 anni, quando iniziò a frequentare la scuola locale, Calvario Rosario ricordava di essere molto loquace, allegra, simpatica e molto vivace. Ma tutto cambiava completamente quando tornava a casa. Bastava varcare la soglia perché tutto cambiasse. Lì non riusciva a esprimersi. Cenava da sola in cucina con la madre, in silenzio, al freddo e quasi al buio, per spendere poco, e si respirava un’atmosfera di povertà e angoscia. Quel silenzio sordo e angosciante dei paesi della povera Spagna dell’entroterra. Calvario Rosario sospirava e tante volte piangeva in silenzio.

Ogni volta che ne parlava si commuoveva, perché Calvario Rosario diceva: «Mia madre era una donna che ha fatto enormi sacrifici in silenzio accanto a un marito maleducato, autoritario, arrogante e cupo, pessimista, sempre pieno di “peggio” come orizzonte della vita». Ma la bontà di mia madre mi disarmava al punto da impedirmi persino di ribellarmi.

Questa situazione durò a lungo. Almeno fino a quando non se ne andò di casa, più o meno a 26 anni. Calvario Rosario viveva nell’angoscia. Lei stessa racconta che viveva nel terrore di entrare in casa per la paura di trovare suo padre, così cupo in tutto, così prepotente, così minaccioso e con l’abitudine di picchiare tutti. Soprattutto picchiava la madre, cosa a cui io non sono mai riuscita a resistere, nonostante non potessi né sapessi difenderla. Ogni colpo le è rimasto impresso nel cuore per sempre… e con tutto il suo significato in relazione agli uomini della sua vita.

Proprio per questo il rapporto con i ragazzi è stato difficile fin dall’inizio. A 11 anni entrò nella scuola del paese per frequentare l’anno scolastico e accadde un episodio che la segnò profondamente. Calvario Rosaria racconta che «un pomeriggio, in biblioteca, ero con i compagni per fare un lavoro di gruppo e un compagno di classe, spaccone come mio padre, disse agli altri di non darmi retta perché ero stupida. Esattamente la stessa frase che mi diceva sempre mio padre. Questo epiteto me lo sono portata sempre dietro come un fardello, fino a convincere me stessa che fosse vero. Che io fossi così. E ancora oggi mi fa male se ripenso a quel momento».

Calvario Rosaria divenne timida, piena di vergogna. Non dimenticava ciò che aveva visto in sua madre, né le umiliazioni, né l’incapacità di difendersi. Tutto questo non solo le impediva di esprimersi, ma la faceva stare molto male per il fatto di essere una ragazzina.

E fu così che si verificò una manifestazione di quella situazione: a 13 anni, per la prima volta, la costrinsero a indossare una gonna, anche se lei non voleva, e per di più con scarpe da signorina. Il fatto è che, poiché il corpo parla e l’inconscio è molto infido, Calvario Rosario scivolò mentre scendeva le scale della casa della nonna e si ruppe l’osso del mignolo del piede.

Il corpo parla e dice ciò che la bocca non sa pronunciare. Il mignolo del piede simboleggia la comunicazione, la sessualità e l’intuizione. Calvario Rosario aveva 13 anni, ovvero stava entrando nella pubertà e iniziando il suo risveglio alla vita. Il mignolo ci parla anche della capacità di esprimere verità, di custodire segreti e di ascoltare la voce interiore, l’intuizione di sé, la saggezza interiore che ogni essere umano racchiude dentro il suo intimo. È un dito che parla di agilità mentale e del desiderio di esplorare la vita, come si addice a ogni creatura che inizia a vivere, e del desiderio di essere indipendente.

Tutto ciò si è spezzato in un istante, nella sua prima uscita nel mondo vestita da donna.

E senza dubbio iniziò il calvario. A scuola andava tutto male. Le classi erano piene di ragazzi competitivi che la consideravano «una sfigata» e un’incapace. Buona a nulla.

Arriva il ciclo mestruale e vive l’orrore e la disperazione. Detesta essere donna. Da quel momento ebbe bisogno di superare gli uomini e imparò a imitare i peggiori.

