È noto che il 57% degli italiani ha utilizzato l’Omeopatia almeno una volta nella vita e la stessa percentuale si ritiene soddisfatta degli effetti di questa terapia energetica. Più di un italiano su 2 quindi ha scelto di “provare“ una cura così detta alternativa, in monoterapia oppure integrandola con altri presidi farmacologici e non. In Italia alcuni ospedali affiancano le cure omeopatiche a quelle cosiddette “convenzionali” raggiungendo risultati di cura migliori. Ne sono esempio l’ospedale di Pitigliano in Toscana, l’ospedale Sacco di Milano e diverse ASL sparse per il territorio nazionale offrono al cittadino la possibilità di affiancare l’Omeopatia ad altre risorse terapeutiche.
Molto di più accade in paesi dove la tradizione omeopatica è di casa: nel Regno Unito infatti ci sono addirittura ospedali dedicati come quello di Bristol e quello di Glasgow; e, girando per il mondo, troviamo interi continenti come il sud America (soprattutto Brasile, Messico e Argentina) o un sub-continente come l’India dove l’Omeopatia è considerata a tutti gli effetti una delle cure possibili, spesso la prima scelta Per questo motivo, oltre che per la reale efficacia, l’Omeopatia viene utilizzata ogni giorno di più anche per curare gli animali domestici, quelli d’allevamento e perfino i selvatici.
La richiesta di cure alternative e non convenzionali cresce di anno in anno, e perfino grosse corporazioni proprietarie di catene di cliniche veterinarie d’eccellenza, pubblicano nei loro blog articoli sull’Omeopatia. Ma come si può affiancare l’Omeopatia nella cura nei nostri amici a quattro zampe, e soprattutto, perché farlo?
Perché scegliere l’Omeopatia
Le motivazioni di questa scelta terapeutica per gli animali da compagnia e da produzione sono molteplici; principalmente per l’assenza di effetti collaterali legati a sostanze tossiche, come anche la possibilità di utilizzarla in monoterapia per evitare un sovraccarico metabolico da farmaci chimici, o in associazione con altre terapie per potenziarne i benefici e ridurne gli effetti collaterali.
Chiunque ha provato su se stesso o sui suoi animali e familiari un medicinale omeopatico sa bene che, se ben prescritto, funziona in modo efficace e utilizzato da solo, può risolvere il problema. Inoltre utilizzato in associazione con altre terapie, può potenziarne gli effetti permettendo l’utilizzo ridotto di medicinali chimici e aiutando a raggiungere più velocemente lo stato di salute. Gli effetti collaterali sono praticamente assenti e l’unico effetto avverso può essere il cosiddetto “aggravamento omeopatico” che fa parte del percorso di guarigione. In ogni caso l’aggravamento omeopatico è per sua natura breve, transitorio e riporta rapidamente allo stato di benessere il paziente che lo sperimenta. Oltretutto, seppure dovesse manifestarsi, il medico veterinario omeopatico esperto ha diverse strategie per limitarne gli effetti e modularlo.
Per quanto concerne poi gli animali da produzione l’Omeopatia offre il vantaggio inoppugnabile di essere una terapia con assenza di residui tossici. Vacche, galline, suini ed altri animali dei quali consumiamo i prodotti, se curati con omeopaticamente non presentano il rischio di contenere metaboliti tossici di farmaci nei loro prodotti. Un vantaggio veramente importante, tenuto anche conto dell’allarme mondiale sull’antibioticoresistenza (AMR) che sempre di più impone al medico veterinario di evitare il ricorso a farmaci antibiotici ed antiparassitari, che non solo lasciano residui nelle produzioni animali, ma creano anche inquinamento atmosferico, diffondendosi nell’ambiente tramite le deiezioni fisiologiche. La situazione non è poi così diversa per i pet: anche essi infatti, attraverso i liquidi corporei ed i loro prodotti di scarto metabolico possono andare ad inquinare l’ambiente in cui vivono, se trattati con farmaci chimici di sintesi.
Quanti tipi di Omeopatia ci sono?
Molto spesso si fa confusione tra Omeopatia ed altre terapie basate sull’utilizzo di preparati a partire da sostanze diluite e dinamizzate. Ci sono infatti altre omeoterapie come l’omotossicologia che si basano però su principi diversi e, a prescindere dalla bontà dei loro risultati, vale la pena puntualizzare che non sono Omeopatia classica. Un omeopata un tempo disse una frase che chiarisce molto bene come stanno le cose: “l’Omeopatia è unicista per definizione, pluralista per necessità e complessista per disperazione”.
