BIO – Medicina Costruzione Sociale nella Post-Modernità – Educational Papers • Anno IV • Numero 15 • Dicembre 2015
Scritto in collaborazione con Eugenia D’Alterio – biologa
Qualunque cosa noi conosciamo, circa la nostra società e circa il mondo in cui viviamo, è qualcosa che apprendiamo dai mass media1. Questo è tangibile anche riguardo la nostra conoscenza della cosiddetta “natura”, conoscenza comprensiva delle idee che abbiamo circa ciò che denominiamo “vita”. Ad esempio, ciò che noi conosciamo sulla stratosfera e ciò che Platone conosceva circa Atlantide hanno in comune la stessa modalità di conoscenza. Si tratta di qualcosa che “oggi” come “ieri” è stato immagazzinato dai dialoghi o per sentito dire o come diceva Orazio: “Anch’io l’ho udito, e ci credo in parte”2. D’altronde, ora come ora, conosciamo abbastanza sui mass media che saremmo in grado di non fidarci di fonti discorsive. Il nostro modo di affrontare la questione è sospettare che vi sia una manipolazione in atto e, quindi, ne deduciamo che nessuna conseguenza rilevante dovrebbe essere ricavata dall’informazione divulgata dai mass media.
Benché ogni conoscenza sia accompagnata da l’avvertenza che essa è soggetta a dubbio, non possiamo fare a meno che utilizzarla come base o punto di partenza. A differenza dei romanzi gotici, la soluzione alla questione non può essere trovata in qualcuno che segretamente tira le fila dietro le quinte, per quanto anche ai sociologi stessi piacerebbe credere che questo sia il caso. La posizione intellettuale a cui si dà spazio, in quest’argomentazione, è quella che sostiene che la conoscenza acquisita attraverso i mass media non sia una costruzione in quanto manipolata ma, piuttosto, perché fluisce in una struttura auto-referenziale. Ciò con cui abbiamo a che fare (e questa è la teoria che si intende esporre) è un effetto di “differenziazione funzionale” della realtà nella società.

La realtà dei mass media, interpretata secondo i parametri della teoria dei sistemi sociali di Luhmann3 e di altri costruttivisti4, non viene giudicata come inganno o perdita di contatto con la realtà, ma nella sua “funzione di creare un repertorio di temi noti a tutti” che vanno oltre le diversità di esperienze individuali, cioè nella sua funzione di creare una “seconda realtà” (o raddoppiamento della realtà) fatta di cose di cui si può parlare nei termini di un linguaggio auto-referenziato. È a questo repertorio di temi comuni a cui ci si riferisce quando si parla dell’effetto di differenziazione funzionale nella società5. Le società hanno un repertorio argomentativo stabilito ricorsivamente (in modo ricorrente) con temi o argomentazioni che rimangono statuiti anche quando la loro genesi e la loro modalità di funzionamento sono state svelate6.
In questa discussione circa la costruzione della realtà sociale (o seconda realtà) da parte dei mass media e circa la realtà di tale costruzione, il termine “mass media” comprende tutte quelle istituzioni della società che si avvalgono di tecnologia di riproduzione (attraverso copia e/o duplicazione) per diffondere comunicazione. Questo significa principalmente libri, riviste e giornali, elaborati dalla stampa cartacea ma, anche, tutti i tipi di procedure di copiatura fotografica o elettronica, a condizione che generino grandi quantità di prodotti i cui gruppi target sono piuttosto abbastanza larghi7. In più, si include nel termine la diffusione di comunicazione televisiva e per radiodiffusione, a condizione che sia accessibile ad un vasto pubblico e non si limiti ai singoli partecipanti.
Questa delimitazione degli studiosi costruttivisti può apparire alquanto arbitraria, ma l’idea di base è che sia la produzione di un prodotto (meccanica e, successivamente, elettronica), portatrice di comunicazione, a creare la “differenziazione funzionale” (o repertorio argomentativo stabilito ricorsivamente) nelle società da parte di un particolare sistema di “mezzi di comunicazione di massa” o mass-media. Pertanto, la tecnologia di diffusione svolge lo stesso tipo di ruolo che ha giocato il “medium denaro” nella differenziazione nell’economia: esso costituisce semplicemente un mezzo che rende possibile la formazione di “forme” di scambio. Per quanto riguarda il sistema mass media, tali formazioni, a differenza del medium stesso (tecnologia di diffusione), sono costituite dalle stesse operazioni comunicative che permettono la differenziazione (o creazione di un repertorio di temi noti a tutti) e la chiusura operativa del sistema8.