A 18 anni chiese ai suoi genitori di mandarla a un soggiorno di studio organizzato dalla scuola all’estero e trascorse due mesi in Olanda, dove scoprì qualcosa che poteva interessarla dal punto di vista degli studi. Si sentì molto disorientata interiormente perché, a questo punto, la sua ossessione era recuperare la sua buona immagine, non soffrire più ed essere il più fredda e dura possibile per affrontare il mondo. Scelse una professione che, d’altra parte, le permise di stare isolata nel suo mondo, ma che alla lunga le fece provare un’immensa solitudine e un senso di futilità della vita: il restauro.

L’Olanda rappresentò una svolta radicale nella vita di Calvario Rosaria. Dopo aver visto un vecchio film di Rita Hayworth, la famosa Gilda… Calvario Rosaria decise di cambiare per sempre. Tornò rinunciando al suo nome, al suo passato e alla sua storia. Da allora si fece chiamare Gilda senza mettere in discussione nulla, né questo né nessuna delle sue idee, per quanto stravaganti fossero. Da quel momento era lei a comandare su tutto e su tutti. Gli uomini sarebbero diventati pedine nel gioco della vita. E basta.

La decisione presa richiedeva tempo e aveva il suo prezzo. Chiusa e rinchiusa nella sua decisione definitiva, a denunciare le sue debolezze erano il suo corpo e il suo inconscio: mentre restaurava un muro di una chiesa ad Arjona, si conficcò un chiodo arrugginito che si trovava sul muro e le provocò una grave infezione alla coscia che la allontanò dal lavoro. Quando tornò, desiderosa di terminare i lavori, cadde dall’impalcatura da diversi metri e si ruppe il braccio destro.

Il braccio destro rivelava conflitti legati alla capacità di dare e di agire nel momento presente. Riguardava il senso di colpa per non dare abbastanza, nonché problemi con le figure maschili e il denaro. Mostrava la difficoltà ad accogliere o a lasciar andare le emozioni. Il sentirsi incapace di decidere. Il non sapere dove andare, pur essendo determinata a essere Gilda.

Il fatto di essersi ferita soprattutto al gomito e alle dita della mano rifletteva bene la mancanza di flessibilità nel cambiare direzione e il non sapere cosa dare, nemmeno a se stessa.

Sintesi? Gilda deve tornare a casa, nel luogo del suo dolore e del suo tormento, e lo rifiuta completamente.

Inizia ad avere problemi rettali, emorragie e dolore durante la defecazione. Finisce con una colonscopia che rivela un polipo benigno sanguinante che le viene asportato.

Tuttavia, ciò che non possono asportare è la causa del polipo: i conflitti emotivi irrisolti. Il tentativo di chiudere la strada alle esperienze che risultano «inaccettabili» e che si ripetono: insicurezza e conflitto di sopravvivenza.

Dopo essersi ripresa, si tinge i capelli di rosso, indossa i tacchi e si mette con qualcuno per la prima volta. Non è innamorata, ma Juan è un uomo che la tratta bene. Lui è un mercante d’arte. La porta ovunque e le fa scoprire tantissime cose che entusiasmano Gilda, aprendole un mondo di bellezza che suo padre non le aveva mai rivelato. Juan le fa conoscere il mondo, ma non l’amore. Lei è fredda. È dura. È indifferente. E dopo tre anni lo abbandona senza preavviso, senza il minimo rimorso, nonostante fosse riuscita a uscire dal velo nero che avvolgeva la sua vita affettiva fin dalle radici.

Allo stesso modo, di punto in bianco lascia la sua professione e ne cerca un’altra, e poi un’altra ancora, e un’altra ancora, tra le più disparate, disomogenee e caotiche… per molti anni. Gira a vuoto come una trottola senza sapere bene dove andare, né nel lavoro né nella vita affettiva. Basta che nessuno la controlli né la opprima e che lei possa recitare il suo ruolo di Gilda come vuole. Per questo deve diventare imperiosa, per non lasciare entrare nessuno e tanto meno le sue insicurezze e le sue paure. Gilda diventa Lycopodium clavatum.

