Chi affronta un trapianto di cellule staminali per un tumore del sangue comincia il ricovero con una chemioterapia intensa. Le lesioni dolorose a bocca e gola e la nausea tolgono l’appetito, e il peso scende proprio nelle settimane in cui l’organismo ha più bisogno di energia. Nei reparti si consigliano spesso frullati, bevande per sportivi e shake nutrizionali, che portano liquidi, proteine ed elettroliti in un bicchiere facile da bere. Tra il 2017 e il 2022, nel reparto trapianti del Memorial Sloan Kettering di New York, un gruppo di ricercatori ha annotato pasto per pasto ciò che i pazienti mangiavano e lo ha confrontato con lo stato del loro intestino. Dai dati è emerso un legame imprevisto. Lo studio, pubblicato il 30 settembre su Nature, indica che mangiare molti dolci durante una cura antibiotica potrebbe amplificare i danni che il farmaco provoca ai batteri intestinali. Il tema tocca due punti che a Generiamo Salute ci stanno molto a cuore: gli antibiotici come extrema ratio e il ruolo di una corretta alimentazione nel mantenere il microbiota in equilibrio.
Quasi diecimila pasti sotto la lente
Il gruppo guidato da Jonathan Peled (Memorial Sloan Kettering Cancer Center), Jonas Schluter (NYU Langone Health) e Marcel van den Brink (City of Hope) ha seguito 173 pazienti con tumori del sangue ricoverati per un trapianto di cellule staminali emopoietiche. Il ricovero dura settimane e permette di registrare con precisione ciò che il paziente mangia, un dato difficilissimo da ottenere nella vita quotidiana, dove la memoria alimentare resta approssimativa. Ogni vassoio era accompagnato da un foglio su cui il paziente segnava quanta parte di ogni piatto aveva consumato, e i dati venivano collegati alle ricette e al peso degli alimenti. In totale i ricercatori hanno analizzato 9.419 pasti e 1.009 campioni di feci raccolti da 158 pazienti. Tutti i partecipanti hanno ricevuto almeno un antibiotico, e per l’80% la terapia è passata dagli antibiotici preventivi a quelli ad ampio spettro, quando sono comparsi febbre o altri segni di infezione.
Il 24% di diversità batterica in meno
I campioni sono stati confrontati con il cibo consumato nei due giorni precedenti. La diversità del microbiota, un indicatore riconosciuto di salute intestinale, è risultata il dato più sensibile: durante l’esposizione agli antibiotici ad ampio spettro, ogni 100 grammi in più di dolci e zuccheri si associavano a un ulteriore calo del 24% della diversità batterica. Gli stessi alimenti consumati senza antibiotico non mostravano alcuna relazione con la diversità del microbiota. Il risultato è rimasto valido dopo aver considerato la gravità della malattia e l’intensità dei trattamenti, e un’analisi separata sui nutrienti ha dato un esito concorde, con un calo del 20,6% ogni 100 grammi di zuccheri. Tra i contributori principali figuravano le bevande nutrizionali formulate, come sports drink e shake, e gli zuccheri aggiunti rispetto a quelli presenti naturalmente negli alimenti. Peled definisce particolarmente provocatorio che siano proprio i prodotti consigliati di solito ai pazienti ricoverati.
Lo zucchero favorisce l’enterococco
L’associazione tra zuccheri e antibiotici ha accompagnato la crescita di Enterococcus faecium, un batterio opportunista responsabile di infezioni difficili da trattare, comprese quelle del sangue resistenti agli antibiotici. Per verificare il nesso, i ricercatori sono passati ai topi. Una singola iniezione dell’antibiotico biapenem ha fatto espandere gli enterococchi di due o tre ordini di grandezza, e l’aggiunta di saccarosio all’alimentazione ha portato l’espansione a 16,3 volte quella degli animali trattati con il solo antibiotico al terzo giorno e a 33,4 volte al sesto. Il saccarosio somministrato senza antibiotico non ha provocato alcun aumento. Anche i monosaccaridi che compongono il saccarosio e una purea di frutta frullata hanno amplificato la proliferazione indotta dall’antibiotico. Secondo William Jogia, secondo autore dello studio, i batteri potenzialmente dannosi sopravvissuti all’antibiotico userebbero gli zuccheri alimentari per espandersi. Resta possibile anche un indebolimento dei batteri concorrenti che normalmente tengono sotto controllo l’enterococco. Quale meccanismo operi nei pazienti deve ancora essere chiarito.
Il parere dei ricercatori
I pazienti ricevevano anche chemioterapia, radioterapia e altre cure che incidono sul microbiota, e quasi tutti assumevano fluorochinoloni a scopo preventivo, quindi l’interazione descritta riguarda soprattutto il passaggio ad antibiotici ad ampio spettro. I registri dei cibi consumati fuori dai pasti ospedalieri risultano incompleti. Tra i pazienti con un consumo di zuccheri superiore alla mediana, ogni giorno in più di antibiotici ad ampio spettro si associava a un rischio di mortalità più alto del 12%, mentre nel gruppo sotto la mediana l’associazione non raggiungeva la significatività statistica. Gli autori segnalano che questo rischio potrebbe dipendere in parte dal minore apporto di cibo.
Peled sostiene che rinunciare agli zuccheri durante la cura dovrebbe essere fattibile senza rischi per la salute e facile da verificare in uno studio clinico. Il passo successivo, indicato dagli autori, consiste nel progettare trial clinici che verifichino se modifiche dietetiche a breve termine migliorino gli esiti dei pazienti. Schluter ritiene che ridurre i dolci durante e dopo la terapia potrebbe già essere d’aiuto.
Alimentazione e Omeopatia durante la cura
Gli antibiotici restano farmaci essenziali, e per i pazienti oncologici dello studio rappresentano una protezione contro infezioni che possono essere letali. Sono però un’extrema ratio, da usare quando l’infezione batterica lo richiede e il medico li prescrive, perché il loro effetto sul microbiota è documentato. Quando l’antibiotico non si può evitare, Il nostro consiglio è di affiancare due strumenti alla terapia prescritta dal medico. Il primo è l’alimentazione: ridurre dolci, bevande zuccherate e shake industriali nei giorni della cura e in quelli successivi. Lavori precedenti, citati dagli stessi autori, hanno inoltre mostrato che le fibre alimentari favoriscono il recupero del microbiota dopo gli antibiotici. Per i pazienti fragili, come quelli oncologici dello studio, le scelte nutrizionali vanno concordate con il team curante, perché l’apporto calorico resta una necessità. Il secondo strumento è l’Omeopatia, che nella prospettiva integrata di Generiamo Salute accompagna il paziente nei giorni dell’antibiotico, sempre d’intesa con il proprio medico e senza sostituire la terapia.
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