Il punto cruciale, in ogni caso, riguardo la definizione del sistema “mass media” è che nessuna interazione può avvenire tra mittente e destinatari. L’interazione è esclusa dall’interposizione della tecnologia, e questo ha conseguenze di vasta portata che definiscono, per i costruttivisti, il concetto di mass media.

Le eccezioni sono possibili, tuttavia, la comunicazione di massa viene allestita per rendere l’impressione di essere un’interazione. I mass media non alterano minimamente la necessità, tecnologicamente condizionata, dell’interruzione del contatto. L’interruzione di contatto diretto, da un lato, assicura elevati livelli di libertà nell’impostazione della comunicazione. Questo consente un surplus di possibilità di comunicazione che può essere regolato solo all’interno del sistema, mediante l’auto-organizzazione e le proprie costruzioni di realtà (realtà della costruzione) da parte del sistema stesso.
In questo sistema (di costruzione della realtà sociale e di realtà sociale della costruzione) ci sono due fattori di selezione in atto che non possono essere coordinati centralmente: il livello di disponibilità a trasmettere e la quantità di interesse per sintonizzare il tutto. Le organizzazioni che producono comunicazione di massa dipendono dalle loro ipotesi riguardanti l’accettabilità9. Questo porta non solo alla standardizzazione ma anche alla differenziazione dei loro programmi o, comunque, ad una standardizzazione non fatta a misura dei singoli. Questa standardizzazione, tuttavia, è esattamente il modo come i singoli partecipanti hanno la possibilità di ottenere ciò che vogliono sapere o quello che credono necessitino di sapere riguardo il proprio ambiente socio-culturale dalla gamma di programmi offerti. La modalità di funzionamento dei mass media è, quindi, soggetta a condizioni strutturali esterne che pongono limiti su quello che sono in grado di realizzare e comunicare.
Possiamo parlare della realtà costruita dai mass media in un duplice significato. La costruzione della realtà e la realtà della costruzione, per definizione sono termini destinati a contrassegnare questo doppio approccio che è da intendersi come ambivalente. La continuità di questo duplice significato è il punto che si elabora nella discussione che segue.
La realtà dei mass media, la loro “vera” realtà, come si potrebbe definirla, consiste nelle loro specifiche operazioni e allorquando le loro comunicazioni sono “confezionate”, trasmesse e ricevute. Le attività che questo processo comporta sono numerose, tuttavia, il processo di diffusione è possibile solo sulla base di tecnologie. Il modo in cui queste tecnologie funzionano struttura e limita ciò che è possibile come comunicazione di massa. Questo deve essere preso in considerazione in qualsiasi teoria che intenda spiegare la questione della realtà dei mass media10. Tuttavia, non si intende considerare il funzionamento di queste tecnologie, e neppure dei loro meccanismi interni (meccanici o elettronici che siano) come operazionali all’interno del sistema dei mass media. Non tutto ciò che è una condizione di possibilità dei sistemi operazionali può essere una parte delle sequenze operative del sistema stesso11. Questo è anche vero riguardo gli esseri viventi e, in effetti, riguardo qualsiasi sistema auto-poietico12. Ha senso, quindi, considerare la vera realtà dei mass media solo come le comunicazioni che vanno avanti, e in modo auto-referenziale, all’interno e attraverso i mass media stessi. Non si dubita che tali comunicazioni, in effetti, abbiano luogo, anche se, da un punto di vista epistemologico, tutte le dichiarazioni, comprese queste, sono le dichiarazioni di un osservatore e, in questo senso, hanno la loro propria realtà nelle operazioni dell’osservatore.
Mentre si esclude – nonostante l’importanza degli apparati tecnici – la “materialità della comunicazione”13 dal funzionamento della comunicazione perché non è quello ciò che viene trasmesso o diffuso, si include la ricezione, sia essa intesa in termini di comprensione che di incomprensione. La comunicazione accade solo quando qualcuno guarda, ascolta, legge e capisce al punto che ulteriori comunicazioni possano aver luogo. Il semplice atto di proferire qualcosa, quindi, di per sé, non costituisce comunicazione. D’altra parte, è difficile nel caso dei mass media determinare il gruppo target coinvolto in ciascun caso. In larga misura, un pubblico effettivo deve essere sostituito da ipotesi o presupposizioni. Ciò è particolarmente vero se il processo di trasformazione di comprensione / incomprensione in ulteriore comunicazione, all’interno o al di fuori del sistema dei mass media, è anche da essere preso in considerazione. Tuttavia, questa lacuna nelle competenze del sistema ha il vantaggio che i cicli ricorsivi non vengono disegnati troppo stretti, che la comunicazione non subito viene intasata da errori e contraddizioni, e che, invece, è in grado di cercare un pubblico disposto a sperimentare possibilità14.