È diventata ipocrita, cinica, ironica, più dura e, secondo lei, più sicura. Egoista. Indifferente e ostile verso la famiglia e tutto ciò che sa di famiglia classica, verso i membri della famiglia. È diventata spudoratamente egocentrica senza il minimo scrupolo. Gli altri devono stare al suo servizio se vogliono; altrimenti possono andarsene, senza rimpianti né gloria. Sta meglio da sola. Si lascia amare senza ricambiare. Ha bisogno di andarsene da sola per fare ciò che le pare senza essere disturbata. Il suo ruolo di Gilda e di ragazza di compagnia. Non importa se ha un compagno o, addirittura, se ha dei figli. Tanto è vero che proprio oggi, a 50 anni e con due figli, ha deciso di lasciare il marito con i bambini, che sono ancora piccoli, per andarsene da sola a fare la cameriera sulla costa, per conoscere gente e fare ciò che vuole.

Soffre di una grave mastopatia fibrocistica al seno sinistro che si aggrava formando grandi noduli a grappolo e alterando i linfonodi, mettendo ben in luce i conflitti con la famiglia e i suoi risentimenti. Il rifiuto inconscio di una maternità che annullava la sua identità e la sottopone alla tirannia della sua «santa» madre.

Inoltre soffre di una disestesia che interessa tutta la parte sinistra della testa, del collo e della spalla sinistra. Ha un altro incidente, ustionandosi la spalla sinistra con acqua bollente

Poi qualcuno le diceche le manca solo il matrimonio per risolvere la questione: Gilda decide.

Si sposa a 29 anni con un uomo senza polso. Appena sposata, in piena luna di miele, gli dice che vuole andarsene da sola per un mese a sistemare le sue cose. E quando rimane incinta a 34 anni, appena partorito dice la stessa cosa al marito: vuole andarsene almeno per qualche mese con il neonato, per riflettere, a Parigi, dove lui non avrebbe potuto raggiungerla facilmente, com’è logico. Non le importa di allontanare il figlio dal padre, il padre dal figlio, né dell’assurdità della decisione.

Quando le chiedevo cosa facesse quando se ne andava, la risposta mi lasciava perplessa. Niente, incontrava gente per strada, chiacchierava e si sentiva se stessa senza che nessuno le dicesse cosa doveva fare, né la criticasse, né la correggesse, né le urlasse contro. Socializzava con sconosciuti. Si sentiva completamente Gilda.

Capii e, conoscendo la storia, allora mi sembrò logico e inevitabile. E soprattutto mi rendevo conto che si trattava di un gesto estremo di sopravvivenza in cui l’Istinto di Vita aveva in realtà trovato un modo «fantastico» per non soccombere.

Dopo il primo figlio ha avuto due aborti volontari con totale indifferenza. E poi una figlia, a 39 anni. E come se tutto fosse naturale, recitano la parte della famiglia felice senza troppe cerimonie e senza porsi domande profonde. Tutto «politicamente corretto» all’interno di una condizione medio-borghese accettabile.

Tuttavia, a 46 anni, Gilda ha una discussione verbale molto violenta con suo padre, durante la quale lui, infuriato per il comportamento in famiglia e nei confronti del figlio maschio, le urla contro, la insulta e le dice che è una donna fallita… La chiama di nuovo inutile e stupida, come quando era bambina.

Questo episodio apre una ferita molto profonda in Gilda. È bastata questa violenza e questo ritorno al passato perché tutta la maschera di Gilda si incrinasse e lei tornasse a essere Calvario Rosario di colpo e in un batter d’occhio.

Il corpo ha protestato cercando di digerire il colpo: sono comparse calcificazioni alla spalla destra e ai tendini del braccio destro. Mentre insegue a piedi nudi suo figlio, inizia a formarsi una calcificazione alla caviglia e al piede destro. Un’altra sulla schiena destra. Il corpo cerca di irrigidirsi, ma soprattutto dimostra l’incapacità di cambiare rotta.