Per cura omeopatica si intende la somministrazione di un solo rimedio per volta, che è il così detto simillimum. Quando il terapeuta non è convinto della sua prescrizione può prescrivere due rimedi contemporaneamente, effettuando una prescrizione pluralista, e quando il quadro non è chiaro per niente può arrivare anche a prescrivere un preparato contenente più rimedi omeopatici insieme; questi ultimi, seppur non rispendendo a quelle che sono le vere caratteristiche dell’omeopatia classica unicista, possono in ogni caso sortire qualche effetto, soprattutto nei casi acuti, e quando ciò avviene è probabile che nel medicinale omeopatico complesso vi fosse il rimedio corretto del quale quel paziente aveva realmente bisogno. Ma come funziona la vera Omeopatia?
Come funziona l’Omeopatia
Per Omeopatia si intende un sistema medico che si basa sul principio che il simile cura il simile, ovvero si basa sulla legge dei simili, enunciata circa 2.500 anni fa da Ippocrate. Secondo la legge dei simili, declinata omeopaticamente, una sostanza che somministrata a dosi elevate causa una serie di sintomi, può guarire gli stessi sintomi quando viene somministrata in dosi diluite e dinamizzate. La minima dose si pensa possa stimolare i meccanismi di guarigione del corpo attraverso l’interazione con le onde magnetiche prodotte dall’organismo stesso. Negli ultimi decenni l’utilizzo dei principi della fisica quantistica è stato considerato a più riprese per cercare il meccanismo di azione dei rimedi omeopatici.
L’Omeopatia vera e propria è però una sola ovvero quella basata sulla prescrizione del così detto rimedio simillimum, quello che cura la totalità del quadro morboso del paziente e viene prescritto sulla scorta della raccolta dei sintomi affliggono il paziente, ma anche da alcune sue peculiari caratteristiche, come il miglioramento o peggioramento in determinate condizioni, le sue inclinazioni caratteriali, le modalità di espressione della sintomatologia e le sue caratteristiche generali, come ad esempio l’essere freddoloso o caloroso, la preferenza di alcuni alimenti o l’avversione, la preferenza ad assumere bevande calde o fredde, lo stile di vita in generale e così via.
Per la prescrizione corretta occorre quindi un vero e proprio colloquio che, nel caso degli animali, viene fatto con il loro umano di riferimento. In questo l’Omeopatia veterinaria assomiglia molto a quella praticata dai pediatri con bambini non ancora in grado di parlare. Oltre alla raccolta dei sintomi appresi dall’umano di riferimento, preminenti per l’omeopata veterinario sono i sintomi non verbali, ovvero tutta quella sequenza di atteggiamenti e comportamenti che l’animale assume durante la visita. È importante quindi che il colloquio venga sempre fatto con la presenza del paziente! Questo può sembrare scontato ma spesso viene richiesta una prescrizione sulla sola base di sintomi raccontati senza la presenza del malato… e tutto questo è davvero impossibile! Una volta raccolti i sintomi, l’omeopata, veterinario o medico che sia, prescriverà un solo rimedio scegliendolo dalla vastissima rosa dei rimedi omeopatici conosciuti che sono davvero migliaia. È molto importante alla luce di tutto ciò che l’omeopata sia un professionista con una solida formazione e pertanto la scelta dell’umano di riferimento deve ricadere su medici veterinari omeopati esperti. Le prescrizioni superficiali infatti potrebbero non sortire l’effetto desiderato, pena il peggioramento dello stato di salute del nostro amico a quattro zampe ed un inutile dispendio di soldi ed energie.
…Ma funziona?
Chiunque abbia assunto o fatto assumere ai suoi familiari ed animali domestici un rimedio omeopatico può asserire con convinzione che l’Omeopatia funziona. Questo assunto va però contestualizzato; esistono infatti diversi livelli di cura che si possono ottenere con l’Omeopatia. In primo luogo si possono trattare patologie acute e croniche. Nel primo caso il rimedio omeopatico deve funzionare rapidamente riportando il paziente allo stato di benessere nel giro di poche ore. Queste prescrizioni, spesso appannaggio dei medici, veterinari e farmacisti che devono risolvere rapidamente un problema, si basano spesso su pochi sintomi ben chiari e servono a risolvere un problema acuto come ad esempio un’indisposizione improvvisa, un raffreddore, un trauma o un’intossicazione.