Questi schemi concettuali (materialità della comunicazione, la comunicazione in sé, pubblico effettivo, ecc) si riferiscono alle operazioni che effettivamente si verificano e con cui il sistema riproduce se stesso e la sua differenziazione (o repertorio di questioni) per l’ambiente. Tuttavia, si può parlare della realtà dei mass media in un altro senso, cioè, nel senso di ciò che appare a loro stessi, o attraverso di loro agli altri, essere la realtà15. Detto in termini kantiani: i mass media generano un’illusione trascendentale. Secondo questa comprensione, l’attività dei mass media è considerata non semplicemente come una sequenza di operazioni, ma piuttosto come una sequenza di osservazioni o, più precisamente, di operazioni di osservazione. Al fine di arrivare a questa comprensione dei mass media, poi, dobbiamo osservare le loro osservazioni. Per l’approccio che considera l’attività dei mass media come una sequenza di operazioni auto-referenziali, l’osservazione di primo ordine è sufficiente, come se avessimo a che fare con dei fatti. Per l’approccio che considera l’attività dei mass media come una sequenza di osservazioni, è necessario adottare l’atteggiamento di un osservatore di secondo ordine, un osservatore di osservatori16.
Per mantenere questa distinzione, si può parlare (sempre con riferimento ad un osservatore) di una prima realtà e di una seconda (o osservata) realtà. Ciò che ora osserviamo è un raddoppiamento della realtà che si svolge nel sistema osservato dei mass media. In effetti, il sistema mass media comunica su qualcosa, a proposito di qualcos’altro o circa se stesso. Quello che abbiamo, quindi, è un sistema che è in grado di distinguere tra autoreferenzialità ed etero referenza (Fremdreferenz). Entro i termini di un discorso convenzionale circa la “verità”, così come nei termini della comprensione comune di tutti i giorni circa la “verità”, sarebbe interessante sapere se ciò che i media riportano sia vero o non sia vero o se si tratti di una mezza verità o di una mezza menzogna perché è “manipolata”. Un tale interrogativo può essere possibile in casi isolati, per uno o un altro osservatore e per i sistemi specifici che vengono analizzati, ma per il massiccio flusso giornaliero di comunicazioni ciò è, naturalmente, impossibile. Di conseguenza, la questione della “verità” sarà mantenuta fuori dalla discussione che segue. Ci atterremo al nostro punto di partenza, vale a dire, che i mass media, come sistemi di osservazione, sono costretti a distinguere tra l’autoreferenzialità e riferimento all’altro. Non possono fare altrimenti. Semplicemente, essi non possono considerare se stessi la verità. Di conseguenza, essi devono costruire realtà –un’altra realtà, diversa dalla propria17.

Questo può sembrare a prima vista del tutto banale, qualcosa che non varrebbe nemmeno la pena di menzionare, se questo tipo di “costruttivismo” non fosse un argomento di acceso dibattito a livello di epistemologia e anche per gli stessi mezzi di comunicazione di massa18. Tuttavia, se tutta la conoscenza deve essere acquisita sulla base di una distinzione tra auto-referenzialità ed etero-referenzialità, è anche vero che ogni conoscenza (e quindi ogni realtà) è una costruzione.
Quindi, per interpretare i mass media dalla prospettiva della teoria dei sistemi sociali si opta, nello specifico, per il costruttivismo operativo, non solo qui, ma anche nel campo dell’epistemologia19. Le teorie costruttiviste sostengono che i sistemi cognitivi non sono in grado di distinguere tra le condizioni di esistenza di oggetti reali e le condizioni della loro propria conoscenza perché i sistemi cognitivi non hanno accesso a tali oggetti reali se non attraverso i modelli della conoscenza. È, certamente, il caso che questo difetto possa essere corretto al livello dell’osservazione di secondo ordine, l’osservazione di operazioni cognitive di altri sistemi. In tal caso, è possibile vedere come le strutture di altri sistemi modellano la loro conoscenza. Tuttavia, questo porta puramente ad una ricorrenza del problema a livello dell’osservazione di secondo ordine. Anche gli osservatori di altri osservatori non possono distinguere le condizioni di esistenza di questi ultimi osservatori dalle condizioni del sapere che ciò con cui loro hanno a che fare sono osservatori particolari, auto-condizionati20.