Il marito, da uomo gentile e pacifico, è diventato duro e violento come il padre di Calvario e sfoga la sua rabbia sul figlio adolescente. Gli stessi 13 anni che hanno segnato la vita di Calvario.

Questa violenza in casa ricrea lo scenario del linguaggio primordiale e, senza sapere bene perché, si sente disorientata, confusa. Vuole allontanarsi da casa. Sente di aver perso la forza. Non ha più autorità. Suo figlio le rimprovera di non essere più allegra, felice e radiosa come prima. Le chiede perché sia cambiata. E lei non gli risponde. Si sente insensibile agli affetti e a tutto il resto. Non si riconosce più. Per un po’ si rinchiude in un guscio di silenzio per incassare i colpi.

Calvario Rosario, senza rendersene conto, inizia a riempirsi di pensieri che la tormentano. Si sente paralizzata. Comincia a crollare tutto il “castello di carte”. Il lavoro inizia ad andare male a causa della sua mancanza di presenza. Si sente paralizzata. Non sa reagire come prima. Il figlio adolescente comincia ad andare male a scuola e lei inizia a provare il terrore del fallimento. Scopre un figlio diverso da quello delle sue fantasie, che insulta il padre e non obbedisce a nessuno. Scopre un marito diverso da quello delle sue fantasie, che le rimprovera dicendole verità come: «Hai sempre voluto imporre la tua volontà perché, in fondo, non mi hai mai amato e in realtà non ti sei mai sposata con me». Scopre una figlia che soffre come lei stessa aveva sofferto a causa della violenza e non vuole stare a casa. Scopre una famiglia diversa da quella delle sue fantasie.

In sintesi, scopre, a partire dalla violenta discussione e dal rimprovero umiliante di suo padre, che lei è proprio come lui l’ha definita: incapace e stupida.

Dal momento in cui questa nuova situazione acquista un peso sufficientemente grande, tutto si intensifica come una «valanga di neve» e si scatena il motivo per cui si presenta in consultazione: ritorna il terrore della sua infanzia, il terrore di un tempo che, silenzioso, attendeva «dietro la porta» senza essere mai stato superato.

Scoppiano crisi di panico che la svegliano di notte angosciata e urlante, mentre compie gesti violenti con le mani in preda a grande inquietudine e disperazione. Colpisce il marito nei suoi movimenti involontari. È piena di incubi, pensieri e fantasie tormentate. Si lamenta, urla, suda freddo, trema, si sente soffocare. Sente gli arti contratti, come paralizzati. Si sente affogare.

In sintesi, un’esplosione altamente distruttiva, caratteristica dell’Arsenicum album.

Trattandosi di un quadro così acuto, così grave e, in fondo, così antico, le prescrivo Arsenicum album 6LM. 3 granuli 3 volte al giorno. In una settimana l’intensità del quadro è migliorata del 50%, ma si è iniziato ad aprire il conflitto profondo che lo caratterizzava e che dobbiamo ancora affrontare.

Si apre progressivamente il processo di guarigione di una vita in cui la sofferenza dell’infanzia è stata devastante e le sue conseguenze, per poter sopravvivere, molto complicate, come nella vita di quasi tutte le persone che non trovano in tempo qualcuno che le guidi o le guarisca.

Si vedono chiaramente i diversi momenti dell’esistenza di Calvario Rosario/Gilda e si conferma l’importanza di riconoscere quanto sottolineato da Hahnemann nel § 153 del suo Organon della Medicina: ciò che deve essere scelto per identificare il Simillimum. I sintomi caratteristici di ogni momento esistenziale di sofferenza significativa nella vita di una persona.

Come insegnano la Legge di Hering e l’esempio grafico del Prof. Ortega, la malattia, attraverso i diversi Simillimum che il paziente riceve a seconda di ogni diverso momento esistenziale, con sintomi diversi, si sbroglierà come un gomitolo di lana inizialmente molto aggrovigliato, finché non troveremo il filo conduttore per poter tirare e sciogliere delicatamente l’intreccio che costituisce ogni stato di malattia di un essere umano.

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