La prescrizione nell’acuto non ha la velleità di riportare il soggetto nella sua totalità allo stato di omeostasi ma semplicemente risolvere la patologia acuta con una medicina più dolce e senza effetti collaterali. Se l’acuto è però una recrudescenza di una patologia cronica, per esempio una dissenteria in un paziente affetto da malattia intestinale cronica, o un eczema in un paziente con dermatite atopica cronica, il rimedio prescritto sulla base dei pochi sintomi acuti potrebbe non sortite l’effetto sperato. È importante a quel punto affrontare quell’acuto come parte di una malattia cronica, profonda e che caratterizza la vita del paziente. Occorre quindi il colloquio e la raccolta della totalità dei sintomi.
L’omeopata dovrà comprendere quindi che tipo di cura può e deve ricevere quel paziente. Si può curare infatti con l’Omeopatia in modo superficiale, ottenendo risultati confortanti in pazienti con un buon livello di salute. Ma se la patologia è cronica, si potrà ottenere ben poco per quel paziente. Il processo di guarigione dalla patologia cronica richiede infatti più tempo, un tempo spesso direttamente proporzionale alla durata della malattia. Per chiarire: se un paziente cane è affetto da dermatite atopica da tutta la sua vita, ci vorrà un po’ di tempo per riportarlo in equilibrio, ma una volta ottenuto il risultato potrebbe accadere che quel paziente non presenti mai più i sintomi o che questi siano talmente blandi da non costituire un problema per lui. Vale sempre la pena quindi aspettare che l’Omeopatia riporti il paziente ad uno stato di salute globale, specialmente nelle patologie croniche e che di fatto non hanno una cura definitiva con altri approcci.
Allergie, patologie autoimmunitarie, neoplasie di fatto, allo stato attuale, non hanno infatti una cura che garantisca la scomparsa dei sintomi per tutta l’esistenza del paziente, con gli approcci ufficiali. Vale la pena quindi provare ad utilizzare l’Omeopatia, anche tutti i giorni per tutta la vita, se l’alternativa è l’assunzione cronica di farmaci con effetti collaterali ed avversi.
Si possono usare omeopatia ed altre medicine contemporaneamente?
La risposta è … nì! Tutto dipende da cosa vogliamo curare e a che profondità vogliamo che la nostra cura agisca. Se stiamo trattando un acuto potremmo anche utilizzare l’Omeopatia contemporaneamente ad altre terapie, comprese la fitoterapia o la medicina classica occidentale. Ma se volgiamo curare una patologia cronica dobbiamo incidere sulla predisposizione di quel paziente, cercando di scardinare con il nostro rimedio, quella che è la sua inclinazione ad ammalare di determinate malattie. Questo lavoro è molto più complesso e delicato e richiede un’attenta valutazione dell’opportunità di ricorrere o meno ad altre medicine poiché, specialmente la medicina occidentale allopatica, spesso è utilizzata per sopprimere i sintomi esonerativi e che cercano di liberare l’organismo dal disequilibrio e dalla malattia stessa.
Il confine è sempre molto labile e occorre buon senso ed esperienza; tuttavia, come spesso ha ripetuto il mio maestro ”non dobbiamo immolare i nostri pazienti sull’altare dell’Omeopatia”. È importante quindi valutare caso per caso e capire se quel paziente può affrontare una cura esclusivamente omeopatica o se i tempi e le modalità richiedo ogni tanto il ricorso ad una farmaco tradizionale. Il tutto ovviamente sempre al fine di ottenere l’obbiettivo principale di qualsiasi medico, ovvero curare e, se possibile, guarire il proprio paziente. Ottenere ciò è lo scopo più alto che il medico possa sperare di raggiungere e tutti i mezzi a sua disposizione sono validi, a patto che vangano utilizzati in scienza e coscienza, nel rispetto dell’unità della vita.









2 commenti
Chiara Montini
Dov’e’ possibile trovare l’elenco di veterinari che curano con l’omeopatia? Grazie
Generiamosalute
Buongiorno e grazie per la sua domanda. Può trovare l’elenco dei veterinari esperti in Omeopatia all’interno del registro omeopati FIAMO cliccando qui Dovrà scegliere la regione che le interessa e di seguito scegliere appunto l’area di interesse, nel suo caso quella veterinaria.