Anche la divergenza tra le osservazioni di primo e secondo ordine non rimuove la premessa di base del costruttivismo21 ma, piuttosto, la conferma, in quanto tale distinzione non è che una logica auto-referenziata dei sistemi osservanti dei mass media. Indipendentemente da come la cognizione riflette su se stessa, la realtà primaria non risiede “nel mondo esterno fuori dal soggetto che conosce”, ma piuttosto nelle operazioni cognitive stesse22, perché queste ultime sono possibili solo a due condizioni, vale a dire, che esse formino un sistema che si auto-riproduce e che questo sistema può solo osservare distinguendo tra autoreferenzialità ed eteroreferenzialità. Queste condizioni devono essere pensate come empiriche (non come trascendenti). Questo significa, anche, che esse possono essere soddisfatte soltanto sulla base di numerose altre ipotesi che non possono essere garantite attraverso il sistema stesso23. Il costruttivismo24 operativo non ha alcun dubbio che l’ambiente esista. Se così non fosse, ovviamente, il concetto di confine del sistema, che presuppone che c’è un altro lato, non avrebbe neanche senso. La teoria del costruttivismo operativo non porta ad una “perdita del mondo”, essa non nega che la realtà esista. Tuttavia, essa presume che il mondo non è un oggetto, ma è piuttosto un orizzonte nel senso fenomenologico, in altre parole, esso è inaccessibile. Per questo non c’è alcuna possibilità se non quella di costruire realtà e, forse, osservare gli osservatori nell’atto di costruire realtà. Certo, può succedere che diversi osservatori poi abbiano l’impressione che stanno vedendo “la stessa cosa” e che i teorici del trascendentalismo sono solo in grado di spiegarlo attraverso la costruzione degli a priori trascendentali -quella mano invisibile che mantiene la conoscenza in ordine malgrado le individualità. Ma in realtà anche questa è una costruzione, perché tale conoscenza25 non è semplicemente possibile senza la rispettiva distinzione sistemica specifica tra autoreferenzialità ed eteroreferenzialità.
Ciò che si intende per “realtà” può, quindi, essere solo un correlato interno delle operazioni del sistema – e non una caratteristica che si attribuisce ad oggetti di conoscenza in aggiunta a ciò che li distingue in termini di individualità o classe (natura). La realtà, quindi, non è altro che un indicatore di successo dei test riguardo la coerenza del sistema. La realtà è prodotta all’interno del sistema per mezzo della costruzione di sensi. La realtà nasce quando le incoerenze che potrebbero emergere dalla parte svolta dalla memoria nelle operazioni del sistema vengono risolte, per esempio, mediante la costruzione di spazio e tempo come dimensioni con vari punti in cui diverse percezioni o memorie possono essere localizzate senza entrare in conflitto tra loro. Se la realtà è espressamente messa in risalto nella comunicazione (un limone “reale”, un’esperienza “reale”), allora, ciò che viene sottolineato allo stesso tempo è che i dubbi sono possibili e forse è anche il caso. Più complesso il sistema diventa e più si espone a contraddizioni, più varietà il mondo può consentire senza rinunciare ad alcuna realtà e più il sistema può permettersi di lavorare con negazioni, con finzioni, con le ipotesi meramente analitiche o statistiche che distanziano il sistema dal mondo così com’è26.
In questo caso, tuttavia, ogni affermazione sulla realtà è legata al suo sistema di riferimento che non può essere ulteriormente generalizzato (o reso trascendente). Quindi, la nostra domanda ha ora la forma: come i mass media costruiscono [la] realtà? O, per dirla in un modo più complicato (e legato alla propria auto-referenzialità): come possiamo (come sociologi, ad esempio) descrivere la realtà della loro costruzione della realtà? La domanda come i mass media distorcono la realtà, attraverso le modalità delle loro rappresentazioni, presupporrebbe una realtà ontologica, disponibile e, oggettivamente, accessibile, che può essere conosciuta senza ricorrere alla costruzione e ciò richiamerebbe il vecchio cosmo delle essenze (entità). Ad esempio, i ricercatori scientifici potrebbero ritenere di avere una migliore conoscenza della realtà rispetto al modo in cui viene rappresentata dai mass media. Questo può significare un confronto di costruzioni e ciò si può fare poiché siamo incoraggiati da una società che pensa che le descrizioni scientifiche siano un’autentica conoscenza della realtà.
