Un blog ideato da CeMON

Stop rimborsi all'Omeopatia: la Germania rinuncia alla propria storia
23 Luglio, 2026

Stop rimborsi all’Omeopatia: la Germania rinuncia alla propria storia

RedazioneRedazione
Il Bundestag approva la riforma sanitaria che esclude i rimedi omeopatici dalla copertura assicurativa, nonostante il sostegno di larga parte della popolazione

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Ogni lunedì riceverai una ricca newsletter che propone gli articoli più interessanti della settimana e molto altro.
Tempo di lettura: 2 minuti

Lo scriviamo con un certo rammarico, perché lo avevamo temuto e, in un certo senso, previsto. Nella sessione conclusiva prima della pausa estiva, il Bundestag ha dato il via libera alla riforma sanitaria voluta dal governo di Friedrich Merz, che ha ottenuto la maggioranza necessaria grazie ai voti congiunti di conservatori e socialdemocratici nell’ultima seduta prima della pausa estiva. Il testo passa ora all’esame del Bundesrat, la camera che rappresenta i Länder, dove non mancano le resistenze, ma la strada sembra ormai tracciata.

Tra le tante misure di risparmio contenute nel pacchetto, una in particolare tocca da vicino i lettori di questo blog: i medicinali omeopatici non saranno più coperti dall’assicurazione sanitaria pubblica, insieme ad altre voci come i fiori di cannabis medica e alcune prestazioni odontoiatriche. Ne avevamo parlato qualche settimana fa, quando la proposta era ancora in discussione, lanciando un appello e aderendo a una raccolta firme nella speranza che il legislatore tedesco riconsiderasse una misura che, a nostro avviso, punisce un patrimonio terapeutico prezioso in nome di un risparmio marginale rispetto all’enormità del pacchetto di riforme.

Un colpo alla storia della medicina tedesca

L’Omeopatia nasce in Germania, alla fine del Settecento, per opera di Samuel Hahnemann, un medico e chimico sassone che ha dato origine a una scuola di pensiero terapeutico ancora oggi diffusa in tutto il mondo. Che sia proprio Berlino, oggi, a smantellare pezzo dopo pezzo il riconoscimento istituzionale di questa eredità, ha il sapore di una rinuncia identitaria prima ancora che sanitaria. Un Paese che ha esportato Hahnemann al mondo intero sembra oggi il primo a volersene disfare, in nome di calcoli contabili che riguardano una quota infinitesimale della spesa sanitaria complessiva.

Una scelta lontana dal sentire dei cittadini

Il dato che più stona in questa vicenda è quello del consenso popolare. I sondaggi commissionati negli anni dall’industria farmaceutica tedesca hanno più volte mostrato come circa la metà dei cittadini tedeschi abbia fatto ricorso all’Omeopatia almeno una volta, con circa sette persone su dieci che si sono dichiarate soddisfatte o molto soddisfatte dei risultati ottenuti. Non si tratta quindi di una nicchia marginale, ma di una pratica di cura radicata nelle abitudini di milioni di famiglie tedesche. Ci si può allora chiedere, con rispetto ma anche con una certa fermezza, quanto questa decisione rifletta davvero il volere di chi quelle cure le utilizza, e quanto invece risponda a logiche di bilancio e a pressioni che con la salute dei cittadini hanno poco a che vedere. Tenendo anche conto che la Germania, come altri paesi europei, sta pianificando grandi aumenti di budget per gli armamenti.

Una battaglia che continua

Il nostro appello di qualche settimana fa non è servito a fermare il voto del Bundestag, e questo ci rammarica. Ma la partita, come spesso accade in Germania, non si chiude con un solo passaggio parlamentare: il testo dovrà ora affrontare il Bundesrat, e non è escluso che il confronto tra Länder e governo federale apra nuovi spiragli. Continueremo a seguire la vicenda, convinti che la voce dei cittadini meriti di essere ascoltata prima che le decisioni diventino irreversibili. La storia della medicina, in fondo, non si scrive soltanto nei bilanci degli enti assicurativi.

Lascia il primo commento