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Omeopatia: la volontà popolare non basta?

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Il 17 maggio 2009 fu un giorno molto bello per la Svizzera. Una grande iniziativa popolare aveva spinto il legislatore ad indire un referendum sulla tutela della Medicina complementare, e in particolare dell’Omeopatia. Quel giorno erano arrivati gli attesi risultati del referendum, ed era stato un plebiscito: il sì aveva vinto con il 67% dei voti. L’Omeopatia, insieme all’Antroposofia, alla Medicina Tradizionale Cinese e alla Fitoterapia, entrava nell’ordinamento giuridico e le veniva riconosciuta la piena parificazione con gli altri sistemi medici.

Omeopatia: la volontà popolare non basta?

Una storia a lieto fine, quindi? Così sembrava, ma oggi, ad appena 13 anni di distanza, quello storico risultato viene rimesso in discussione. A quanto pare ci sono ambienti a cui quella sconfitta a “cappotto” non è mai andata giù, e che non hanno poi così a cuore il rispetto della volontà popolare. È il caso del consigliere nazionale del PLR, Philippe Nantermod, che ha presentato una mozione al Consiglio federale perché i trattamenti in esame siano eliminati dal catalogo delle prestazioni contemplate dalla Legge federale sull’assicurazione malattia (LAMal). Che non siano più rimborsabili, in altre parole.

I motivi economici dietro la richiesta di tagli

«I costi del sistema sanitario, sempre più onerosi, verrebbero alleggeriti» dice lui. Peccato che questo alleggerimento avverrebbe sulle spalle dei cittadini svizzeri, che hanno già ampiamente fatto sentire le proprie voci. Il collega di partito e consigliere nazionale Marcel Dobler gli dà man forte, sottolineando come il taglio avrebbe effetto contro l’aumento dei premi delle assicurazioni sanitarie. Peccato che i portavoce degli assicuratori la pensino diversamente: «Tagliare sull’omeopatia, significa risparmiare nel modo sbagliato», ha dichiarato la consigliera nazionale UDC Yvette Esterman.

“Tagliare sull’Omeopatia: risparmiare nel modo sbagliato”

Anche l’Associazione svizzera di Omeopatia fa sentire la propria voce contro questa palese ingiustizia: «Per l’inclusione nell’assicurazione di base è stato necessario presentare prove riguardo l’efficacia dei trattamenti», spiega Beatrice Soldat-Braun, membro del Consiglio di Amministrazione Organizzazione del mondo del lavoro della medicina alternativa OdA.

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