Tornando alla domanda di come i mass media costruiscono realtà gli studi convenzionali sui mass media e sulla comunicazione si trovano di fronte una domanda simile quando descrivono la crescente influenza dei mass media sugli eventi sociali nel corso degli ultimi decenni27. Questi studi, però, prendono ciò che dovrebbe essere ritenuto un successo, secondo i loro stessi standard, come una sorta di crisi che non dipenderebbe dall’influenza crescente dei mass media nella costruzione della realtà sociale ma, piuttosto, presupporrebbe che è possibile modificare le strutture di funzionamento dei mass media. Dalla prospettiva della teoria dei sistemi di Luhmann tale possibilità non sembra probabile. La crisi, eventualmente, riguarda il modo in cui i mass media funzionano, riguarda la loro auto-referenzialità e la mancanza di una adeguata teoria riflessiva di interpretazione della questione. Rispondere a questa sfida non è semplicemente una questione di partire dal presupposto di un aumento dell’influenza dei mass media negli ultimi decenni, ciò è tanto evidente che le aziende non si rivolgono più alla società solo tramite il loro prodotto ma, anche, come condizionamento dei mass media stessi, attraverso la narrativa della “cultura” e dell’”etica”. Neanche l’invenzione della rotativa di stampa è stata la cesura decisiva, ma solo un passo nel processo di intensificazione degli effetti. L’osservazione e la critica degli effetti dei mass media erano già diventate un luogo comune molto prima28. Ciò che necessitano sono un periodo più ampio di osservazioni storiche che risalgano a quando la stampa raggiunse il suo primo grande successo e strumenti teorici che siano abbastanza astratti per fare posto alla teoria dei mass media all’interno di una teoria generale della società moderna e postmoderna. Questo si verifica attraverso l’ipotesi che i mass media sono uno dei sistemi di funzionamento della società odierna che, come tutti gli altri sistemi e seguendo la teoria di Luhmann, deve la sua maggiore efficacia alla differenziazione o creazione di temi ricorsivi, alla chiusura operativa e all’autonomia auto-poietica del sistema in questione.
Inoltre, il duplice significato di realtà (sia come operazione che si verifica effettivamente, cioè, come ciò che è osservabile, sia come la realtà della società e del suo mondo che è generato in questo modo) rende chiaro che i concetti di chiusura operativa, autonomia e costruzione non escludono influenze causali dall’esterno. Specialmente se si deve presumere che ciò con cui si sta trattando, di volta in volta, è una realtà costruita, allora questa particolare forma di produzione si adatta particolarmente bene alla nozione di un’influenza esterna. Questo è stato dimostrato molto bene col successo della censura militare sui resoconti circa la guerra del Golfo. Tutto quello che la censura doveva fare, era operare secondo le modalità dei media, cioè doveva contribuire a realizzare la costruzione desiderata ed escludere informazioni indipendenti che sarebbero state, comunque, difficilmente ottenibili. Poiché la guerra è stata organizzata come un evento mediatico, comprendendo l’inizio, e poiché l’azione parallela di filmare o di interpretare simultaneamente i dati serviva sia agli scopi militari che di produzione sociale di notizie, il disaccoppiamento (de-coupling)29 avrebbe provocato una perdita quasi totale di informazioni, in ogni caso. Quindi, al fine di esercitare la censura, non molto di più è stato richiesto che prendere in considerazione la necessità cronica di informazione dei media e fornire loro nuove informazioni per la continuazione dei loro programmi30. Quindi, ciò che è stato mostrato principalmente fu l’apparato militare in funzione. Il fatto che la parte inerente le vittime della guerra sia stata quasi completamente cancellata nel processo di “ricostruzione” degli eventi, ha suscitato notevoli critiche ma, molto probabilmente, solo perché contraddiceva completamente il quadro costruito dai media stessi di ciò che una guerra di quel tipo avrebbe dovuto sembrare.
