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Nepal, la Corte Suprema rilancia l’Omeopatia
3 Giugno, 2026

Nepal, la Corte Suprema rilancia l’Omeopatia

RedazioneRedazione
Una storica sentenza impone al governo di investire davvero nell’Omeopatia e riconosce il diritto dei cittadini a scegliere come curarsi

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In Nepal, l’Omeopatia è appena entrata al centro di una battaglia istituzionale che potrebbe fare scuola anche fuori dai confini asiatici. La Corte Suprema nepalese ha ordinato al governo di sviluppare, espandere e rafforzare il sistema medico omeopatico, riconoscendo apertamente il diritto dei cittadini a scegliere il proprio percorso terapeutico.

La decisione arriva dopo un ricorso presentato dal medico Khagendra Katuwal e rappresenta uno dei pronunciamenti più forti degli ultimi anni sul tema della libertà terapeutica. I giudici Hari Prasad Phuyal e Srikanth Paudel hanno stabilito che l’Omeopatia debba essere applicata concretamente nelle strutture sanitarie del Paese e non relegata a semplice presenza simbolica nelle politiche pubbliche.

Il diritto di scegliere le cure

Al centro della sentenza c’è un principio preciso: la salute comprende anche la libertà di scelta terapeutica. La Corte Suprema ha collegato il diritto alla salute e il diritto del consumatore previsti dalla Costituzione nepalese, affermando che privilegiare esclusivamente l’allopatia costituisce una violazione dei diritti costituzionali dei cittadini quando altre discipline mediche riconosciute vengono trascurate.

La posizione della Corte assume un peso enorme in un contesto internazionale dove il dibattito sulle medicine complementari continua a dividere istituzioni, medici e opinione pubblica. In Nepal, invece, il massimo organo giudiziario ha scelto una linea netta: l’Omeopatia è un sistema medico autonomo, completo e meritevole di strutture dedicate.

Più ospedali e un consiglio autonomo

La sentenza impone al governo di creare le basi legislative per un Consiglio di Omeopatia autonomo e potente, sul modello del Consiglio Ayurvedico già esistente. Questo organismo dovrà occuparsi della registrazione dei professionisti, dei controlli e della definizione dei codici etici.

I giudici hanno inoltre ordinato il potenziamento dell’ospedale omeopatico Pashupati di Lalitpur, che dovrà diventare un centro specialistico nazionale. Il piano prevede almeno un ospedale omeopatico provinciale in ciascuna delle sette province del Nepal e l’istituzione di unità omeopatiche in tutti i 77 uffici sanitari distrettuali. Si tratta di un progetto sanitario di grande portata, che punta a rendere l’Omeopatia accessibile in maniera capillare.

La critica ai finanziamenti irrisori

Uno dei passaggi più duri della sentenza riguarda i fondi destinati all’Omeopatia. Nel bilancio sanitario nazionale, appena lo 0,045% del budget del Ministero della Salute era stato assegnato a questo settore. La Corte ha definito questa situazione una forma di “estrema indifferenza”, sostenendo che con risorse così limitate sia impossibile garantire sviluppo e qualità dei servizi. Per questo motivo il Ministero della Salute dovrà predisporre un capitolo di spesa separato e assicurare personale e finanziamenti adeguati. La sentenza apre anche al rafforzamento della ricerca scientifica. La Corte ha chiesto alle università di sviluppare infrastrutture dedicate all’insegnamento dell’Omeopatia e di favorirne la diffusione attraverso borse di studio pubbliche. È previsto inoltre il coinvolgimento del Nepal Health Research Council per promuovere trial clinici e studi scientifici sull’efficacia dei medicinali omeopatici e sull’utilizzo delle erbe medicinali nepalesi. Particolarmente interessante è il riferimento alla “Integrated Medicine”. I giudici hanno invitato gli ospedali a creare ambienti di collaborazione tra medici allopatici e omeopati, con l’obiettivo di aumentare il coordinamento tra i diversi approcci terapeutici.

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