Quando si applica la teoria dei sistemi sociali di Luhmann ed altri costruttivisti allo studio del ruolo dei mass media nella costruzione della realtà sociale, ciò che emerge è che i mass media sono un insieme di programmi di comunicazione auto-referenziati e ricorsivi, le cui funzioni non sono determinate da valori esterni di verità, obiettività o conoscenza, né da specifici interessi sociali o direttive politiche, come di solito (e da non esperti in materia) siamo inclini a pensare. Interpretando la realtà dei mass media dalla prospettiva della teoria dei sistemi sociali si direbbe piuttosto che il sistema dei mass media è regolato da un codice autoreferenziale di informazione e non informazione che permette al sistema stesso di selezionare le sue informazioni (notizie) dal proprio ambiente e di comunicare tali informazioni in base ai propri criteri autoreferenziali.
Dalla prospettiva della teoria dei sistemi sociali la comunicazione erogata dai mass media non è vista come l’atto di una particolare coscienza, né come il mezzo erogatore delle norme sociali integrative, ma semplicemente come un insieme di codici tecnici attraverso i quali le operazioni sistemiche si organizzano e perpetuano se stesse.
Nonostante la sua qualità autoreferenziale, il sistema dei mass media è stato ed è uno dei sistemi cognitivi chiave sia della società moderna che postmoderna, per mezzo del quale la società costruisce “l’illusione” della propria realtà. La realtà dei mass media consente alle società di elaborare “informazioni”31 senza destabilizzare ruoli sociali o sovraccaricare alcuni attori sociali. La sua funzione consente di formare un ampio serbatoio (memoria) di opzioni per il futuro coordinamento delle azioni, e fornisce i parametri per la stabilizzazione della riproduzione politica della società, in quanto produce una continua auto-descrizione del mondo intorno al quale la società può “orientarsi” o è tenuta ad orientarsi. In poche parole, i mass media ci forniscono il repertorio tematico entro il quale sperimentiamo le nostre esistenze, inserendoci nei loro racconti autoreferenziali delle loro realtà costruite.
I mass media sono sistemi operativamente chiusi, come qualunque altro sistema sociale, quale la giustizia, la scienza, la politica, gli affari ecc. Inoltre, come qualunque sistema cognitivo, i mass media costituiscono un sistema auto referenziato. Infatti, la cognizione in se stessa è chiusa e auto referenziata. Ma, cosa comporta quest’asserzione per noi? Essa significa che i mass media non ci presentano un’immagine della realtà individuata oggettivamente (il che non è possibile, comunque, da un punto di vista epistemologico postmoderno) ma piuttosto una realtà che essi stessi modellano e che comunicano quotidianamente in notizie, reportage, pubblicità ecc. Nonostante che questa realtà sia “confezionata” e che noi siamo consapevoli di ciò, essa costituisce la realtà percepita e socialmente rilevante.
Conoscere la prospettiva dei mass media come il sistema cognitivo auto-poietico attraverso il quale la società e noi stessi conosciamo ciò che riguarda le nostre esistenze in termini di mondo, società e realtà, non esaurisce l’intenzionalità di quest’argomentazione, la quale comprende, anche, riproporre la domanda di Luhmann: come è possibile accettare le informazioni dei mass media circa il mondo e la società come informazione sulla realtà quando realizziamo come questo repertorio di informazione è confezionato? Forse perché essere partecipi della realtà socialmente rilevante risulta un comportamento più adattivo e conveniente che non esclude la partecipazione di altre modalità percettive concettuali della nostra esperienza esistenziale e relazionale.
- Questo è vero anche per i sociologi che non possono più acquisire la loro conoscenza semplicemente osservando e ascoltando. Anche quando usano i cosiddetti metodi empirici, sempre già sanno quello che sanno (e ciò che non si conosce ancora) dai mass media. Rolf Lindner, The Reportage of Urban Culture: Robert Park and the Chicago School, Cambridge University Press, Cambridge, 1996.
- Hamlet, i.i.
- Niklas Luhmann, The Reality of the Mass Media, Stanford University Press, Stanford, California, 2000.
- Heinz von Foerster, ‘Objects: Tokens for (Eigen-) Behaviors’, in Understanding Understanding: Essays on Cybernetics and Cognition. Springer Verlag, New York, 2003, p. 261-273
- In questo modo la società viene organizzata in un sistema di differenziazione funzionale cioè in sottosistemi che hanno il loro repertorio argomentativo prestabilito.
- Heinz von Foerster, op. cit.
- Niklas Luhmann, op. cit.
- Niklas Luhmann. op. cit. chapter 1 Differentiation as a doubling of reality.
- Sull’inevitabile incertezza dell’accettabilità si veda, Dennis McQuail, Uncertainty about the Audience and the Organization of Mass Communication. In “Paul Halmos, ed., The Sociology of Mass Media Communicators, Sociological Review Monograph 13 (Keele, Staffordshire, 1969), pp. 75-84. Al riguardo Tom Burns, ‘Public Service and Private World’, pp. 53-73, conclude che a causa di quest’incertezza i produttori di comunicazione di massa sono specialmente coinvolti con loro prodotti.
- Gotthard Bechmann & Nico Stehr. Niklas Luhmann’s Theory of the Mass Media. In “Society”, Vol. 48, Issue 2, March 2011, pp. 142-147.
- Niklas Luhmann. op. cit. chapter 1 Differentiation as a doubling of reality.
- In pratica un sistema auto poietico è un sistema che ridefinisce continuamente se stesso ed al proprio interno si sostiene e riproduce. Un sistema auto poietico può quindi essere rappresentato come una rete di processi di creazioni, trasformazione e distruzione di componenti che, interagendo fra loro, sostengono e rigenerano in continuazione lo stesso sistema. Inoltre, il sistema si autodefinisce. Ovvero il dominio di esistenza di un sistema auto poietico coincide con il dominio topologico delle sue componenti.
- Hans Ulrich Gumbrecht & K. Ludwig Pfeiffer, eds, Materialities of Communication (Stanford, Calif., 1994). Siegfried Weischenberg & Ulrich Hienzsch, ‘Die Entwicklung der Medientechnik’, in Klaus Merten, Siegfried J. Schmidt and Siegfried Weischenberg, eds, Die Wirklicbkeit der Medien: Eine Einfiihrung in die Kommunikationswissenschaft (Opladen, 1994), pp. 455-80.
- Niklas Luhmann. op. cit. chapter 1 Differentiation as a doubling of reality.
- Ibidem
- Per le conseguenze logiche di questa distinzione si veda Elena Esposito, L’operazione di osservazione: costruttivismo e teoria dei sistemi sociali. FrancoAngeli Edizioni, Milano, 1993.
- Gotthard Bechmann & Nico Stehr op. cit.
- Per il dibattito sul costruttivismo circa la teoria dei mass media vedere i contributi di Hermann Boventer, Siegfried Weischenberg and Ulrich Saxer, in “Communicatio Socialis”, 25/2 (1992). Per una risposta critica alla questione vedere Niklas Luhmann, ‘Der ‘Radikale Konstruktivismus’ als Theorie der Massenmedien? Bemerkungen zu einer irrefiihrenden Diskussion’, Communicatio Socialis, 27 (1994), pp. 7-12. Cf. e anche i contributi di Merten, Schmidt and Weischenberg, “Wirklichkeit der Medien”. Il dibattito risente della problematica auto-rappresentazione del cosiddetto ‘costruttivismo radicale’. La sua radicalità consiste, presumibilmente, nella sua limitazione all’idea, al soggetto e all’uso di segni. Eppure questa posizione in se stessa è logicamente impossibile. Usando distinzioni tali come idea / realtà, soggetto / oggetto o segno / significato, non si può rinunciare a una parte della distinzione senza rinunciare alla distinzione stessa. Non vi è nulla di simile (vedere la ‘Fenomenologia’ di Husserl) come un soggetto senza un oggetto, un’idea senza un riferimento alla realtà, un uso dei segni senza riferimento. I costruttivisti necessiterebbero, quindi, di prendersi la briga di sostituire queste distinzioni, se davvero sono obsolete, con un’altra, magari con la distinzione consolidata di sistema e ambiente.
- Per approfondimento si veda Niklas Luhmann, Erkenntnis als Konstruktion (Bern, 1988); id., Die Wissenschaft der Gesellscbaft (Frankfurt, 1990).
- Niklas Luhmann. op. cit. chapter 1 Differentiation as a doubling of reality.
- Le teorie costruttiviste sostengono che i sistemi cognitivi non sono in grado di distinguere tra le condizioni di esistenza di oggetti reali e le condizioni della loro propria conoscenza perché essi non hanno accesso a tali oggetti reali se non attraverso la conoscenza.
- Per la diffusa opinione contraria si veda ad esempio N. Katherine Hayles, ‘Constrained Constructivism: Epistemology in Science and Culture’, in George Levine, ed., Realism and Representation: Essays on the Problem of Realism in Relation to Science, Literature, and Culture (Madison, Wis., 1993), pp. 27-43. Cf. si veda anche ‘Theory of a Different Order: A Conversation with Katherine Hayles and Niklas Luhmann’, Cultural Critique, 31 (1995), pp. 7-36, opera In cui Hayles assume che presuppone che vi sia un inaccessibile ‘flusso non mediato’ fuori del sistema operativo cognitivo, un flusso di per sé, per così dire. Ma Hayles presume, inoltre, che un sistema cognitivo può ottenere comunque certezza della realtà solo mantenendo il contatto con questo mondo esterno, anche se solo sul lato interno del perimetro del sistema. Anche se potrebbe essere che vi sia un fuori che non possiamo conoscere, vi è un confine. (p.40) Ma questo contatto non potrebbe che essere una struttura ibrida – né dentro né fuori.
- Gotthard Bechmann & Nico Stehr op. cit.
- Il costruttivismo è una posizione filosofica e epistemologica che considera la rappresentazione della realtà, e quindi il mondo in cui viviamo, come il risultato dell’attività costruttrice delle nostre strutture cognitive, assumendo una prospettiva spesso relativistica e soggettivista. Seppur molti costruttivisti, di matrice più razionalista, affermino l’esistenza di una realtà oggettiva e fisica e di alcuni principi morali, quello che conta, nell’interazione tra soggetti e tra soggetto e mondo, è solo e unicamente la realtà percepita. Da questo deriva una prospettiva di tolleranza paradossalmente superiore a quella oggettivista nei confronti delle opinioni e dei fatti altrui, e la possibilità di migliorare la realtà stessa, anche solo migliorandone la percezione (come si può peggiorarla, peggiorandone la percezione).
- I concetti principali che caratterizzano l’attuale costruttivismo sono i seguenti: la conoscenza è prodotto di una costruzione attiva del soggetto, la conoscenza ha carattere “situato”, ancorato nel contesto concreto, la conoscenza si svolge attraverso particolari forme di collaborazione e negoziazione sociale. In primo piano viene posta la “costruzione del significato” sottolineando il carattere attivo, polisemico, non predeterminabile di tale attività. La teoria della conoscenza (gnoseologia) dei costruttivisti postula che il conoscere sia: il prodotto di una costruzione attiva da parte del soggetto; strettamente collegato alla situazione concreta in cui avviene l’apprendimento; nascente dalla collaborazione sociale e dalla comunicazione interpersonale. Nel costruttivismo si assume che la formazione sia un’esperienza situata in uno specifico contesto: il soggetto, spinto dai propri interessi, costruisce attivamente una propria concezione della realtà attraverso un processo di integrazione di molteplici prospettive offerte.
- Niklas Luhmann. op. cit. chapter 1 Differentiation as a doubling of reality.
- Vedere ad esempio Hans Mathias Kepplinger, Ereignismanagement: Wirklichkeit und Massenmedien (Zurich, 1992).
- Naturalmente, la trasfigurazione di ciò che è passato in forma di greci è esso stesso un effetto di stampa. La critica della dipendenza dell’autore dai editori, dagli acquirenti, dai lettori e della critica può essere fatta risalire agli inizi del XVIII secolo. Jean Paul, ‘Vorschule der Asthetik ‘, in Werke, vol. 5 (Monaco, 1963), p. 74.
- Decoupling significa letteralmente “disaccoppiamento”. Il termine decoupling viene utilizzato per indicare delle particolari situazioni in cui due andamenti correlati perdono la loro correlazione, disaccoppiandosi. Il termine decoupling viene utilizzato sia in Economia (ad esempio per indicare la capacità delle economie emergenti di crescere indipendentemente dalle economie avanzate) sia nell’ambito del trading nei casi in cui due asset storicamente correlati perdano la loro correlazione.
- 12 Su questo, vedere Ralf Godde, ‘Radikaler Konstruktivismus und Journalismus: Die Berichterstattung liber den Golfkrieg – Das Scheitern eines Wirklichkeitsmodells’, in Gebhard Rusch and Siegfried J. Schmidt, eds, Konstruktivismus: Geschichte und Anwendung (Frankfurt, 1992), pp. 269-88.
- Si ricorda che nella teoria di Luhmann e di altri costruttivisti i media non disseminano verità ma organizzano flussi di informazioni e di “notizie”. Il termine “informazione” non comporta nessun status di oggettività. Il suo valore di “verità” richiederebbe ulteriori informazioni e comunicazioni.








